Attilio Cassinelli, Pinocchio

L’ultimo Pinocchio di Attilio*, edito da Lapis nella collana Minifiabe nata nel 2017, è destinato a un pubblico di lettori piccolissimi. La cifra di Attilio è certo nelle illustrazioni, come sempre stilizzate, caratterizzate da colori vivaci e pieni, contenuti in contorni demarcati e spessi, in nero; e anche nel testo, essenziale, asciutto e diretto adornato dell’essenziale, privo di aggettivi ridondanti, di indugi superflui. Ma la vera voce di Attilio l’ho ritrovata nella scelta delle avventure da raccontare. Una selezione era certamente necessaria, quella di Attilio ha come cardine Pinocchio che è sempre soggetto cui si rapporta il blocchetto di testo in cui si racconta.

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

Questo burattino nello spazio di tre pagine nasce, ci si presenta dinoccolato pur senza giunture, un po’ bambino, un po’ burattino, un poco galletto, con tanto di becco, cresta e zampette a quattro dita, sorriso beffardo e bottone sulla giacchetta, pronto a scappare e andare a sbattere contro un carabiniere. In una sola pagina lo conosciamo alla perfezione e già sorridiamo, sebbene in ciascuna delle sue monellerie si riesca, con autoriale disincanto, a conservare il timbro drammatico dell’opera collodiana.

Il volto tondo di Pinocchio si nutre di espressioni fatte di linee, capaci da sole di restituire le emozioni del burattino, talvolta sorridente, spesso pensoso o triste. Al centro perfetto del libro, una tavola doppia, cupa, buia, fatta dei colori della notte, delle sue luci spente, delle sue ombre grigie. È la notte in cui il Gatto e la Volpe lo impiccarono. La tensione drammatica non si risparmia, e Pinocchio sta dinanzi ai nostri occhi inerte, appeso a un ramo, privo di colore, luce, vita. Ma il colore brillante e denso torna nel tempo di girare pagina, Pinocchio sorride, è come al suo solito in movimento dinanzi a una Fata Turchina ritta e composta, serena e rasserenante. Una doppia pagina ricchissima di verdi che, ciascuno per la sua parte, costituiscono un bosco in cui Pinocchio è ai margini, sul punto di attraversarlo, così come ha fatto finora con la sua infanzia, e uscirne grande, riflessivo e saggio. Forse…

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

Ci sono tanti animali, tutti quelli che era possibile rappresentare, ponte e tramite tra Pinocchio e la parte selvatica dell’infanzia che non vorrebbe mai abbandonare e tra Pinocchio e i bambini che ne leggono le avventure.

Pinocchio, di Attilio - Lapis edizioni, 2020
Pinocchio, di Attilio – Lapis edizioni, 2020

La meraviglia, che voglio leggere come dichiarazione di poetica, sta compiuta e dolce nella tavola conclusiva: Pinocchio è finalmente assieme a Geppetto, sul dorso dell’amico Tonno, salvo. Non c’è tempo di considerare metamorfosi magiche, posto su uno sfondo di un bianco candido e perfetto, sorridente, appagato e felice resta il burattino generoso e monello che riconosciamo, amatissimo.

[*del 1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco; del 1991, C’era una volta… un pezzo di legno…, di Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco)

1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco
1981, Pinocchio, di Carlo Collodi e Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco
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C’era una volta… un pezzo di legno…, di Attilio Cassinelli, Giunti Marzocco

51Sa7S4NWsLTitolo: Pinocchio. Le mini fiabe di Attilio
Autore: Attilio Cassinelli
Editore: Lapis Edizioni
Dati: 2020, 42 pp., 9,90 €

Le avventure di Pinocchio

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo

Le avventure di Pinocchio: testo integrale di Carlo Collodi; illustrazioni di Luca Caimmi; personaggi dal mare, nostrum ed esotico; ambientazioni marchigiane e un formato (con cofanetto) elegante, da sera.

