Papà. Cuore, memoria, distanza

Cuori di papà che si colgono mano nella mano, sguardo contro sguardo (o sguardo nello sguardo), in risate grasse, porte sbattute con fracasso, abbracci frettolosi e premure indimenticabili. In assenze imperdonabili, nella fragilità che si fa coraggio inarrestabile, nelle disillusioni amare e in dolcissime conferme.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum, 2018 Il Barbagianni
Il nostro albero, di Mal Peet, illustrazioni di Emma Shoard, 2019 Uovonero
Giorno di neve, di Komako Sakaï, 2007 Babalibri

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo
I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Come in un film, di Maite Carranza, 2019 Il Castoro
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen, 2019 Iperborea
Rompi il porcellino, di Etgar Keret, David Polonsky, 2017 Feltrinelli

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni

Else-Marie ha sette piccoli papà, alti quanto un vaso da fiori, coi loro cappelli e le loro valigette da ufficio, le loro abitudini, e bravi lettori di storie prima di andare a letto. Fin qui nulla di strano, non fosse che la mamma di Else-Marie è alta almeno un metro e settanta.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Sembra che quello di Else-Marie sia un sogno, il frutto dolcissimo e affollato della sua immaginazione che supplisce all’assenza di un papà che non c’è più, o magari non c’è mai stato. Questo, immaginiamo a nostra volta quando la cogliamo seduta sul davanzale della finestra, presa dai suoi pensieri tanto da lasciare in sospeso giochi e disegni. Vagheggia del papà Gustav che ha una voce squillante, e di Rune, che ha un piccolo neo sull’orecchio, li pensa uomini d’affari, impegnatissimi, sempre in viaggio e si figura i regalini che le porteranno, ben incartati di un rosa infiocchettato di verde.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

I sette piccoli papà di Else-Marie sono proprio come qualsiasi altro papà, leggono volentieri le storie prima di andare a dormire ma la sgridano quando non va a letto all’ora stabilita, si svegliano borbottando ma recuperano il buonumore dopo aver bevuto il the e le mettono fretta quando sta in bagno a leggere le avventure di Fantomen.

Tutto sembra procedere seguendo la linea della nostalgia, del desiderio che si fa sogno. Fino a quando la mamma di Else-Marie, una mattina a colazione, non dichiara che non potendo andare a prendere la bambina al doposcuola se ne occuperanno i papà. Else-Marie è preoccupata, cerca di farle cambiare idea: cosa diranno i suoi amici di lei e soprattutto, cosa penseranno dei suoi sette piccoli papà?

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Una cosa è certa i papà sono lì! Coi loro impermeabili e i loro sette cappelli ma, nonostante i rischio sia molto alto, nessuno li schiaccia, nessuno li usa a mo’ di bambola, nessuno, soprattutto, li giudica. Ed Else-Marie può tornare a vivere serenamente la sua vita di tutti i giorni, deliziandosi con un bagno in una vasca affollata di sorrisi, affetto e papà.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il Barbagianni
Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum – 2018, Il Barbagianni

Il testo si muove sui toni del realismo quotidiano e la sua bellezza sta nella semplicità con la quale questo realismo diviene magico, ineffabile. Assurdo porsi delle questioni pratiche, assurdo indugiare sui possibili risvolti, su quel tanto che c’è tra le pieghe. In questa casa disordinata, ordinaria, nel pigiama appeso ai piedi penzoloni sul water, nella cartaccia a terra sull’autobus, nei calzini lasciati in giro, nei capelli scomposti e in vasche da bagno piene sulle quali stanno appesi i panni ad asciugare, c’è la poesia, che rende questa storia spassosa e al contempo tenera, tenerissima, vera.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, è opera del 1990 di Pija Lindenbaum, brillante autrice svedese già premiata con l’Astrid Lindgren Award.

