La voce delle ombre

A prescindere dalla impeccabile struttura narrativa, intrecciata da fili perfettamente in armonia gli uni con gli altri cui Frances Hardinge ci ha abituati, La voce delle ombre ha qualcosa di altrettanto complesso ed è una complessità che non ristà solo nella maestria autoriale, quanto anche in un’empatia nei confronti dei personaggi protagonisti che valica la premura autore/creazione, per spostarsi sul sentiero accidentato della narrazione con luogo nella mente umana, con le sue contraddizioni, forza, paure, istinti e coraggio. E del rimorso, dell’incertezza di un passato in cui si radica e fonda il presente.
Makepeace è una ragazzina abituata a fronteggiare se stessa e un drappello sempre nuovo, mutevole e minaccioso, di spiriti che tentano di insinuarsi nella sua mente, allo scopo non solo di cercare di manipolare i suoi pensieri, ma soprattutto di trovare un alloggio e un involucro giovane e sicuro per restare attaccati quanto più possibile alla vita terrena.
In un processo che sembra avere tutte le caratteristiche della persecuzione, distante dall’immagine ideale di cura materna e per questo disturbante, la madre di Makepeace la sottopone a lunghe notti nei cimiteri per rafforzare la propria capacità di resistenza a quegli spiriti ‘insinuanti’. Una madre che pare carnefice, sorda alle suppliche della ragazza, indifferente al suo terrore, incrollabile, crudele addestratrice di una figlia che soffre senza la consolazione di una luce in prospettiva, per il tormento cui è destinata e per l’intransigenza della madre in più larga misura.

Poi accade che nell’Inghilterra del Seicento, Londra sia in tumulto, come le contee attorno ad essa, confuse, anch’esse piene di spiriti in contrasto fra loro; la città un ventre puzzolente e pericoloso che dà nutrimento e vita e allo stesso tempo si mostra ostile e indomabile, contro il re, contro i ribelli, contro tutti assieme. Accade che Makepeace e sua madre siano stritolate dalla folla che lotta, da quella confusa, da quella violenta, da quella che si difende, e che la madre si perda ancora una volta, smarrisca il suo essere madre e poi muoia, restando aleggiante sulla coscienza della figlia, inerme, sola, alle prese con decine di spiriti in agguato. Più uno.

Non si è mai certi della direzione che prenderanno gli eventi, ma così procedendo, anche in un contingente che è di per sé straordinario, essi non perdono mai in efficacia nel sorprendere. Giungono inattesi come potrebbe essere la zampata di un orso nel sorprendere un viandante nella calma del bosco. Stanno in agguato tra le pagine, in ogni pagina di questo romanzo corposo e denso, pronte a sbucare dalle tane più impensabili, dagli anfratti più nascosti della selva o della mente umana.

Nel corso della narrazione Makepeace cambia molte volte nome ma mai voce. È sempre salda nella sua irrequietezza, coi suoi artigli da orso si aggrappa ostinatamente ai suoi affetti, al futuro, a se stessa. Ha in comune con gli animali che tanto ama un istinto che conserva ferino, primordiale; quell’istinto la porta a tentare di salvare un orso, a scagliarsi contro i suoi carnefici, a dimenticare la paura. Quell’orso sarà il suo compagno, fedelissimo, brutale, dolcissimo nella sua ingenuità. L’accompagnerà sempre, invisibile solo agli stolti. Presente agli occhi che a pieno diritto potrebbero leggerlo protagonista.

Oltre a tutto questo, che è veramente poco e frutto di una sola voce, la mia, ci sono poi l’eccellente traduzione di Giuseppe Iacobaci e attenzioni grafiche molto efficaci ed eleganti. Tra molto pensare ho scelto di citare un passo di congedo che, sono certa, anche a una seconda rilettura sarà per me sempre il più bello.

