Pinocchio prima di Pinocchio. E dopo?

È una Genesi laica, di legno e colori immensi quella che ha illustrato Alessandro Sanna, quella di Pinocchio.

All’inizio fu un magma primordiale dal quale si staccò un pezzetto ribelle di luce, probabilmente stanco di brillare nell’universo sconfinato. Velocissimo, e come ben deciso a farlo, atterra in un’esplosione bianca. Queste esplosioni di norma generano distruzioni; di norma. Ma questo pezzetto ribelle di universo no, questo ha seguito la lezione di Munari e genera un albero: da un tronco due diramazioni e da ciascuna altre due, fino a diventare sufficientemente ampio da attirarsi le invidie del cielo che lo colpisce con un fulmine e ne stacca via un ramo.

Pinocchio prima di Pinocchio5
Pinocchio prima di Pinocchio, Alessandro Sanna – 2015, Orecchio acerbo

Quando lo vedo, lì dritto, impettito, stagliarsi nell’aurora, o nel tramonto, lo immagino pronto a mirabolanti avventure. E non mi sbaglio: parte a grandi balzi. Non conosce mezze misure. Sembra felice, ma non pare Pinocchio, non vedo il naso lungo che, così di profilo, certamente salterebbe agli occhi. D’altra parte, da come capitombola e si diverte, sembra proprio lui. Non so… io continuo a seguirlo, e con una certa trepidazione, perché il ragazzino di legno si sta fidando ciecamente di un gatto e di una volpe, silhouette nere nella neve bianca, e s’avvia a passo sicuro verso una folla di altri legnosi, verso un bosco, che dal tanto danzare s’infiammano.

Pinocchio prima di Pinocchio1
Pinocchio prima di Pinocchio, Alessandro Sanna – 2015, Orecchio acerbo

Scappa! Scappa! Verrebbe da dire, e lo dico, trepidante, specie quando appare un’enorme figura che ingoia tutto, mangia fuoco, fiamme, mangia gli alberi. Il ramo corre, si bagna, si fa ramoscello di pace nel becco di una colomba, incontra un grillo e un gufo e un serpente. Io sono andata oltre, fino alla fine, che è un chiaro inizio. Ma mentre non voglio svelarvi altro, qualcos’altro voglio chiedere all’autore.

Pinocchio prima di Pinocchio2
Pinocchio prima di Pinocchio, Alessandro Sanna – 2015, Orecchio acerbo

1. Alessandro, la scelta di raccontare senza parole è dovuta al voler universalizzare, lasciare fuori dallo spazio e dal tempo, il rapporto tra il mito e il lettore?
R: Le parole sono nell’immagine. Potrei anche dire che le parole lasciano il posto ai respiri interni ed esterni di ognuno di noi. Senza parole mi sembra d’esser più libero e la libertà di comunicazione è sempre una chimera che inseguo nei miei libri d’autore.

2. Io ho ritrovato tra le pagine alcune citazioni. La prima, sebbene adattata a tutt’altro contesto, è de “Il Signor Bastoncino” di Axel Scheffler, un’altra è de “Il Piccolo Principe”,  il serpente e l’elefante. Ce ne sono altre, o invece, anche queste due sono “solo” l’ottimo risultato del dialogo che le opere autoriali innescano tra loro?
R: Tutte queste sono assolutamente citazioni appropriate, ma ci sono anche rimandi alla storia dell’arte da Giacometti a Mark Rothko oppure ai mediavali Duccio e Cimabue. Forse anche il cinema d’animazione di silhouette di Lotte Reineger.
La verità è però che tutte le conoscenze implicite ed esplicite sono fuori dalla mia mano quando disegno. Il libro infatti è una metafora dell’essere artista, con il serpente che mangia tutti e poi sputa dal sedere e anche con il pescecane che mangia tutti e rimette al mondo dalla bocca tutti i personaggi. Tutti noi siamo digerenti medium che buttano fuori, da ogni orifizio possibile, il conosciuto e il vissuto.

3. La narrazione, come l’evoluzione, come la vita stessa, è ciclica: si parte da un punto per tornare a un altro molto simile ma del tutto diverso e quindi ripartire: dopo la storia Prima, c’è quella di Pinocchio. E dopo?
R: Dopo c’è un’altra vita. il libro si doveva chiamare “La vita prima della vita” e “La vita dopo la vita”. Pinocchio è venuto a smorzare i toni. Quello che voglio raccontare con questo libro è la fragilità del bambino e precisamente del bambino in condizioni di vita costretta. Mi riferisco alla vita in ospedale di bambini ammalati e purtroppo con poche speranze. Quei bambini li ho visti e incontrati e da lì è partito tutto.

