I libri del 2018 che hanno reso più bello AtlantideKids

 

Un anno, il 2018, del quale non so ben tirare le fila. E questo su tutti i fronti, quello dell’editoria dell’infanzia, quello lavorativo, quello personale. Tante grandi gioie, tanti splendidi libri; molte piccole e grandi delusioni, molti libri sciatti. Un circo buffo, il 2018, in cui si sono alternati sulla pista acrobati leggiadri e clown dai calzoni stracciati, che lascia molto spazio alle aspettative per il 2019. Anno che immagino e spero per tutti noi portatore di sorrisi, opportunità, coraggio e avventure.

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The truth, at last. Norman Rockwell, 1956

Buon Natale Mog!

È l’umorismo sottile e ironico, quello che fa di questo albo un diversivo tra i libri a tema, che si innestano, invece, su amicizia, tenerezza, calore. Cose che In Buon Natale Mog!, per carità, non mancano, ma che agiscono più da corollario che da perno.

Buon Natale Mog!, di Judith Kerr - 2017, Mondadori
Buon Natale Mog!, di Judith Kerr – 2017, Mondadori

Incomincia con la gatta Mog piuttosto infastidita dai preparativi impegnati della famiglia intera al Natale: tutti troppo presi dal fare qualcosa, troppe persone, e persino uno zio allegro sin dal pomeriggioMog decide quindi di uscire e si rifugia sul tetto. E qui, mentre ancora sorrido grazie allo zio allegro, la vedo che sogna tante cosine bianche cadere dal cielo, che sono bei topolini succulenti, non neve. E rido di questa onirica e felina (pur sempre ferina) visione della realtà, invece piuttosto nevosa. Dimentica quasi dello spavento subito dalla povera Mog, che ha assistito a uno spettacolo terrificante: Un albero che cammina, parla, entra in casa sui propri piedi…

<em>Buon Natale Mog!</em>, di Judith Kerr - 2017, Mondadori
Buon Natale Mog!, di Judith Kerr – 2017, Mondadori

E da qui in poi la narrazione diviene rocambolesca, proprio nel senso che Mog ruzzola giù per il camino, fino a una conclusione semplice, tenera e bella.

Buon Natale Mog!, di Judith Kerr - 2017, Mondadori
Buon Natale Mog!, di Judith Kerr – 2017, Mondadori

Buon Natale Mog è senza dubbio un libro che non può mancare nella libreria di bambini dai 4 anni in su.

9788804672760_0_0_520_75Titolo: Buon Natale MOG!
Autore: Judith Kerr
Traduttore: Augusto Macchetto
Editore: Mondadori
Dati: 2017, 30 pp., 10,00 €

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

I figli del mastro vetraio

Il proprio destino nessuno sappia prima; sua è la mente più sgombera d’affanni. (Havamal)

Ciononostante, la mente di Sofia, donna semplice ma consapevole delle proprie gioie così come dei propri affanni, nonostante cioè Svolazza Bel Tempo le abbia negato la lettura del futuro intrecciato nel tappeto a lei destinato, non è sgombra, è carica di brutti presagi, sensazioni angoscianti.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Sofia vive una vita dal quotidiano ripetitivo e sereno, fatto di cibi frugali, assenze, fatiche, parole misurate e abitini consunti. Un quotidiano che è tipico delle fiabe, povero ma felice e completo. Grazie soprattutto all’amorevole presenza di un marito mastro vetraio e dei due bimbi, fratellino e sorellina, generosi e allegri.

Si apre con la citazione che ho scelto di riproporre incominciando a scriverne, questo che è il quinto libro della collana I Miniborei di Iperborea; e già racconta in quelle poche parole tutto quanto una fiaba possa contenere: ci sarà un destino che complicherà la vita dei protagonisti rendendola triste, affannosa. Un destino talmente brutto che sarebbe meglio evitarlo. Quindi ci sarà un accidenti che si affronterà con avventatezza, e almeno una circostanza in cui un aiutante, magico o no che sia, offrirà il proprio aiuto per dissipare il buio dell’orizzonte.