Else-Marie e i suoi sette piccoli papà, di Pija Lindenbaum - 2018, Il BarbagianniTitolo: Else-Marie e i suoi sette piccoli papà
Autore: Pija Lindenbaum
Editore: Il Barbagianni
Dati: 2018, 32 pp., 16,50 €

Papà, a ciascuno il suo. Oggi il mio

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa

Oggi è il compleanno del mio papà, a lui voglio dedicare 3 libri con protagonisti papà verissimi, a volte imbronciati, a volte buffi, a volte tristi, a volte felici di una felicità piena. Cuori di papà che si colgono mano nella mano, sguardo contro sguardo (o sguardo nello sguardo), in risate grasse, porte sbattute con fracasso, abbracci frettolosi e premure indimenticabili.

Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa
Mio padre il grande pirata di Quarello, Calì – 2013 Orecchio acerbo
I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe, illustrazione di Harald Gripe

Voci nel parco

Picture books are being marginalised. I get the feeling children are being pushed away from picture books earlier and earlier and being told to look at proper books, which means books without pictures. [Anthony Brone]

Non era previsto che io riuscissi a partecipare alla presentazione di Voci nel parco  durante l’ultima Bologna Children’s Book Fair. Questioni di tempi strettissimi, che, invece e per fortuna, si sono dilatati; perché mi sono ritrovata in un contesto piacevolissimo e partecipato, molto spontaneo e ricco. E ho scoperto come sia stata lunga e difficile l’acquisizione dei diritti di questo albo da parte di Camelozampa, come sia stata ostinata e perseverante.

Scrivere di questo albo è necessario. Anzitutto per consigliarne l’acquisto, è sicuramente un libro che non può mancare nella vostra libreria, ma, con la stessa urgenza, per ragionare quanto più a lungo possibile su pagine belle, intense, ricche e profonde di ritmo, rimandi colti, ironia e umanità.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Nelle illustrazioni di Anthony Browne ci sono sempre piani di narrazione diversi, sovrapposti con la naturalezza di chi ha molto di interessante da raccontare, quindi senza ridondanza.

Le voci di questo parco sono quattro, così come quattro le font scelte per ciascuna di esse, quattro i toni, quattro le prospettive e quattro le visioni: una madre, un padre, una bambina, un bambino.

Io, come tutti, immagino, ho trovato la mia preferita, sia a livello empatico che a livello di narrazione: la seconda, quella del padre. Sotto forma di gorilla, il padre di Smudge che non ha nome, però è un papà bello e fatto, ci si presenta seduto in una poltrona: occhi mesti, guancia appoggiata al gomito, labbra serrate in una posa di rassegnazione, abiti umili, da lavoro, scarponi pesanti. Alle sue spalle l’ombra, che segna e allarga i contorni e asseconda lo sguardo nell’indugiare sul muso di un cane che da dietro alla poltrona fa capolino. Il muso di quel cane, che si chiama Albert, sembra puntare altrove e si percepisce, pur non vedendola, la frenesia delle zampe, pronte al primo cenno, a scattare in piedi e andare. Andare al parco.

Il papà e Smudge, e Albert, vanno dunque al parco. Il papà testa china e gravata da quel che si intuisce siano pensieri grevi, Smudge sorridente, il cane allerta. Tutto attorno sembra continuare l’opera di esortazione incominciata dal cane: gli alberi spogli si chinano a destra a indicare la strada; così fa il lampione, così le decorazioni in marrone sul muro in mattonelle. I quadri in basso a sinistra, che il terzetto si lascia alle spalle, piangono lacrime dolorosissime, nelle quali si riflettono, accompagnando il nostro sguardo su una povertà fatta di topi e spazzatura. L’accattone incrocia lo sguardo del papà ma, nonostante sia ironico, e molto, non riesce a mutarne l’umore.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Giunti al parco l’entusiamo del cane è evidente, quasi palpabile nello scodinzolio gioioso, e, mentre alle spalle del papà chino fa capolino Mary Poppins, entrano timidamente nella scena i piedini di Smudge, mentre esuberante sulla destra esce il muso di Albert. Libero tra gli alberi di impronta magrittiana Albert corre, velocissimo, in compagnia, sfrecciando tra tronchi sospesi, lampioni fuori contesto, zampe e proboscidi di elefanti.