4. Per concludere, ti voglio fare una domanda che qualcuno mi ha suggerito di porti, anche se non svelerò mai chi!, perché della tua risposta non si può far senza: Alessandro, ma come fai a fare disegni così belli?
R: Lavoro tantissimo. Così tanto che anche la mano penso abbia un suo cervello e spesso devo ascoltarla. Grazie!

cop pinocchio prima di pinocchio

Titolo: Pinocchio prima di Pinocchio
Autore: Alessandro Sanna
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2015, 64 pp., 17,50 €

Trovate questi libri tra gli scaffali del Giardino Incartato, libreria per ragazzi in via del Pigneto 303/c, Roma. Oppure, se non siete a Roma potete trovarci su Bookdealer o chiederci di spedire a casa vostra, lo faremo con molto piacere ricorrendo a Libri da asporto.

Hai la mia parola

Con ‘hai la mia parola’ si intendono più cose. È, per cominciare, una dichiarazione di fedeltà, è un giuramento, di quelli che raramente si infrangono, perché solo a dirlo la consapevolezza della serietà dell’impegno è un sigillo. È una dichiarazione d’amore: tu che mi ascolti sai che qualsiasi cosa io dirò lo farò anche per te; se sarai fragile, dirò parole forti, se sarai avventata ne dirò di caute. Io per te. Oppure a parti invertite potrebbe intendersi come se qualsiasi cosa io possa dire è tua, riflette un tuo pensiero.

Infine, se a parlare è una sorella e ad ascoltare è l’altra, e si sostengono e amano a vicenda allora ‘hai la mia parola’ è la frase perfetta per descriverne il legame ed è un titolo altrettanto calzante per un romanzo che sulla parola e la consapevolezza del suo uso si innesta e cresce.

HAI-LA-MIA-PAROLALe due sorelle si chiamano Nera e Mariagabriela, ma di Nera nessuno dice a voce alta il nome, la chiamano la zoppa, la storta, piuttosto. Mariagabriela è bellissima e mite, la vita all’aria aperta però l’ha resa robusta, forte, le sue radici di bambina orfana di madre e figlia di contadini, invece, la rendono socialmente fragile e quindi preda perfetta per i soprusi dei vili. Nera ha imparato a leggere, ciò l’ha resa consapevole e ribelle, capace di usare le parole per difendersi, come una risorsa per sfuggire alle angherie, per salvare, dalla sorte disgraziata cui pare destinata, la sorella.

Ci sono una matrigna crudele e ottusa, un padre debole e manipolabile; c’è la povertà che tutto ammanta di disperazione e limita le scelte. E infine l’amicizia, l’amore, i legami tra i deboli che diventano catene resistentissime capaci di rivalsa. È una fiaba drammatica e perfetta, con la forma del romanzo. Anche i capitoli girano attorno alle parole e da esse si muovono, una parola, un titolo, per ogni lettera dell’alfabeto e tre parti che sembrano andare in direzioni diverse e infine tutte in una convergono, ‘hai la mia parola’, per sempre.

Nera si muove per le terre di un’isola aspra, che è la Sardegna, con un amico fedele e dei compagni animali (una capretta e un gatto) che vivono con essi d’amore e gratitudine; fa delle parole e della sua capacità di narrarle la propria salvezza, dando luogo a una protagonista indomita e fiera, capace di grandi slanci d’amore, di sacrifici, di coraggio.

Un romanzo avventuroso e pieno, capace anche di un finale non scontato.

L’uovo

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero

Le tavole di Britta Teckentrup mi affascinano sempre. Anche quando sono giocose, nei libri per piccolissimi, hanno una vena di nostalgia, di rilevante, di antico.

