Il fantastico viaggio del Signor Acqua

Questo di Agostino Traini, edito da Piemme, è un libro illustrato dalla lettura semplice, come semplice è il suo protagonista: l’acqua (il Signor Acqua per la precisione). Leggendolo si percepisce la complessità dei concetti proposti e subito la si dimentica perché la storia del Signor Acqua rende processi scientifici eventi avventurosi e divertenti senza strafare, magici senza tirare in ballo la magia, divertenti.

Il tutto comincia al mare. Il Signor Acqua stringe amicizia con tre bimbi e gioca con loro per tutta l’estate. Poi le vacanze finiscono e i bimbi tornano a casa. Il Signor Acqua, malinconico, decide di partire alla loro ricerca e dopo varie peripezie e trasformazioni, cambiamenti di stato e forma, riuscirà a ritrovarli.

Altrettanto affettuosa con i suoi amici e la Signora Aria che con sé porta calore, brezza e profumi, gonfia le vele delle barche sul mare, asciuga i panni, fa volare gli aquiloni, porta da un fiore all’altro i pollini e fa tutte queste cose con modestia, senza che nessuno riesca a vederla.

Agostino Traini si presenta in coda ai due libri (destinati a un pubblico di lettori dai 3 anni in su) per mezzo di vignette. A volte colora i suoi personaggi con i pennelli e gli acquerelli a volte, come per questi due libri, usa il computer. Alla fine di entrambi delle divertenti attività (alcune semplici altre un po’ più complesse) da fare con aria e acqua per mettere alla prova quanto imparato leggendo.

 

Titolo: Il fantastico viaggio del signor Acqua
Autore: Agostino Traini
Editore: Piemme
Dati: 2012, 48 pp., 8,50 €

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Titolo: Che fine ha fatto la Signora Aria?
Autore: Agostino Traini
Editore: Piemme
Dati: 2012, 48 pp., 8,50 €

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Il regalo più grande

La copertina di questo libro si può rimuovere, si gira, si incastrano le alette e in poche mosse tornerà ad avvolgerlo in una fantasia stellata. Questo lo scrigno, già di per sé prezioso, poi c’è il tesoro: la storia.

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Il regalo più grande, Philip van Doren Stern,‎ Andrew Davidson – 2017, Piemme

George Bailey si sporge dal ponte sospeso sopra al fiume. È una notte di ghiaccio, sono pensieri di ghiaccio, di fallimento, di mancanza di prospettive. Dal nulla, in silenzio, compare uno sconosciuto dall’aspetto rubicondo, che lo invita a fermarsi e tornare indietro assieme, per considerare come sarebbe stata la realtà del presente se lui non fosse mai esistito. Per considerare quanto e se davvero la sua vita sia e sia stata inutile.

Il regalo più grande, Philip van Doren Stern,‎ Andrew Davidson - 2017, Piemme
Il regalo più grande, Philip van Doren Stern,‎ Andrew Davidson – 2017, Piemme

Nella sua passeggiata in un presente ipotetico, George scopre quanto abbia contato il suo esserci; la stessa vita di persone che ama è dipesa da lui, in maniera decisiva. E scende dal pericoloso ciglio su cui stava pericolosamente in bilico, per riabbracciare i suoi cari con l’animo pieno di una traboccante certezza: La vita è meravigliosa.

978885666145HIG_7c3cf3620ec0086233fbdd938a401e47Titolo: Il regalo più grande
Autore: Philip van Doren Stern,‎ Andrew Davidson, (Trad. M. Bartocci)
Editore: Piemme
Dati: 2017, 62 pp., 12,00 €

Elisa Attraverso lo specchio #7

Un gatto non è un cuscino, di Christine Nöstlinger, Chiara Carrer, Piemme, Il battello a vapore.

Elisa ama questo libro che legge e rilegge da quando aveva 6 anni. Come premessa desidera che io aggiunga alle sue “tre cose su”, che è una lettura adatta anche a bambini più piccoli di lei.