“Tu porti al dito un anello. Sofia”, disse Svolazza Beltempo. “Se un giorno la sventura ti cogliesse, mandami quell’anello e io ti aiuterò, dovunque sarai. Non dimenticare le mie parole! Mandami l’anello!”

Dunque, nell’antico paese di Penuria i fratellini Pietro (perché fa rima con ‘vetro’) e Chiara (perché fa pensare alla trasparenza del vetro) vivono insieme alla mamma Sofia e al papà Alberto, mastro artigiano del vetro che realizza vasi e bicchieri. Ne vende pochi di vasi, Alberto, ma li crea con passione e la sua passione li rende i più belli, anche in mezzo a tutte le mercanzie della grande fiera di primavera, e non sfuggono all’occhio allenato a realizzare tutti i più raffinati desideri del Sovrano della Città dei Desideri. Che, dopo quella fiera, stampa a fuoco l’immagine di Pietro e Sofia nella propria memoria: potrebbero essere la personificazione di uno dei pochi, se non l’unico desiderio, che non è riuscito a realizzare per la moglie.

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I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

E dunque li rapisce. Senza pensare nemmeno per un momento alla sofferenza che imporrà loro, senza curarsi del solco di dolore profondo che segnerà nella vita dei due genitori, porta i due bambini nel suo palazzo incantato, circondato da un fiume che annega i ricordi, zeppo di preziose meraviglie, incantato e privo di ogni incanto, soffocante per qualsiasi anima libera, soprattutto per i bambini che smarriscono i ricordi, perdono se stessi.  Fino a quando la magica raccomandazione che ci aveva messo in allerta al principio si espleta per mano di Svolazza Beltempo e de suo corvo da un occhi solo, Savio…

È una lunga fiaba complessa e ricca, ricca di dettagli, di magia, di meraviglia. Un racconto fiabesco che segue le tracce dei miti nordici (ho riconosciuto quello di Odino, per citare il più esplicito) e si tiene in equilibrio nella lotta esacerbata e necessaria all’avventura tra bene e male.

Vincitore del premio Andersen nel 1974, I figli del mastro vetraio è un classico moderno di una delle più grandi autrici di libri per bambini e per ragazzi dei nostri tempi, Maria Gripe.

20180312172600_figli.jpgTitolo: I figli del mastro vetraio
Autore: Maria Gripe, ill. di Harald Gripe
traduttore: Laura Cangemi
Editore: Iperborea
Dati: 2018, 256 pp., 13,50 €

I libri del 2017 che hanno reso più bello AtlantideKids

  1. Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017
    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

    “Un bambino, un cucciolo e alcuni pulcini sono tutti molto piccoli”

    Questo, l’incipit dell’albo di Ruth Krauss e Helen Oxenbury, che racconta in poche parole già di per sé una storia. Una storia che ha diversi protagonisti, che hanno a loro volta dei tratti comuni, una situazione di partenza identica: sono tutti molto piccoli. Il bambino scende gli scalini con cautela, il cucciolo in braccio al proprio padroncino guarda davanti a sé con le zampette e gli occhi spalancati per la tensione dell’uscio varcato, dal tepore casalingo verso l’esterno del cortile innevato; i pulcini che becchettano per fare poche pause fatte di alette sbattute, testoline inclinate, curiose. E nell’angolo un alberello, piccolo anch’esso. In attesa. []

  2. La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo
    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius - 2017, Orecchio Acerbo
    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo

    È una notte senza luna e senza stelle quella in cui nasce Sally Jones. È cupo l’avvertimento: la neonata sarà colpita da molte disgrazie nel corso della vita. È indomito lo spirito selvaggio di questa gorilla in cattività. Uno spirito ingenuo e coraggioso che ama e si spende senza risparmiarsi, che corre rischi, che è colmo, e poi stracolmo, di sofferenza, delusione, tristezza e sempre capace di sollevarsi con uno strumento intelligente e forte: la speranza.