Sfoglio L’uovo e questa nostalgia mi pervade. Sembra che il colore sia stato steso su piani arrugginiti, su vecchi portoni tinti a vernici pastello, scrostate, che il colore sia stato dato e poi, dove serve, grattato via, lasciando intravedere la base su cui si poggia. Il risultato è raffinato, conferisce a ogni tavola un sapore che sa di antico, scientificamente affidabile, d’altri tempi. Questa sensazione data dal mezzo si mescola alla consapevolezza della perfezione dell’oggetto considerato, una pienezza semplice. Un guscio dalla consistenza perfetta per essere durissimo e fragile al momento giusto, la cui forma affascina e, scopriamo, s’adatta al suolo sul quale viene deposto. Una consapevolezza atavica che ha basi empiriche e che tocca, inevitabilmente, tocca.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Dunque, perfetto all’esterno, sempre diverso: candido, punteggiato, striato, verde, azzurro, tondo, ovale, piccolo quanto la capocchia di uno spillo o grande quanto 160 uova di gallina. Perfetto all’interno, laddove il fascino si intreccia alla meraviglia e al mistero che sempre ammantano l’evolversi e il nascere di una nuova vita. Perfetto anche il guscio di questo libro, dal colore raffinatissimo, ha una consistenza porosa, piacevole al tatto, sembra respirare, leggero e al contempo robusto.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Splendidi i verdi e gli azzurri delle uova di merlo e tordo, su di essi ogni puntino, ogni striscia, pare studiata per dare ancora più luce al colore predominante. Non mi sorprende che tanta semplice bellezza abbia ispirato artisti di ogni tempo.

Il libro procede secondo la struttura classica delle risposte a ipotetici ‘perché?’/ ‘come?’ mantenendosi in equilibrio tra scienza, curiosità, arte. La rana depone uova di gelatina trasparente, che prendono il colore dello stagno, cristalline e fragili. Fragili lo sembrano, in realtà sono un miracolo di elasticità e leggerezza che ben si sposa con l’ambiente in cui maturano fino a schiudersi. Le uova del picchio sono bianchissime, rilucono perché così nel buio del nido profondo i genitori possono individuarle facilmente. Mentre le uova d’insetto hanno forme diversissime tra loro, non solo sferiche, ma anche a cilindriche, coniche, a punta.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Non può mancare nella vostra libreria.

uovo_cover_LDTitolo: L’uovo
Autore: Britta Teckentrup (traduzione di Sante Bandirali)
Editore: Uovonero
Dati: 2020, 96 pp., 19,50 €

i 10 libri che hanno reso più bello AtlantideKids nel 2019 (+ 1)

La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

LIAO

Quando interviene la nostalgia, anche le pietre più grandi, quelle più granitiche, quelle blu, possono sgretolarsi. È infida, la nostalgia, talvolta dolce, sembra che non ci sia, che dopo un momento di intensità profonda, sia passata, si sia mescolata ad altro, magari alla rassegnazione, e invece ristà, quieta. Sedimenta e si radica. Basta un soffio di vento che sfiora il viso, basta una parola catturata per caso in mezzo al vociare, basta uno sguardo; la nostalgia riaffiora, si fa largo tra le fenditure dell’anima, tra le venature della pietra e si manifesta, prorompente, autonoma, incontrollabile. […continua a leggere]

Il segreto di Ella, di Cath Howe – 2019, Terre di Mezzo

ella.jpeg

Cath Howe mi ha rapita. Notte tarda, sonno che bussa insistente alle porte dei miei occhi, eppure dalla prima pagina la narrazione fresca, accudente, mai retorica, mi ha avvinta a lungo. Non mi succede spesso, anche perché mi pongo nei confronti dei romanzi contemporanei degli ultimi anni con una certa diffidenza per ragioni che non considero qui proprio perché devo giustizia a questa storia che si discosta dalle altre per tono, per timbro, per cura. Ella avrebbe tutti i motivi per essere vittima delle contingenze e di se stessa: si è appena trasferita con la madre e il fratellino in una nuova città, il padre è in prigione per truffa e ci resterà a lungo, la scuola è nuova, le amiche anche e un brutto eczema le tormenta le notti, i giorni, le mani. […continua a leggere]

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Belli questi Tantibambini, per citare Munari; sono tanti e diversi, sono vitali, imperfetti, unici, si muovono sulla pagina nel pieno delle loro peculiari identità, di una pienezza che è sfumata al contempo, che arriva e poi sfugge, che gioca in armonia con la pagina e con il lettore, che non fatica a riconoscersi in un bimbo o in quell’altro ma anche in questo qui. Proprio questo qui. […continua a leggere]

il-bimboleone-clima-agnello-modica2.jpg

Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond – 2019, Editoriale scienza

Migrazioni gode dell’innegabile fascino dei libri a carattere naturalistico che intrecciano a informazioni scientificamente attendibili  una narrazione che trova proprio nell’aderenza alla realtà la sua poesia. In copertina si staglia un uccello, simbolo degli animali migranti per eccellenza. Ad ali spiegate e ferme plana tra la pioggia, sotto di lui il mare. Ma all’interno, doppia pagina dopo doppia pagina, le migrazioni sono di tutte le specie: terrestri, marine, volanti. Rettili, insetti, mammiferi, pesci.

Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond - 2019, Editoriale scienza
Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond – 2019, Editoriale scienza
Cosa c’è nella tua valigia?, di Chris Naylor-Ballesteros – 2019, Terre di Mezzo

Uno strano animale, dallo sguardo stanco, la schiena ricurva di peso e pensieri, trascina una grossa valigia. Arriva scalando una montagna che sembra essere l’ultimo ostacolo da superare dopo un lungo viaggio.  Passando, attira lo sguardo degli animali del luogo: una gallina, una volpe, un coniglio. La loro curiosità prende la strada lunga e indaga sullo strano animale, ma in maniera indiretta. Si chiede, la gallina, che cosa ci sia dentro la valigia. La risposta dello straniero la lascia di stucco. Nella valigia c’è una tazza. Ma non solo una tazza, anche un tavolino e una seggiola, e una piccola capanna che è la sua casa. La valigia contiene tutta la sua casa. [… continua a leggere]

valigia3.png
Cosa c’è nella tua valigia?, di Chris Naylor-Ballesteros – 2019, Terre di Mezzo
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Surreale che non sia data a sé stessi la possibilità della luce, dell’aria. Surreale la sensazione che avvolge nel momento in cui si svela la presa di coscienza dell’indifferenza, del non saper guardare oltre, del non cercare l’altro e l’altrove. Smarriscono gli ultimi versi della poesia di Atanas Dalchev, Il balcone (1928), e lo fanno con disinvolta mestizia, instillano con naturalezza una nostalgia dura a dissolversi. […continua a leggere]

3603d462599441.5a9595f695a45.jpg
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè
Emil il polpo gentile, Tomi Ungerer – 2019 Lupoguido

Questa storia incomincia con un palombaro, che ha un titolo e un nome, capitano Samofar, che danza lieve sul fondo del mare. Un mare che è verde e del suo verde tinge anche le alghe, i pesci, lo squalo che stava passando oltre ma poi torna sulle sue nuotate e realizza che stava per farsi sfuggire un bel bocconcino. Non ha fatto i conti con Emil, il polpo gentile, però, che interviene in suo aiuto salvandogli la vita. […continua a leggere]

emil4.jpg
Emil, il polpo gentile, Tomi Ungerer – 2019 Lupoguido
Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni

In Topor tutto è estremo. È estremo il surrealismo, è estrema, ed estremamente complessa, la semplicità, è estrema, come in questo caso, la solitudine. Ma questo è anche il caso della dolcezza; della dolcezza tipica di certe fiabe, in cui basta un nulla, basta una piuma, per sfiorare la situazione più drammatica e cospargerla di un velo di morbidezza, attenuandola, dissolvendola.

scheda_bambino_3.jpg
Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni
Dove sono tutti?, di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

Quando ho parlato di Remy Charlip su queste mie pagine ho sempre sottolineato come fosse meravigliosa e sorprendente la capacità di piroettare in egual misura e con egual talento tra il tratto della matita e le volute nell’aria. Parlavo di ritmo ma anche di approccio al foglio, parlavo di gestione dello spazio e di repentini cambi d’azione resi con la stessa maestria, la stessa consapevole, autorialità. […continua a leggere]

dove-sono-tutti3-1.jpg
Dove sono tutti?, di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

I libri di Oliver Jeffers sono sempre belli. Il cuore e la bottiglia oltre ad essere bello è anche struggente, malinconico. Per raccontarlo parto, come molto spesso ho fatto negli ultimi mesi, dalle risguardie. Quelle d’apertura, di un bell’azzurro su fondo panna, raccontano del legame tra nipoti e nonni, tra i bambini e certi adulti capaci di porgere un orecchio attento (e giocoforza ancora un poco acerbo) alle domande dei piccoli: quelle esclamate per la meraviglia, quelle sussurrate, quelle del quotidiano, quelle del surreale.