[…] Era un tasso, che gironzolava tranquillo per i fatti suoi, come se non ci fossero guerre da combattere. Makepeace lo guardò affascinata. Si ricordò tutto quel che aveva appreso sui tassi nel bestiario a Grizehayes. Il tasso, le cui zampe erano più lunghe su un lato, per facilitargli il movimento sul terreno scosceso…
… e invece no. Lo vide distintamente che zampettava tranquillo sotto una macchia di luce: tutte le zampette erano delle stesse, modeste, tozze dimensioni.
Forse nessuna delle antiche verità era più vera. Questo poteva essere un mondo interamente nuovo, con regole tutte diverse. Un mondo nel quale i tassi non erano sghembi […]

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Titolo: La voce delle ombre
Autore: Frances Hardinge
Traduzione: Giuseppe Iacobaci
Editore: Mondadori
Dati: 2018, 429 pp., 17,00 €

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

 

I figli del mastro vetraio

Il proprio destino nessuno sappia prima; sua è la mente più sgombera d’affanni. (Havamal)

Ciononostante, la mente di Sofia, donna semplice ma consapevole delle proprie gioie così come dei propri affanni, nonostante cioè Svolazza Bel Tempo le abbia negato la lettura del futuro intrecciato nel tappeto a lei destinato, non è sgombra, è carica di brutti presagi, sensazioni angoscianti.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Sofia vive una vita dal quotidiano ripetitivo e sereno, fatto di cibi frugali, assenze, fatiche, parole misurate e abitini consunti. Un quotidiano che è tipico delle fiabe, povero ma felice e completo. Grazie soprattutto all’amorevole presenza di un marito mastro vetraio e dei due bimbi, fratellino e sorellina, generosi e allegri.

Si apre con la citazione che ho scelto di riproporre incominciando a scriverne, questo che è il quinto libro della collana I Miniborei di Iperborea; e già racconta in quelle poche parole tutto quanto una fiaba possa contenere: ci sarà un destino che complicherà la vita dei protagonisti rendendola triste, affannosa. Un destino talmente brutto che sarebbe meglio evitarlo. Quindi ci sarà un accidenti che si affronterà con avventatezza, e almeno una circostanza in cui un aiutante, magico o no che sia, offrirà il proprio aiuto per dissipare il buio dell’orizzonte.

“Tu porti al dito un anello. Sofia”, disse Svolazza Beltempo. “Se un giorno la sventura ti cogliesse, mandami quell’anello e io ti aiuterò, dovunque sarai. Non dimenticare le mie parole! Mandami l’anello!”

Dunque, nell’antico paese di Penuria i fratellini Pietro (perché fa rima con ‘vetro’) e Chiara (perché fa pensare alla trasparenza del vetro) vivono insieme alla mamma Sofia e al papà Alberto, mastro artigiano del vetro che realizza vasi e bicchieri. Ne vende pochi di vasi, Alberto, ma li crea con passione e la sua passione li rende i più belli, anche in mezzo a tutte le mercanzie della grande fiera di primavera, e non sfuggono all’occhio allenato a realizzare tutti i più raffinati desideri del Sovrano della Città dei Desideri. Che, dopo quella fiera, stampa a fuoco l’immagine di Pietro e Sofia nella propria memoria: potrebbero essere la personificazione di uno dei pochi, se non l’unico desiderio, che non è riuscito a realizzare per la moglie.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

E dunque li rapisce. Senza pensare nemmeno per un momento alla sofferenza che imporrà loro, senza curarsi del solco di dolore profondo che segnerà nella vita dei due genitori, porta i due bambini nel suo palazzo incantato, circondato da un fiume che annega i ricordi, zeppo di preziose meraviglie, incantato e privo di ogni incanto, soffocante per qualsiasi anima libera, soprattutto per i bambini che smarriscono i ricordi, perdono se stessi.  Fino a quando la magica raccomandazione che ci aveva messo in allerta al principio si espleta per mano di Svolazza Beltempo e de suo corvo da un occhi solo, Savio…

È una lunga fiaba complessa e ricca, ricca di dettagli, di magia, di meraviglia. Un racconto fiabesco che segue le tracce dei miti nordici (ho riconosciuto quello di Odino, per citare il più esplicito) e si tiene in equilibrio nella lotta esacerbata e necessaria all’avventura tra bene e male.