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo
Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi – 2018, Orecchio acerbo

Nella postfazione di Faeti si scoprono dei legami incredibili tra questo Pinocchio acquatico e il Pinocchio classico così come siamo abituati a immaginarlo. Allo stesso modo le ambientazioni, dichiaratamente marchigiane, così come marchigiano è Luca Caimmi, si coniugano alla perfezione con il tono della storia. Molte le notti infernali, molta la luce, netto il contrasto tra l’uno e l’altro opposto. In entrambi i casi nelle tavole in acrilico dominano i blu, che si muovono assieme in un ritmo che ricorda quello della risacca: creano un unico racconto coerente e ritmico, ma sono ciascuna anche un quadro a sé stante, con una propria funzione e un proprio effetto, tassello di una corrente marina comune.

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo
Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi – 2018, Orecchio acerbo

La sensazione prima che comunica Pinocchio/narvalo, uscito dal mare per diventare burattino, marinare la scuola, farsi infinocchiare dal Gatto e la Volpe, mettersi seduto sulle ginocchia del temibile, e sempre terrificante, Mangiafoco è che nonostante sia fuori dal suo elemento naturale, continui a muoversi in esso. In molte illustrazioni i protagonisti sembrano essere come in un acquario: contenuti tra pareti blu si muovono in quel blu, vi nuotano.

Anche in Rondinella. Storia di un pesce volante (Rondinella, di Luca Caimmi, Nuages) la protagonista abbandona il suo habitat naturale per sperimentarne un altro del tutto diverso, completamente differente. Si annullano tutte le limitazioni fisiche e queste creature fuori contesto invadono gioisamente mondi che non sono i loro vivendoli appieno, colorandoli di vitalità, di azione, di avventura.

Un libro magico che ci ricorda che tutte le storie nascono dal buio e che ogni infanzia è fatta di finzione visionaria.

Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi - 2018, Orecchio acerbo
Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi – 2018, Orecchio acerbo

E sta qui, nella finzione visonaria e nel buio, il legame fortissimo che il Pinocchio reinventato (ma con solide radici) da Caimmi costruisce con quello di Collodi. Le bugie del resto sono più semplici se non dette in piena luce.

Pinocchio, CaimmiTitolo: Le avventure di Pinocchio
Autore: Carlo Collodi, Illustrazioni Luca Caimmi, postfazione Antonio Faeti
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 168 pp., 28,00 €

Pinocchio prima di Pinocchio. E dopo?

È una Genesi laica, di legno e colori immensi quella che ha illustrato Alessandro Sanna, quella di Pinocchio.

All’inizio fu un magma primordiale dal quale si staccò un pezzetto ribelle di luce, probabilmente stanco di brillare nell’universo sconfinato. Velocissimo, e come ben deciso a farlo, atterra in un’esplosione bianca. Queste esplosioni di norma generano distruzioni; di norma. Ma questo pezzetto ribelle di universo no, questo ha seguito la lezione di Munari e genera un albero: da un tronco due diramazioni e da ciascuna altre due, fino a diventare sufficientemente ampio da attirarsi le invidie del cielo che lo colpisce con un fulmine e ne stacca via un ramo.

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Pinocchio prima di Pinocchio, Alessandro Sanna – 2015, Orecchio acerbo

Quando lo vedo, lì dritto, impettito, stagliarsi nell’aurora, o nel tramonto, lo immagino pronto a mirabolanti avventure. E non mi sbaglio: parte a grandi balzi. Non conosce mezze misure. Sembra felice, ma non pare Pinocchio, non vedo il naso lungo che, così di profilo, certamente salterebbe agli occhi. D’altra parte, da come capitombola e si diverte, sembra proprio lui. Non so… io continuo a seguirlo, e con una certa trepidazione, perché il ragazzino di legno si sta fidando ciecamente di un gatto e di una volpe, silhouette nere nella neve bianca, e s’avvia a passo sicuro verso una folla di altri legnosi, verso un bosco, che dal tanto danzare s’infiammano.

