Kai feiji de da tudou

Al ventottesimo piano di un palazzo il cielo lo tocchi con un dito e se in lontananza il sordo rombare di un aereo ti richiama alla finestra probabilmente lo vedrai sorvolare la tua testa, potrai vederne le ali possenti e il suo carrello che lentamente viene inghiottito nella pancia. E sicuramente ti domanderai dove mai andrà così bello e leggero. C’è un’età nella quale i mezzi di trasporto suscitano un fascino difficile da eguagliare così che tutti i bambini vorrebbero fare ì capotreno o i piloti. E questo è quello che sogna anche Daï Doudou, per tutti Grande patata ma non chiamatelo così, a lui, non fa piacere.

Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press
Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press

Così, nell’esercizio delle possibilità che offrono i mondi a cui l’infanzia può accedere, il giardino di scuola e la ricreazione sono il luogo e il tempo giusto per cimentarsi nella difficile impresa di essere un pilota e di voler raggiungere e sorvolare gli Stati Uniti d’America, il luogo più lontano dalla Cina che un bambino cinese possa immaginare! Ci sono però ricreazioni che trascorrono serene, altre dove la turbolenza è proprio nell’aria ancora prima di mettersi in volo!

Succede dunque, che nel gioco che si ripete quotidiano per affinare capacità e raggiungere competenze inaspettate, per poter tornare sempre e ancora a volare, che qualcuno, quel giorno magari nato un po’ storto, voglia fare lui il pilota.

Questa è la storia di un colossale litigio, di un botta e risposta estenuante e particolarmente innervosente, di un gioco che non riesce a partire sereno, in un giorno in cui tutti, ma proprio tutti, vogliono giocare all’aeroplano, salirci sopra, andare in posti diversi e dove tutti vorrebbero avere il ruolo del comando. Ma chi comanda di più il pilota o il comandante di bordo? Così Lin quel giorno non è disposto a far fare ancora il pilota a Daï, lo ha fatto già ieri e non sarebbe giusto. Ma ieri Daï non pilotava quell’aereo quello che va negli Stati Uniti, no, ne ha pilotato uno che andava solo a Pechino. Ed è così che tra urli e strilli Lin si guadagna il titolo di Comandante di Bordo, ben più importante di un semplice pilota. Almeno così dice Daï. E se è vero che tra i tre litiganti il terzo gode ecco che, appena trovato l’equilibrio interno alla cabina di pilotaggio, proprio mentre Daï annuncia l’imminente decollo, si vedono arrivare di corsa Ma e Yang entrambi pronti a giocare, a volare, entrambi desiderosi di imbarcarsi, entrambi che urlano per salire e che non è vero che l’aereo sta per decollare. Si va e si torna. Si torna quando l’ingiustizia diventa reale e si piomba a terra con un tonfo, quando lo sappiamo tutti che si fa per finta e che allora gioco anch’io. E poi si rivà quando servono una hostess e un poliziotto, ci sarà bene un poliziotto sugli aerei no? E poi però si è nervosi per la destinazione e il rumore dell’aereo non è quello che sembra invece una vecchia macchina. Insomma sembra sempre di esserci arrivati al punto di incontro, alla mediazione tra le parti, a partire finalmente e poi…qualcuno si arrabbia, qualcun altro si innervosisce, qualcuno dice qualcosa e un altro si mette a urlare. Ci vogliono equilibrio e diplomazia. Ma poi alzi gli occhi e vedi arrivare tutti quanti di corsa.

Tutti, ma proprio tutti, un’intera classe pronta a imbarcarsi strattonandosi, prestandosi i piedi, volendo arrivare prima, tirandosi per la maglietta… è qui che generalmente interviene la maestra. Quando i toni si alzano, le bocche si spalancano troppo e i bambini sembrano un tutt’uno polveroso e vociante. Quindi tutti in fila ad aspettare il proprio turno e in ordine di arrivo.

