Il balcone

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè

Surreale che non sia data a sé stessi la possibilità della luce, dell’aria. Surreale la sensazione che avvolge nel momento in cui si svela la presa di conscienza dell’indifferenza, del non saper guardare oltre, del non cercare l’altro e l’altrove.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Smarriscono gli ultimi versi della poesia di Atanas Dalchev, Il balcone (1928), e lo fanno con disinvolta mestizia, instillano con naturalezza una nostalgia dura a dissolversi.

Come, come è mai possibile che gli abitanti di una casa, vivi, eppur ciechi, non abbiano mai alzato il capo a guardare oltre, un po’ più in su rispetto alla propria testa? Che non si siano mai posti il perché ci fosse un balcone e ancor più non avessero desiderato accedervi, affacciarsi.

È bello, il balcone, di pietra e ferro battuto, antico. Comune, certo. Come comuni sono i  passeri che vi hanno trovato casa e ristoro, loro sì, lungimiranti.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

È vero, come ho letto ha dichiarato l’illustratrice, Kalina Muhova, che di questa poesia ha fatto un silent book, è condivisibile, che l’illustrazione sia tra le arti visive quella più vicina alla poesia, anche come forma narrativa, aggiungo io, i dettagli come il tono, la forza o la leggerezza del tratto come il timbro. Ma certe parole messe l’una di fianco all’altra, poste come per caso con l’uno o l’altro accento riescono a sfidare anche la più perfetta delle sculture, abbracciando quindi anche lo spazio attorno, che di alcune è parte d’opera, divenendo imperiture.

e in una notte piovigginosa
la gronda sua quadrata riunisce
due girovaghi che assieme riposano
dopo un tempo lungo e triste.

Si chiude con la poesia cui si ispira, posta lievemente su un’illustrazione a doppia pagina in cui, finalmente, un padre e una bambina sollevano il capo e pongono lo sguardo laddove non era mai stato. Si chiude nella speranza, che dà seguito ai versi che si concludono non lasciandola.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Inizia, invece, con il simulacro di quello che era un balcone, sul quale sono due uccelli di un nero pieno, come i ghirigori del ferro battuto che fa loro da trespolo, rifugio, casa. S’abbeverano alla pioggia che disseta e nutre anche i semi sopravvissuti nei vasi incolti, di cui nessuno si cura. Su di esso si muovono l’ombra dei rami di un albero e il vento. Oltre alle zampe degli uccelli quel balcone non conosce calpestio.

Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev - 2019, Tunuè
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Certe foglie, ostinate, tentano di entrare in casa, portate da quel vento, ma si scontrano sempre con il muro. Oltre quel muro una famiglia di animi che si intendono rigidi. E una bambina che quel rigore rompe e interrompe, facendo entrare la luce, aprendosi a ciò che non conosce, ancora, con uno strumento appuntito e forte: una penna. Che può creare varchi inattesi, inaspettatamente. Sempre.

balconeTitolo: Il balcone
Autore: Kalina Muhova, Atanas Dalchev
Editore: Tunuè
Dati: 2019, 40 pp., 15,00 €

C’erano tutti nella grande aia

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo

C’erano tutti nella grande aia, me compresa. Sotto forma di una piuma svolazzante, un fiore di geranio, un petalo d’oleandro. Insieme al maiale che è talmente consapevole di sé da non sembrarlo affatto, insieme a oche, anatre, galline. E io, c’ero anch’io, lo dicevo, grazie alla poesia di terra e fango, di ortica e sole di Nino de Vita che pare d’averla vissuta davvero, che sia un ricordo, un ricordo d’accidenti quotidiani, così semplici da conservare in sé la meraviglia stupefacente di un amore che nasce e di una vita che si spegne, in maniera drammatica, grottesca.