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Pinocchio prima di Pinocchio, Alessandro Sanna – 2015, Orecchio acerbo

Scappa! Scappa! Verrebbe da dire, e lo dico, trepidante, specie quando appare un’enorme figura che ingoia tutto, mangia fuoco, fiamme, mangia gli alberi. Il ramo corre, si bagna, si fa ramoscello di pace nel becco di una colomba, incontra un grillo e un gufo e un serpente. Io sono andata oltre, fino alla fine, che è un chiaro inizio. Ma mentre non voglio svelarvi altro, qualcos’altro voglio chiedere all’autore.

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Pinocchio prima di Pinocchio, Alessandro Sanna – 2015, Orecchio acerbo

1. Alessandro, la scelta di raccontare senza parole è dovuta al voler universalizzare, lasciare fuori dallo spazio e dal tempo, il rapporto tra il mito e il lettore?
R: Le parole sono nell’immagine. Potrei anche dire che le parole lasciano il posto ai respiri interni ed esterni di ognuno di noi. Senza parole mi sembra d’esser più libero e la libertà di comunicazione è sempre una chimera che inseguo nei miei libri d’autore.

2. Io ho ritrovato tra le pagine alcune citazioni. La prima, sebbene adattata a tutt’altro contesto, è de “Il Signor Bastoncino” di Axel Scheffler, un’altra è de “Il Piccolo Principe”,  il serpente e l’elefante. Ce ne sono altre, o invece, anche queste due sono “solo” l’ottimo risultato del dialogo che le opere autoriali innescano tra loro?
R: Tutte queste sono assolutamente citazioni appropriate, ma ci sono anche rimandi alla storia dell’arte da Giacometti a Mark Rothko oppure ai mediavali Duccio e Cimabue. Forse anche il cinema d’animazione di silhouette di Lotte Reineger.
La verità è però che tutte le conoscenze implicite ed esplicite sono fuori dalla mia mano quando disegno. Il libro infatti è una metafora dell’essere artista, con il serpente che mangia tutti e poi sputa dal sedere e anche con il pescecane che mangia tutti e rimette al mondo dalla bocca tutti i personaggi. Tutti noi siamo digerenti medium che buttano fuori, da ogni orifizio possibile, il conosciuto e il vissuto.

3. La narrazione, come l’evoluzione, come la vita stessa, è ciclica: si parte da un punto per tornare a un altro molto simile ma del tutto diverso e quindi ripartire: dopo la storia Prima, c’è quella di Pinocchio. E dopo?
R: Dopo c’è un’altra vita. il libro si doveva chiamare “La vita prima della vita” e “La vita dopo la vita”. Pinocchio è venuto a smorzare i toni. Quello che voglio raccontare con questo libro è la fragilità del bambino e precisamente del bambino in condizioni di vita costretta. Mi riferisco alla vita in ospedale di bambini ammalati e purtroppo con poche speranze. Quei bambini li ho visti e incontrati e da lì è partito tutto.

4. Per concludere, ti voglio fare una domanda che qualcuno mi ha suggerito di porti, anche se non svelerò mai chi!, perché della tua risposta non si può far senza: Alessandro, ma come fai a fare disegni così belli?
R: Lavoro tantissimo. Così tanto che anche la mano penso abbia un suo cervello e spesso devo ascoltarla. Grazie!

Appuntamento con Alessandro Sanna a Più libri più liberi, sabato 5 dicembre ore 11.00 – Spazio Ragazzi, Area Incontri

cop pinocchio prima di pinocchioTitolo: Pinocchio prima di Pinocchio
Autore: Alessandro Sanna
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2015, 64 pp., 17,50 €

10, 100, 1000 Pinocchio!