    Il primo a tradire Sally Jones è il destino, che, invece di essere roseo per una gorilla deliziosa come Sally è, si prospetta tetro e senza scrupoli. Poi colei che l’accoglie dopo una traversata sotto falso nome e tempo di stenti. Quindi l’amore, che se affidato ad anime molli spesso è effimero. E di nuovo la sorte, e ancora. []

  3. Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
    Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
    Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

    Nelle illustrazioni di Anthony Browne ci sono sempre piani di narrazione diversi, sovrapposti con la naturalezza di chi ha molto di interessante da raccontare, quindi senza ridondanza.

    Le voci di questo parco sono quattro, così come quattro le font scelte per ciascuna di esse, quattro i toni, quattro le prospettive e quattro le visioni: una madre, un padre, una bambina, un bambino. []

  4. Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    “C’era una volta un bimbo… e quel bimbo amava MOLTISSIMO le stelle.”

    Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    È piccino ma la sua ombra si sdraia sull’erba con la stessa imponenza di quelle degli alberi. A braccia incrociate dietro alla maglietta bianca a righe rosse o rossa a righe bianche. Essenziale nelle linee, acuto e rapito nello sguardo tutto volto al cielo della notte, a rimirar le stelle. []

  5. Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni
    Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

    C’era una volta un uccello che non aveva un nome ma aveva un peso.

    Quanto pesa esattamente un uccello tutto nero, ad eccezione degli occhi, bianchi, non saprei dirlo; certo è che la sua rappresentazione in mezzo alla natura è tutta volta a sottolineare che esso esiste, c’è, a dispetto dell’essere senza nome.

    Sin dalla copertina, che replica esattamente colori e consistenze originali del 1964, anno in cui questo che è il primo libro di David McKee è stato edito per la prima volta, il nostro protagonista sta appollaiato sullo stelo di un fiore e quest’ultimo si piega quasi ad angolo retto, segnando i confini di uno spazio separato quasi esattamente a metà: una occupata dai fiori, l’altra dal fiore trespolo e dal nostro protagonista dal becco imponente. Ma soprattutto si piega, segnando una condizione che è quella di un essere con un peso e una grande, consistente, solitudine. []

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #11

Come mai Elisa non legge più? Oppure, come mai non recensisce più i libri che legge? Ebbene, Elisa legge, e tantissimo, e ovunque. La novità è che in casa nostra si è intrufolato Harry, Harry Potter e non ce n’è più per nessuno. Sto provando, credetemi, a suggerirle letture diverse. Lei accoglie i miei suggerimenti, legge, ma poi non resiste, va a dormire con un libro sotto al braccio e al momento di spegnere la luce, rapita e coinvolta, è in compagnia di Hermione Granger e Ron (ah! Ron!).

In due/tre mesi ha letto

  1. Harry Potter e la pietra filosofale
  2. Harry Potter e la camera dei segreti
  3. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
  4. Harry Potter e il calice di fuoco

Non sapeva più  a cosa ricorrere per aumentare il punteggio quindi alle stellette ha aggiunto una saetta (quella della cicatrice) e, stavolta, nella sua #fotorecensione ci mette pure la faccia!

FotoJet
#ElisaAttraversoLoSpecchio Harry Potter, J. K. Rowling

#ElisaAttraversoLoSpecchio #salanieditore  #HarryPotter #lettureautonome #foto_recensione #recensioni
________
*è magico
*è pauroso
*è avventuroso
*ci sono anche i film (e anche loro sono bellissimi)

Voci nel parco

Picture books are being marginalised. I get the feeling children are being pushed away from picture books earlier and earlier and being told to look at proper books, which means books without pictures. [Anthony Brone]

Non era previsto che io riuscissi a partecipare alla presentazione di Voci nel parco  durante l’ultima Bologna Children’s Book Fair. Questioni di tempi strettissimi, che, invece e per fortuna, si sono dilatati; perché mi sono ritrovata in un contesto piacevolissimo e partecipato, molto spontaneo e ricco. E ho scoperto come sia stata lunga e difficile l’acquisizione dei diritti di questo albo da parte di Camelozampa, come sia stata ostinata e perseverante.