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo
C’erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder – 2018 Orecchio Acerbo

Ntonu è un maiale, Il maiale protagonista di questo componimento in tre canti; il suo tempo scorre tra la noia di giornate sempre uguali a loro stesse, e lui lo trascorre, ignaro di quanto quello a lui destinato sia breve, annusando i fiori, guardando le faccende altrui, osservando tutto quanto accade nella grande aia. Si tiene in disparte Ntonu, un po’ come fa il siciliano sulla sinistra di ogni doppia pagina, perché se irrompesse nell’italiano sarebbe incontenibile, così Ntonu con la sua irruenza creerebbe scompiglio tra gli altri pacifici animali.

L’uomo c’è, senza dimenticare chi ne scrive e chi ne legge, ed è un ragazzo, così come lo era ne La casa sull’altura, che gioca con lui, lo accarezza, se ne prende cura.

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo
C’erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder – 2018 Orecchio Acerbo

Fino a quando Ntonu, per amore, non irrompe nel palcoscenico della vita agreste che è l’aia e ne diventa protagonista (così come il siciliano resiste fedele a se stesso e irrompe nei versi in certe parole che sembrano altro e invece non sono: animalaccio, non è una belva feroce quanto piuttosto descrittivo di un tripudio ridondante di bellezza). Un pavone entra in scena: bellissimo, mai visto prima. Irresistibile per Ntonu. La prima e l’ultima sortita sulla vita di ogni giorno, che è sempre, sempre, meravigliosa.

C'erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder - 2018 Orecchio Acerbo
C’erano tutti nella grande aia, di Nino De Vita, illustrazioni di Armin Greder – 2018 Orecchio Acerbo

Il ritmo, già cadenzato dalle parole, si muove armonico anche nelle illustrazioni di Armin Greder. Sulle doppie pagine con testo a fronte Ntonu, il maiale, su fondo bianco, si staglia tratteggiato a inchiostro, a queste segue sempre una doppia pagina a illustrazione piena che sposta l’attenzione dal protagonista solitario alla fattoria piena di vita, in netto contrasto con il destino che aleggia come spada sul capo del maiale e sulla sua esistenza, che, lo si percepisce dal primo verso (Risiedeva, castrato,/ in un buco di casa/ il giovane maiale) risente in maniera coatta dell’intervento dell’uomo. Fino al climax, quattro pagine che si spiegano e aprono su un pavone ammantato di colori, i suoi, brillanti, ricchissimi, per poi richiudersi e tornare a Ntonu e al suo destino e al suo straziante addio, che rimesta gli animi delle oche e delle galline nell’aia, stavolta sì,  e le induce al volo, o perlomeno a quell’istinto di volo che permane sotto lo strato superficiale e addomesticato delle loro piume.

copertinaTitolo: C’erano tutti nella grande aia
Autore: Nino De Vita, Armin Greder
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 32 pp., 15,00 €

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Ciao cielo

Ciao Cielo di Dianne White, Beth Krommes - 2016, Il Castoro

Beth Krommes ha vinto la Caldecott Medal nel 2009, per Dianne White Ciao Cielo è, invece, un esordio.
L’albo è uscito in marzo, in attesa dell’estate di cui racconta il cielo, io ne scrivo quando quell’estate è ormai conclusa.

Tra le pagine ampie su cui lo sguardo si distende, più propriamente si rilassa, spuntano denti di leone, girasoli, le infiorescenze, splendide, delle cipolle. Eppure io ne parlo oggi, quando l’autunno pizzica il volto e l’aria si fa pungente, perché anche oggi, come in tanti giorni passati, questo albo l’ho riletto e sento di dovervelo raccontare, perché sono certa che non possa mancare nella libreria dei vostri bambini.

Ciao Cielo di Dianne White, Beth Krommes - 2016, Il Castoro
Ciao Cielo di Dianne White, Beth Krommes – 2016, Il Castoro

Le autrici Sono Dianne White e Beth Krommes ma la traduzione poetica è di Bruno Tognolini che nel rendere in italiano la poesia destinata ai bambini è maestro.