ElisaAttraversoLoSpecchio #7
ElisaAttraversoLoSpecchio #7
*si scoprono tanti nomi da non dare ai propri gatti, perché a loro non piacciono molto
*è buffo e divertente
*il protagonista è un gatto, come può non essere bello?
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#ElisaAttraversoLoSpecchio #piemme #christinenöstlinger #battelloavapore #recensioni #foto_recensione
ElisaAttraversoLoSpecchio #7
ElisaAttraversoLoSpecchio #7

A chi fa paura l’horror per bambini?

Ho letto con curiosità e piacere “La casa degli orrori” di Fulvia Degl’Innocenti; i due protagonisti, Julie e Michael, sorella e fratello, mentre sono in vacanza dalla nonna, acquistano una casa degli orrori in miniatura con la quale sono entusiasti di giocare; il gioco però diventa molto insidioso e si mescola pericolosamente con la realtà. Con l’aiuto dell’una e dell’altro riusciranno a cavarsela, ma dovranno prima venire a capo di un pauroso mistero e contrastare un avversario piuttosto peloso e invadente.

La lettura di questo libro, che fa parte di una collana che si chiama Il Castello della paura, mi ha indotta a pormi alcune domande, soprattutto mi sono chiesta cosa metta in equilibrio l’innegabile attrazione che i bambini sentono per questo tipo di storie e l’altrettanto innegabile incertezza che frena i genitori dall’acquistarle per loro. Ho quindi chiesto a chi questa storia l’ha immaginata e raccontata, Fulvia, prolifica scrittrice per bambini e ragazzi. Questa la nostra chiacchierata.

D: Quando la storia è nel momento dell’attesa interviene una frase da cui vorrei partire per questa intervista, perché porta, ha portato, la mia lettura in due direzioni: una narrativa e una di metodo, compositiva. “Quante volte con il fratello aveva fantasticato su come dovesse essere divertente salire su uno di quei carrellini che portano nel tunnel degli orrori del luna park! Ma loro non ci erano mai potuti entrare, a causa del divieto tassativo di mamma e papà; di papà in special modo.” Ebbene, nel divieto paterno io ho letto parallelamente il timore tangibile dei genitori nell’acquistare per i propri figli tra gli 8-10 anni libri “spaventosi”, libri di “paura”. Libri dai quali, invece, i bambini sono irrimediabilmente attratti. Tu, da scrittrice, hai dovuto fare i conti con questa resistenza genitoriale o non te ne sei curata, prendendo le parti temerarie dei bimbi?

R: Mi era già capitato prima di questo testo di scrivere racconti del brivido per lettori anche più piccoli. E ho sempre pensato solo a suscitare le loro emozioni, quelle che, chi sceglie tra le tante proposte un libro di questo genere, va cercando. Sono brividi sani, conditi di quel pizzico di letterarietà che le rende un pochino distanti ma insieme coinvolgenti. E in genere i bambini amano condividere tra di loro queste letture, se le passano, le commentano, se le fanno anche leggere ad alta voce, coinvolgendo spesso anche i genitori.

D: Dal punto di vista narrativo, invece, quello sopracitato è un passo che i lettori scopriranno fondante per tutta la storia, che le dà corpo, o mi sbaglio?

R: In molte storie ciò che è proibito è anche il motore della narrazione, un po’ come nella vita. È come la stanza segreta di barbablù, che diventa irresistibile malgrado il sentore di pericolo che emana. E questo il sinistro deus ex machina della nostra storia lo sa molto bene.

D: È stata una delle rare volte in cui ho trovato un coprotagonista animale ostile, privato della classica veste di aiutante, il finale lo coinvolge ma non lo redime. Non sarai stata un po’ troppo severa con quel gattaccio?

R: Il nostro gattaccio non è cattivo, ma è indomito, provocatore, predatore. Perché dovrebbe dunque redimersi? Paga semplicemente le conseguenze delle sue azioni ma rimane se stesso. Tutto sommato, un eroe.

D: Scrivere per i bambini e i ragazzi è molto complesso, Tu che dello scrivere ai bambini hai fatto il tuo mestiere puoi regalarci qualche considerazione in merito?

