Una baita per due

Una baita per due, di Loïc Froissart - 2018 Terre di Mezzo

Questo libro incomincia dalla copertina. Come tutti i libri, direte voi; sì, vero, ogni libro incomincia a suggerire qualcosa di sé già dalla copertina, ma questo albo di Loïc Froissart sin dalla copertina racconta. E racconta la storia di una baita, piccola, perlomeno se rapportata al bosco in cui, vista dall’alto, è immersa, col tetto azzurro che fa capolino in un mare soffice di verde, di alberi, un po’ dita, un po’ spugne gommose, un po’ rocce tondeggianti. Ché poi a definire ‘rocce’ degli alberi ci vogliono voli arditi di fantasia, ma volando davvero, quella è l’impressione.

E questo mare roccioso e morbido di alberi invita ad avvicinarsi, attrae, come fanno di solito questi luoghi misteriosi, solitari e bellissimi. E dunque è piuttosto semplice aprire il libro e addentrarsi in esso, sulle sguardie in cui ci si avvisa: questa baita non è facile da trovare.

Ma non impossibile.

E infatti, eccola lì, col suo patio rosso, il tetto azzurro che in volo avevamo intravisto, un bel mucchio di legna da ardere sotto la tettoia, una sedia a dondolo e un libro, giallo, su uno scalino a tenere il segno.

Una baita per due, di Loïc Froissart - 2018 Terre di Mezzo
Una baita per due, di Loïc Froissart – 2018 Terre di Mezzo

L’escursionista arriva, si china a raccogliere il libro e ci guarda stupito, sulla pagina di sinistra, mentre in quella di destra, contemporaneamente, un orso s’affaccia dal resto e ci guarda stupito. Di chi è questo libro? Si chiede il primo, Ma… ha preso il mio libro? Ci chiede il secondo.

Una baita per due, di di Loïc Froissart – 2018 Terre di Mezzo
Una baita per due, di di Loïc Froissart – 2018 Terre di Mezzo

E noi, cominciamo a chiederci, piuttosto: Ma… di chi è questa baita? è presto detto. È una baita per due. Con più consapevolezza da parte di uno piuttosto che dell’altro, ma bella, solitaria, accogliente; per due che a parte per qualche pelo, sono molto simili in quanto a gusti e attenzioni.

La mia baita è nascosta in mezzo ai boschi. È piccina ma io ci sto bene: non conosco un posto più tranquillo. Peccato per le visite di quello strano essere umano… crede che la baita sia sua!

Arrivare, partire, congedarsi da un luogo caro, vivere di tranquillità e godere della solitudine, della natura. È di un verde avvolgente questa storia, è lieve e buffa. Fa sorridere, racconta con tenerezza dalla copertina alla quarta.

Titolo: Una baita per due
Autore: Loïc Froissart (traduzione di Giulia Genovesi)
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2018, 28 pp., 12,90 €

Dimenticare Berni

Dimenticare Berni di Eva Sanchez Gomez - 2016, Edizioni corsare
Dimenticare Berni
di Eva Sanchez Gomez – 2016, Edizioni corsare

In un cantuccio dietro al mobile grande e scuro del soggiorno di mia madre. Lo ricordo come se mi fossi appena scrollata dalla salopette di velluto a coste le briciole del pane tostato: mai avrò amico più prezioso; croce sul cuore. Quell’angolo era il luogo segreto in cui chiacchieravo con il mio migliore amico, che era un amico segreto, che era un amico immaginario. E immaginario ma sempre con me è rimasto a lungo.

Non pensarci? Dimenticare? Credo che nessuno me l’abbia mai chiesto, ne avrei memoria, ma se fosse successo avrebbe avuto del grottesco, sarebbe stato impensabile per me, naturale per loro, gli adulti intendo. Ma se fosse successo avrei risposto esattamente come la bambina protagonista di queste pagine: “Impossibile!”

Io con il mio elfo Gigi andavo per mare e sempre naufragavamo su un’isola selvaggia e dovevemo ingegnarci a costruire rifugi, pescare il pesce a mani nude e arrampicarci sulle palme per raccogliere i cocchi.