Nuvole al burro
vento di velo
Zucchero azzurro
Su bianco di cielo
Gioca nel giorno, salta su e giù
Soledel mondo sul bianco e sul blu

È mattina. Le nuvole sono al burro, così come il pane fragrante della colazione. Tutto quel che si racconta ha origine nel cielo e tutto quel che avviene accade per mezzo suo. Il mare, il prato inondato di sole su cui giocano i bimbi, il vento che di colpo si fa freddo e fa arricciare il naso al cavallo e al suo puledro. L’azzurro che diviene grigio e la pioggia che dal cielo scende a far tuffare i bimbi sotto alle coperte, a far nascondere i maiali sotto alla tettoia con lo sguardo che pregusta il fango.

Ciao Cielo di Dianne White, Beth Krommes - 2016, Il Castoro
Ciao Cielo di Dianne White, Beth Krommes – 2016, Il Castoro

Poi il vento cede e la pioggia ha fine. L’ombrello ristà inutilizzato sul prato tra gli occhi divertiti dei cani e lo sguardo interdetto di un rospo. Ritorna il sole e riempie di raggi un ciclo che è quello della giornata, che è quello delle stagioni, che è quello del tempo, che si conclude in una notte d’argento stellata.

Ciao Cielo di Dianne White, Beth Krommes - 2016, Il Castoro
Ciao Cielo di Dianne White, Beth Krommes – 2016, Il Castoro

I bambini sono avidi di poesia; si esprimono essi stessi poeticamente. Questo è un albo che di poesia per parole e immagini è pieno e io ne consiglio caldamente la lettura.

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Autore: Dianne White, Beth Krommes
Traduzione: Bruno Tognolini
Editore: Il Castoro
Dati: 2016, 48 pp., 13,50 €

 

Dora e il Gentilorco ovvero sulla magia della poesia

Per fare una magia sono necessari il talento, certo, ma anche degli strumenti. Devono essere custoditi con cura, maneggiati con destrezza. Per fare la magia della poesia occorrono: una penna, non una qualunque penna, proprio quella lì; dei pezzetti di carta; un sorriso, a dentatura brillante o sdentato, non importa, l’essenziale è saperlo usare al momento giusto.

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Dora e il Gentilorco, Sonia Maria Luce Possentini, Matteo Razzini – 2016, Valentina Edizioni

Per fare un albo illustrato magico occorrono ancora più cose. Per esempio serve un rosso che non è carminio e nemmeno aranciato, è un rosso brunito, la formula, come vedete, non la so… deve essere però un rosso che tinga le labbra, che colori i fiori, che si fermi sui visi, tra i capelli, si faccia bottoni. E di una storia che racconti, che sveli verità per mezzo dei misteri.

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Dora e il Gentilorco, Sonia Maria Luce Possentini, Matteo Razzini – 2016, Valentina Edizioni

Dora è una bambina, occhi scuri, capelli ricci, zigomi picchiettati di lentiggini. Dora ha la fortuna di scegliere di fermarsi ad ascoltare un matto, un mago, un gentilorco. Il gentilorco ha un naso grosso e molle; un mento invadente, narici irsute. Si chiama Franco e ha la fortuna di un’indole aperta alla condivisione: regala poesie.

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Dora e il Gentilorco, Sonia Maria Luce Possentini, Matteo Razzini – 2016, Valentina Edizioni

Per fare un albo illustrato che sia magico, occorre anche una controparte che con la sua grigia e ostinata indifferenza faccia risplendere ancora di più i rossi, quei rossi che forse sono rosso creta cotta.