Ed ecco che entra nella storia la speranza, che è di casa tra le pagine di Browne, per quanto possa sembrare schiacciata dagli accidenti della vita. Il papà legge il giornale in cerca di annunci di lavoro e mentre l’urlo di Munch ha fatto sua la prima pagina del quotidiano, dalla testa messa in moto dalle idee del papà si allungano degli alberi, dei rami, che tendono talmente in alto da non rientrare nella cornice. Quando arriva il momento di andare a casa tutto si scioglie, come un cane felice senza guinzaglio, in una danza colorata e pulita. Un limpido trionfo di cuori e luci in cui ogni cosa piroetta. E mentre Albert si chiede chi abbia sdradicato il lampione per sostituirlo con una campanula luminosa, noi seguiamo la stella sulla felpa di Smudge in una linea obliqua, ritrovandola sulla schiena del palazzo e poi alle spalle di King Kong (ecco chi ha divelto il lampione!) cadente, pronta a raccogliere un desiderio.

Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

Tra tutte le voci, quella che ho scelto di raccontare è forse la più mesta ma è anche quella che più di tutte si nutre di speranza, che è ciò che cerco in un albo per bambini assieme alla verità. E qui le ho trovate entrambe.

Le altre voci sono di una madre ingerente, di una bambina dall’allegria contagiosa e di un bambino frenato nella sua fanciullezza ma ancora libero, capace di voltarsi indietro e porsi domande.

Non c’è mai un momento per smettere di leggere gli albi illustrati. Io da questo non credo potrei allontanarmi mai e così i bambini, che della surrealtà fanno lingua universale.

0159_VOCI_NEL_PARCO_COVERTitolo: Voci nel parco
Autore: Anthony Browne
Editore: Camelozampa
Dati: 2017, 36 pp., 16,00 €

Il viaggio della mamma

Capita piuttosto spesso che la mamma debba assentarsi qualche giorno per lavoro. La sua mancanza è forte e si percepisce anche con il naso (se poi si è degli elefanti a maggior ragione), si percepisce con le orecchie (e anche in questo con le orecchie belle grandi che si ritrovano, gli elefanti hanno una marcia in più), si percepisce con la vista. In casa non si sente più profumo di fiori, una volta che la mamma è partita; la voce del papà, mentre legge la storia della buonanotte, è più bassa rispetto a quella della mamma; la stanza sembra più grande, più vuota, fa un po’ paura.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Al nostro rientro, la casa è silenziosa
e non profuma di fiori.
La sera, papà mi legge una storia prima di dormire.
La sua voce è più bassa di quella della mamma.

Però, quando la mamma non c’è, nasini e proboscidi sentono altri odori, magari non di fiori ma di piedi scalzi, di cioccolata; quando la mamma non c’è la stanza si riempie di oggetti e di un disordine che è pigro e allegro, il cibo è più piccante, la musica suona ad alto volume.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

Non è semplice rendere con penna e colori il distacco e la mancanza. Non è semplice rendere quella mistura di nostalgia e spensieratezza di cui sono fatti i giorni in cui la mamma è lontana, ma poi torna. Forse è proprio il “ma poi torna” la parte più delicata e profonda. Io ritengo che Mariana Ruiz Johnson sia riuscita a farlo con molta leggerezza, con dolcezza. Il testo recita la parte della spensieratezza, la interpreta con un lessico brioso, con sospensioni che fanno sorridere

La casa non profuma di fiori ma di piedi scalzi,
di cioccolata calda e di molte altre cose.

Le illustrazioni, quella nostalgia nutrita di attesa, la interpretano con soggetti dalle espressioni distese, su quadri scenici dai colori tenui e densi al contempo.

