Christmas come to MoominValley

E se il Natale fosse qualcosa di ignoto, qualcosa da temere, un’entità che al solo pensiero del suo arrivo tutti attorno cominciano ad agitarsi, a scappare confusamente di corsa o a passo veloce, seguendo un percorso non ben lineare come se veramente scappassero da qualcuno? Se ci si svegliasse – meglio dire in questo caso, se si fosse rumorosamente svegliati – nel cuore del più caldo, sicuro, tranquillo e coccoloso letargo e si fosse piccoli troll Moomin della Valle dei Moomin, personcine magnifiche con una forma vagamente ippopotamesca, che dormono d’inverno con la pancia piena di fragranti aghi di pino in attesa del tepore del primo raggio di sole primaverile e qualcuno seccato per aver percorso così tanti passi da essere in ritardo per l’arrivo del Natale per colpa di questi dormiglioni li trascinasse giù dal letto? Ecco, cosa penserebbero queste adorabili creature di neve, freddo, bagnato e Natale?

 

Il clima natalizio arriva a casa Moomin come una doccia fredda, con quello stordimento dato dallo svegliarsi di soprassalto in una realtà imprevista quando il proprio sogno ancora sta scorrendo negli occhi assonnati. Poggiare poi le zampe morbide e calde in tutto quel bianco, freddo e bagnato, e vedere da lassù, dal tetto della loro bella casetta, tutta la Valle coperta da quel bianco tanto da non riconoscerla più e tantomeno riconoscerne i suoi abitanti: qualche amico ma anche persone mai viste, esseri sconosciuti alla primavera, come impazziti fuggire a zig zag tra gli alberi del bosco. E poi sentirli parlare di fretta, di ritardo, di ancora tante cose da fare mentre ormai Natale sta arrivando, certo non aiuta a crearsi una bella immagine di questo Natale. Così i Moomin
cominciano a temere che il Natale sia un nemico dal quale difendersi e, impreparati a questo imprevisto, cominciano a prepararsi per il suo arrivo senza capire bene a cosa serve tutto quel brulicare, tutto quel lavorio. Innanzitutto serve un abete assolutamente prima che arrivi la notte, un albero, un rifugio si chiede papà Moomin? Grande allora per poter starci dentro tutti? La faccenda si complica ma non c’è tempo da perdere Natale è alle porte.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Tagliato l’albero si torna verso casa dove da una minuscola creatura si apprende che l’albero va piantato nella neve fuori casa e vestito! Ma perbacco i loro vestiti non sono abbastanza per vestirlo tutto e sicuramente non grandi abbastanza. L’esserino ride. Non di vestiti no, ma di cosine carine, le più belle che si hanno. Allora l’arguto papà Moomin considera che sì, se l’albero va vestito certo non può essere un nascondiglio ma un qualcosa per sconfiggere il Natale. Ecco allora che tintinnanti conchiglie, perline e cristalli vengono a coprire i rami dell’abete e una rosa in seta rossa lo incorona: eccolo pronto a placare i misteriosi poteri dell’inverno e del Natale. Ma poteva poi essere così terribile il Natale innanzi a un albero così bello?

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

Le sorprese per i piccoli Moomin non sono ancora finite ché l’inverno è complesso da affrontare. Dopo la neve di cotone idrofilo, che si spera non abbia fatto male a nessuno a cadere così compatta, lo spauracchio di Natale alle porte, l’albero da abbattere e addobbare prima di sera, ecco che ora mancava proprio solo il cibo: bisognava preparare
cibo, per Natale sembra che tutti debbano avere del buon e abbondante cibo, così ha sentenziato la signora Fillyjonk scappando indaffarata dopo aver considerato l’albero dei
Moomin il più disordinato della Valle.