il-cuore-e-la-bottiglia1.png
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri
Ein Apfelbaum in Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

Succede di dirlo ai bambini, con tono fermo ma intenzioni scherzose. Lo dici tu che sei grande e loro, piccini, ci credono. Resta in una parte della loro testolina e, a volte, quando diventano grandi, lo ripetono anche loro ai propri bambini, con tono fermo e intenzioni scherzose. Si dice con leggerezza “tieni la mela, ma fai attenzione a non ingoiare i semi o ti crescerà un albero nella pancia!”; oppure si dice “ecco la tua mela, mi raccomando non sprecare nulla, ché della mela si mangia tutto, tranne il picciolo, ricorda”. E, sebbene sommesse, le tue parole resteranno a imperitura memoria, perché nessuno vorrebbe mai vedersi crescere un albero nella pancia e tantomeno sperimentare di ingoiare un picciolo! [… continua a leggere]

ein apfelbaum.jpg
Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

…È tutto quello che vuoi tu!

Una scatola è una scatola è una scatola è una scatola… così diceva Gertrude Stein, mi pare. Ah no! Il discorso semantico era riferito alle rose (o alle promesse?)! E infatti questa Non è una scatola; sebbene sia di cartone, quadrata, sia ben evidenziato il suo peso (250 gr) e un bel timbro rosso sul retro specifichi che non si debba capovolgerla.

Non è una scatola - Antoinette Portis

Pagina dopo pagina si apre la scatola, si va oltre l’imballaggio e una scritta rossa grande e grossa lo ribadisce: Non è una scatola.

Una voce simile alla nostra chiede a un coniglietto seduto in una scatola: “Perché ti sei seduto in una scatola?” Il coniglietto drizza le orecchie che appena voltata la pagina si piegano perché investite dal vento: “Non è una scatola”! È una macchina da corsa rossa fiammante e poi scusami, non ti sento, ho il vento tra i capelli, nelle orecchie, sembra dire il coniglietto che prosegue la sua corsa.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Si continua così, con la voce, sempre più simile alla nostra, che chiede “Che cosa fai su quella scatola?” E perché te la sei messa addosso, e perché ci giri intorno… Non è una scatola, è il Monte Coniglio e io sono un robot, e un addestratore d’elefanti indiani. Una variazione sul tema che non stanca mai, piuttosto incuriosisce. Se non è una scatola allora cos’è? Facciamo finta che… è questo il gioco, naturale e spontaneo, che coinvolgerà certamente anche il genitore narrante.

Grafica e layout sono essenziali e fungono da guida: il coniglietto e la scatola sono il frutto di linee nere, senza ombra, e mostrano ciò che il genitore vede. Il rosso (che già ci aveva sgridati all’inizio quando ostinati continuavamo a parlare di scatole) manifesta invece la fantasia, la libertà dirompente dell’immaginazione: è grazie alle sue linee che vediamo la mongolfiera, il razzo spaziale, la nave dei pirati.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Antoinette Portis è un’autrice che non dovrebbe assolutamente mancare nella libreria dei vostri bambini, sarebbe come se mancasse Munari, se non proponeste loro mai Sendak. E Kalandraka a un prezzo equo, considerato l’allestimento complesso e raffinato, ci offre l’occasione di far loro un bel regalo. Sono certa che offrendo ai bambini prodotti di qualità, leggendoli assieme a loro, dando loro la possibilità di entrare in contatto con albi studiati, creati con intelligenza e affetto, essi avranno l’occasione di maturare un gusto personale e proprio, assolutamente distante dalla banale omologazione dai colori pacchiani, dalle linee banali e dalle parole urlate e mielose che affollano una (ahimè!) grande parte della produzione letteraria destinata ai piccoli lettori. Perché albi come questo fanno in modo che la lettura (e l’albo permette la lettura anche ai bimbi che non sanno leggere) diventi esperienza, gioco, confronto con la realtà, viaggio con l’immaginazione.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Infine la scelta del coniglietto piuttosto che del bambino: perché un animaletto? Perché non il bambino? Si tocca un punto fondamentale della narrazione ai bimbi: perché è un bambino? Potrebbe chiedere la bambina lettrice? Perché ha i capelli ricci questa bambina? Potrebbe chiedere la bimba coi capelli lisci; perché questo bambino è bianco? Potrebbe chiedere il bimbo nero Non sono io… non mi ci rivedo, è un altro bambino. Il coniglietto è un coniglietto è un coniglietto, è un coniglietto. E a furia di esserlo diviene ciascun bambino, simbolo di ciascuna bambina. Permette un’immedesimazione completa e perfetta.