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Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press

Ma in queste giornate neppure l’ordine è una certezza soprattutto se ancora Lin e Daï discutono sulla meta e i bambini scalpitano, i turni saltano e si torna a gridare fino a che… succede sempre che a un bambino scappi detto di non voler più giocare a quel gioco e che forse preferirebbe andare in treno. Che idea! Il treno! Allora ecco che all’improvviso tutti corrono verso il treno, ridono, scherzano, qualcuno cade, si rotola per terra, c’è un che di frizzante nell’aria e nella pancia di tutti. Certo è che con il treno si arriverà solo a Parigi non negli Stati Uniti… va bene ma chi arriva prima: treno o aereo? Ci sono giorni che anche i giochi non hanno pace. E la pace non si trova se non per pochi minuti. Ci sono giorni che volevi arrivare lontano ma che arrivi solo un po’ più in là ma va bene lo stesso, hai dimostrato di saperlo fare. La particolarità dell’alba sta nell’entrare e uscire dal gioco, un attimo in un luogo l’attimo dopo sulla terra, qui e ora. Nei dialoghi che ripercorrono precisamente le dispute bambine e in quello scrivere come se pensassi di dire le cose a qualcuno a te che leggi o a Lin che oggi non fa che urlare e arrabbiarsi.

IMG-5964Titolo: Kai feiji de da tudou
Autore: Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei
Editore: Jiangsu Shaonian Ertong Press, 2012 Cina
Éditions du Centenaire – MilleFleurs, 2013
Dati: 2012, 32 pp, lingua cinese, 11,50 €

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Quel che sembra a prima vista potrebbe non essere, Carl Sandburg, autore e poeta americano, e Harriet Pincus, illustratrice, lasciano ai lettori il dubbio. Di certo, sappiamo sin dal titolo che si tratta di una storia d’amore, chiunque abbia agito il gioco, o l’azione, li ha fatti innamorare.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Di Bambola di pezza si sa che è molto ambita, tutti le vogliono bene, chiunque sarebbe ben felice di sposarla ma come noto, se non è azzurro, si sposerà chi per te farà un gesto di rara bellezza e bontà. E Manico di scopa le farà il regalo più bello al quale lei potesse ambire. Successe un giorno che un bambino distratto, diciamo così, la scaraventò contro la porta e fu lì, in quel tafferuglio che perse i suoi occhi, due bottoncini in vetro, rotondi, luminosi! Manico di scopa trovò un giorno due prugne secche e le pose laddove un giorno erano quei due bottoni. Bambola di pezza non ebbe alcun dubbio quando lui, là sull’altalena, una sera rosa di tramonto le offrì un fiore chiedendola in sposa. Fu organizzata una bellissima cerimonia e al corteo nuziale parteciparono tutti, ma proprio tutti, fu il più pazzo, divertente, sgangherato, esilarante corteo nuziale che storia possa mai vantare.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Fino a qui è un gioco quel che immaginiamo leggendo parole e figure, un gioco ricco di tutti quegli oggetti, piccoli e grandi, pertinenti o näif, aggiustati e in ordine ma taluni forse anche male in arnese, che non importa quel che sono purché funzionali al gioco. Così una casetta con un tavolo e seggiole, un cilindro nero farà per una volta la parte della torta al cioccolato, la pala per il carbone vestita di tutto punto per l’occasione di quel thè tra amici, spazzola liscia e ben pettinata indosserà un completo a pois e visto che è piccina potrà avvalersi del poggiapiedi colorato, mentre caffettiera al thè caldo preferirà una bibita rinfrescante. E per la cerimonia nuziale, nella camera rosa dalle belle tappezzerie e il lampadario imponente, tutti porteranno un fiore!

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Poi inizia la festa e lo è sul serio. Arrivano tantissimi invitati, buffi e strampalati: i lecca cucchiai, i suona pentola, le bocche al cioccolato, i bavaglini sporchi, gli orecchioni puliti, i sempre allegri, i succhia zuppa, i bambini paciocconi e i pigiamati. E mentre si è coinvolti dalle immagini che scorrono come al cinema e da un testo che si più musicale meno racconto, quasi filastrocca con un ritornello, scostandoci un po’, ci accorgiamo che in quel bailamme di suoni, giravolte, risate, dispetti è un rituale che si sta mettendo in atto. Se le prime pagine sono bambine, il corteo nuziale sa di adulto che preleva, si sostituisce al gioco e scherzando lo continua cominciando un rito che porterà alla nanna.