R: Porta costantemente a farsi delle domande, a non dare una frase, un evento narrativo che ci balza alla mente, per scontati. Un buon scrittore per ragazzi ha sempre un paio di occhi che lo fissano al di là dello schermo del computer ed è impegnato in un dialogo muto con il suo potenziale lettore. E che rivelazione quando il lettore incontra davvero quello che si è scritto e ci si riconosce, e si innamora.

4321-Bro.inddTitolo: La casa degli orrori
Autore: Fulvia Degl’Innocenti
Editore: Piemme
Dati: 2015, 96 pp., 10,00 €

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Da leggere la notte di Halloween

Janet la storta, di R. L. Stevenson, A. C. Quarello - 2011, Orecchio acerbo
Janet la storta, di R. L. Stevenson, A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

Halloween non è una celebrazione che ci appartiene per storia e cultura (ma del resto, al tempo dei nostri nonni anche festeggiare con Babbo Natale e i regali era inconsueto!). L’abbiamo abbracciata, però, per la gioia dei nostri bambini e quella del marketing, con buona pace dei refrattari e delle spese familiari. Sarebbe un momento carico di substrati simbolici e religiosi, diventa piuttosto irriverente nello smorzare la paura esasperandola, nello sbiadire la morte rappresentandola. Questo perché, da atea, ho ancora una visione romantica di questo tipo di occorrenze, così come del Natale o del Carnevale. La carica simbolica si attenua, invece, e spegne del tutto quando si impianta in un tessuto non del tutto ricettivo, o ricettivo solo di una parte, nella fattispecie quella consumistica, per diventare una sorta di Carnevale a tema horror.

Da qui in poi è tutto un fiorire, o per meglio dire, visto il contesto, un appassire, di abiti, trucchi, dolci, addobbi, film e letture a tema. Di film e cortometraggi per Halloween vi avevo proposto una selezione già l’anno scorso; quest’anno vorrei fare il punto sulla paura che ad Halloween dovrebbe essere tema centrale mentre si riduce al mero spavento: dolcetto o scherzetto?

La paura è altra e altrove, è molto più sottile di un volto sanguinante, è molto più angosciosa e angosciante di quanto può esserlo un dito mozzato (per esempio: il piede insanguinato nella sacca del barbone o le teste spezzate, scoperchiate che trovano spazio in una storia tenera come quella de “Lo strano animale del signor Racine” di Tomi Ungerer fanno molta più paura, visto il contesto in cui si insinuano, di quanta ne farebbe un’immagine di violenza esplicita). Per questo, se proprio volete leggere storie paurose e angoscianti, e se volete farlo domani (o peggio, durante la notte di domani) vi segnalo brevemente alcuni titoli:

per bambini dai 7 anni in su:

Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti - 2009, Orecchio acerbo
Hansel e Gretel, Lorenzo Mattotti – 2009, Orecchio acerbo

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Per bambini dai 10 anni in su

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Per ragazzi dai 14 anni in su

Per bimbi dai 4 anni in su un libro che è anche un manuale di sopravvivenza:

Il mostruoso libro dei mostri, Di Duddle, Bitskoff, Hamilton – Gribaudomostrogrib

 

Impara l’arte e non metterla da parte!

È fresca di rete la polemica sulla marginalizzazione (se non proprio esclusione) della storia dell’arte dagli insegnamenti delle scuole superiori italiane, ad opera del famigerato decreto Gelmini del 2009 che, nel recente decreto dell’attuale ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, non ha conosciuto alcun tipo di miglioria. Ovvio che chi scrive ritenga che questa rientri tra le azioni più scellerate dei governi di quest’ultimo decennio; ciò che sostengo e su cui voglio indugiare in questo contesto è che piuttosto sarebbe utile che la storia dell’arte fosse coltivata con cura dalle scuole medie e seminata con altrettanta attenzione sin dalle scuole elementari. Nulla di più semplice ci sarebbe e si potrebbe farlo per mezzo dello strumento più naturale e appropriato: l’albo illustrato.