No, questo libro non è affatto, affatto una scatola.

Titolo: Non è una scatola
Autore: Antoinette Portis
Editore: Kalandraka
Dati: 2011, 40 pp., 14,00 €

Ristampa, 2019

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

Il bimboleone e altri bambini

Belli questi Tantibambini, per citare Munari; sono tanti e diversi, sono vitali, imperfetti, unici, si muovono sulla pagina nel pieno delle loro peculiari identità, di una pienezza che è sfumata al contempo, che arriva e poi sfugge, che gioca in armonia con la pagina e con il lettore, che non fatica a riconoscersi in un bimbo o in quell’altro ma anche in questo qui. Proprio questo qui.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Ci sono il bimboGATTO e a seguire un bimboPESCE. Non sono in relazione ma sembrano comunque connessi, così come il bimboTARTARUGA e il bimboLEPRE lo sono altrettanto per essere tra di loro esattamente opposti.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Le illustrazioni di Giacomo Agnello Modica ricordano quelle di Norman Rockwell, altrettanto plastici, altrettanto scanzonati, altrettanto coloriti i suoi bambini: gote tonde e rosse, occhi dalle ciglia da cerbiatto, capelli che rubano la scena con bionde, brune, rosse cotonature, ciuffi, trecce, sbuffi.

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica - 2019, Edizioni Corsare
Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Distanti dagli adulti, che come in alcuni dei cartoni animati di Hanna e Barbera degli anni ’40, sono semplici comparse accessoriali, al massimo entrano in scena per mezzo di un paio di piedi, una figura fino all’ombelico, e compaiono nella loro interezza solo quando cambia radicalmente la prospettiva e si arriva alla domanda conclusiva, quella che tutti i bambini lettori si aspettano e alla quale tutti, tranne forse il bimboPESCE e il bimboRICCIO, non vedono l’ora di dare una risposta

E tu?
Tu, dimmi un po’…
Che bimbo sei?

Fino a questo momento la prospettiva è solo dei bambini, che ammiccano al loro se stesso animale, d’istinto, di vicinanza, di cura; attraverso il loro sguardo tutto il resto è reso genuinamente dalla matita e dagli acquerelli, e il punto di vista degli adulti non entra, oppure lo fa silenziosamente accogliendo i consigli di Gabriele Clima che sa che

Per far contento un bimbo leone devi…
lasciarlo ruggire, solo un pochino.
Poi sarà lui a farti le fusa.

60275487_2149017265389340_6105942867698515968_nTitolo: Il Bimboleone e altri bambini
Autore: Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica
Editore. Edizioni Corsare
Dati: 2019, 18,00 €, 32 pp.

Il cuore e la bottiglia

I libri di Oliver Jeffers sono sempre belli.

Il cuore e la bottiglia oltre ad essere bello è anche struggente, malinconico.

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

Per raccontarlo parto, come molto spesso ho fatto negli ultimi mesi, dalle risguardie. Quelle d’apertura, di un bell’azzurro su fondo panna, raccontano del legame tra nipoti e nonni, tra i bambini e certi adulti capaci di porgere un orecchio attento (e giocoforza ancora un poco acerbo) alle domande dei piccoli: quelle esclamate per la meraviglia, quelle sussurrate, quelle del quotidiano, quelle del surreale.

C’era una volta una ragazza più o meno come tante altre

Comincia così, preludendo a molto altro, ma io ho indugiato su quel “più o meno”, che dice tanto negando tutto ma su una base comune, che scopriremo pagina dopo pagina: con gusti diversi, diverse inclinazionei, diversi interessi tutti i bambini si interrogano, interrogano; pongono domande esplicite, ad altre girano attorno. Ciò che fa la differenza è l’interlocutore che incontrano. E lo dicevano già le risguardie che oltre a svolgere la funzione loro propria, oltre quindi a proteggere il libro affinché non si sciupi, protegge anche l’orecchio di chi ascolta, affinché non maturi, una volta smarrita l’infanzia. Affinché conservi la disponibilità del cuore all’ascolto.