Cucchiai e cucchiaini entrano in gioco, lingue golose che leccano e schioccano, mestoli da battere, più difficili da succhiare. Si ride si fa una giravolta e si torna a leccare e succhiare. Ma si può anche battere il cucchiaio sul pentolino di rame: si può grattare, farlo scivolare, batterlo con gran frastuono. A fine pasto un dolce rende le bocche di cioccolato e intanto si ride, si scherza, si gioca, si lecca, si batte si fa una giravolta e si morde ancora un po’ di cioccolato che si scioglie tra le mani e imbratta i volti e sporca nasi e orecchie come solo il cioccolato sa fare con l’infanzia. Sui bavaglini dei luridi fringuelli ora impronte di dita e mani, erano colorati prima e odorosi di bucato: bianchi, a quadretti o rigati, blu o con un volo di farfalle. E poi orecchie pulite, nelle quali nessuno sa cosa si bisbiglia ma di sicuro qualcosa di divertente sempre, forse qualcosa di così lieve da fare solletico. Pulite dal cioccolato, nessuna briciola dentro o fuori, ribelli e piccole, tirate per farle muovere è una giravolta per muoverle ancora. E dopo questa tortura un po’ di solletico, guance paffute e lucide di sapone da pizzicare. Qualcosa da bere e i bambini ora sono tranquilli, hanno gote rosa e paffute, sorridono, si calmano piano, gli occhi lucidi per la festa e il gran divertimento, lo sguardo già un po’ più lontano è ora dei pigiamini. Che arrivano felici di partecipare al gioco sono freschi ma le loro teste ciondolano, ondeggiano come se i loro piedi non sapessero bene dove condurli. Nessuna giravolta ora, nessuna risata Argentina, non si scrolla la testa, non si muovono le orecchie. Il rito è compiuto la festa riuscita.

Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus - 1922 Diogenes Verlag, Zürich
Die Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war, di Carl Sandburg e Harriet Pincus – 2013 Diogenes Verlag, Zürich

Albo del 1967 e primo illustrato da Harriet Pincus, newyorkese del Bronx, contemporanea di Maurice Sendak della cui influenza risentono le sue illustrazioni, dalla grafica particolare, ha molto fascino ancora oggi. I risguardi colorati a piccoli tratti di colore come l’album da disegno di un bambino, i personaggi bizzarri dalle grandi orecchie e lingue tirate fuori come per leccarsi le briciole o le macchie di cioccolato agli angoli della bocca e anche per sbeffeggiare all’occorrenza; le somatiche caricature dell’immaginario, l’ambientazione come in un sogno colorato e la particolare cura nel porre scarpe ai piedi, disegnare capello per capello, o magliette e pantaloni, bizzarri calzari per altrettanti fantastici animali, calzette colorate e patterns, gambe sgambettanti e ancora una giravolta e una risata!

È stata una parata meravigliosa non credi?

SenzanomeDie Hochzeit von Lumpenpüppchen und Besenstiel und wer alles dabei war
testi: Carl Sandburg
illustrazioni: Harriet Pincus
editore: Diogenes Verlag, Zürich
prima edizione: Harcourt, Brace & World, Inc., San Diego, California, 1922
dati: 2013, pp. 40, lingua originale inglese 1922, tedesco

Miles of Smiles

Quando si dice dona un sorriso o basta un sorriso! Un bel sorriso è sufficiente per creare un effetto domino, una catena particolare fatta di sorrisi perché un sorriso donato dona felicità a chi lo riceve, è un regalo, un toccasana, e pone la persona, sia essa bambino o adulto, nella situazione di desiderare di donarne un altro. Così i sorrisi si allungano, a volte sino a diventare molto lunghi! Chilometri di sorrisi!
Quanto può viaggiare lontano un sorriso? Il gioco è svelato nel titolo, nei risguardi il lungo percorso di un sorriso. Il primo sorriso parte una bella mattina di primavera da un tranquillo quartiere residenziale, casette piccole e colorate, accostate una all’altra o cresciute su di un prato fiorito. La scuola, lo stadio, il ristorante, qualche ufficio, i vicini e le relazioni tra di loro. Fiori bianchi a punteggiare giardini e aiuole e alberi dalle ricche e verdissime foglie.

Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books
Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books

In casa, mentre una bimba in tutù rosa e coroncina prova il passo di danza per il pomeriggio già di prima mattina, Baby tutto rotondo, tra le sue braccia sorride alla mamma. La mamma coglie quel momento e trattiene per sé, un poco solo per sé, il bel sorriso di Baby prima di donarlo alla maestra, Mrs Glass, assieme a un mazzetto fiorito e odoroso. Grata, Mrs Glass regalerà quel sorriso alla sua classe. Lo stesso sorriso, accompagnato da un ottimo voto sul foglio che Mrs Glass gli sta porgendo, fa sorridere Sebastian che felice lo porterà alla sua squadra.

Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books
Miles of Smiles, di Karen Kaufman Orloff, Illustrazioni di Luciano Lozano -Sterling Children’s Books

È cominciato il viaggio del sorriso di Baby, di bocca in bocca, di situazione in situazione, di persona in persona. Da Roberto all’allenatore un po’ sconsolato per il risultato della squadra, dall’allenatore a Valerie che si è fatta male, da Valerie alla nonna, dalla nonna all’operatore ecologico, da lui al suo capo che lo donerà al cameriere, la sera a cena, che lo restituirà a Shane per il suo compleanno e Shane al nonno e il nonno… il nonno alla nuova vicina, cotonata e fiorata, appena arrivata, accompagnato da un grandissimo mazzo di fiori e da un biglietto di benvenuto. Lei, a sua volta, lo chiuderà in una busta per inviarlo a Jen, la sua nipotina che abita lontana, qualche casetta un po’ più in là, e che è malata ma che non rinuncerà alla sua corsa dopo aver trovato un sorriso così luminoso è incoraggiante nella cassetta delle lettere.

Jen lo porterà ai cuccioli abbandonati e quel cucciolo… quel cucciolo saltando, abbaiando e lanciando leccatine da lontano farà tornare il sorriso sulle labbra di Baby che sino a poco prima era molto contrariato. La giornata è stata lunga. I sorrisi pare abbiano fatto il giro del mondo, hanno consolato, premiato, scaldato il cuore, portato felicità e altri sorrisi per darsi poi appuntamento alla grande festa del quartiere che si svolge solo un po’ più in là, nel giardino della scuola con l’erba rasata per l’occasione, e tutti i vicini con un lungo e radioso sorriso stampato in viso! Chilometri di sorrisi!

Luciano Lozano è autore, grafico e illustratore spagnolo, i suoi lavori appaiono su numerose riviste internazionali e ha quella mano particolare di chi ha disegnato moda o si è occupato di illustrazione editoriale. La mamma di Baby è una bellissima donna, capello corto alla francese, foulard tra i capelli, jeans stretto a mezzo polpaccio, una Gucci al braccio. È, anche se solo illustrata, molto elegante e spicca tra le pagine. Così come spicca l’infanzia ma non certo per gli stessi motivi.

Molti sono i bambini raffigurati nelle pagine dell’albo ma neppure Baby, il più piccolo di tutti, intenerisce per bellezza. Sua sorella è la classica bimba tondetta che aspira alle scarpette a punta, vive in tutù e il suo viso è meravigliosamente rotondo. Così gli altri. Chi con gli occhiali, chi con le lentiggini, chi con i capelli tagliati a zero con ciuffo. È un’infanzia, quella disegnata da Lozano, non perfetta ma in divenire, che intenerisce. Intenerisce la sorella di Baby nel suo trench giallo, perfetto, lo si intuisce di sartoria, accanto a una mamma così elegante lei, paffutella in rosa con tutù e coroncina: è l’infanzia che sogna. Irregolare. Come la compagna con il viso troppo largo e quel sorriso che dice di denti da cambiare e mandibola da formare. È un’infanzia reale, abbozzata. Qualcosa in divenire. Ma spumeggiante e soprattutto sorridente! Chilometri e chilometri di sorrisi!

IMG-5466Titolo: Miles of Smiles
Autore: Karen Kaufman Orloff
Illustrazioni: Luciano Lozano
Editore: Sterling Children’s Books, New York, USA
Dati: 2016, 32pp, lingua inglese, US$ 14,95