Affinché i bambini possano con una giusta guida comprendere che anche le immagini, così come i testi, possono raccontare, e possano acquisire gli strumenti necessari per imparare a leggere le illustrazioni e a godere delle storie in esse racchiuse. Affinché si possa fornire ai bambini (peraltro dotati di una sensibilità che definirei ferina nei confronti dell’arte, capaci di interpretare e raccontare opere complesse e di far propri principi essenziali della comunicazione visiva) una possibilità: quella di costruire per sé e da sé un proprio gusto che si discosti da quello dell’omologazione e dall’appiattimento sguaiato e banale da cui oggi (e a quanto pare fino all’esame di maturità) sono circondati.

È chiaro che se i bambini sono bombardati da immagini chiassose che il marketing studia e conforma secondo elementi comuni (colori accesi quando non fluorescenti, fattezze dei protagonisti esasperate con occhi enormi, labbra carnose e truccate, muscoli scolpiti, quadri ripetitivi e fondali statici) essi le preferiranno ad altro e si assuefaranno ad esse.rackham-winx

Quello che turba è che se si proponessero due immagini al gusto degli adulti una, poniamo, che ritragga le Winx, una di Rackham, una larghissima fetta di coloro cui chiederemmo preferirà le Winx alla principessa delle fate di Rackham: ai  particolari minuti delle opere di Rackham, alle fattezze umane delle fate dei boschi, ai colori tenui dell’acquerello, gli adulti preferiscono senza indugio i dettagli quasi inesistenti delle fate contemporanee frutto di lavoro di marketing e non autoriali, le fattezze mostruose (laddove con mostruoso si intenda non umano), i colori sguaiati. Perché utili a una fruizione rapida, perché libere da intra, inter e sovra testi, e infine perché soggetti cresciuti senza che nessuno fornisse loro gli strumenti necessari a leggerne la complessità. Strumenti che non si possono acquisire solo autonomamente, che non possono essere competenza di una sparuta minoranza, che devono essere forniti dalla scuola e sin dal momento in cui si è più ricettivi, per mettere un argine all’irruenza e all’arroganza di un gusto superficiale e vuoto, semplicemente orientabile e manipolabile. Processo che peraltro è speculare in ogni contesto, da quelli più alti, quali le sale cinematografiche o i teatri o le librerie, a quelli meno, quali gli studi televisivi o i negozi di abbigliamento.

Mentre aspettiamo che chi ci governa rinsavisca vi propongo una galleria di titoli che, sono certa, i vostri bambini ameranno. Di ciascuno potete leggere la recensione completa ai rispettivi link.

Tito Faraci, dal fumetto al romanzo sceneggiato

faraci_colore1-960x720In un tempo non definito e in un luogo che potrebbe essere ovunque un virus capace di far impazzire gli adulti miete vittime in modi diversi. Gli adulti in primis divengono adulterati: violenti, privi di controllo uccidono e distruggono alla cieca. I ragazzi, immuni al virus fino a quando restano nell’ambito della giovinezza, sopravvivono nella terribile condizione di doversi salvare la pelle e di non crescere troppo in fretta. Si organizzano in bande con una gerarchia minata dal desiderio di comando di alcuni. Vivono in una città disumana, cadente in cui un virus sconosciuto e incontrollabile, novello Signore delle mosche, semina il terrore che palpabile, pagina dopo pagina, tutto infetta e tutto tocca. E combattono, resistono in nome dell’amicizia, dell’amore che risultano proporzionalmente intensi alla paura.oltre-la-soglia.png

Si tratta di Oltre la soglia e Tito Faraci, l’autore, ha risposto ad alcune mie domande.

D: Oltre la soglia è il tuo primo romanzo. Prima vengono le sceneggiature per fumetti (Dylan Dog, Topolino, Spider-man, Tex), e un racconto per bambini (edito sempre da Piemme, Il cane Piero). Il fumetto ha un suo proprio, complesso, linguaggio: cosa resta di questo linguaggio tra le pagine di questo libro e in quali circostanze il tuo essere sceneggiatore ti è stato utile?
R: Mi ha aiutato a essere preciso, credo. Sceneggiare significa progettare una storia. Ragionare anche in termini di spazio, di tempo, di forme. E avere una visione d’insieme del racconto. Ecco, a conti fatti, questo mi è stato utile, anche più di quanto riuscissi a percepire in corso d’opera.