Christmas Comes to Moominvalley
Christmas Comes to Moominvalley

E dopo il cibo le luci sotto l’albero – per vedere forse il Natale avvicinarsi e avere il tempo per nascondersi? – e dopo le luci i regali e poi l’attesa, l’attesa snervante di Natale. Non passerà molto tempo in quell’attesa silenziosa prima che gli scintillii delle luci dell’albero, il tepore della stufa in casa, il buon profumo del cibo e tutti quei graziosi pacchetti sciolgano la tensione, distendano i nervi, rallegrando gli spiriti. Che sia questo il Natale? Se così fosse allora Emulo e la signora Fillyjonk e tutti gli altri devono aver frainteso…

Christmas Comes to MoominvalleyTitolo: Christmas Comes to Moominvalley
Autore: Alex Haridi, Cecilia Davidsson, Illustrato da Filippa Widlund, Tove Jansson
Editore: Macmillan Children’s Books; Main Market edition (2018)

Il gatto nella mangiatoia

Ho sempre considerato privilegiata la posizione del gatto nel contesto agreste della fattoria; rispetto agli  altri animali intendo. Il suo non aver altro ruolo che acchiappare i topi (compito che peraltro lo libera dall’avere orari ben precisi, compiere grandi fatiche e dall’avere brutti pensieri in merito al futuro) gli consente di avere molto tempo libero per darsi a considerazioni, valutare cosa e chi gli sta attorno, a volte distrattamente, scuotendo un orecchio o lisciandosi i baffi con fare supponente, esprimere qualche giudizio.

Talvolta le considerazioni attengono ad accidenti quotidiani, piuttosto ordinari: l’ingombrante e un poco ottusa presenza delle mucche, la fastidiosa attitudine all’iracondia delle capre, altre invece investigano misteri e avvenimenti del tutto straordinari.

Il gatto nella mangiatoia, Michael Foreman – 2012, Camelozampa

Come accade al gatto, che si era ritagliato un posticino al calduccio nella mangiatoia della stalla, protagonista e voce narrante di questa storia natalizia di Michael Foreman. Il gatto nella mangiatoia stava davvero bene, da quella culla esclusiva e soffice poteva guardarsi attorno, lo dicevamo, considerare i suoi compagni, le proprie opportunità. Stava proprio valutando con soddisfazione il tepore della stalla quando la porta si era spalancata lasciando modo di entrare a una donna, un uomo, un asino e una folata di vento gelido misto a neve. Come se non bastasse l’asino con il suo carico di occhioni dolci e ingannevoli che nulla tradisce, quando ha intenzione di mollare un calcio!

<em>Il gatto nella mangiatoia</em>, Michael Foreman - 2012, Camelozampa
Il gatto nella mangiatoia, Michael Foreman – 2012, Camelozampa

Ecco, tutto questo considerato, qualcosa di meraviglioso interviene a interrompere i borbottii miagolanti: la donna, che sembrava essere molto in pena, partorisce un bambino. Il freddo è pungente, l’uomo gli prepara un giaciglio nel posto più accogliente e caldo della stalla: la mangiatoia. E ben venga il doverne essere scacciati, il dover convivere per ore assieme a gruppi fastidiosamente belanti di pecore, persino a dover dividere lo spazio con dei cammelli (nella stalla a far visita al bambino ne arrivarono ben tre!). Ben venga anche la decisione di non dar più la caccia ai topi, perché al nascere di quel bambino una serenità soffice e dolce aveva pervaso tutta la stalla, tutti i suoi abitanti; mucche, capre, topi e gatto compresi.

<em>Il gatto nella mangiatoia</em>, Michael Foreman - 2012, Camelozampa
Il gatto nella mangiatoia, Michael Foreman – 2012, Camelozampa

Gli acquerelli di Foreman sembrano nutrirsi della luce della luna che investe anche i momenti più caldi, le scene all’interno della stalla, di un azzurro brillante. Piacevole seguire lo sguardo del gatto che, attento, si poggia sugli eventi e con esso ci indica dove guardare, tutto quello che sta attorno, da prospettive diverse, sempre meravigliose.

Titolo: Il gatto nella mangiatoia
Autore: Michael Foreman
Traduttore: Sara Saorin
Editore: Camelozampa
Dati: 2015, 32 pp., 16,00 €

La sera di Natale in casa Mellops

Il Natale non potrebbe essere altro che assurdamente patetico e tenero in casa Mellops.

Il papà ha comprato un libro sulle decorazioni natalizie e decide quindi di procurarsi un albero per poter mettere in pratica i consigli di stile; nel frattempo tutti e quattro i bambini hanno avuto la stessa idea: addobbare la casa con uno splendido abete. I conti si fan presto e nel soggiorno della famiglia Mellops ci sono 5 alberi di Natale. Cosa farne? Beh, donarli certamente a chi ne abbia bisogno. Ma anche il più bisognoso dei bisognosi un albero ce l’ha già e pure bello!