Clarice era una reina

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione

Clarice non ha una vita facile. Ha passato molto tempo lontano da casa, una casa amata, sognata, immaginata, scrigno di ricordi preziosi, ricordi che in tutto quel tempo, l’avevano coccolata e protetta dal mondo esterno. Il più prezioso, un rifugio nelle giornate pesanti, era quello di quando la nonna, la sera, chiuso il libro di racconti, quello con le figure, le carezzava i capelli mormorando: “Sei una principessa, Clarice, un giorno sarai una regina”.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Ora era giunto il tempo di ritornarvi, di ritornare a casa, a quel palazzo da sempre appartenuto alla sua famiglia. E per farlo non si poteva trascurare alcun particolare, non poteva mostrarsi non all’altezza del suo rango, ora lei era regina e come tale doveva presentarsi. Avere un abito che parlasse da solo di quel che era e, soprattutto, di quello che era diventata. Quel mondo là fuori ormai lo conosceva fin troppo bene: ne conosceva l’aria in tutti i suoi venti e quelle sfumature di grigio che, a seconda del giorno, si stendevano come strade sul terreno. Non serviva altro per conoscere il mondo. Ora era proprio tempo di tornare.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Un vestito da regina… lo ripeteva agli uccelli, alle piante, alle foglie che, muovendosi al vento poco prima di lasciare il ramo, sembravano acclamarla. Ma nulla di quello che veniva cucito si adattava alla sua figura, al suo rango: o la coprivano di un peso troppo faticoso da portare, per ricchezza di tessuto, larghezza della gonna, lunghezza dello strascico, preziosità dei ricami o le impedivano, per ampiezza, di passare agevolmente attraverso luoghi stretti, i lunghi corridoi del palazzo; altri erano troppo complessi per sentircisi a proprio agio; altri ancora troppo leggeri per essere regali.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Occorse del tempo, come in tutte le fiabe, per tessere e cucire ogni pezzo di stoffa, passarono qualche sole e luna prima che l’idea di quell’abito si definisse così precisa da quasi vederlo, quasi toccarlo. E quel giorno Clarice si sentì finalmente felice. Il suo abito era formato da un giustacuore rosso e maniche in broccato dagli alti polsi vermiglio, ricami dorati, un collo cinquecentesco. Sembrava un complesso origami di carta, bianco, inamidato che le incorniciava il viso messo in risalto dai capelli corvini; una gonna lunga danzava a lambire le caviglie, una miriade di fili erano stati passati con mani capaci nel tessuto e la disegnavano a righe preziose, il passo ne apriva le pieghe di tessuto scuro. Ora sì! poteva camminare come una regina.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Clarice non ha una vita facile. Seduta per terra su una striscia di grigio, che ormai per lei non ha neppure più la memoria di un marciapiede, le povere cose accanto legate, chiuse strette in pacchi e sacchetti, i piedi nudi ad ascoltare il freddo di quelle crepe, condivide briciole, di un pane secco ormai da tempo, con i piccioni, cuce e ricama, tesse e imbastisce: ogni pezzo di stoffa, plastica e cartone può essere utile al suo obiettivo. Un grande progetto, tornare a quel mondo da cui era fuggita, alla sua casa in cui un giorno era stata principessa e ora, tornarvi da regina. Molti gli abiti chiusi in quei sacchetti ma nessuno acconcio all’occasione.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Allora Clarice infila ancora una volta una lunga gugliata di filo giallo e ricomincia a dare piccoli punti, punti passati, accavallati a unire due lembi, diversi per materiale e colore, sino a terminare la sua opera ed essere finalmente quasi felice. In bilico sulla riga bianca che divide in due corsie la strada, braccia basse, aperte a cercare quell’equilibrio necessario a non cadere in quel grigio, Clarice attraversa la città, come attraverso una foresta di tronchi in cemento armato, a passo svelto si dirige là, al palazzo di famiglia, un vecchio parcheggio di auto. Il suo gesto, ripetuto così tante volte da divenire magico, apre le porte di quel regno immaginato e la conduce dritta al suo trono. Una poltrona da qualcuno lasciata lì affinché un guardiano si segga, qualcuno possa prendervi ristoro, o addormentarsi, finalmente, come Clarice, la regina, cullata dalle parole di quella nonna mai dimenticata.

Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero - Loguez Edicione
Clarice era una reina, di e illustrato da José Rosero – Loguez Edicione

Clarice non ha avuto una vita facile: vive raminga, per strada, da quel giorno in cui, ancora principessa, scappò.

IMG-4666Titolo: Clarice era una reina
Autore: di e illustrato da José Rosero
Editore: Loguez Ediciones, Salamanca, Spagna
Dati: 2013, 32 pp, lingua spagnolo, €11,75

Ein Apfelbaum im Bauch – Un melo nella pancia

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes

Succede di dirlo ai bambini, con tono fermo ma intenzioni scherzose. Lo dici tu che sei grande e loro, piccini, ci credono. Resta in una parte della loro testolina e, a volte, quando diventano grandi, lo ripetono anche loro ai propri bambini, con tono fermo e intenzioni scherzose. Si dice con leggerezza “tieni la mela, ma fai attenzione a non ingoiare i semi o ti crescerà un albero nella pancia!”; oppure si dice “ecco la tua mela, mi raccomando non sprecare nulla, ché della mela si mangia tutto, tranne il picciolo, ricorda”. E, sebbene sommesse, le tue parole resteranno a imperitura memoria, perché nessuno vorrebbe mai vedersi crescere un albero nella pancia e tantomeno sperimentare di ingoiare un picciolo!