Dimenticare Berni di Eva Sanchez Gomez - 2016, Edizioni corsare
Dimenticare Berni
di Eva Sanchez Gomez – 2016, Edizioni corsare

Lei con il suo amico Berni, l’orso bianco, gioca, pattina, legge, condivide pomeriggi di chiacchiere, sogni.

Berni occupa quasi tutte le pagine ma non le ingombra mai, sembra leggero e lieve nel suo essere un enorme orso polare. Soffice e delicato come potrebbe essere un orsetto di peluche. Leggendo le tavole illustrate di Eva Sanchez Gòmez più volte mi è capitato di sovrapporre ad esse delle altre che si ispiravano alla prima, quella che svela, quella che anticipa. Segno di una narrazione empatica, vicina, limpida.

Dimenticare Berni di Eva Sanchez Gomez - 2016, Edizioni corsare
Dimenticare Berni
di Eva Sanchez Gomez – 2016, Edizioni corsare

Nella letteratura per l’infanzia a volte manca questa separazione netta tra l’infanzia appunto, e l’età adulta. Qui c’è, è palpabile e vera: dimentica Berni, non esiste! – No! Sei tu che non lo vedi, non lo conosci.

I bambini vivono, ostinati, l’incanto, gli adulti, immemori, il disincanto, e sono gli uni agli altri contrapposti. Il saper rendere con così tanta naturalezza questa che  una verità che spesso manca in letture contemporanee, che vedono i bambini vivere la propria meraviglia e gli adulti con la loro invadente presenza sullo stesso piano d’azione; quando essa trova così tanto spazio e respiro io da lettrice mi fido, e posso passare a considerare anche la raffinatezza delle tavole dai colori tenui, sussurrati. La levità del testo, sempre affine, mai ridondante, essenziale.

Consiglio la lettura di Dimenticare Berni alle bambine e ai bambini che coltivano con amore amicizia e sogni, a tutti i bambini dunque.

Titolo: Dimenticare Berni
Autore: Eva Sanchez Gomez
Traduzione: Laura Sagone
Editore: Edizioni Corsare
Dati: 2016, 30 pp., 18,00 €

L’orso e il piano (e un po’ di me)

Nel 2010 aprivo il mio blog, questo blog, per caso, per il desiderio di raccontare libri di qualità. Non ricordo un momento della mia vita in cui io non abbia letto. Incrociavo i libri, in casa ce ne sono sempre stati molti, e leggevo, di tutto. Dalle poesie di Prévert, alle novelle di Verga. Da Radici a Rodari. Da Boccaccio a Calvino. Capitava che io passeggiassi in un bosco, che era la mia casa, e mi imbattevo in questi oggetti che ho imparato a leggere per curiosità. Pura curiosità.

Dalla curiosità ho sviluppato una vera e propria tecnica, poi perfezionata con l’esercizio inconsapevole, e un mestiere, quello di scrivere, che senza quello di leggere non avrebbe mai avuto occasioni. In buona sostanza, se mia madre e mio padre non fossero stati disordinati e avessero riposto a scaffale i loro libri io non sarei qui a scrivere.

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L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Perché vi parlo della mia crescita coi libri? Perché è esattamente ai libri che vorrei tornare. E perché a riflettere attorno a questo ‘ritorno’, scevro dalle luci stancanti del parlottio da rete, mi ha condotta per mano un libro: L’Orso e il piano.

Un giorno, un piccolo orso trova qualcosa di molto strano nella foresta. Un oggetto misterioso che a toccarlo emette un suono terribile. Scoraggiato da quel ‘plonk’ il piccolo orso si allontana, per poi tornare il giorno dopo e poi l’altro ancora e l’altro a seguire, per mesi e anni. Finché quello strano oggetto non emise più terribili ‘plonk’ ma suoni bellissimi. E l’orso fu felice. Felicissimo.

L'Orso e il piano, David Litchfield - 2017 Zoolibri
L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Fino a quando un papà e una bambina a spasso per il bosco ascoltano l’orso suonare e lo convincono a trasferirsi in città. E in città l’orso diventa celebre, famoso, ma sente la mancanza degli amici e del bosco che lo ascoltavano. Gli si stringe il cuore nello spazio luccicante della città. E allora torna. Torna al suo bosco, torna al suo piano. Torna felice.