<em>La sera di Natale in casa Mellops</em>, Tomi Ungerer- Donzelli
La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli

Il sarcasmo vestito a festa con l’abito della generosità raggiunge il suo culmine quando i quattro, dopo esser usciti delusi dall’orfanotrofio, dall’ospedale e dalla prigione finalmente si imbattono in qualcuno di davvero disperato: una porcellina che piange affranta. E non solo lei è povera e derelitta, ma vive in una casa con quattro stanze i cui abitanti sono più tristi di lei: una nonna malata, un vecchio soldato cieco e su una sedia a rotelle, due porcellini tremanti e un porcellino in lutto.

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La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer

Bene! Ecco i posti perfetti per i quattro alberi! E pensare che stavano per buttarli nella spazzatura! La tenerezza natalizia fa capolino anche nel pedissequo nonsense e diventa bislacca manifestazione di cura: Isidor, Casimir, Ferdinand e Felix usano tutti i loro risparmi per donare a quei bisognosi un bel Natale e poi tornano a casa a gustarsi il proprio, con papà e mamma Mellops.

La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli
La sera di Natale in casa Mellops, Tomi Ungerer- Donzelli

a97f9a05df4ea0d6cbb95b2379735bbe_w250_h_mw_mh_cs_cx_cyTitolo: La sera di Natale in casa Mellops
Autore: Tomi Ungerer
Editore: Donzelli
Dati: 2017, 72 pp., 13,50 €

Un ricordo di Natale di Truman Capote

È la narrazione che avviene al presente che per tutto il tempo della lettura mi ha indotta a pensare di poter uscire di casa e ritrovarmi per stretti sentieri in compagnia di Buddy e Sook alla ricerca di un bell’albero di Natale. Ed è sempre il presente che si rivela magico nel sussurrare che alcuni eventi, certe persone, non passano, non cambiano, non vanno mai via: restano, si rinnovano, si ripetono in un dondolio dolce d’altalena e idealmente abbracciano e proteggono.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Buddy, sette anni, è l’alter ego di Truman Capote, Sook è sua cugina, ha settanta anni. Sono amici per la pelle e, esattamente come gli amici per la pelle condividono momenti speciali, riti che, come i tratti semplici che compongono gli arabeschi estremamente raffinati, spiccano nell’immenso panorama dei ricordi e della memoria. Ricordo di Natale è uno dei tre racconti pubblicati nel 1958 nel volume dal titolo Colazione da Tiffany – un romanzo breve e tre storie – che consacrò Capote come indiscusso talento della letteratura contemporanea.

Questo pezzo di storia personale rivive dunque nella memoria di Buddy e i piccoli accadimenti dei giorni semplici di un bambino e della sua migliore amica si svolgono dapprima dolcemente “Immaginate una mattina di fine novembre. Una di quelle mattine che preannunciano l’inverno, più di venti anni or sono”; si sente l’odore delle foglie secche crepitanti nel camino, si sente il profumo del tempo, dell’aria secca e fredda dell’inverno e si concorda con Sook che appannando con il fiato i vetri della finestra esclama: “è proprio tempo da panfrutto!”. Poi man mano, mentre i due si procurano gli ingredienti per preparare i dolci da spedire agli amici più cari (Presidente Roosevelt compreso) i ricordi si inseguono e il ritmo diviene più serrato, le frasi più brevi, quasi come se si volesse rifuggire il finale già noto al protagonista. Come se riservare ai ricordi dolorosi meno parole, meno spazio, curasse la memoria e ne addolcisse il sapore. “Questo è l’ultimo Natale che trascorriamo insieme. La vita ci separa”. Trovo queste due frasi, nella loro semplicità, intense e struggenti. La vita li separa, così come la morte che ha allontanato dal terzetto il cagnolino Queenie, vivace terrier mirabilmente ritratto nella sua vitalità da Beth Peck, sopravvissuto a due morsi di serpente a sonagli e al cimurro, che sempre li accompagnava nelle loro scorribande con la vecchia carrozzina adattata a carriola.

Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck - Donzelli
Ricordo di Natale, Truman Capote, Beth Peck – Donzelli

Le tradizioni che divengono riti sono buffe, talmente semplici da intenerire: la caparbia convinzione di Sook di non doversi alzare dal letto il tredici di ogni mese, il confezionare da sé i regali (aquiloni colorati di anno in anno sempre più belli), il preparare i dolci. Azioni cicliche, rassicuranti che contribuiscono a creare l’atmosfera, anch’essa tradizionale, del Natale. Le gote di Buddy sono sempre rosse, le gote di Sook pure: del tipico rossore dell’infanzia per un bimbo e per una donna anziana rimasta bambina. Alle loro gote rosse s’accosta lo scodinzolio del cagnolino col muso teso all’insù; tutti e tre entusiasti di un invidiabile entusiasmo.

Gli acquerelli di Beth Peck curano ogni dettaglio: dall’ombra del calzino mal arrotolato all’intreccio dell’impagliatura della carrozzina,alle rose di velluto sbiadito sul cappello di Sook.

Questa è una storia di memoria destinata a entrare nella personale tradizione dei bambini cui si avrà il gusto e la dolcezza di raccontarla.

41va1sqlo7l-_bo1204203200_Titolo: Ricordo di Natale
Autore: Truman Capote illustrazioni di Beth Peck
Traduttore: M. Bartocci
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 62 pp., 14,00 €

Questo è un libro che è difficile da reperire. Si trova certamente però in biblioteca, vale la pena andare a cercarlo.

Adattamento televisivo con Geraldine Page (1967)

Fiori di neve

Fiori di neve si apre con un accenno alla nostalgia, con un sottotitolo illustrato che racchiude in una palla di vetro ricordi di inverni passati, il freddo della neve, viaggi in mondi lontani e straordinari in cui esseri magnifici dalla testa d’uccello e le piume che sono fiori bianchi, seduti su una nuvola, contemplano.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Contemplazione quieta che accompagna lo sguardo della bambina protagonista di questa storia delicata e poetica, semplice come un cristallo di neve e altrettanto preziosa, unica.

Nina è in casa, il giorno prima di Natale. Guardando fuori immagina che a spargere i fiocchi di neve che scendono dal cielo, siano dei giardinieri coltivandone i fiori, giardinieri speciali per fiori speciali, fiori di neve. Nina esce a cercarne uno, per poterlo poi disegnare, e il bianco e il silenzio la conducono ai piedi di un albero meraviglioso che conosce bene, che da sempre ricorda nel suo giardino e di cui le hanno tanto raccontato, imponente, di un rosso splendente che illumina di brillio il bianco circostante. Certamente è un albero magico, perfetto per esprimere desideri. E Nina ne ha uno, prezioso.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Dal momento in cui lo esprime, da sola, ai piedi dell’albero il tono della narrazione cambia, e tutto quanto era stato limpido e calmo fino a quel momento, diviene un poco inquieto, il manto bianco della neve punteggiato da orme di animali che scappano, si nascondono. Fino a quando i fiori di neve tornano a cadere e la gentilezza e la generosità dei giardinieri che se ne prendono cura ristabilisce un equilibrio danzante, e, scodinzolante, riportano il sorriso sul volto della bambina. La magia e la realtà formano una collana di cristallo meravigliosa, come l’infanzia, come l’idea che ho dell’infanzia, nutrita di piccoli desideri, qualche magia delicata e tenera, generosa meraviglia e cose buone per fare merenda.

Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini - Le rane di Interlinea
Fiori di neve, Sonia Maria Luce Possentini – Le rane di Interlinea

Questo libro, piccino nel formato, è vincitore del Premio Storia di Natale Le rane di Interlinea. Sonia Maria Luce Possentini, lo ha scritto e illustrato con grazia. Lo consiglio sia da leggere autonomamente, sia ad alta voce, assieme.

51C1s1pR7yL._SX389_BO1,204,203,200_Titolo: Fiori di neve
Autore: Sonia Maria Luce Possentini
Editore: Le rane di Interlinea
Dati: 2019, 32 pp., 8,00 €

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #18

Beatrice Masini
Casapelledoca
Pelledoca, 2019

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Ho letto anch’io questo romanzo di Beatrice Masini, attratta dalla copertina che trovo inquietante e misteriosa. Tutte le illustrazioni che accompagnano questo romanzo breve sono pervase da un senso di mistero e inquietudine, amplificato dai colori (il nero, il verde e l’ocra) che ben s’intonano alla solitudine del luogo, alla sua natura non addomesticata (in cui non si fatica a immaginare una lince), al silenzio della casa, isolata ed enorme. E intanto è Natale.