Il cuore e la bottiglia, Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

Oliver Jeffers usa con molta consapevolezza la luce e l’ombra, la densità del colore, la texture anche, in maniera sorprendente e un poco spiazzante, per mettere accenti, per cambiare tono. Sul davanzale della finestra sta un girasole che, come tutti i girasoli usano fare, investito dal pieno sole gli volta le spalle. Il sole entra dalla finestra e investe di luce un nonno e una bambina, l’uno in poltrona, composto, l’altra in piedi, con una gamba a terra e l’altra pronta a partire; e le tante domande e le tante risposte che si scambiano sono così concrete, così presenti, da far ombra anch’esse, assieme a tutto quanto abbia un corpo solido. Sullo scaffale una bottiglia con dentro un veliero.

Ogni nuova scoperta la incantava…

…finché un giorno, trovò una sedia vuota.

Il sole non splende più. La luce è quella flebile della luna. Persino il girasole pare testimone attonito di quel vuoto e della sua pesantissima ombra.

A questo punto, la ragazza decide di preservare il proprio cuore da quel dolore così potente e lo infila in una bottiglia, che appende al collo. E sta bene così, al riparo. È una scelta profonda che nasce dall’essere avventati. Forse spaventati. Chi non lo è del dolore imprevedibile, quello che investe e annienta? Chi non lo è della perdita, del distacco che è per sempre, dell’amore che non c’è più, della cura che svanisce?

E da quel giorno, col cuore in bottiglia, la ragazza non si pose più domande e scoprì di non essere più capace di dare delle risposte.

Questo è forse il momento più intenso di tutto l’albo. Lo sguardo smarrito, alla ricerca di un senso che è fatto di due soli puntini eppure racconta di una presa d’atto, di una svolta, un climax. Da qui in poi bisogna esporre il proprio cuore al vento, alle intemperie, alla gioia sferzante del mare in tempesta, alla burrasca, al refolo leggero, alla pioggerella impalpabile e fresca dell’amore, alla luce calda del sole, a quella fredda della luna.

Le risguardie di chiusura, tornano al cuore. Quello anatomico, con tanto di sezione. Semmai nel frattempo vi foste posti la domanda.

Ah!, c’era un vascello in una bottiglia. Così come per il cuore, ci auguriamo per lui il mare aperto.

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

 

 

Il cuore e la bottiglia

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers

Zoolibri  2019, 32 pp., 16,00 €

John Gattoni, le indagini più famose

John Gattoni. Le indagini più famose, di Yvan Pommaux - 2018, Babalibri

Pelo folto e nero, occhi ben spalancati a non perdere di vista i dettagli, trench tono su tono con pantaloni cachi e immancabile cravatta a completare il look da investigatore, passo felpato, John Gattoni si muove sulla copertina di un volume elegante (con tanto di fettuccia segnalibro e dorso in tela) che raccoglie tre delle sue indagini più famose.

Yvan Pommaux compie un lavoro autoriale straordinario nella commistione di generi: il poliziesco si intreccia con la fiaba e non solo nelle citazioni esplicite: la madre disperata che bussa alla porta di Gattoni perché la figlia è scomparsa è quella di Cappuccetto Rosso; l’arcolaio antico è quello di Rosaspina; Il gioiello a forma di cuore è quello di Biancaneve… La commistione autentica avviene nei momenti, perfetti, di sospensione dell’incredulità, durante i quali in un contesto urbano e cittadino si muove completamente a suo agio John Gattoni, facendo ricorso agli strumenti tradizionali dell’attività investigativa come alle grandi fiabe classiche (raccolte sotto al titolo di I più celebri casi criminali) che consulta per trovare la giusta chiave interpretativa.

John Gattoni. Le indagini più famose, di Yvan Pommaux - 2018, Babalibri
John Gattoni. Le indagini più famose, di Yvan Pommaux – 2018, Babalibri

Le indagini di John Gattoni sono a fumetti ma non alla maniera classica dei fumetti: hanno l’andatura del noir cinematografico, con campi lunghi, adatti a rendere il movimento sequenziale nella scena, che corrispondono a illustrazioni su doppia pagina o a pagina piena; il testo è libero da confini grafici, che sono di solo sostegno, e si muove nella pagina con ampio respiro; i protagonisti richiamano volti noti dell’immaginario dell’infanzia.