Vincitore del premio Andersen nel 1974, I figli del mastro vetraio è un classico moderno di una delle più grandi autrici di libri per bambini e per ragazzi dei nostri tempi, Maria Gripe.

20180312172600_figli.jpgTitolo: I figli del mastro vetraio
Autore: Maria Gripe, ill. di Harald Gripe
traduttore: Laura Cangemi
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 256 pp., 13,50 €

Letture per l’estate per la scuola media

Rob Gonsalves

Da una scuola media ho ricevuto la splendida richiesta di consiglio per le letture estive. Mi sono emozionata, mi sono molto rallegrata e con riconoscenza ho ragionato sulla selezione che propongo anche a voi. Ci sono libri che ho profondamente amato da ragazzina, altri che ho scoperto da adulta, altri freschi di stampa. Tutti hanno una cosa in comune, che è quella che cerco sempre in tutto ciò che leggo: contengono sempre almeno una verità. Buona lettura!

Nove braccia spalancate, di Benny Lindelauf , San Paolo, 15,00 euro

Splendido, impostato alla maniera classica, con personaggi intensi e ben connotati. Mai banale. Una storia a mezza strada tra il mistero e la magia, appassionante davvero! (per la terza media)

L’evoluzione di Calpurnia, di Jacqueline Kelly, Salani, 12,00 €

L’evoluzione di Calpurnia è un romanzo vero con tutte le implicazioni di questa affermazione: c’è una protagonista ben caratterizzata, che si distingue con semplicità e senza forzature; c’è una passione che tutto struttura e sorregge; ci sono dei comprimari non invadenti ma originali, ciascuno diverso dall’altro; c’è l’ambientazione (siamo in Texas a cavallo tra l’Ottocento e in Novecento.) resa nei dettagli sia storici che sociali senza che questi dettagli pesino sulla narrazione o peggio la ingrigiscano; c’è un buon avvio e una conclusione ottima.

La tela di Carlotta, di E. B. White, Mondadori, 9,00 €

La tela di Carlotta,  è una storia raffinata e tenera come poche altre mi sia capitato di leggere. Il senso lieve della vita intesa come occasione di gioia e generosità, il senso greve della morte raccontata come sacrificio generoso ed espressione di amicizia. Un romanzo pieno e toccante cui sono profondamente affezionata e la cui lettura consiglio con altrettanto affetto. (Da poco in libreria anche una bella edizione illustrata, edita sempre da Mondadori).

Un pesce sull’albero, di Lynda Mulally Hunt, Uovonero, 14,00 €

Un pesce sull’albero è un libro la cui lettura consiglio a ragazze e ragazzi dalla prima media. Vi troveranno caparbietà, coraggio e sorrisi, di cui è meglio non fare senza. Una lettura scorrevole. Una storia di determinazione, amicizia e presa di coscienza di sé.

Gesù, come un romanzo, Marie-Aude Murail, Camelozampa, 10,90 €

Avreste mai pensato che la vita di Gesù potesse diventare un romanzo appassionante? Ebbene, lo è. Per chi sia alla ricerca di altre prospettive da una penna prestigiosa della letteratura per l’infanzia.

Il libro di tutte le cose, di Guus Kuijer, Salani 10,00 €

Questo libro ha vinto il Premio Andersen nel 2010. Thomas ha un padre violento, che crede in un Dio severo e rigido. Ma Thomas ha delle risorse del tutto inusuali per fronteggiarlo: intanto vede cose che altri non vedono, poi ha per amica una vicina di casa un po’ rivoluzionaria, un po’ strega, e infine una madre amorevole e una sorella che gli stanno vicino. Lettura imperdibile.

Fuga dalla biblioteca di Mr. Lemoncello, Chris Grabenstein, Rizzoli 15,00 €

Un libro avvincente come potrebbe esserlo una caccia al tesoro, e che della caccia al tesoro ripropone qualche meccanismo. Un libro d’avventura ambientato in biblioteca.