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il viaggio della mamma, Mariana Ruiz Johnson – 2016, Kalandraka

L’insieme fa la forza di questo albo delicato che illustra efficacemente il rapporto tra genitori e figli senza scivolare negli stereotipi, senza essere stucchevole, che consiglio per bimbe e bimbi dai 3 ai 5 anni.

il viaggio della mammaTitolo: Il viaggio della mamma
Autore: Mariana Ruiz Johnson
Traduttore: Elena Rolla
Editore: Kalandraka
Dati: 2016, 28 pp., 14,00 €

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Nove braccia spalancate

Questa storia è fatta da

Nove braccia spalancate
tre sorelle
una spostola
un padre
quattro fratelli
dozzine di sigari malfatti
una nonna
un occhio da civetta
un coccodrillo pieno di foto
una lapide
un gradino
due mani da sarto
un sacchetto di bottoni
una lapide
un gradino
due mani da sarto
una zingara
un falegname

Le sorelle Fing, Muulke e Jes si sono trasferite da poco in una casa piuttosto malmessa, che sorge di fianco a un cimitero e in disuso da anni. Non è il primo trasferimento che le ragazzine affrontano. Le case e i quartieri che hanno cambiato a causa di una gestione paterna superficiale degli affari sono molti, ma questa forse è la più bizzarra. E dai molti indizi raccolti dalle ragazze nasconde certamente un segreto oscuro. Ambientato nei Paesi Bassi alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, si tratta di un romanzo complesso, articolato, elegante, avvincente. È certamente uno dei più belli che io abbia letto quest’anno.

Nove sono le braccia spalancate che occorrono per misurare la lunghezza della casa. Casa che le ragazze esplorano in lungo e in largo, facendo scoperte sconvolgenti in cantina.

Tre le sorelle dal legame fortissimo; diverse tra loro e tra loro complementari.

Una la vertebra perennemente lussata (che chiamano affettuosamente spostola) che tormenta la salute della sorella minore, suo malgrado, più fragile.

Un padre che malgrado tutte le sue bizzarrie e i suoi disastri è poetico e premuroso. Che ritiene si debba credere per vedere, che sostiene e persegue il “contrario di tribolare”. Che progetta un laboratorio per fabbricare sigari, malriusciti, nel retro della casa, assieme ai suoi 4 figli maschi.

Una nonna che di nome fa Mei; pragmatica, con un occhio strabico da civetta, con le maniche sempre rimboccate, impegnata a tenere in equilibrio ogni cosa, anche il passato. Che di tanto in tanto racconta, sfoglia le fotografie e imbastisce storie che ne costruiscano uno, di passato, che sia esemplare, che sia indimenticabile.

Nel cimitero di fianco alla casa, una lapide misteriosa e senza nome su cui siede sempre un matto dalle mani agili e capaci di ricamare di tutto, anche il tabacco. Un matto che è un amico e che sgranocchia bottoni.

Nato dall’amore di una zingara e di un falegname. Ma questa è un’altra storia. Non c’entra nulla con la famiglia di Fing, Muulke e Jes; è lontana nel tempo, ha diversi protagonisti. Ha diversi e altrettanto splendidi protagonisti. Ed è fatta da

Una zingara
un falegname
numerosi “benvenuti in città”
una sedia che affonda nel terreno
una casa
uno scalino
una lapide

Ma questa è un’altra storia. Non c’entra nulla con la famiglia di Fing, Muulke e Jes. O forse sì?

71mOURjCagLTitolo: Nove braccia spalancate
Autore: Benny Lindelauf
Traduttore: Anna Patrucco Becchi
Editore: San Paolo
Dati: 2016, 312 pp., 15,00 €

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Chissà dove sta la libertà?

La prima cosa che ho pensato, leggendo Chissadove, è che fosse la storia di un genitore (nella fattispecie di un padre) e di un figlio. La storia di un papà che vede andar via verso chissà dove i suoi bambini. Tutti, tranne uno. Più fragile, forse, meno coraggioso, forse, più pigro, anche… forse. E verso quel bambino si sente nella posizione, ben radicata, di dover proteggere, di dover indirizzare, di dover guidare.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

Il padre in questione sarebbe stato, ovviamente, l’albero, il figlio un seme. Ebbene, continuerò a parlare di padri e di figli, di alberi e di semi, sebbene ritenga che la tenera, e un po’ prevaricante, dinamica instaurata tra i due si ramifichi e sbocci in tanti e diversi contesti: quello dell’amicizia, per esempio, quello della scuola.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