Scrivere di questo albo è necessario. Anzitutto per consigliarne l’acquisto, è sicuramente un libro che non può mancare nella vostra libreria, ma, con la stessa urgenza, per ragionare quanto più a lungo possibile su pagine belle, intense, ricche e profonde di ritmo, rimandi colti, ironia e umanità.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Nelle illustrazioni di Anthony Browne ci sono sempre piani di narrazione diversi, sovrapposti con la naturalezza di chi ha molto di interessante da raccontare, quindi senza ridondanza.

Le voci di questo parco sono quattro, così come quattro le font scelte per ciascuna di esse, quattro i toni, quattro le prospettive e quattro le visioni: una madre, un padre, una bambina, un bambino.

Io, come tutti, immagino, ho trovato la mia preferita, sia a livello empatico che a livello di narrazione: la seconda, quella del padre. Sotto forma di gorilla, il padre di Smudge che non ha nome, però è un papà bello e fatto, ci si presenta seduto in una poltrona: occhi mesti, guancia appoggiata al gomito, labbra serrate in una posa di rassegnazione, abiti umili, da lavoro, scarponi pesanti. Alle sue spalle l’ombra, che segna e allarga i contorni e asseconda lo sguardo nell’indugiare sul muso di un cane che da dietro alla poltrona fa capolino. Il muso di quel cane, che si chiama Albert, sembra puntare altrove e si percepisce, pur non vedendola, la frenesia delle zampe, pronte al primo cenno, a scattare in piedi e andare. Andare al parco.

Il papà e Smudge, e Albert, vanno dunque al parco. Il papà testa china e gravata da quel che si intuisce siano pensieri grevi, Smudge sorridente, il cane allerta. Tutto attorno sembra continuare l’opera di esortazione incominciata dal cane: gli alberi spogli si chinano a destra a indicare la strada; così fa il lampione, così le decorazioni in marrone sul muro in mattonelle. I quadri in basso a sinistra, che il terzetto si lascia alle spalle, piangono lacrime dolorosissime, nelle quali si riflettono, accompagnando il nostro sguardo su una povertà fatta di topi e spazzatura. L’accattone incrocia lo sguardo del papà ma, nonostante sia ironico, e molto, non riesce a mutarne l’umore.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Giunti al parco l’entusiamo del cane è evidente, quasi palpabile nello scodinzolio gioioso, e, mentre alle spalle del papà chino fa capolino Mary Poppins, entrano timidamente nella scena i piedini di Smudge, mentre esuberante sulla destra esce il muso di Albert. Libero tra gli alberi di impronta magrittiana Albert corre, velocissimo, in compagnia, sfrecciando tra tronchi sospesi, lampioni fuori contesto, zampe e proboscidi di elefanti.

Ed ecco che entra nella storia la speranza, che è di casa tra le pagine di Browne, per quanto possa sembrare schiacciata dagli accidenti della vita. Il papà legge il giornale in cerca di annunci di lavoro e mentre l’urlo di Munch ha fatto sua la prima pagina del quotidiano, dalla testa messa in moto dalle idee del papà si allungano degli alberi, dei rami, che tendono talmente in alto da non rientrare nella cornice. Quando arriva il momento di andare a casa tutto si scioglie, come un cane felice senza guinzaglio, in una danza colorata e pulita. Un limpido trionfo di cuori e luci in cui ogni cosa piroetta. E mentre Albert si chiede chi abbia sdradicato il lampione per sostituirlo con una campanula luminosa, noi seguiamo la stella sulla felpa di Smudge in una linea obliqua, ritrovandola sulla schiena del palazzo e poi alle spalle di King Kong (ecco chi ha divelto il lampione!) cadente, pronta a raccogliere un desiderio.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Tra tutte le voci, quella che ho scelto di raccontare è forse la più mesta ma è anche quella che più di tutte si nutre di speranza, che è ciò che cerco in un albo per bambini assieme alla verità. E qui le ho trovate entrambe.