Io non vado oltre, ci tengo solo a dirvi che è un albo, Dora e il gentilorco, lieve, intenso. Un albo che parla di memoria, che manifesta quanto sia necessario prendersene cura, cullandola di ricordi e di parole. Parole danzanti, rosse, forse come tizzoni ardenti.

copTitolo: Dora e il Gentilorco
Autore: Sonia Maria Luce Possentini, Matteo Razzini
Editore: Valentina Edizioni
Dati: 2016, 32 pp., 12,00 €

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Giochi di parole, humour, poesia vivono assieme ne L’isola di Bestierare

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Prima di qualsiasi altra osservazione in merito a L’isola di Bestierare devo necessariamente considerare la traduzione di Giusi Quarenghi, che, giustamente, viene definita “versione italiana”, giacché il lavoro fatto dalla traduttrice è effettivamente di riscrittura; una riscrittura che immagino faticosa e impegnativa il cui risultato, però, è raffinato e brillante.

Le poesie di Jack Prelutsky sono, infatti, complesse, per la realizzazione non per la fruizione, giacché nascono da giochi di parole, o meglio, dall’incrocio di due parole a crearne una nuova. Questa nuova parola, che nasce dall’incrocio di un animale con un vegetale, dà vita a una nuova specie vivente, a una bestia rara, per l’appunto, sulla quale si innesta di volta in volta una poesia che è una storia.

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Alla volta dell’isola di Bestierare salpano due bambini, ma sul loro skateboard c’è posto per un altro passeggero. E qui, esattamente in questo invito palese, che ristà la profonda bellezza di questo albo illustrato: quell’incoraggiare a fantasticare e creare che è, o dovrebbe essere, fulcro e motore di qualsiasi libro destinato all’infanzia.

Ci sono le Pescammelle, eleganti nel passo pur sulla sabbia bruciante; ci sono gli Ippofunghi, piuttosto ingombranti che preferiscono stare sempre nello stesso posto, beati e in tranquillità; c’è la Rinocerosa, affascinante, profumata, meravigliosa. Alla regola animale/ortaggio o frutto sfuggono solo il Ghepastruzzo, le Pappalontre e il Cardinaltonno, maniaco della velocità il primo, chiacchierone le seconde e con seri problemi con l’umidità l’ultimo.

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

Le illustrazioni di Peter Sís sono ricche in dettagli: i cieli sono composti da centinaia di piccole linee e così i mari; la terra è un trionfo di punti; le piume e i manti delle bestierare un intreccio fitto di righe e quadretti in cui si direbbe che il nero la faccia da padrone. In realtà le tracce scure non fanno che sottolineare i colori tenui ma brillanti che rimangono tali anche quando le espressioni sono cupe o pensose. 

L'isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi - 2012, Edt Giralangolo
L’isola di bestierare, Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi – 2012, Edt Giralangolo

La quarta di copertina riassume per mezzo di icone tutte le bestierare dell’isola: un avocado più un dodo crea un avocadodo; un rinoceronte più una rosa crea una rinocerosa… e qui la parola passa ai piccoli lettori che potranno creare decine e decine di nuove bestierare (per non dire infinite) e con esse nuove storie, sempre diverse, stavolta non rare, bensì uniche. L’invito è chiaro ed è accolto con entusiasmo dai piccoli lettori ben felici di abbandonare la via prescritta dell’ordine razionale delle cose per perdersi in un’avventura (con tanto di mappa alla mano) che è fantastica ma paradossalmente arricchita da una logica profonda e scientifica che presume una conoscenza concreta degli esseri che si incrociano oltre a una capacità di astrazione profonda della quale i bambini sono abbondantemente provvisti.

Cover_BestierareTitolo: L’isola di bestierare
Autore: Jack Prelutsky, Peter Sís, Giusi Quarenghi
Editore: Edt Giralangolo
Dati: 2012, 32 pp., 13,50 €

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Quasi ninna, quasi nanna. Sognare chiudendo o aprendo gli occhi

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo
Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

Che cos’è una ninna nanna? Una filastrocca? Una nenia? Un canto sussurrato? Una cantilena?

