The Skeleton Tree

Una barca affonda lungo le coste dell’Alaska. A bordo si trovano il dodicenne Chris con suo zio Jack e un ragazzo di nome Frank, che lo zio gli ha presentato due giorni prima.the skeleton tree.jpg

Una barca affonda e si concretizza un naufragio in cui solo l’unico adulto che si manifesta in questo libro non sopravvive, anzi, muore in una circostanza che aggiunge dramma al dramma già in atto. La base di partenza è floridissima di pathos e avventura. Il luogo in cui i ragazzi vengono rilasciati dalle onde è ostile, non vi è anima viva, sono soli. Ed è questa solitudine, dinanzi alla grandezza e alla maestosa ostilità della natura selvaggia, che è il punto di partenza migliore per un romanzo che rientri perfettamente in ciò che cerco in una castaway story. Perché non l’ho detto, ma sono un’appassionata di storie di naufragi con pochi sopravvissuti che riescano a ricostituire se stessi e un mondo a loro misura anche negli ambienti meno accoglienti della Terra o assieme a compagni di sventura con i quali hanno ben poco da spartire e talvolta molto da temere. Ho incominciato con Robinson Crusoe, passando per Vita di Pi, Il signore delle Mosche…

In tutte le storie custodite nella mia memoria c’è un pattern nel quale si muove la struttura e il ritmo delle storie di naufragio. In Skeleton Tree anche, ma con qualche passo a vuoto che mi ha smarrita, lasciandomi senza scialuppa di salvataggioSi tratta, però, di opinione mia, falsata forse proprio dalle tante letture. The Skeleton tree rimane un bellissimo romanzo nel cui evolversi, però, i ragazzi non si evolvono.

Frank si mostra subito astioso, freddo, nei confronti di Chris, nonostante quest’ultimo faccia di tutto per esserne benvoluto, prima, perlomeno non maltrattato, dopo. Chris sembra avere la peggio ma di fatto sono vittime di un luogo che con è inospitale con entrambi in egual misura. Scoprono quasi subito una capanna abbandonata nella foresta e in essa trovano un rifugio che, per quanto piccolo e rudimentale, si mostra ricco di segreti e tracce fondamentali. Pescano salmoni su salmoni in previsione di un inverno che non tarda ad arrivare, senza però porsi con serietà domande su come conservarli, il che cozza con la consapevolezza di dover fare provviste. Sono queste alcune delle piccole incongruenze che hanno sospeso il mio giudizio del tutto positivo. Si tratta di un romanzo che rientra nella tradizione dei più intensi romanzi d’avventura da dispersi ma non ne contempla la stessa crescita, la stessa maturazione dei personaggi. Senza la loro crescita, che in qualche condizione c’è ma solo emotiva, tutto viene affidato alla fortuna, a un fato che li prende sotto la propria ala benevola di corvo e li protegge, cura e salva. Da soli, il loro destino sarebbe stato segnato.

C’è molta magia sulle coste selvagge dell’Alaska, c’è anche tantissima ferinità. Ferinità che esplode in maniera potente nella scena dell’orso che attacca e perseguita Chris (dopo aver già perseguitato altri con infauste conclusioni) e, ancora, c’è molto misticismo. Un albero imponente cui sono appese delle bare, piene di persone di cui si è persa memoria. Una statua di legno feticcio, portata a riva come un segno dallo Tsunami del Giappone (sì, c’è anche lo Tsunami) e la fede rinvigorente in ciò che gli adulti suggeriscono loro nei sogni.

E mentre i due ragazzi continuano a convivere sopportandosi, Chris stringe amicizia con il vero protagonista eroico della storia: il corvo. Sul quale ancora mi interrogo: a chi parlava ricordando? Di chi parlava con odio cieco seminando il terrore? Perché Chris non si sente inquieto, non ha paura di una voce, quella di un uccello, così inquietante e chiara? Quando gracchia con parole umane, esse sono le stesse che il corvo diceva al precedente abitante della capanna, il quale era forse crudele con lui? Si tratta di voci dall’oltretomba? Si tratta forse della stessa voce di Chris, che per mezzo suo esprime l’odio che da solo non riuscirebbe a esplicitare?

Il freddo si fa strada anche nelle speranze dei due ragazzi; il più grande si rivela tale svelando al minore il segreto dolorosissimo di una radice comune, e i salmoni marciscono a causa delle mosche. I due ragazzi si ritrovano nel sembrare perduti.