D: In alcuni momenti del romanzo parli al lettore, l’io narrante parla ai lettori, cerchi di metterlo in guardia, come a volerlo proteggere da una svolta narrativa crudele che è necessario, tuttavia, ai fini della storia, che ci sia. È come se vestissi i panni di Ray, il giovane blogger che esorta i ragazzi suoi coetanei a tenere duro…
R: In parte deriva appunto dall’abitudine, in sceneggiatura, a parlare direttamente con il disegnatore, dandogli del tu. Rendendolo proprio complice. Non succede in molti punti di Oltre la soglia, ma sto notando che quei pochi restano molto impressi in chi lo ha letto. Mi rendo conto che sono spiazzanti, perché… hanno spiazzato perfino me. Temevo che potessero suonare leziosi, artefatti. Ma, per fortuna, pare che non sia così.

D: Il finale sottende a una scelta. I ragazzi devono continuare a crescere a governare sé stessi. È in un certo senso un finale aperto che lascia nel dubbio e contribuisce a tenere alta la tensione cui hai abituato il lettore per tutto il romanzo. È una precisa scelta narrativa, una sorta di morale o piuttosto un segno di quanta importanza possa rivestire la libertà di crescere maturando?
R: Rispondere senza rovinare sorprese al lettore è un po’ difficile. Posso dire che la storia è andata in quella direzione in un modo naturale. Naturale per me, intendo. In generale, ho sempre pensato che una storia non debba mai nascere da un messaggio, ma, al contrario, un eventuale messaggio debba scaturire dalla storia. Dopo, non prima. E non necessariamente.

D: Oltre la soglia rientra in due categorie: l’horror e la letteratura per ragazzi. Sebbene la fiducia nei confini netti non sia nelle nostre corde, di categorie ce ne è venuta in mente un’altra: romanzo di formazione. La trovi pertinente?
R: Sì, di sicuro. Parla della paura di crescere, di diventare adulti. E dell’impossibilità di fuggire da questo passaggio, di restare in un’eterna adolescenza. È una paura che resta dentro, anche da adulti. E credo, spero che questo riesca a rendere Oltre la soglia un romanzo per tutti.

D: Narrativa e sceneggiatura si contendono ora, a seguito di questa riuscita esperienza, una tua preferenza? Quanto pesa l’assenza delle immagini nel redigere una storia come Oltre la soglia, molto ricca di suggestioni visive?
R: Ho avuto un rapporto più intimo con la storia. Senza mediazioni. Scrivevo quello che il lettore avrebbe letto. Per me, una grossa novità. La distanza si è accorciata. E poi ho provato un’empatia per i personaggi, per i loro destini, che sceneggiando fumetti mi è sconosciuta. Scrivere e sceneggiare sono due cose diverse. Si dice “scrivere fumetti”, ma è fuorviante. La parola giusta è, appunto, “sceneggiare”.

31cd8gqrgblTitolo: Oltre la soglia
Autore: Tito Faraci
Editore: Piemme Freeway
Dati: 2011, 282 pp., 15,50 €

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Riduzione e adattamento: una questione di termini e stile. Il re è nudo!

Di riduzioni e adattamenti ho parlato (male) in diverse occasioni; quello che mi ha indotto a farlo è soprattutto l’innaturale tendenza di alcuni editori alla seduzione ingannevole che, come in qualsiasi rapporto nato su questa base precaria, induce a contraddizioni, delusioni, false certezze e, sopra ogni altra cosa, a un’abitudine alla mediocrità, alla disattenzione, alla superficialità che certamente non arricchisce i nostri bambini, tutt’altro. A una iniziale passione dei vostri bimbi per le avventure ridotte e semplificate di Biancaneve o Piccole donne, seguirà quasi necessariamente una certa resistenza ai dettagli, alla concentrazione, alla pazienza della lettura profonda e un certo fastidio per le sfaccettature dei protagonisti che molto spesso, nelle riduzioni, sono ridotti a un solo aggettivo, molto spesso si tratta di “bello”, e svestiti (no, non come l’imperatore della celebre fiaba) dei loro lati bui, delle loro magnifiche contraddizioni.