Tra tutte le ipotesi non ce n’è una esattamente rispondente, così come non ce n’è una del tutto fuori luogo. Tra tutte, però, dal punto di vista dell’origine etimologica, così come dell’aspetto semantico,  una c’è che, a parer mio, meglio s’adatta a rendere la “Quasi ninna, quasi nanna” di Mariana Chiesa (edita da orecchio acerbo e in libreria dall’11 luglio): si tratta di filastrocca, parola che solo a pensarne le origini già sussurra significati ampi e magici, nata dall’unione del latino filum e del greco – lat. historicus , dal filo lucente della narrazione, dalla tecnica sequenziale e dalla capacità di raccontare. Tecnica e magia del racconto che si intersecano assieme per indurre al sonno, per indurre i sogni.

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo
Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

Per quanto sia difficile da immaginare, nel contesto della ninna nanna, le parole non sono molte tra queste pagine e non sono nemmeno ripetitive, non c’è un ritornello da mandare facilmente a memoria.

 “Quasi ninna quasi nanna/ farfalla leggera/falena perfetta/ che apre a ventaglio/ la notte le ali”. Questi i versi rimasti tra tutti nella mia memoria, indissolubilmente legati a filo con le illustrazioni, rappresentazioni dilatate o meticolose di momenti onirici, sogni. Ogni tavola racconta di una paura, un gioco, una speranza. Oppure di un momento di crescita, di una ricerca del tepore e dell’affetto materno. Un bimbo legge le parole di Sendak, di Leo Lionni, di Munari: le loro storie già prendono le forme dei sogni quando interviene la ninna nanna a fare da specchio ai timori fatti belve feroci, a dar spazio al gioco da mettere in pratica al risveglio, a tornare al ventre materno, a trasformare in neonati bisognosi di cure, in fanciulli alla scoperta di sé.

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo
Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

Leggendo, ho riscontrato tanti punti di contatto tra il momento della ninna nanna, quello che porta al sonno e ai sogni, e quello della nascita. Non a caso una delle tavole (che nel libro s’accosta alla parola “misteriosamente”) fa da copertina a uno splendido numero de gli asini, “Benvenuto tra noi. Pratiche e riflessioni intorno al parto e alla nascita”, in cui il giaciglio che culla i sogni è un nido, il cuscino si fa uovo, il gatto dal volto bambino guardiano dei sogni nel sogno, mentre l’immagine assopita del bimbo gatto fa compagnia a un gufo che è chioccia guardiana e guardinga. Misteriosamente, dunque, si passa dal sonno alla veglia, misteriosamente s’abbandona la culla acquatica personale e unica per arrivare al mondo non più liquido della realtà, così come a quello sfumato e vago dei sogni. Misteriosamente ma con una lingua e un fine comune: annunciare l’alba di un nuovo giorno o di una nuova vita.

Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa - 2013, Orecchio acerbo
Quasi ninna quasi nanna, Mariana Chiesa – 2013, Orecchio acerbo

ninna nanna coverTitolo: Quasi ninna quasi nanna
Autore: Mariana Chiesa
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 64 pp., 18,00 €

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Il bestiario immaginario di Roger McGough

Per quanto appaia (e sia) semplice da leggere e guardare, è altrettanto complesso da recensire questo libricino di versi, questo Bestiario immaginario di Roger McGough. Del resto i risultati semplici, molto spesso, sono il frutto di un lavoro e una composizione complessi. Ed è proprio questa complessità a mettere in gioco chi scrive, ma, molto in precedenza, ad aver messo in gioco chi ha tradotto, Franco Nasi in questo specifico caso, che mi sento di definire, per l’eccellente lavoro autoriale, co-autore, appunto.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

È necessario, quindi, procedere con ordine. Roger McGough, per cominciare, è uno dei più celebri poeti britannici, una personalità dalla produzione vivace, entusiasta e prolifica che ha sempre saputo accostarsi alla letteratura per l’infanzia con il rispetto e la premura che questo severo e delicato pubblico esige. Il Bestiario immaginario è il suo ultimo frutto destinato al consumo partecipato dei bambini; sono sue anche le illustrazioni (in bianco e nero, lineari e trasparenti).