I fantasmi di Giulia, di Anna Vivarelli, Il Battello a vapore, 8,00 €

Leggendo questo romanzo in realtà è come leggerne più d’uno, perché i protagonisti hanno tutti, specie Giulia, uno o più elementi caratterizzanti che li rendono originali ma non sui generis, quindi empatici; perché il mistero si confonde col quotidiano, e viceversa, non lasciando mai privo di interesse alcun accadimento. Storia un po’ “paurosa” ma molto molto bella.

Skellig, di David Almond, Salani, 11,00 €

Questo è un romanzo che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun ragazzo e nessuna ragazza. È talmente ben scritto che sono certa che non appena finito cercherete gli altri romanzi di questo celebre autore (e per fortuna ne ha scritti tanti). Skellig è un romanzo breve d’avventura, mistero, magia, amicizia.

Il piccolo capitano, di Paul Biegel, La Nuova Frontiera Junior, 16,50€

Ho letto questo libro lo scorso anno ed è stata per me una sorpresa. Sorprendente perché è raro trovare in un unico romanzo così tanta complessità resa con così tanta semplicità. È un libro che porta con sé, in viaggio. Che racconta delle avventure di 3 ragazzi, più naturalmente il Piccolo Capitano, che partono di  nascosto sulla Maiunafalla alla ricerca dell’Isola dei Grandi, per crescere in fretta. Avvincente, intenso, divertente.

La trottola di Sofia, di Vichi De Marchi, Editoriale Scienza, 12,90 €

Romanzo biografico su una famosa scienziata che scorre con un ritmo molto sostenuto e rinfocola lo spirito che in ciascuno c’è di rivalsa e audacia. È una lettura che consiglio a tutte le ragazze e i ragazzi che vogliano scoprire cosa significhi davvero essere e rendere sé stessi liberi.

L’ultimo elfo, di Silvana De Mari, gli Istrici Salani, 9,50 €

Un romanzo di ambientazione fantasy molto coinvolgente, brioso. Oltre a tutte le caratteristiche dei romanzi di genere ha una certa ironia che lo rende originale e appassionante.

Melody, di Sharon M. Draper, Feltrinelli, 13,00 €

Romanzo corposo, toccante, molto empatico e ben scritto. Si legge tutto d’un fiato. Un inno al coraggio, all’intelligenza (e al saperne fare buon uso) e alla determinazione.

L’albero dei segreti, di Natalie Standiford, Mondadori, 9,00 €

Minty, deliziosa e determinata protagonista di questa storia, dovrà fare i conti non solo con le stramberie e le originali personalità del suo quartiere, ma anche con una crescita che, sebbene sia così riluttante ad accettare, si pone con prepotenza di fronte ai suoi desideri e alle sue esigenze bambine. Una crescita portatrice di difficoltà, disagio, malinconia, certamente incertezza, e talvolta sofferenza.

Buchi nel deserto, Louis Sachar, Piemme, 8 €

Un romanzo d’avventura dalla lettura del quale si emerge con la sensazione di poter riuscire in qualunque impresa dipenda dal nostro coraggio. Da questo libro appassionante è stato tratto anche un film, sono sicura che lo cercherete dopo aver divorato il romanzo.

Da oggi sono felice, di Sarah Weeks, Beisler Editore, 11,80 €

Un romanzo da leggere, da leggere assolutamente, perché in esso i ragazzi che lo leggeranno troveranno un esempio e una guida per dare la giusta direzione a un conflitto che sempre ingaggiano contro sé stessi per motivi più o meno importanti; una storia dolorosa ma esemplare al contempo per essere sempre assolutamente e pienamente coscienti del diritto e della facoltà di ciascuno di decidere che sì, da oggi si può essere sé stessi, da oggi si può essere felici.