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L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Questo albo ha una sovracoperta in rosso vellutato di drappi e palcoscenici. La sfogli via e scopri il folto del bosco in cui i raggi penetrano tra i rami e illuminano la scena erbosa e fiorita in cui un orso dallo sguardo deliziato suona il piano. Le tavole di David Litchfield raccontano di un fitto sottobosco con radure soffici. Rami e tronchi e orsi e fiori si sovrappongono non contendendosi il respiro e il risultato è uno sguardo morbido che in alcuni momenti ricorda quello di Jon Klassen.

Il respiro ampio della foresta si contrappone a quello stretto della città. In cui, comunque, non mancano luci e sorrisi.

L'Orso e il piano, David Litchfield - 2017 Zoolibri
L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Si tratta di perseguire i propri sogni, di insistere, di farli crescere non sacrificandoli alla realtà delle cose; si tratta anche di riconoscere le proprie radici e coltivarle negli affetti delle persone e dei luoghi più cari.

Insomma
when you’re in the bigger room
You might not know what to do
You might have to think of
How you got started sitting in your little room (The White Stripes, Little Room)
Cantano i White Stripes che David Licthfield ha ascoltato con ispirazione.

516vD8aADHL._SX371_BO1,204,203,200_Titolo: L’Orso e il piano
Autore: David Litchfield
Editore: Zoolibri
Dati: 2017, 40 pp., 16,00 €

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Piccola orsa, Grande Orsa è con te.

Piccola Orsa, Jo Weaver - 2016, Orecchio acerbo
Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

Il muso di Grande Orsa è illuminato dal sole e del sole di Primavera gode, occhi chiusi e naso teso verso il cielo, ad assaporarne il tepore. Grande Orsa e Piccola Orsa guardano il cielo e del cielo sembrano conservare la lucentezza di quando erano costellazioni. Grande Orsa e Piccola Orsa, che le zampetta di fianco, si muovono brillanti in terra, tra le fronde, sui prati, tra i tronchi, come se avessero, per una stagione, scelto di abbandonare il firmamento e godersi il tepore e la luce del cielo piuttosto che illuminarlo esse stesse.

Piccola Orsa, Jo Weaver - 2016, Orecchio acerbo
Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

Ogni volta che Grande Orsa deve orientarsi nel tempo guarda in su. Cerca la stella Polare mi dico, cerca conferme e conforto, un segno chiaro e familiare. Gli orsi annusano l’aria, tutti gli animali selvaggi lo fanno, ma Grande Orsa lo fa con un piglio che è unico: deciso e morbido, sapiente.

Oppure, Grande Orsa lo sguardo lo porta a terra e, sì, insegna alla sua Piccola Orsa, ma pare imparare anch’essa. Indica con gli occhi stupefatti delle api ronzanti sui fiori, con gli occhi una famiglia di ricci. Con le zampe dialoga con gli uccelli, tra i rami d’autunno carichi di frutti maturi, con una sospesa a mezz’aria ristà, in attesa che Piccola Orsa si decida a rinunciare al proprio gioco, per raggiungerla e sfuggire all’inverno.

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Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

Piccola Orsa segue, osserva, pare sorridere. Lungo una strada costellata di meraviglia. Luminescente come solo il bianco sul nero può essere, chiara come solo il nero sul bianco.

Bianco che si pone in primo piano sui fianchi delle pagine: è un soffione, sono spighe lunghe e strette, fronde sparute di cespugli, uccellini notturni. Nero che fa lo stesso e sottolinea il legame tra la madre e il suo cucciolo evidenziando le ombre, sempre distinte ma vicine, e le impronte, della madre, della figlia, assieme. In attesa che il cielo si lasci annusare e sappia di Primavera.

Piccola Orsa, Jo Weaver - 2016, Orecchio acerbo
Piccola Orsa, Jo Weaver – 2016, Orecchio acerbo

È da molto tempo che non lo affermavo con tanta certezza: questo è un albo che non può mancare nella libreria dei vostri bambini. È un libro urgente, che muove con intensa calma, che svela intimità profonde, che le rende universali e fortissime. Di rara raffinatezza e cura editoriale. Splendido.

Su Lettura Candita di Carla Ghisalberti, che peraltro è autrice della traduzione, scopro un po’ della storia di Grande Orsa e Piccola Orsa quando ancora erano Big Bear e Little One. Andate ad annusare, l’aria da quelle parti è deliziosa.