Della tradizione dei bestiari immaginari, McGough conserva e applica la “mescolanza”, l’ibridazione, sfruttando con arguzia i nomi composti in quel processo creativo cui accennavo per cui un elemento complesso, composito appunto, diviene semplice e autonomo, assumendo un significato nuovo e bislacco, stravagante e surreale. Il primo animale immaginario è l’allivator (nato dal gioco che fonde un alligator/alligatore con un escalator/scala mobile) che, per mezzo di una poesia “concreta”, un calligramma, in cui le parole sono disposte sulla pagina a formare un disegno rappresentativo di ciò di cui si parla (di carrolliana memoria, penso a The Mouse’s Tale…), in italiano si trasforma e traduce in una divertente Squala Mobile, la cui illustrazione è stata creata su misura proprio da McGough che ha realizzato tutte le illustrazioni necessarie a completare il lavoro di traduzione quando essa non coincideva con l’originale.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

Con tecniche di composizione diverse, tutte le poesie sono in rima. A parte i calligrammi ci sono le bestie immaginarie nate da parole matrioska, parole quindi che hanno in sé altre parole, come nel caso del tasso (badger) che contiene la parola bad  e quindi per gioco diventa il tasso cattivo, che in rima si contrappone al goodger, il tasso buono. Insomma, se la lingua madre di McGough fosse l’italiano il biancospino potrebbe diventare un istrice albino; il calcestruzzo uno struzzo di calce (idea del traduttore), una bella statua animale.

Bestiario Immaginario, McGough - Gallucci, 2013
Bestiario Immaginario, McGough – Gallucci, 2013

Il testo in inglese è a fronte e la sequenza è quella originale, in ordine alfabetico, scelta dall’autore.

Parole libere di zampettare e svolazzare in qualsiasi direzione le porti la fantasia (sottobraccio alla scienza compositiva) che indurranno certamente i vostri bambini a mettersi alla prova, a giocare sia con la penna che con la matita.

img1405-gTitolo: Bestiario Immaginario
Autore: Roger McGough
Traduttore: Franco Nasi
Editore: Gallucci
Dati: 2013, 160 pp., 15,00 €

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Il ballerino del silenzio

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Nel leggere Il Ballerino del silenzio sembra di essere a teatro, in piedi, a omaggiare di stima ed entusiasmo un ballerino lieve; sembra di essere tra le poltroncine di velluto rosso a lanciare fiori assieme agli spettatori dal volto plastico, sculture levigate col dono del movimento che appare filmico. Tutto in questo albo sembra in movimento, ad incominciare dal protagonista danzante. Ma anche le case, le ombre, le luci, il cielo.

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Il testo di Ivo Rosati, così come le illustrazioni di Irma Gruenholz, il testo assieme alle illustrazioni, direi meglio, costruisce una storia che danza e suona nonostante il ballerino danzi il silenzio e solo il silenzio. Tra le pagine si scorgono indizi leggeri di un’identità misteriosa capace di creare un’aura di mistero e fascino che ha un sentore ferino. La storia è intensa e ricca di risvolti, molto coinvolgente e lirica, come fosse tutta tesa a costruire la strada e il percorso verso un climax che si frammenta in più parti fino a un finale sperato, forse atteso, però illuminante che regala, assieme, commozione e sorrisi.