Lo zoo di mezzanotte, di Sonya Hartnett, Cairo Publishing, 13,00 €

L’avventura si coniuga con la Storia, con la ricerca della libertà con la speranza, alternando riflessioni filosofiche profonde a ingenue paure infantili; grazie a ciò i piccoli, pur essendo investiti da un ruolo adulto, restano tali agli occhi del lettore che ne fa un esempio di coraggio, fratellanza e generosa determinazione. I personaggi sono tutti, animali e bambini, assolutamente genuini e unici.

Segreti e bugie, di Rebecca Stead, Feltrinelli Kids, 13,00 €

Spesso si mente, spesso si mente a sé stessi. Spesso il mentire è salvifico, protegge da una realtà crudele e spaventosa. Nonostante però il tema fondante di questo romanzo sia complesso e delicato, la lettura è lieve. La consiglio a chi sia alla ricerca di una prospettiva diversa, di un quadro generale, di una lettura avvincente.

Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, di Selma Lagerlöf, Mondadori, 9,50 €

Nils è insopportabile, dispettoso, disubbidiente, crudele con gli animali. Quando la sua maleducazione colpisce un folletto però, imparerà a sue spese che le brutte azioni hanno spesso altrettanto brutte conseguenze. Questo è solo l’inizio. Vi sembra già abbastanza? E invece è solo il principio di una lunga serie di avventure a dorso d’oca. Un viaggio attraverso la penisola scandinava fino alla Lapponia. Un viaggio in cui Nils scopre la straordinaria bellezza della generosità, del coraggio, dell’amicizia, della libertà. Compagno fedele dei miei dodici anni  questo libro straordinario farà viaggiare anche voi in deliziosa, e talvolta starnazzante, compagnia.


A questi miei consigli si aggiungono naturalmente tutti i classici della letteratura per ragazzi, ma non credo abbiate bisogno che io ve li suggerisca. Se avessi dovuto sceglierne tre, e tre soltanto, però, avrei optato per “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, “David Copperfield” di Charles Dickens e “Anna dai capelli rossi” di Lucy M. Montgomery.

Sarebbe bello se poteste comunicarmi con una mail i libri che avete scelto, se ne sceglierete come spero, da questa lista. Se ne aveste voglia potete farlo a questo indirizzo mail atlantidekids@gmail.com con oggetto: letture per l’estate
Rob Gonsalves
Rob Gonsalves

Consiglio sempre di comprare i libri nella vostra libreria di fiducia (se siete a Roma potete venire a trovarmi a Il Giardino Incartato) ma se non aveste questa possibilità, potete farlo su Amazon.it. Di seguito i link.

L’albero dei segreti
L’evoluzione di Calpurnia
La tela di Carlotta
Un pesce sull’albero
Gesù, come un romanzo
Il libro di tutte le cose
Fuga dalla biblioteca di Mr. Lemoncello
I fantasmi di Giulia
Skellig
Il piccolo capitano
La trottola di Sofia: Sofia Kovalevskaja si racconta
L’ultimo elfo
Melody
L’albero dei segreti
Buchi nel deserto
Da oggi sono felice
Lo zoo di mezzanotte
Segreti e bugie
Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson
Le avventure di Huckleberry Finn
Anna dai capelli rossi

A chi fa paura l’horror per bambini?

Ho letto con curiosità e piacere “La casa degli orrori” di Fulvia Degl’Innocenti; i due protagonisti, Julie e Michael, sorella e fratello, mentre sono in vacanza dalla nonna, acquistano una casa degli orrori in miniatura con la quale sono entusiasti di giocare; il gioco però diventa molto insidioso e si mescola pericolosamente con la realtà. Con l’aiuto dell’una e dell’altro riusciranno a cavarsela, ma dovranno prima venire a capo di un pauroso mistero e contrastare un avversario piuttosto peloso e invadente.

La lettura di questo libro, che fa parte di una collana che si chiama Il Castello della paura, mi ha indotta a pormi alcune domande, soprattutto mi sono chiesta cosa metta in equilibrio l’innegabile attrazione che i bambini sentono per questo tipo di storie e l’altrettanto innegabile incertezza che frena i genitori dall’acquistarle per loro. Ho quindi chiesto a chi questa storia l’ha immaginata e raccontata, Fulvia, prolifica scrittrice per bambini e ragazzi. Questa la nostra chiacchierata.