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Una premessa: non sono affatto un estimatore del cinema di Enzo D’Alò. Se da un lato dei suoi film ho spesso apprezzato la scelta del soggetto e la qualità delle illustrazioni, dall’altro ho sempre giudicato mediocri o non di mio gusto (per non dire disastrose) tutte le altre componenti dei suoi film. Sceneggiature e adattamenti, dialoghi, animazione, regia, musiche, doppiaggio: da La freccia azzurra Momo passando anche per La gabbianella e il gatto, i film di D’Alò per me sono sempre stati deludenti o addirittura fastidiosi e non sono neanche riusciti a catturare l’interesse di mia figlia (quattro anni). Non è stato così per questo Pinocchio che invece ha completamente convinto e conquistato entrambi, entrando di diritto tra i migliori adattamenti del capolavoro di Collodi che io abbia potuto vedere.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013

Se prima di entrare in sala non mi sarei mai sognato di poter mettere a confronto un film di D’Alò con uno dei più grandi classici di Walt Disney  (forse il mio preferito) adesso sono io il primo a meravigliarmi ad affermare che questo Pinocchio non impallidisce troppo di fronte al mostro sacro disneiano. Naturalmente si tratta di due adattamenti molto diversi, per certi versi imparagonabili: D’Alò infatti fa una riduzione molto più fedele dell’originale di Collodi rispetto al classico Disney che lo riscriveva totalmente. Subito dopo la visione è scattato con mia figlia il gioco delle differenze: se in una delle versioni che conosce è la fata turchina a dare la vita al burattino, in un’altra il ceppo di legno era già vivo dall’inizio, se in una  Mangiafuoco è cattivo, in un’altra regala a Pinocchio le monete d’oro, se in una versione recentemente vista a teatro non c’era la balena in quella vista al cinema il Grillo Parlante fa solo una fugace comparsa. Un ottimo spunto per poterle spiegare cosa sia una storia e cosa significhi raccontarla.

Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Torniamo al film. Per D’Alò questo Pinocchio è un progetto che viene da molto lontano, sogno del cassetto da oltre 10 anni durante i quali evidentemente ha avuto modo di trovare spunti e idee davvero originali e convincenti il cui comune denominatore è la leggerezza, cifra stilistica dell’autore napoletano. In una sceneggiatura davvero molto ben costruita (di D’Alò e Umberto Marino) svetta a parer mio lo sviluppo dei personaggi, da un lato rispettoso dall’altro innovativo: penso in particolare a Geppetto, papà anziano con lo sguardo ancora bambino, e alla Fata turchina al contempo dolce e inquietante, forse la migliore trasposizione dell’originale collodiano che abbia avuto modo di vedere. L’altro punto di forza del film è rappresentato da illustrazioni e animazione, questa volta davvero di livello assoluto grazie a un lavoro eccelso di Lorenzo Mattotti, il quale più volte in passato si era confrontato con il burattino/bambino che interpreta pienamente (e sullo schermo è evidente) la qualità del cambiamento e della metamorfosi sempre presente nelle tavole dell’illustratore. Indimenticabile l’euforia caotica e pittorica del Paese dei Balocchi, traboccante di colori e ipnotica: andrei a rivedere il film anche solo per godere di quei minuti.
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D'Alò. 2013
Illustrazione di Lorenzo Mattotti per Pinocchio, un film di Enzo D’Alò. 2013
Anche le musiche, curate dal compianto Lucio Dalla, sono questa volta un bel valore aggiunto per il film (non ci erano assolutamente piaciute quelle dei precedenti film di D’Alò). Davvero un bel film, chapeau Enzo D’Alò!
PS: del regista napoletano vi segnaliamo anche la serie animata Pipì pupù e Rosmarina (o “Alla ricerca del Mapà”, sceneggiata da Vincenzo Cerami) che di tanto in tanto va in onda sul canale Rai YoYo. [Massimo Basile]
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locandinaPinocchio, un film di Enzo D’Alò.
Animazione, durata 84 min. – Italia 2013