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Autore: Jo Weaver
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2016, 32 pp., 16,00 €
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Iglù e Nanuk

L’inverno è molto freddo, laddove è sempre inverno; E per quanto un pinguino possa essere capace di sopportarne le intemperie, se ha il talento della sartoria ovvio è metterlo in pratica cucendosi un bel cappotto caldo.

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Iglù e Nanuk, Anna Curti – 2010 Lapis

Iglù ha quindi un bel capotto azzurro e lo sfoggia quando va a ritirare la posta. Aspetta una lettera, forse… e sì! La lettera arriva con una bella notizia: il suo amico Nanuk sta andando finalmente a fargli visita dal Polo Nord al Polo Sud, artigli, pelliccia e tutto.

Citando Gli abiti nuovi dell’imperatore in chiave ghiacciata, laddove l’orso, notoriamente ghiotto di pinguini, si traveste piuttosto che svestirsi grazie all’amico sarto, Nanuk diventa un enorme pinguino, la cui identità posticcia è svelata da un cucciolo, occhio lungo, cervello fino.

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Iglù e Nanuk, Anna Curti – 2010 Lapis

Ma Nanuk è lì per amore del suo amico e l’amicizia è ben più forte dell’appetito, o almeno pensiamo dovrebbe esserlo, per cui si mostra per quello che effettivamente è, in un capovolgimento di eventi che è insieme avventuroso e tenero.

Consiglio questo albo a bimbe e bimbe dai 4 anni, per leggere di come riuscire ad essere sé stessi anche quando le contingenze ci indurrebbero a fare il contrario.

Iglù e nanuk copTitolo: Iglù e Nanuk
Autore: Anna Curti
Editore: Lapis
Dati: 2010, 24 pp., 12,50 €

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Papà, decoriamo l’albero di Natale?

“Mi lasci fare, vero papà?”
“Promesso”
“Davvero?”
“Davvero!” risponde papà

L’atmosfera è dolce, soffusa. Il tepore, nella tana degli orsi si percepisce. A puntare in alto il naso, per bene, narici aperte, si sente anche un profumino delizioso di torta al cioccolato. Verrebbe da fermarsi, davanti alla grotta della cucina, e assaggiare. Piccolo Pelo invece, tira dritto e se ne va in camera sua, sguardo basso, capo chino.

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Papà, decoriamo l’albero di Natale? Mireille d’Allancé – 2007, Babalibri

Come fa a non sentire quel buon profumino? Il fatto è che sentire lo sente, solo che è più intensa la delusione di non poter collaborare, di non sentirsi utile. Il papà arriva prima e meglio laddove lui non riesce, ghirlande, palle colorate, candeline, sono certamente più al sicuro tra le forti zampe di un papà orso, piuttosto che tra quelle curiose e maldestre di un orsacchiotto.

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Papà, decoriamo l’albero di Natale? Mireille d’Allancé – 2007, Babalibri

L’idea però era di farlo assieme l’albero di Natale. E siccome i papà orsi sono certamente piuttosto scorbutici ma anche decisamente intelligenti, questo qui, pelo rossiccio, pancione importante, raggiunge il suo piccolo e lo incoraggia a tornare, affidandogli il compito più ambito: il puntale!

Consiglio la lettura di questo albo di Mireille d’Allancé a bimbe, bimbi entusiasti e pieni di voglia di fare (a tutti i bimbi e a tutte le bimbe, dunque!) e ai genitori che ogni tanto perdono di vista “l’insieme” per il “per bene”.

PapaDecoriamoLAlberoDiNataleTitolo: Papà, decoriamo l’albero di Natale?
Autore: Mireille d’Allancé
Editore: Babalibri
Dati: 2009, pp. 36, 12,00 €

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Caterina e l’orso, a zonzo per il mondo

Caterina, gonnellina blu, maglietta a righe, se ne sta in strada, forse sovrappensiero, quando le passa davanti un orso impettito, naso all’insù a seguire l’odore della strada, perché è chiaramente, e Caterina lo capisce al volo, un orso viaggiatore, che ha tutta l’intenzione di andaresene a zonzo per il mondo. Caterina ci guarda dritti negli occhi e con un sorriso sembra dirci: Mica scema a perdermi quest’occasione!