Insomma, le riduzioni e gli adattamenti sono splendidi incarti di prodotti ricchi di additivi e grassi insaturi, quando non avariati.

Perché, dunque, ho letto Le più belle fiabe dei Fratelli Grimm raccontate da Geronimo Stilton e ben tre dei Classicini di Edizioni El?

Le più belle fiabe dei fratelli Grimm - Geronimo Stilton - 2013, Piemme
Le più belle fiabe dei fratelli Grimm – Geronimo Stilton – 2013, Piemme

Bene, sembrerà poco, ma la chiave è il “raccontate” di cui sopra. E il ragionamento, così come l’approccio, è valido in entrambi i casi. Pensate infatti a quanto siano stati indimenticabili i momenti trascorsi con una persona cara che si prendeva cura di noi con coccole fiabesche: nessuno oserebbe mettere in dubbio la validità narrativa di un adattamento per bocca di un nonno cantastorie (i migliori si avventurano in deliziose varianti, ma qui il discorso si fà serio e diventa del tutto autoriale); mi sono quindi chiesta quanto potesse essere valida la scelta di affidare alla voce di Geronimo Stilton, volente o nolente il genitore storce il naso al solo sentirlo nominare, una selezione delle fiabe dei fratelli Grimm, e la risposta che mi sono data è: molto. Per la semplice ragione che una voce, così come un’impostazione, familiare necessariamente induce i bimbi alla fascinazione e, in un turbinio contemporaneo fatto di suoni e stimoli visivi, che un bambino si rintani sul proprio lettino, in silenzio, a leggere di gusto quelle fiabe non può che essere un bene. Le fiabe raccontate sono cinque. Geronimo dice in una brevissima introduzione che le ha scelte perché in esse “i protagonisti devono superare ostacoli difficili e ci riescono grazie alla loro bontà e al loro coraggio”. Caro Geronimo, mi permetto di dissentire; non ti facevo così ingenuo ma forse non ti conosco bene: la principessa della fiaba intitolata “Il principe ranocchio” è una viziata egoista che non si ravvede mai e che, invece di essere punita, vede anche premiata la propria superficialità; mi è molto difficile pensare a lei come buona e coraggiosa; ma i bambini, come i topi, perdonano sviste di questo tipo. Passi l’antipatia personale per una protagonista non esemplare, quello che non posso perdonare, però, sono i suggerimenti dati a inizio narrazione che per mezzo di una sorta di fumetto con tanto di freccia indirizzano verso una caratterizzazione piuttosto che un’altra. Trovo che sia limitante e che indirizzi verso una lettura senza spazio interpretativo.

Le più belle fiabe dei fratelli Grimm - Geronimo Stilton - 2013, Piemme
Le più belle fiabe dei fratelli Grimm – Geronimo Stilton – 2013, Piemme

Tra i classicini di Edizioni El ho scelto di leggere L’isola del tesoro, Zanna Bianca e I viaggi di Gulliver, raccontate, nell’ordine, da Pierdomenico Baccalario, Guido Sgardoli, Alessandro Gatti.

Queste grandi storie rinarrate in poche parole, come onestamente dichiara la quarta di copertina, sono adatte a bambini che abbiano voglia di esercitare la lettura autonoma imparando a fraternizzare con la struttura vera e propria dei libri: divisione in capitoli titolati, nessuna introduzione, nessuna conclusione, nessun suggerimento grafico oltre alle illustrazioni didascaliche e non interpretative. Ho trovato il lessico accurato in tutte e tre le occasioni e il periodare arioso e attento. Non sostituiscono assolutamente gli originali ma li consiglio per far amicizia con i grandi classici, la cui lettura, certamente più impegnativa, auspico e consiglio sempre e comunque

i viaggi di gulliverzanna biancal'isola del tesoro

Titolo collana: I Classicini

Autore: AA. VV.
Editore: Einaudi El
Dati: 2013, 80 pp., 6,90 €

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geronimo stilton
Titolo: Le più belle fiabe dei Fratelli Grimm
Autore: Geronimo Stilton
Editore: Piemme
Dati: 2013, 213 pp., 15,50 €