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Casapelledoca, Beatrice Masini, Lorenzo Conti – Pelledoca 2019

#ElisaAttraversoLoSpecchio #Pelledoca#BeatriceMasini #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #LorenzoConti #mistero #Natale


* Mi sono sentita vicina a Riccardo, che è il ragazzo protagonista
* la storia non fa molta paura, è misteriosa
* le illustrazioni invece fanno molta paura, sono molto profonde
* chissà poi che succede

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Casapelledoca, Beatrice Masini, Lorenzo Conti – Pelledoca 2019

 

Come San Nicola è diventato Babbo Natale

Eccolo San Nicola, in un poemetto del 1823 di Clement Clarke Moore “Twas the Night before Christmas“, alla guida di una slitta carica di doni, scendere giù per il camino.

As dry leaves that before the wild hurricane fly,
When they meet with an obstacle, mount to the sky,
So up to the house-top the coursers they flew,
With the sleigh full of toys, and St. Nicholas too.
And then, in a twinkling, I heard on the roof
The prancing and pawing of each little hoof.
As I drew in my hand, and was turning around,
Down the chimney St. Nicholas came with a bound.

I suoi vestiti sono ancora molto diversi da quelli cui siamo soliti rappresentarlo, ma è proprio a lui che dobbiamo Babbo Natale così come lo immaginiamo.

san nicola babbo natale

La storia di questo Santo che protegge molte città ma soprattutto Bari, che lo festeggia in primavera, è controversa e sfaccettata. Di certo c’è che San Nicola è personaggio austero, severo e al contempo munifico: si aggira di notte per lasciare i confetti ai bambini che si sono comportati bene, rallegrando le giornate fredde e buie di dicembre, per esempio. Sempre aiutato da uno strano accompagnatore (da cui gli elfi aiutanti di Babbo Natale), il Krampus, un demonio sconfitto dal Santo e perciò costretto a servirlo.

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Antica cartolina raffigurante un Krampus

Il Krampus è costretto a seguire i dettami di San Nicola ma conserva tutto il suo carico di malvagità incutendo timore ai bambini che non si comportano bene e minacciandoli di punizioni severe. Spesso aiuta San Nicola a portare i doni, specialmente le mele, uno dei simboli più noti del Santo, che ne donò a tre bambini affamati i quali le videro trasformarsi in pomi d’oro durante la notte, sfuggendo grazie a Nicola alle grinfie della povertà.

Addobbiamo forse inconsapevolmente l’albero di Natale coi due oggetti più cari al Santo: Le palle (i pomi) e i bastoncini di zucchero (dal suo bastone pastorale).

Ma è nella leggenda, in una Ur-Hansel e Gretel, una proto-Hansel e Gretel, ecco,  che la magia di questo Santo si compie: una sera d’inverno San Nicola bussa alla porta di una locanda, chiedendo per cena un piatto di carne. L’oste rifiuta di portargliene; in dispensa conserva in salamoia i corpi di tre bambini che avevano chiesto rifugio e aveva barbaramente ucciso, con l’intenzione di mangiarli. San Nicola lo scopre e resuscita i tre bambini. Ho trovato un’edizione della leggenda/fiaba in francese, La légende de saint Nicolas di Robert Giraud e Julia Wauters, che effettivamente, fatta eccezione per le premesse (i genitori di questi tre bambini sono amorevoli e soffrono moltissimo la loro assenza) e l’intervento risolutore del Santo, si svolge esattamente come la celebre fiaba, con i bambini che si perdono nel bosco, trovano una casa accogliente cui chiedere rifugio, vengono attirati all’interno con l’inganno e muoiono a causa della malvagia essenza del loro ospite. San Nicola in questa occasione si mostra pienamente devoto alla salvezza e alla gioia dei bambini, questo assieme alla sua generosità ne fa un “Babbo Natale” perfetto.

Nel 1863, una quarantina d’anni dopo il poemetto di Clement Clarke Moore, Thomas Nast disegnò un Santa Klaus molto meno austero, più rotondo, meno severo e ieratico. Nel 1931 Haddon Sunblom lo vestì di rosso. La trasformazione in Babbo Natale così come ci è familiare è completa.

Ho avuto l’occasione di visitare a Bari, nel Castello Svevo, una mostra su San Nicola dedicata ai bambini e alle bambine (Munbam). Se aveste l’occasione, ve la consiglio.