C’è dunque un albero, dalla chioma folta e dal tronco ben piantato chissà dove. In un posto che per quello specifico albero frondoso si chiama “casa”. Tra i suoi rami crescevano tanti semi impazienti soprattutto di crescere per poter parlare di parole bislacche e cortesi. Un giorno in cui il vento è un po’ più frizzante del solito i semi si staccano dall’albero e partono, alla ricerca di un posto in cui mettere radici. Chi con la sciarpa, chi col cappello, chi come madre natura l’ha fatto. Tutti sorridenti. Tutti, incluso uno che resta ben saldo sul suo ramo, guardando gli altri allontanarsi verso chissadove, perdendo il vento. Forse stava semplicemente pisolando in quel preciso momento del distacco, forse era un seme meditabondo,  forse era distratto, o forse non amava seguire il vento percorso da tutti gli altri. Il fatto è che il suo tergiversare induce l’albero a porsi tante domande e a darsi delle risposte non richieste, in una parola a intromettersi. Un po’ amando il fatto di non essere solo, un po’ egoisticamente, l’albero

che aveva il cuore di tenero ciliegio, e poca memoria, pensò che sarebbe stato bello avere compagnia, su quella collina deserta e gli disse: solo un giorno!

Di giorno in giorno, passa il tempo e il seme rimane, immobile, fermo. Fino a che uno sfortunato accidente pone fine agli indugi e, sciarpa o non sciarpa, calzini o scalzo (che poi i semi i piedi nemmeno li hanno), il piccolo seme parte da solo per crescere chissadove.

L’albero è fatto da linee e punti, e così i semi. Tratti leggeri che circoscrivono lo spazio bianco, lo contengono, dando luogo a immagini ariose e ricche di luce. Predominano il bianco e il nero, dunque, con venature rosse. Ma i nasi, no. Quelli, forse per lasciar intendere di futuri e intensi profumi, li conoscono tutti. Pronti ad annusarli ad uno ad uno, i colori di chissadove.

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Autore: Cristiana Valentini, Philip Giordano
Editore: Zoolibri
dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

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Papà, decoriamo l’albero di Natale?

“Mi lasci fare, vero papà?”
“Promesso”
“Davvero?”
“Davvero!” risponde papà

L’atmosfera è dolce, soffusa. Il tepore, nella tana degli orsi si percepisce. A puntare in alto il naso, per bene, narici aperte, si sente anche un profumino delizioso di torta al cioccolato. Verrebbe da fermarsi, davanti alla grotta della cucina, e assaggiare. Piccolo Pelo invece, tira dritto e se ne va in camera sua, sguardo basso, capo chino.

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Papà, decoriamo l’albero di Natale? Mireille d’Allancé – 2007, Babalibri

Come fa a non sentire quel buon profumino? Il fatto è che sentire lo sente, solo che è più intensa la delusione di non poter collaborare, di non sentirsi utile. Il papà arriva prima e meglio laddove lui non riesce, ghirlande, palle colorate, candeline, sono certamente più al sicuro tra le forti zampe di un papà orso, piuttosto che tra quelle curiose e maldestre di un orsacchiotto.

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Papà, decoriamo l’albero di Natale? Mireille d’Allancé – 2007, Babalibri

L’idea però era di farlo assieme l’albero di Natale. E siccome i papà orsi sono certamente piuttosto scorbutici ma anche decisamente intelligenti, questo qui, pelo rossiccio, pancione importante, raggiunge il suo piccolo e lo incoraggia a tornare, affidandogli il compito più ambito: il puntale!

Consiglio la lettura di questo albo di Mireille d’Allancé a bimbe, bimbi entusiasti e pieni di voglia di fare (a tutti i bimbi e a tutte le bimbe, dunque!) e ai genitori che ogni tanto perdono di vista “l’insieme” per il “per bene”.