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Verso casa

di Michael Morpurgo, autore di War Horse, l’avventura di un bambino e del suo amico a quattro zampeverso casa, michael morpurgo Piemme

Ombra è una cagnetta addestrata a scovare le bombe e ad aiutare gli uomini a evitarle. È un cane salvavita, eroico e coraggioso. Matt è un bambino inglese dalla sensibilità profonda e, anch’egli, dal coraggio privo di paradigmi. Aman è un ragazzo afgano, giunto in Inghilterra con la madre e radicato in Inghilterra da diversi anni. Per lui, come per Matt, come per Ombra, la caratteristica fondamentale è il coraggio, declinato nella capacità di resistere ad avversità e accidenti di dimensioni non commisurabili e di diverso genere: la guerra, l’emarginazione, la reclusione coatta, il viaggio, la povertà, la solitudine, che mano a mano, in un racconto che scorre come se piuttosto che a un personaggio (nella fattispecie il nonno di Matt) Aman stesse parlando proprio a noi lettori, trovano la loro nemesi nella ricerca coraggiosa, appunto, di pace, amicizia, accoglienza, libertà, arrivo, dignità, speranza.

Aman e sua madre intraprendono la fuga assieme da circostanze che non possono più fronteggiare: l’Afghanistan in cui vivono è brutale, corrotto, povero. Spogliati dai soldi che avrebbero dovuto condurli verso una nuova casa, l’Inghilterra, da uomini senza scrupoli e violenti, trovano in una cagnetta guida e salvezza. Aman se ne occupa, per come può, curandola e nutrendola, soprattutto amandola, e la cagnetta, Ombra, ricambia alla maniera esclusiva dei cani: con generosità e amicizia. Grazie a lei trovano la libertà in Inghilterra, prima, e poi dal centro di raccolta e detenzione per immigrati in cui Aman è recluso assieme alla madre in attesa di essere rimpatriato.

Morpurgo affronta con il consueto stile lieve e diretto, che trova spazio e respiro in un numero di pagine non eccessivo che invoglia alla lettura e non spaventa i giovani lettori cui è destinato (10-12 anni), temi delicati e dolorosi (si parla senza usare i toni accesi del patetismo e senza furberie anche della morte di un bambino) con diversi punti di vista: quello del nonno deputato all’ascolto e poi giocoforza indotto all’azione fattiva vista la disperazione cui si trova messo di fronte dal nipote, Matt; quello di Matt, appunto, che non vuole rinunciare all’amicizia sincera e vera che lo lega ad Aman; quello di Aman, che ha sofferto pene indicibili e di sua madre che ha vissuto anche la tortura e non riesce a trovare riparo dai ricordi che la imbrigliano e imprigionano in una cella che è anche psicologica. Tutto questo detto, sembra quasi una contraddizione affermare che il volume si legge con levità. Invece, come per fortuna sempre più spesso in gran parte della letteratura per ragazzi, profondità e serietà sono proprio le caratteristiche che con la levità di lettura procedono perfettamente in armonia.

E infine c’è il cane, Ombra, che apre una lettura altra, ulteriore e intima, che parla, sussurra, talvolta abbaia, di coraggio, forza e determinazione. Qualità essenziali a sopravvivere in contesti ostili e spietati, e a nutrire i rapporti umani di amicizia, rispetto e amore.

“Sarà anche un cane, ma per me è più di un’amica, una specie di ombra affettuosa che non vuole abbandonarci. Perché la propria ombra non si perde mai”.

verso casa, michael morpurgo PiemmeTitolo: Verso casa
Autore: Michael Morpurgo
Editore: Piemme
Dati: 2013, 187 pp., 16,00 €

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