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

È questo che deve essere accaduto a Remi e Raphael. E a quel collega dell’autore, dalla cui ipocondriaca apprensione infantile di ingoiare i semi della mela prende spunto questa storia così imbevuta di infanzia e della bellezza della sua ingenuità.

Così mentre Simon Boulerice scrive, Gerard DuBois disegna. Insieme raccontano di due bambini, due compagni di scuola, di classe e di banco ma anche amici (e tanto amici!), di quelli che non vedono l’ora di poter giocare assieme. Li immaginano durante la ricreazione in giardino, che è l’ora della merenda e dei giochi: chi salta alla corda, chi gioca a mosca cieca, chi a pallavolo e chi semplicemente fa volare il suo aeroplanino di carta. Rémi attende che Raphael finisca di gustare la sua succulenta e rossa mela, quando con sgomento si accorge che l’amico ingoia i semi! Com’è possibile che sia così ingenuo, che non sappia che è pericoloso?! E più di un adulto può l’amico del cuore, si sa. Rémi non resiste, deve assolutamente mettere in guardia l’amico dai pericoli orribili che corre ad avere dei semi di mela nella pancia: attecchiranno nel suo stomaco se berrà, cresceranno rigogliosi se aprendo la bocca entrerà anche solo un po’ di luce e che ne sarà di lui se solo prenderà il sole! E, come spesso succede, per salvare un amico gli si dà danno e con un semplice Ma non puoi mangiare i semi! ha inizio la tribolazione di Raphael.

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

La mamma dice di sì, ma l’amico ha ragione: la sua mamma è una parrucchiera mica come la famiglia di Rèmi che le mele le conosce bene, essendo coltivatori. Lo sgomento sale, le certezze vengono a mancare, lo spavento ha la meglio e si sa, ciò che non fa la ragione lo fa la psiche, così man mano che passano i minuti, Raphael si sentirà sempre peggio. Afflitto dalla sua fine imminente comincia a sentire germogli nascere e crescere nella sua piccola pancia, mandato in bagno a rinfrescarsi dal maestro non oserà accendere la luce e ricorderà in extremis di non bere neppure una goccia d’acqua! Alzando la maglietta vedrà il suo stomaco rigonfio e immaginerà mele mature ad occuparlo, un’intera foresta di meli…, e il petto? Sembra già di legno se lo si batte e presto anche la pelle si trasformerà in corteccia. Solo a casa le poche ciocche bionde lasciate a terra dalla sapiente forbice e dalla cura affettuosa della mamma riporteranno Raphael alla realtà: la mamma non ha potato tronchi robusti ma sottili capelli, i suoi! E non ha notato nulla di strano alzando la maglietta per controllare la sua pancia! Nessun albero di mele sta crescendo.

E comunque le mele son di ottobre e i giochi con Rémi lo attendono per tutta l’estate! La paura è passata ma… solo banane da domani per merenda!


Simon Boulerice e Gerard DuBois sembrano fatti l’uno per l’altro. In quest’albo splendidamente illustrato, le loro poetiche si incontrano e paiono restare in perfetto equilibrio. Uno con le parole, l’altro con le immagini, mescolano con abilità, tenerezza e crudeltà regalando la giusta dose di stupore, fil rouge dell’arte di DuBois.

Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois - Diogenes
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

La sua infanzia gode di quell’unicità che la porta fuori dal tempo e ci fa ritrovare bimbetti in pantaloncini e giacchette corte, calzetti bianche all’americana e minute scarpette nere. Si potrebbe dire di essere a volte nella Parigi degli anni 50’ di Truffaut e Doisneau o nelle Images d’Épinal dell’800, dove la texture grafica ricorda i segni e le ombreggiature dell’incisione.

indexTitolo: Ein Apfelbaum im Bauch

Titolo originale Un verger dans le ventre, 2013 Les éditions de la courte échelle, Canada
Autore: Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois
Editore: Diogenes
Dati: 2014, 44 pp., lingua tedesco, 14,49 €

[Leslie’s Bridge, una rubrica curata da Marina Petruzio]