Annunciati i vincitori del Premio Andersen e del Super Andersen assegnato il 26 maggio

Ecco i  vincitori del Premio Andersen.

La cerimonia della premiazione, durante la quale sarà annunciato anche il Super Andersen, si terrà sabato 26 maggio,  al Museo Luzzati di Porta Siberia a Genova, area Porto Antico.


Miglior libro 0/6 anni
Piccolo uovo 
Francesca Pardi – illustrazioni di Altan,
Lo Stampatello
Miglior libro 6/9 anni
L’estate di Garmann (ne abbiamo parlato qui)
Stian Hole – traduzione di Bruno Berni,
Donzelli
Miglior libro 9/12 anni
Il bambino di vetro
Fabrizio Silei – illustrazioni di Marco Somà
Einaudi Ragazzi
Miglior libro oltre i 12 anni
Il mistero del London Eye
Siobhan Dowd – traduzione di Sante Bandirali,
prefazione di Simonetta Agnello Hornby,
Uovonero
Miglior libro oltre i 15 anni
Ero cattivo
Antonio Ferrara,
Edizioni San Paolo
Miglior libro di divulgazione
Raccontare gli alberi
Pia Valentinis – Mauro Evangelista,
Rizzoli
   Miglior libro fatto ad arte
Cosa non va in questo libro
Richard McGuire,
Corraini
Miglior albo illustrato
Il cuore di Chisciotte 
Gek Tessaro,
Carthusia
 
   Miglior libro mai premiato
Chi è il più buffo?
André François – traduzione di Federica Rocca,
Babalibri
Miglior progetto editoriale
Le mille e una mappa
un progetto di Luisella Arzani,
EDT, Giralangolo
 
  Miglior collana di narrativa
Collana “Extra”
a cura di Maria Chiara Bettazzi,
Giunti
Miglior scrittore 
Chiara Carminati
Miglior illustratore 
Maurizio Quarello
Premio speciale della giuria 
I 20 anni de “Il Battello a vapore”
Piemme
Premio speciale della giuria 
Maria Paola De Benedetti

Si è aggiudicato il Super Premio di Emanuela Bussolati Tararì Tararera (Carthusia)

La mafia che spezza la vita, la verità e l’innocenza

Libri per ragazzi di questo calibro dovrebbero leggere gli adulti e non perché si fregiano di premi e riconoscimenti, non perché siano avvincenti, non perché trattino dell’ora e dell’oggi, ma perché rispettano il lettore e gli offrono una prosa elegante, ricca, mai banale. Una qualità che sempre più raramente ritroviamo nella narrativa destinata agli adulti sempre più relegati nell’angolino destinato ai superficiali, ai frettolosi, ai disattenti.

Io dentro gli spari di Silvana Gandolfi si è aggiudicato il Premio Andersen per il miglior libro per bambini che abbiano più di dodici anni oltre che per l’alta qualità della scrittura anche  “per [essere] un’opera che salda insieme impegno civile e denuncia sociale affidando però il primato alla forza e al piacere della lettura”.

Santino il padre se lo porta spesso appresso quando incontra certi amici perché la sua presenza può fargli comodo; Lucio è l’uomo di casa nonostante i suoi undici anni; vive con la madre e la sorellina, il padre è in Venezuela ma non scrive e non telefona mai. Solo Lucio ne conosce il motivo ma è il suo segreto. Lucio rema velocemente, in barca è sempre il primo; Santino corre nelle sue scarpette rosse e vince, vince correndo col cuore in gola. Due vite in fuga da un’infanzia lacerata e spezzata dalla mafia.

Tra i tanti passaggi sui quali mi sono soffermata rallentando la lettura per gustarne la forma e l’effetto, uno è quello in cui Santino attraversa una costruzione sventrata, un vecchio teatro, che ai suoi occhi sembra l’immensa mascella di un mostro. Questa fantasiosa resa dell’immaginazione del bambino gli restituisce la dimensione che gli è propria, quella dell’innocenza, mentre instilla in chi legge il terrore che stia per perderla.

Ogni immagine è resa con delicata attenzione il che rende la lettura visiva e vigile, fa che il lettore sia presente ai fatti, ne sia comprimario e testimone, tanto da sentire il peso del non detto, quando assiste a scene in cui di fatto sperimenta la frustrazione e il dolore dell’omertà. Il lettore è testimone suo malgrado così come “suo malgrado, Santino coglieva tutto con rapidissime occhiate”.

Lucio e Santino hanno nomi diversi, vivono in due luoghi diversi, un paese in provincia di Palermo e Livorno, ma le loro storie sono ugualmente vere, non solo perché sono entrambe ispirate a una vicenda reale, ma anche perché non può che essere vera, e scevra di svilenti patetismi, la resa così tangibile di vite innocenti spezzate, coinvolte, senza voce.

“Sono combattuta tra due desideri fortissimi e opposti” dice l’autrice “ il primo è che vorrei che Io dentro gli spari venisse letto dal protagonista della storia vera che l’ha ispirato. L’altro è che non lo leggesse mai, perché forse, con gli anni, sta dimenticando. Anche se sono sicura che non si possa dimenticare una vicenda del genere”.