Quindi l’orso va a zonzo per il mondo, e Caterina dietro.

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Caterina e l’orso a spasso per il mondo, Christiane Pieper  2015, Kalandraka

Ci sono diversi modi per affrontare un viaggio e diversi modi per affrontare il mondo. Figuriamoci un viaggio e il mondo assieme! Per cui i due sperimentano: ci sono momenti in cui viaggiano camminando all’indietro, dando il via a una lunga serie di similitudini che qui comincia coi granchi, altre volte alla maniera classica, cioè in avanti ma controvento. Altre volte i due provano a farlo ballando, in una tavola briosa che cita “A caccia dell’orso”, se il riferimento fosse sfuggito finora. Rotolano addirittura, ridendo a crepapelle e coinvolgendo nei capitomboli anche la luna, sorridente rappresentante di elementi buffi e magici che numerosi popolano queste pagine, mentre una mucca, razionale anzichenò, li guarda strabuzzando gli occhi. Sono certa che nella pagina successiva la mucca si rivolgerà a noi scuotendo la testa in segno di disapprovazione, si sa le mucche sono mamme apprensive, certi capitomboli non li condividono… e invece no! La mucca sarà andata a dormire presto… Bisogna fare silenzio. La luna si è assopita, è buio. L’orso cammina in punta di piedi, e Caterina dietro. E attraversano una bella citazione di Hokusai con tanto di vulcano, iris e fiori di ciliegio, talmente bella da far cantare anche i pesci!

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Caterina e l’orso a spasso per il mondo, Christiane Pieper  2015, Kalandraka

Sulla strada in giro per il mondo, Caterina e l’orso incrociano un camaleonte, che da quei due è così incuriosito da voler assomigliare più alla maglietta a righe bianca e rossa di Caterina che all’ambiente che lo circonda. In una grotta buia e misteriosa all’attenzione dei due sfugge uno spiritello, un folletto. Sono troppo presi dal mistero che li circonda e poi stanno pensando di mettere in pratica il celebre indovinello della Sfinge delle tre età dell’uomo, con una variante: i piccoli invece di andare a quattro zampe, come caprioli sulle montagne, vanno assieme agli anziani su tre appoggi, vanno in triciclo.

Gli acrilici dai colori tenui seppur molto luminosi si fanno portavoce di un invito. Invito a cantare, a saltellare, a stare su una, due, tre, quattro zampe… o piedini.

Caterina e l’orso, a zonzo per il mondo è stata per me una piacevolissima lettura. È un libro per sognare e per giocare e lo fa fare per bene. Ne consiglio la lettura alle bimbe e ai bimbi dai 3 anni in su.

portada CATALINA.fh11Titolo: Caterina e l’orso, a spasso per il mondo
Autore: Christiane Pieper
Traduttore: Gabriella Manna
Editore: Kalandraka
Dati: 2015, 40 pp., 14,00 €

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A caccia dell’orso

Scrivere di A caccia dell’orso è certamente difficile, giacché per il suo essere un classico moderno della letteratura per l’infanzia, tutto, o molto, è stato detto in merito. Ritengo però che, vista la nuova edizione di Mondadori, in libreria dal 3 marzo, sia giusto approfittarne per consigliarne la lettura o l’ascolto a tutti i bambini, per molti perché.

Il primo è la qualità della struttura narrativa sia per parole che per immagini. Michael Rosen (autore prolifico di cui però mi risulta che solo A caccia dell’orso sia tradotto in italiano) e Helen Oxenbury (della quale in italiano si possono trovare È in arrivo un bambino per Motta junior e 10 dita alle mani e 10 dita ai piedini per Il Castoro) costruiscono un albo che come prima qualità ha quella di essere vivo e dinamico. A caccia dell’orso comincia sin dalla copertina che è essa stessa narrativa, anticipa la storia e si svolge anche sulla quarta.