D: Quando la storia è nel momento dell’attesa interviene una frase da cui vorrei partire per questa intervista, perché porta, ha portato, la mia lettura in due direzioni: una narrativa e una di metodo, compositiva. “Quante volte con il fratello aveva fantasticato su come dovesse essere divertente salire su uno di quei carrellini che portano nel tunnel degli orrori del luna park! Ma loro non ci erano mai potuti entrare, a causa del divieto tassativo di mamma e papà; di papà in special modo.” Ebbene, nel divieto paterno io ho letto parallelamente il timore tangibile dei genitori nell’acquistare per i propri figli tra gli 8-10 anni libri “spaventosi”, libri di “paura”. Libri dai quali, invece, i bambini sono irrimediabilmente attratti. Tu, da scrittrice, hai dovuto fare i conti con questa resistenza genitoriale o non te ne sei curata, prendendo le parti temerarie dei bimbi?

R: Mi era già capitato prima di questo testo di scrivere racconti del brivido per lettori anche più piccoli. E ho sempre pensato solo a suscitare le loro emozioni, quelle che, chi sceglie tra le tante proposte un libro di questo genere, va cercando. Sono brividi sani, conditi di quel pizzico di letterarietà che le rende un pochino distanti ma insieme coinvolgenti. E in genere i bambini amano condividere tra di loro queste letture, se le passano, le commentano, se le fanno anche leggere ad alta voce, coinvolgendo spesso anche i genitori.

D: Dal punto di vista narrativo, invece, quello sopracitato è un passo che i lettori scopriranno fondante per tutta la storia, che le dà corpo, o mi sbaglio?

R: In molte storie ciò che è proibito è anche il motore della narrazione, un po’ come nella vita. È come la stanza segreta di barbablù, che diventa irresistibile malgrado il sentore di pericolo che emana. E questo il sinistro deus ex machina della nostra storia lo sa molto bene.

D: È stata una delle rare volte in cui ho trovato un coprotagonista animale ostile, privato della classica veste di aiutante, il finale lo coinvolge ma non lo redime. Non sarai stata un po’ troppo severa con quel gattaccio?

R: Il nostro gattaccio non è cattivo, ma è indomito, provocatore, predatore. Perché dovrebbe dunque redimersi? Paga semplicemente le conseguenze delle sue azioni ma rimane se stesso. Tutto sommato, un eroe.

D: Scrivere per i bambini e i ragazzi è molto complesso, Tu che dello scrivere ai bambini hai fatto il tuo mestiere puoi regalarci qualche considerazione in merito?

R: Porta costantemente a farsi delle domande, a non dare una frase, un evento narrativo che ci balza alla mente, per scontati. Un buon scrittore per ragazzi ha sempre un paio di occhi che lo fissano al di là dello schermo del computer ed è impegnato in un dialogo muto con il suo potenziale lettore. E che rivelazione quando il lettore incontra davvero quello che si è scritto e ci si riconosce, e si innamora.

4321-Bro.inddTitolo: La casa degli orrori
Autore: Fulvia Degl’Innocenti
Editore: Piemme
Dati: 2015, 96 pp., 10,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

Il sogno americano si infrange assieme alla letteratura edificante grazie a una bambino buono e a uno cattivo

Storia del bambino buono - Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos - 2013 Logos edizioni
Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos – 2013 Logos edizioni

Due grandi autori si muovono sullo stesso livello di interpretazione e danno luogo a due storie (o meglio tre) che, come prima cosa, mettono in evidenza quanto sia importante far pace con l’idea che bene e male, bontà e cattiveria, convivano in ciascuno di noi e adoperarsi, quindi, affinché trovino un equilibrio cosciente e scevro di ipocrisia.