Le altre voci sono di una madre ingerente, di una bambina dall’allegria contagiosa e di un bambino frenato nella sua fanciullezza ma ancora libero, capace di voltarsi indietro e porsi domande.

Non c’è mai un momento per smettere di leggere gli albi illustrati. Io da questo non credo potrei allontanarmi mai e così i bambini, che della surrealtà fanno lingua universale.

0159_VOCI_NEL_PARCO_COVERTitolo: Voci nel parco
Autore: Anthony Browne
Editore: Camelozampa
Dati: 2017, 36 pp., 16,00 €

Pulci nell’orecchio (acerbo)

Della propagazione della luce sappiamo tutti dalla fisica studiata al liceo; io un po’ più vagamente perché ho la tendenza a raccontarmi le teorie fisico/matematiche come se fossero fiabe, per cui la variante dell’oggi di solito è parecchio distante dall’originale di partenza, però ecco, con in mano le pulci nell’orecchio curate e illustrate da Fabian Negrin per Orecchio Acerbo ho ripensato alle sfere di cristallo e al loro restituire un’immagine capovolta della realtà, chè è proprio la stessa, vivida e brillante, ma sottosopra. E quindi uguale, perfette ma altro da sé. E dunque la quarta di copertina custodisce il titolo; il che è un sogno che si avvera, vale a dire trovare in quarta pochi elementi, tutti veri: l’autore, l’illustratore, il titolo della storia, l’editore. E in copertina una illustrazione piena piena, liscia. che racconta moltissimo e molto affascina.

Rex di D. H. Lawrence, Fabian Negrin - 2017, Orecchio acerbo
Rex di D. H. Lawrence, Fabian Negrin – 2017, Orecchio acerbo

La prima pulce che vorrei mettere nel vostro orecchio ha in copertina un cane dal muso fiero e dal pelo riccio, un bambino scalzo e biondo e una bimba, gonna rossa e capelli al vento. Tutti e tre solcano l’aria in un balzo che è assieme di amicizia, gioia, libertà, fanciullezza. Prima ancora che arrivi il frontespizio, una illustrazione su doppia pagina in cui il cane e il bambino si contendono un calzino e il cane tira e tira così tanto e così forte che tutta la stanza sembra pendere dalla sua parte. Pericolosamente, considerata la furia che tinge il volto della mamma che incede brandendo una scopa. A seguire un dettaglio di quanti guai possa causare in casa un cane che stringe amicizia coi bambini e quindi Rex di D. H. Lawrence, illustrato da Fabian Negrin nella traduzione di Damiano Abeni.

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Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa di William Saroyan, Fabian Negrin – 2017, Orecchio acerbo

Sulla seconda sta adagiata su uno sfondo rosso sangue una tigre che di sottecchi si guarda alle spalle mentre sul suo manto il volto di un uomo si mostra pensoso, corrucciato. Probabilmente perché si tratta dello zio del barbiere cui quella stessa tigre mangiò la testa. Lo zio che si chiamava Misak e, novello San Francesco, amava tutte le creature, anche le più feroci, anche quelle cui ogni sera, lavorando al circo, s’arrischiava ad offrire il capo; Il bambino che ne ascoltò la storia, invece, coi suoi capelli offriva un nido agli uccelli; fino a quando il suo essere strampalato e capellone non gli valse rimproveri da destra e manca e non incappò nel barbiere cantastorie che forse aveva nome William e cognome Saroyan (Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa, con le illustrazioni di Fabian Negrin, nella traduzione di Elio Vittorini).