PapaDecoriamoLAlberoDiNataleTitolo: Papà, decoriamo l’albero di Natale?
Autore: Mireille d’Allancé
Editore: Babalibri
Dati: 2009, pp. 36, 12,00 €

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Un anno nella giungla della guerra

Sembra lontana, la guerra. Il Vietnam, sembra lontano. Anche per Suzy (Suzanne Collins), che non ha nemmeno idea di dove sia.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Suzy è una bimbetta che ancora non sa leggere il corsivo, ha due sorelle e un fratello, tutti più grandi di lei; ha un gatto bianco e nero, Rascal, gli occhi blu e i capelli rossi. In famiglia tutti hanno gli occhi azzurri, tranne Joanie che ha gli occhi marroni come il papà. A Suzy il papà legge spesso una storia, che è una poesia, di Ogden Nash; la storia ha come protagonista il drago Custard, che “Anche se a volte ha paura, è il più coraggioso di tutti: per questo è speciale”.

Un giorno, di punto in bianco, il papà di Suzy deve partire; starà via un anno, andrà in Vietnam a fare una cosa che chiamano guerra. Ma Suzy, lo dicevamo, non sa cosa sia la guerra, non sa dove sia il Vietnam, non sa nemmeno quanto sia lungo un anno. La bimba è smarrita, si sente confusa, fino a quando non trova un appiglio: sente dire che il papà andrà nella giungla. Suzy sa benissimo che cosa sia una giungla! Le avventure del suo cartone animato preferito si svolgono tutte lì! Allora prende a immaginare il papà in posti esotici e popolati da animali selvaggi. Con Rascal, il gatto, vola in Vietnam e lo immagina come un posto bellissimo.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Però l’inquietudine resta e si traduce in un attaccamento alla mamma che va tenuta d’occhio costantemente… ché non voglia partire anche lei per la giungla!

Il papà di Suzy invia cartoline, e Suzy è felice, ma quando gli adulti le chiedono dove sia suo padre si incupiscono nel sapere che è in Vietnam. E l’inquietudine diventa preoccupazione. E le tavole illustrate di James Proimos, quando la bimba immagina il Vietnam, diventano sempre più cupe. Il tempo passa e arriva la neve e con la neve una cartolina d’auguri per il compleanno di Suzy, che però è nata in estate. Il papà si è confuso. La giungla è un posto molto complicato in cui sopravvivere, specie se è la giungla di una guerra: gli elefanti diventano carri armati, i serpenti lanciano a mo’ di fionda bombe animate con un orrendo ghigno al posto delle labbra, gli ippopotami si trasformano in elicotteri, attorno tutto è grigio. Infine la bimba vede il telegiornale e prende atto della morte, della violenza. E l’inquietudine che era divenuta preoccupazione si trasforma in paura. Non ci sono più animali, nemmeno a forma di carro armato, nella giungla della fantasia di Suzy, mentre piange chiusa nell’armadio: lei e il gatto Rascal scappano da fucili, esplosioni, gas venefici.

Un anno nella Giungla, ill. James Proimos - 2014, Mondadori
Un anno nella Giungla, ill. James Proimos – 2014, Mondadori

Infine il papà di Suzy torna. Ha gli occhi marroni, come sempre, ma velati; è magro, stanco. È a casa ma allo stesso tempo è ancora in Vietnam, ma per poco; per fortuna torna, dà una carezza a Rascal e riprende a raccontare storie di draghi coraggiosi che hanno un po’ paura, e per questo sono davvero, davvero speciali.

La storia di Suzy è autobiografica, l’autrice, Suzanne Collins (autrice della fortunata saga Hunger Games) ha vissuto l’esperienza sulla propria pelle di bambina e la racconta con intensità e semplicità, esattamente come farebbe una bambina alle sue più intime amiche. Probabilmente per questo la guerra sembra così vicina, il dolore e lo smarrimento così partecipi. Le illustrazioni di James Proimos sono eccellenti e rendono con delicata sapienza l’inquietudine della protagonista, rappresentando sentimenti universali della storia dell’umanità.

copertinaTitolo: Un anno nella giungla
Autore: Suzanne Collins
Illustratore: J. Proimos
Editore: Mondadori
Dati: 2014, 38 pp., 10,00 €

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