La storia del Visconte dimezzato del quale la parte buona se ne va per campi e colline del tutto separata da quella cattiva, errante anch’essa ma per vie tutte sue, di Calvino ci è probabilmente più familiare, quella del secondo, dimezzata anch’essa ma in due parti distinte con due protagonisti speculari ma diversissimi, di  Twain, certamente un po’ meno, ma ancora per poco, spero. Si tratta della storia di un bambino buono, tanto innocentemente buono, e di un bambino cattivo, tanto coscientemente cattivo (Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo).

Storia del bambino buono - Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos - 2013 Logos edizioni
Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos – 2013 Logos edizioni

Incomincerei dal bambino cattivo che, assolutamente in linea con la storia, mi ha coinvolto molto più del bambino buono. Si chiama Jim e non è uno di quei monelli a noi familiari i quali, lo sappiamo, ne combinano di cotte e di crude ma alla fine, vuoi per crescita, vuoi a suon di schiaffoni, vuoi per qualche sfortunato, sfortunatissimo accidente, si ritrovano più o meno consapevolmente a concludere le loro storie buoni come giuggiole; davanti a Jim anche il più incorreggibile dei Tom Sawyer,  il più maleducato dei Gianburrasca se la darebbe a gambe levate, promettendo di fare ammenda per i guai combinati, presenti e futuri.

Jim è un bambino capace di fare dispetti crudeli, di rubare, di mostrarsi prepotente e irriconoscente quale è senza pagarne mai le conseguenze. “Questo Jim aveva una fortuna sfacciata – doveva essere quello il suo segreto. Non gli accadeva mai niente di male”. Sull’altro versante, in un contesto capovolto e capovolgendo contestualmente il libro, ecco Jacob. Buono, pio, disponibile e gentile, sempre alla ricerca di un modo nuovo per aiutare il prossimo, per raggiungere la perfezione del bambino modello. Però, “qualunque cosa facesse, questo bambino si metteva nei guai. Le stesse cose per cui i bambini dei libri venivano ricompensati per lui si rivelavano il peggiore degli affari”. E Twain non si ferma qui, porta i due bambini iperbolici verso due finali altrettanto iperbolici: il primo cresce e diventa un malvagio farabutto ricco e stimato da tutti, il secondo non cresce perché, prima che ne abbia la possibilità, muore. Il tutto non lesinando scene macabre, eventi crudeli. Si tratta di uno scherzo letterario, di una burla autoriale; non a caso non c’è una vera e propria trama, e i due protagonisti sono personaggi senza evoluzione, identici a sé stessi.

Storia del bambino buono - Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos - 2013 Logos edizioni
Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo , Twain, Olmos – 2013 Logos edizioni

Ma questo è un libro del 1865; è partendo da qui che si scioglie sul nascere il dibattito che certamente si solleverebbe (e in me con me stessa ha naturalmente suscitato) se questo sia o meno un libro per bambini. Lo è o meglio, appunto, lo era nel suo contesto storico e sociale, nel contesto letterario americano infarcito e contaminato da libricini domenicali dai contenuti melensi ed edificanti. Sono questi i cardini su cui Twain si muove, oliati da un’ironia tagliente e senza filtri. Oggi io consiglierei la lettura di questi due racconti ai bambini di almeno 10 anni, capaci di riderci su senza farsi confondere o turbare dagli eventi, sebbene nessun bambino sia esente da empatia, a nessuna età.

Roger Olmos, infine, riserva all’ironia di Twain illustrazioni iperboliche anch’esse, surreali, sognanti. Evanescenti a tratti quelle che ritraggono Jacob, livide quelle dedicate a Jim. Olmos forza le prospettive, crea alberi dall’unico frutto, indugia sui dettagli per poi dar loro spazi macroscopici, traslando nella realtà concreta dell’illustrazione quella irreale dell’incubo.

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Titolo: Storia del bambino buono – Storia del bambino cattivo
Autore: Mark Twain
Illustratore: Roger Olmos
Editore: Logos
Dati: 2012, 48 pp., 18,00 €

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