Canituccia di Matilde Serao, Fabian Negrin - 2017, Orecchio acerbo
Canituccia di Matilde Serao, Fabian Negrin – 2017, Orecchio acerbo

La terza, beh, la terza vi guarda negli occhi pur con lo sguardo basso. Gli occhi cerulei e tristi di Canituccia sono acquosi e fermi, i capelli che sfuggono al fazzoletto azzurro rossi e tagliati malamente. Il volto smunto, magro e coperto di lentiggini racconta di giornate a pascolare il maiale della padrona nelle campagne intorno a Capua, giornate di fatica, di botte, di fame ma anche di amicizia nata da un bisogno reciproco di vicinanza tra pastorella e maiale che si concluderà nel più triste e ineluttabile degli addii. Una lettura intensa e dolorosa che mette molta distanza tra l’innocenza dei bambini, che mai chiedono. Che muti, a capo chino, ristanno su scalini di pietra, negli angoli, affamati e soli a patire l’egoismo severo degli adulti (Canituccia di Matilde Serao).

Pulci nell’orecchio Storie che saltano di testa in testa, lasciando il prurito contagioso della lettura.

 

 

 

I ricordi di Mamette – La buona stella

22 dicembre 2016. #AkAdvent

Non sono un’esperta di fumetti. Questo devo premetterlo per onestà e per anticipare che ci sarà molta empatia in questa recensione, più che tecnicismi. Il che potrebbe anche essere un bene. Perché oggi è una giornata piena e complessa che segue tante giornate altrettanto piene e complesse e incontrare un libro così intenso e delicato e rude e intimo e divertente, non può che essere balsamico. Per questo consiglio I ricordi di Mamette – La buona stella, perché vi farà piangere e ridere, ne sono certa, di risate e lacrime vere e balsamiche, appunto.

 I ricordi di Mamette - La buona stella, di Nob - Tunuè, 2016
I ricordi di Mamette – La buona stella, di Nob –
Tunuè, 2016

I fumetti mi trovano sempre piuttosto cauta nell’approccio. Quell’inseguirsi di immagini, che sembra indurre a una lettura veloce e invece ne richiede e riceve una lenta, mi smarrisce sempre, sulle prime. Poi comincio a trovare il filo e mi aggrappo anche alle parole (che in questo caso non sono molte) e procedo con una pienezza che, anch’essa, mi sorprende e gratifica. Mamette, che è Marinette, è una vecchia signora che è stata una bambina. E di quella bambina ci racconta. Ci racconta visivamente, per mezzo delle immagini della propria memoria, e questa storia realista e a tratti verista, trova nel fumetto, la sua naturale espressione. Una forte coincidenza di intenti tra autore, protagonista narrante e medium. Sorprendente.

Mamette, che è Marinette, dicevo, è una bambina che vive in campagna, intorno agli anni Trenta, nella casa del nonno e della nonna materni; amorevolmente accudita da una zia scontrosa e dolcissima; la madre non c’è, il padre ci sarà, e lei è volitiva, testarda, simpatica. Ha due amici, che un po’ la corteggiano alla maniera dei bambini, azzuffandosi per lei, cercando di proteggerla da tutto, di vegliare sui suoi passi. Ciascun personaggio ha uno sguardo proprio, che è palese e arricchisce ogni striscia di un’intensità che è quella che solo l’onestà sa rendere. Non ci sono tentativi di edulcorare anche la vita agreste più crudele; quella che prevede l’uccisione degli animali per nutrirsene, quella che è frugale, di poche parole, quella che è sdentata, quella che abbraccia e nutre e abbracciando e nutrendo cura anche la solitudine e il senso dell’abbandono.