A caccia dell'orso - Michael Rosen, Helen Oxenbury, 1989 - Mondadori / Walker Books Ltd 2013
A caccia dell’orso – Michael Rosen, Helen Oxenbury, 1989 – Mondadori / Walker Books Ltd 2013

Una famiglia numerosa costituita dal papà, da quattro bambini di diverse età e un cane s’avvia decisa e allegra verso un’avventura fantastica e pericolosa: armati solo di un bastoncino vanno a caccia di un orso, anzi “dell’orso”. Il primo capitolo (la divisione in capitoli o quadri scenici viene naturale) si svolge su doppia pagina, è un acquerello in bianco e nero dinamico e fortemente impressionista: un campo fitto e alto si frappone tra gli avventurieri e l’orso; in prima fila, temerario, a braccia alzate e col suo bastoncino biforcuto in mano, uno dei fratelli avanza senza timore, segue il papà, con il neonato sulle spalle sorridente e sereno, nelle retrovie, ma proprio di fronte al lettore, la sorellina minore, tra il divertito e l’incoraggiante, trascina la maggiore, che, un po’ timorosa cerca di fare resistenza, mentre il cane, allegro e sfrenato, procede a grossi balzi. Si dipinge così un quadretto di attitudini ed emozioni vario e vasto nel quale ogni bambino potrà trovare il protagonista in cui immedesimarsi, l’emozione in cui rispecchiarsi. In alto a sinistra una filastrocca/canzoncina “A caccia dell’orso andiamo. Di un orso grande e grosso. Ma che bella giornata! Paura non abbiamo.” Filastrocca che si ripeterà ogni volta che gli avventurieri si imbatteranno in un ostacolo; e l’ostacolo lo si incontra in alto a destra: un campo! “Oh oh! Un campo! Un campo di erba frusciante! Non si può passare sopra. Non si può passare sotto.” Adattato alle diverse situazioni anche questo testo si ripeterà all’occasione. Ma allora qual è la soluzione? “Oh no! Ci dobbiam passare in mezzo!” La soluzione è semplice: andare, affrontare, superare, valicare, immergersi. Insomma, la soluzione è provare.

Si volta la pagina e “Svish svush! Svish svush! Svish svush!” un blocchetto di testo, sulla pagina di sinistra si staglia nero su bianco e in cornice su un acquerello a colori, sempre su doppia pagina, che cita teneramente e vivamente I papaveri di Monet, riportandoci all’impressionismo di cui è espressione vivace e allegra. Così comincia il ritmo, l’alternanza tra quello che precede la micro avventura incastonata nella macro avventura, bianco e nero che si avvicenda al colore pieno (colore che dall’essere luminoso e vivace tende gradatamente a scurirsi verso il finale della storia), filastrocca che s’avvicenda con l’onomatopea e induce ìl bambino a imitare, a ripetere, a cantare (a battere le mani, l’ho visto in numerosi filmati ripresi durante gli altrettanto numerosi laboratori). E tra pennellate e rime la famigliola guaderà un fiume freddo e profondo (e splish e splash), un pantano, affronterà una tormenta di neve, fino all’apice della storia: una grotta. Di fronte a quest’ultima il neonato e il cane, portatori di un timore che è ferino, che è istintivo, cercano di dissuadere gli altri che, al contrario, spiano curiosi cercando di vedere attraverso il buio fitto; il cane si mostra immobile, impaurito, a orecchie basse, il piccolo agisce, invece, tirando per la gonnellina la sorella.

Quella che fino a quel momento non era stata che una fantasticheria si concretizza in una splendida pagina sui toni dell’ocra che vede improvvisamente contrapposti il cane e un orso. Un orso vero, in pelo, carne e ossa (e unghioni).

Qui si interrompe la ritmicità lenta, che fino a questo momento si era adattata all’avanzare del gruppetto, cercando di rispecchiare quasi il tempo dell’azione, e incomincia un rocambolesco e veloce percorso a ritroso: le due pagine questa volta sono divise ciascuna in tre settori stretti, che si svolgono in orizzontale e quindi, nonostante siano sottili, risultano ariosi, quasi un susseguirsi di fotogrammi montati in sei scene. Indietro nella grotta (brrrrrrr! brrrrrrr! brrrrrrr!), indietro nella tempesta (Fiuuuuuu huuuuu! Fiuuuuuu huuuuu! Fiuuuuuu huuuuu!), indietro fino a casa ma con una differenza: l’orso li insegue ed è anche parecchio arrabbiato. La doppia pagina seguente riduce i quadri a quattro, l’avventura è al culmine e l’emozione anche. Le immagini trasmettono frenesia e timore. Poi però si volta pagina ed è un trionfo morbido e soffice di rosa: un piumone sotto cui trovare riparo tutti assieme, tranne l’orso, naturalmente che, a spalle basse, mogio mogio, torna alla sua grotta.