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Non esiste una notte che sia uguale all’altra. Ci sono notti in cui le stelle si nascondono dietro alle nuvole, o in cui la luna è luminosa e piena; ci sono notti in cui le strade si popolano di passanti, altre deserte. Notti luminose di stelle o di lampioni. Ci sono le notti silenziose il cui silenzio si popola di piccoli rumori, suoni ovattati e lievi, pianti di bambini, canti di donne. Qualcuno il silenzio lo rompe, altri lo sciupano, altri ancora lo ricercano e in esso danzano.

Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz - Zoolibri 2013
Il ballerino del silenzio, Ivo Rosati e Irma Gruenholz – Zoolibri 2013

Consiglio questo albo ai bimbi amati delle storie poetiche e alla ricerca di sé stessi o già fedeli alla propria identità.

book880il-ballerino-del-silenzio-coverTitolo: Il Ballerino del silenzio
Autore: Ivo Rosati, Irma Gruenholz
Editore: Zoolibri
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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Il ballerino del Silenzio from delicatessen on Vimeo.

E buonanotte ai sognatori!

Il grande libro dei pisolini, Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani

Il grande libro dei pisolini, Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani - Topipittori 2013
Il grande libro dei pisolini, Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani – Topipittori 2013

Cos’è che sfuma i margini di immagini e azione? Cos’è che acutizza gli angoli di immagini e azione? Cos’è che mescola realtà e immaginazione, paura e dolcezza, angoscia e serenità, risate cristalline e improvvisi brividi? Due le risposte immediate, entrambe esatte, a queste domande: il sonno e la poesia.

Entrambi, sonno e poesia, protagonisti di questo soffice e avvolgente albo illustrato. Sonno & Poesia, direi meglio, per sottolineare un altro affiatato duetto: Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani, l’una, Giovanna,  autrice esperta di quartine senza ricami e ugualmente raffinate, tese a fermarsi nella memoria e a danzare in un passo a due coordinato e ritmico assieme all’altra, Simona, le cui tavole (in acquaforte & acquerello, altro connubio elegante) si susseguono tra un piumone a fiori e leggere copertine stellate, tra letti a castello, letti singoli, letti enormi e condivisi (come quello dell’elefante) letti minuscoli, che stanno nella corolla di un fiore, letti sconfinati, come l’oceano che culla e protegge un delfino (tanto dolcemente simile alla balena che canta e si sente a un oceano di distanza incontrata tra le pagine di Vorrei avere, la ricordate?) e un tonno.

Il grande libro dei pisolini, Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani - Topipittori 2013
Il grande libro dei pisolini, Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani – Topipittori 2013

Letti che ad osservar bene, tradiscono il vero animo dei loro dormienti occupanti: il coccodrillo non usa i denti per difendersi dai brutti sogni, piuttosto s’accoccola abbracciando un orsetto e protegge e ospita una coppia di ranocchie con la sua coda; le foche monache ambiscono a lasciare la spiaggia preferendo accoccolarsi in poltrone colorate tra i rami di un albero; il gatto, in un armadio che è un mondo a parte, il suo mondo a parte, con tanto di cielo e panorama bucolico, non si separa dalla sua palla e sorride sornione, fedele a se stesso.

Il grande libro dei pisolini, Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani - Topipittori 2013
Il grande libro dei pisolini, Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani – Topipittori 2013

Solo un letto è vuoto, ai piedi di un grande albero, è quello dell’assiolo, che riposa solo di giorno e se ne sta appollaiato, con gli occhi spalancati, a vegliare il sonno della volpe e di due tortore. Perché a volte, non c’è niente di più bello e rasserenante del guardare il sonno altrui, i volti placidi dei bimbi, le zampette in movimento dei gatti, il ronfare profondo e un po’ cantato di certi nonni. Io, da parte mia, imparerei volentieri a memoria questi versi, per la mia bambina, per me; tra le coperte c’è sempre spazio per la poesia.

pisolini-copTitolo: Il grande libro dei pisolini
Autore: Giovanna Zoboli & Simona Mulazzani
Editore: Topipittori
Dati: 2013, 32 pp., 20,00 €

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