 I ricordi di Mamette - La buona stella, di Nob - Tunuè, 2016
I ricordi di Mamette – La buona stella, di Nob –
Tunuè, 2016

È Natale, ma per arrivare al giorno della vigilia, Mamette vive tante avventure, semplici, che trasudano energia. Al giorno di Natale Mamette arriva con un carico di emozioni non indifferente e scrive una lettera alla mamma lontana. Ed è struggente. Il registro si modula magistralmente e tocca corde intime: la semplicità e l’amore che si leggono nella lettera di Mamette sono tangibili. La semplicità dell’amore, ecco, forse questa è la chiave di lettura da tener presente leggendo Mamette e i suoi ricordi. Forse da tener presente sempre.

81mus3elgtlTitolo: I ricordi di Mamette – La buona stella
Autore: Nob (Stefano Cresi trad.)
Editore: Tunuè, tipitondi
Dati: 2016, 96 pp., 14,90 €

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Sulle tracce degli antenati

C’è un bambino, Luca, che si muove con tanto di taccuino attraverso la storia dell’evoluzione e lo fa ponendo delle domande; alcune di esse molto puntuali, altre che tradiscono qualche pregiudizio o l’imprinting di una storia dell’evoluzione umana che si nutre di piccoli errori che cambiano di molto la prospettiva. Luca le proprie domande le rivolge ai diretti protagonisti: all’uomo di Neandertal, ad Ardi (l’antenato della celebre Lucy), a Lucy stessa (wow!) e a tanti altri lontani cugini.

Sulle tracce degli antenati. L'avventurosa storia dell'umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc - 2016 Editoriale Scienza
Sulle tracce degli antenati. L’avventurosa storia dell’umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc – 2016 Editoriale Scienza

È buffo ammetterlo ma Luca fa un po’ come avrei fatto io stessa, procede con curiosità e riesce, grazie ad essa, a far luce su una linea temporale molto intricata, a spazzar via o dar fondamento ai “si dice”. Insomma, Luca si comporta da vero rappresentante degli Homo Sapiens, ricostruendo una storia dell’evoluzione umana che è un piacere leggere.

Sulle tracce degli antenati. L'avventurosa storia dell'umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc - 2016 Editoriale Scienza
Sulle tracce degli antenati. L’avventurosa storia dell’umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc – 2016 Editoriale Scienza

Perché oltre ad avere l’intelligenza e il coraggio di proporre molto e approfondito testo, come si confà a un testo scientifico e divulgativo, si muove così come si è mosso l’uomo nel corso della sua evoluzione, con curiosità, sollevando dubbi, ridiscutendo le proprie certezze. E con forza.

Accidenti quanto siamo stati forti, coraggiosi, adattabili, caparbi! I nostri antenati sono sopravvissuti a freddo glaciale, caldo estremo, fame, stenti, epidemie. Ne è uscito, l’uomo, rafforzato e cosciente, fantasioso, abile, creativo.

Sulle tracce degli antenati. L'avventurosa storia dell'umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc - 2016 Editoriale Scienza
Sulle tracce degli antenati. L’avventurosa storia dell’umanità, di Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc – 2016 Editoriale Scienza

Ad ogni antenato è dedicato un cospicuo numero di pagine. Le prime sono riservate al ritrovamento. In esse si trova anche una scheda riassuntiva coi dati e la timeline, un ritratto in primo piano e la cartina geografica con evidenza dei punti di ritrovamento. A queste pagine segue l’identikit, con professione, dieta, residenza, segni particolari; quindi l’intervista di Luca all’antenato, inframezzata da box di approfondimento.

Da oggi a ritroso fino a sette milioni di anni fa, fino al Panomo, si ripercorrono i rami di un albero genealogico con l’agilità di un Sediba (Australopithecus sediba) fino alle radici. Per questo consiglio questo libro e credo sia un regalo di Natale perfetto: perché oltre a essere puntuale e scientifico è anche divertente e appassionante.

sulle-tracce-degli-antenati-cop-rgb-1000px-310-310Titolo: Sulle tracce degli antenati. L’avventurosa storia dell’umanità
Autore: Telmo Pievani, Adriano Gon, Katerina Kalc
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2016, 144 pp., 19,90 €

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