Rimane invece nei lettori una sensazione di brio difficile a dileguarsi, la quale non sarebbe stata possibile senza l’ottima traduzione di Chiara Carminati grazie alla quale non si rimpiange l’originale.

9788804626381-a-caccia-dell-orsoTitolo: A caccia dell’orso
Autore: Michael Rosen, Helen Oxenbury
Traduttore: C. Carminati
Editore: Mondadori
Dati: 2013, 36 pp., 14,00 €

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Se avete voglia di approfondire in inglese ispirate la vostra ricerca a questi rimandi:

  • ‘Beautifully produced, written and illustrated, this is a classic work for any age at any period.’ The Independent on Sunday
  • ‘With such a partnership, how can this gorgeous great picture-book rhyme fail?’ The Guardian
  • ‘Lovely to read aloud and beautiful to look at.’ The Sunday Times
  • e, infine, leggete qui un saggio critico con il quale sono molto in linea.

In italiano, invece, ne aveva scritto Federica Pizzi su Mammeonline. Eccovi il link

Tu mi vuoi bene anche se…?

Tu mi vuoi bene anche se? - Ève Tharlet
Tu mi vuoi bene anche se? – Ève Tharlet

Quando si pensa ai legami lo si fa spesso con una punta di malinconia: alcuni si rompono, altri si indeboliscono, così come altri ancora, per fortuna, si rafforzano o semplicemente cambiano. Nell’età adulta il legame affettivo o amoroso si complica di fattori assai diversi tra loro che talvolta poco c’entrano con l’affetto o l’amore. I bambini, invece, vivono il legame con la propria mamma in tutta naturalezza. In effetti è probabilmente l’unico rapporto d’amore, quello tra madre e figli (così come tra padre e figli) invariabile e immutabile nel tempo. Arriva però l’età delle domande e dei dubbi quando i piccoli cominciano a prendere coscienza del proprio essere in relazione agli altri e a perdere un po’ di quel loro straordinario egocentrismo che tutto affronta e tutto supera, e allora prima o poi la domanda s’affaccia timidamente: Tu mi vuoi bene anche se…?

Tu mi vuoi bene anche se? - Ève Tharlet
Tu mi vuoi bene anche se? – Ève Tharlet

Per l’orsetto protagonista di questo albo illustrato di Catherine Leblanc e Ève Tharlet, il momento giusto per porla arriva quando giocando strappa la propria giacca. La mamma è seduta su una poltrona, appare stanca; “Ho fatto proprio un bel guaio… ma tu mi vuoi ancora bene?”; la mamma ovviamente lo rassicura amorevolmente, e mentre continua a cucire con un’opera paziente e puntuale che ricorda la vita e punto dopo punto lo scorrere del tempo, l’orsetto lascia che tutte le domande in merito si prendano il proprio spazio. “E se divento tanto monello e distruggo la casa?”, “E se divento enorme, tutto verde e pieno di pulci?”, per poi passare a domande meno furbette o surreali: “E se io non ti voglio più bene?” “E se tu muori?”… Le domande non finiscono qui ma per tutte la mamma ha una risposta: ti amerei sempre. Alla fine la giacca è sistemata e l’orsetto sereno può tornare a giocare, sentendosi amato e libero di amare.

Tu mi vuoi bene anche se? - Ève Tharlet
Tu mi vuoi bene anche se? – Ève Tharlet

Un albo tenero che invito a leggere assieme ai vostri bambini per godere assieme della consapevolezza di vivere una condizione elettiva che si nutre di sé e che continua immutabile anche nei momenti di assenza o separazione.

Gli acquerelli di Ève Tharlet contribuiscono a sottolineare l’intensità e la delicatezza del tema.

Titolo: Tu mi vuoi bene anche se…?
Autore: Catherine Leblanc, Ève Tharlet
Editore: Minedition
Dati: 2012, 28 pp., 14,00 €

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