Io, da parte mia, avrei preferito meno ingredienti in questo romanzo che resta gustoso e che consiglio a ragazze e ragazze dagli 11 anni in su.

Titolo: The Skeleton Tree
Autore: Iain Lawrence (traduzione Christina Mortara)
Editore: Edizioni San Paolo
Dati: 2019, 288 pp., 18,00 €

Creature selvatiche (e libere)

Mi sono chiesta, prima di leggere questo libro,  se davvero avessi bisogno di un’altra storia di bambine emarginate, sfortunate, abbandonate, sole. Mi sono chiesta, prima di leggere questo libro, se non mi sarei piuttosto trovata di fronte a righe che potessero far leva sulla mia empatia verso questo genere di protagoniste, che potessero muovermi alle lacrime. E sono un po’ stanca di romanzi che muovono alle lacrime.

Ho deciso che sì, che quelle braccia spalancate in copertina, quella silhouette nera, capelli al vento, piedi ben fermi  (ai piedi un gatto) non potevano che essere foriere di libertà. E ho letto. E ho fatto benissimo.

  • Perché è un libro scritto con un lessico accurato e fresco
  • Perché i personaggi sono delineati in maniera completa e mai esaustiva
  • Perché Zoe è una bambina non ingabbiabile in uno standard
  • Perché ci sono un gatto vecchio e premuroso, e saggio e scontroso come tutti i vecchi, e una cerbiatta veloce e delicata, sfuggente e albina
  • Perché non manca il mistero
  • Perché non manca la tensione narrativa
  • Perché c’è un equilibrio perfetto tra dramma e allegria
  • Perché Zoe è sicura che anche lo zio Henry la abbandonerà, e questo invece non accade
  • Perché nessuna creatura, animale o umana che sia, viene addomestica

E per altre cose che vi dirò a seguire.

Zoe è una bambina di 11 anni, ha vissuto, fino al momento in cui è morta, con la madre malata di mente, in una condizione di degrado e solitudine, soggetta ai colpi di luna della madre e dei suoi numerosi compagni. Nonostante ciò è riuscita a maturare una propria personalità piuttosto equilibrata e originale, sebbene diffidente e, comprensibilmente spigolosa.

Alla morte della madre Zoe viene affidata alle cure dello zio, famoso scultore e celebre cardiologo, Henry. Giunta a casa di Henry la ragazzina stenta ad ambientarsi, sebbene dai piccoli gesti che accompagnano la sua esitazione traspaia il desiderio profondo di farlo.  I pochi vestiti riposti nei cassetti, un vecchio coniglietto marrone senza un orecchio sul letto. Henry è il fratellastro del padre, morto in un incidente stradale.

A casa di Henry c’è un gatto, o meglio un gatto orbita attorno alla casa di Henry senza che lui se ne curi, ma il gatto tutto osserva e tutto considera; annusa il pericolo, distingue nettamente i buoni dai cattivi. E sia Henry, sia Zoe, sia Fred, sia Bessie, dal cuore fragile e dalle trapunte che sembrano quadri, sono buoni. Il rapporto tra i due, zio e nipote, si consolida e si rafforza anche delle persone amiche di cui Henry si circonda. Zoe, un po’ più sicura del suo futuro, si spinge oltre la soglia della casa, esce all’esplorazione dei dintorni. Il gatto la segue, il gatto ci racconta, ci mette in guardia, ci rassicura. Le parole di Zoe si alternano alle sue, stesso spirito acuto, stessa cauta diffidenza, stesso istinto ferino. Zoe si imbatte in persone da evitare, in persone che ne comprendono le qualità, in numerosi libri, in una cerbiatta albina che la rifugge e al contempo la attende, e in una capanna da rimettere a nuovo piena di tesori e in vecchie fotografie che faranno luce su un passato che farà bene a tutti ricordare.

Avevo anticipato altri “perché”, altri buoni motivi per leggere Creature selvatiche. Non posso dire molto altro, ho il timore di rovinare qualche sorpresa, ce ne sono molte…

  • Perché la traduzione di Anna Patrucco Becchi è equilibrata, calza a pennello
  • Perché questa è un’opera prima di un’autrice, Clay Carmichael, e sorprende e tocca

51RRdMRbdTL._SX330_BO1,204,203,200_.jpgTitolo: Creature selvatiche
Autore: Clay Carmichael
Traduttore: Anna Patrucco Becchi
Editore: San Paolo
Dati: 2014, 288 pp., 18,00 €

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