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Munbam, Bari, CAstello Svevo

 

 

 

Un dicembre rosso cuore

La narrazione comincia aprendo e chiudendo molto rapidamente una finestra su un dramma avvenuto nel passato della bambina protagonista e voce narrante in prima persona: il 24 dicembre sua madre è morta.  Si apre con questo ricordo che è ormai solo del momento e non più della persona che manca, e con un elenco di tutte le cose che la bambina non sopporta di dicembre. I profumi, le occasioni di incontro, i colori, tutto rientra nella sua lista dei buoni motivi per detestare dicembre; incluso il compleanno della sua peggior nemica, Mariangela.

Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Nina Masina - 2019 Einaudi Ragazzi
Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Ninamasina – 2019 Einaudi Ragazzi

Il tono della bambina è molto consapevole e questo causa una crasi nell’empatia che sarebbe naturale nei suoi confronti, nei confronti della fanciullezza, e nei riguardi di quei giorni di sofferenza che a contarli, uno ad uno, sembrano non dover finire mai. E invece come sempre, il tempo scorre e passa, non indugia, è piuttosto indulgente, onesto.

Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Nina Masina - 2019 Einaudi Ragazzi
Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Ninamasina – 2019 Einaudi Ragazzi

Sulla strada di questa bambina che ha un suo modo di essere e lo afferma, che ha un padre amorevole e degli adulti attorno che se ne prendono cura, arrivano a camminare  altri due personaggi, protagonisti dello stesso identico dolore. Dopo una serie di eventi talvolta buffi e allegri, talvolta tristi, a Natale la conclusione è aperta verso nuove consapevolezze, nuovi affetti, vecchi amori, di quelli che no, non passano mai.

Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Nina Masina - 2019 Einaudi Ragazzi
Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Ninamasina – 2019 Einaudi Ragazzi

Le illustrazioni che corredano il racconto sono di Ninamasina e riconoscono a dicembre i colori e l’atmosfera piacevole che la bambina rifugge.

Cop rime 678.inddTitolo: Un dicembre rosso cuore
Autore: Ivan Sciapeconi
Editore: Einaudi Ragazzi
Dati: 2019, 112 pp., 11,00 €

L’ultimo regalo di Natale

Il Monte Rotolo è lassù, molto, molto lontano. Eppure Babbo Natale indossa la giacca sul pigiama, infila gli scarponi e parte. Deve raggiungerlo perché ha scordato sul fondo del sacco il regalo per Beniamino Stamberbugio, che vive lì in una casupola coi suoi genitori che sono molto poveri e non possono comprargliene. E deve farlo senza l’aiuto delle renne, perché sono ormai stremate dopo aver girato attorno al mondo, senza contare che una di loro ha anche il mal di pancia.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Nella notte fredda dell’inverno che si colora del rosso che anticipa l’alba, Babbo Natale parte. Sulla sua strada incontra un pilota che si offre di accompagnarlo. Purtroppo una tempesta di neve li costringe ad atterrare ma, in una catena di eventi che alternano i bei momenti del caso a quelli meno belli, addirittura pericolosi, tra jeep, aereoplani, motociclette e corde da scalata, Babbo Natale riesce ad arrivare in tempo ai piedi del letto di Beniamino.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

La strada del ritorno è altrettanto lunga ma il sorriso di Beniamino, che conclude la storia, vale tutte le disavventure che un viaggio così lungo può comportare. In ogni tavola, specie in quelle a doppia pagina, Babbo Natale appare come un uomo semplice, caparbio e coraggioso, ma privo di quei poteri che gli permettono di consegnare milioni di regali a bambini di ciascun angolo del mondo. I paesaggi appaiono immensi, minacciosi e allo stesso tempo immergono in una realtà magica, appunto, che si nutre della volontà di questo anziano signore determinato a non deludere un bambino.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Una storia classica di un grande autore della letteratura per l’infanzia, John Burningham, che consiglio ai bambini che nutrono il proprio quotidiano di magia. A tutti i bambini, quindi.

51Px6yW2bJL._SX431_BO1,204,203,200_Titolo: L’ultimo regalo di Natale
Autore: John Burningham (traduzione di Giuditta Capella)
Editore: Mondadori
dati: 2019, 48 pp., 17,00 €