Tra le tre indagini, la perfezione per me sta nel mezzo: Il grande sonno, meraviglioso caso, meravigliosa avventurache parla all’immaginario dei bambini, come dicevo, ma parla anche al mio e mi induce a sovrapporre il fiuto di John Gattoni con quello di Philip Marlowe, il volto dell’nvestigatore felino con quello di Humphrey Bogart. Il contesto fiabesco nell’ambito metropolitano elegante e retrò e la conclusione riepilogativa nel cammeo finale.

<em>John Gattoni. Le indagini più famose</em>, di Yvan Pommaux - 2018, Babalibri
John Gattoni. Le indagini più famose, di Yvan Pommaux – 2018, Babalibri

Non svelo nulla sui tre finali, sarebbe poco elegante trattandosi di indagini con delitto, anzi, aggiungo un ulteriore interrogativo alla vostra immaginazione: saranno aderenti ai finali lieti delle tre fiabe? O molto meno piacevoli, come accade nei polizieschi?

pommaux_john_chatterton_compil_couv_HD-1Titolo: John Gattoni. Le indagini più famose
Autore: Yvan Pommaux (Traduzione di Tanguy Babled)
Editore: Babalibri
Dati: 2018,128 pp., 22,50 €

Universi. Dai mondi greci ai multiversi

La prima grande domanda, seconda forse solo a “come sono nato?”, è “com’è fatto il mondo? Cosa c’è in cielo?”. In parole più adulte sarebbe: com’è fatto l’universo?

Che poi tra il mistero della vita e quello dell’universo il legame è fortissimo, sono due facce della stessa curiosità: cosa c’era prima di me, cosa ci sarà dopo di me? Cosa c’era prima della Terra? Cosa ci sarà dopo?

E tutto quello che sta nel mezzo è l’unico metodo oggettivo e analizzabile per trovare (ipotizzare) qualche risposta. Ci provano, con l’universo, gli uomini, fin dal momento in cui vi è traccia scritta della propria curiosità, quindi si suppone da ben prima. I filosofi lo descrivono e ne dissertano adattandolo alla propria visione teorica, parlano spesso di un universo che non risponde a leggi fisiche ma si ‘concretizza’ in un ideale. Affascinante, ma molto complesso.

<em>Universi - Dai mondi greci ai multiversi</em>, di Guillaume Duprat - 2018 L'ippocampo Ragazzi
Universi – Dai mondi greci ai multiversi, di Guillaume Duprat – 2018 L’ippocampo Ragazzi

Non che quando entrano in campo la scienza matematica, l’astrofisica, l’astronomia, la geofisica, la meccanica quantistica, e la relatività di Einstein le cose si semplifichino…

Come parlare dell’universo, dunque, ai bambini? Di tutti gli universi che dall’aba dei tempi fino ad oggi sono stati immaginati, osservati, ipotizzati e quindi teorizzati?

Per mezzo di immagini e meraviglia, che possono diventare, e spesso lo sono, i due strumenti primi alla base delle scoperte scientifiche.

Guillame Duprat tesse dunque, attraverso immagini dall’attendibile validità scientifica, un viaggio attraverso la meraviglia e le meraviglie dell’universo di oggi, di ieri e persino di domani, con prospettive di nulla cosmico un poco spaventose, ma arrivo necessario e inevitabile, conseguenza naturale della domanda di partenza.

<em>Universi - Dai mondi greci ai multiversi</em>, di Guillaume Duprat - 2018 L'ippocampo Ragazzi
Universi – Dai mondi greci ai multiversi, di Guillaume Duprat – 2018 L’ippocampo Ragazzi

L’età consigliata dall’editore è 6-7 anni. Credo che la lettura di questo libro a sei anni sia prematura ma credo altresì che sia un libro che una bambina o un bambino di sei anni possano ricevere in dono e, pur non cogliendone tutta la complessità, essere attratti dalle finestre, dalle illustrazioni e fruirne poi fino a quando non divengano giovani adulti. Credo, quindi che non possa mancare nella libreria di casa, perché di bambini col naso all’insù, verso il cielo, a porre e porsi domande, non ne mancheranno mai.

UniversiTitolo: Universi – Dai mondi greci ai multiversi
Autore: Guillaume Duprat
Editore: L’ippocampo Ragazzi
Dati: 2018, 48 pp., 19,90 €