[L’illustrazione di copertina è di Spider]

copertina-io-dentro-gli-spari1Titolo: Io dentro gli spari
Autore: Silvana Gandolfi
Editore: Salani
Dati: 2010, 222 pp., 14,00 €

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Se fortuna travaglia un nobil core, raro è che alfine non gli dia favore

Sfortunatamente la prima lettura delle rocambolesche avventure di Ned così come ideate dal suo creatore, Remy Charlip, mi ha lasciata un po’ perplessa per il suo sfiorare, una pagina sì e una no, con un certo gusto sornione morti sanguinose e truculente. Fortunatamente, però, è sempre necessaria una seconda lettura, specie per chi un libro deve recensirlo, ed è proprio questa seconda lettura che mi ha concesso la gioia di scoprire che tutto sta nel leggere ad alta voce e nel declamare il “fortunatamente” e il conseguente “sfortunatamente” con la giusta intonazione.

Perché la bellezza di questo albo illustrato (anche le illustrazioni sono di Remy Charlip) risiede proprio nella sorpresa/sollievo dell’intervento della fortuna e nella disdetta/preoccupazione dell’intervento della sfortuna.

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

Leggo sul web (e nel farlo scopro un bel blog) che il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1962 come Fortunately per poi divenire nel 1969 What Good Luck! What Bad Luck! con conseguente cambio di testo e struttura ritmica per tornare poi al Fortunatamente della prima edizione. Questa modifica nel titolo, e, di conseguenza nel testo, conferma l’importanza della lettura ad alta voce: «Fortunatamente [e la sapiente impaginazione qui suggerisce una pausa con lieve punto esclamativo] un giorno Ned ricevette una lettera che diceva “Sei invitato a una festa a sorpresa.”/ Ma sfortunatamente la festa era in Florida e lui era a New York / Fortunatamente un amico gli prestò un aeroplano / Sfortunatamente esplose il motore…»

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

La fortuna di Ned s’accompagna ai colori delle illustrazioni, alla sfortuna, invece, Charlip riserva il bianco e nero e un’anticipazione di questa scelta sta proprio nelle pagine iniziali di questo albo che apre con due nuvole nere che lì per lì non fanno molta impressione, considerato che due nuvolette per quanto nere non sono certo foriere di temporali, fortunatamente nelle due pagine seguenti, su un letto d’arancione e giallo, risplende un sole sorridente epperò il colophon trova spazio in un cielo grigio e pesto giacché le nuvole hanno, sfortunatamente, raggiunto e quasi del tutto coperto il sole che, inerme, non può che subirne il buio.

Ha vinto il Premio Andersen questo albo per essere stato giudicato il miglior libro dai 6 ai 9 anni, per il progetto grafico e le illustrazioni, tra le altre cose;  illustrazioni che, semplici e chiare, nel loro alternare colore e grigio, nella loro variazione prospettica, nelle “inquadrature”, negli zoom, si nutrono di fantasia e alimentano il pathos.

fortunatamente1Titolo: Fortunatamente
Autore: Remy Charlip
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 50 pp., 14,00 €

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Ullallà

È un pavone molto elegante con un frontino coi pennacchi traforati quello che innaffia (con un annaffiatoio per sua natura traforato) un bellissimo fiore rosso, un papavero credo, il cui semino, dal prato in fondo alla strada, è arrivato a trovar casa nel giardino di questo vanesio uccello che tra un pavoneggiamento e l’altro se ne prende dolcemente cura.

oh oh - Sophie Fatus - Emme Edizioni 2011
oh oh – Sophie Fatus – Emme Edizioni 2011

O forse la storia è un’altra, del tutto diversa. Probabilmente, direi certamente, ogni bimbo che avrà la fortuna di sfogliare Oh oh di Sophie Fatus (vincitrice del premio Andersen 2011 per il miglio libro 0/6 anni) vi leggerà una storia diversa, perché l’arte di questo albo illustrato e cartonato non è solo quella che risiede nell’eleganza delle illustrazioni, nel tratto raffinato, ma anche quella delle idee. Non mi riferisco all’idea di costruire un libro capace di raccontare una o più storie senza usare le parole, io stessa ne ho avuti per le mani diversi quest’anno, quanto piuttosto alla varietà di possibilità d’invenzione che l’accostamento di vuoto e pieno conferisce alla singola pagina: c’è una coccinella, per esempio che svolazza attorno a un maialino. La coccinella ha due buchi al posto di due dei suoi pois, i buchi degli Oh oh di copertina, e il maialino ha un otto traforato sul naso.

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oh oh – Sophie Fatus – Emme Edizioni 2011

Ora forse la coccinella ha smarrito i suoi pois e sta chiedendo al porcellino tutto rosa se, per puro caso, li abbia visti; lui di rimando ci pensa su un po’ prima di rispondere e intanto annusa a piene narici un paio di fiorellini rossi e tondi che regge con le tozze zampette. Ma le fustelle cambiano ad ogni movimento del bambino che legge, attraverso i buchi si modificano nel colore, nella forma. I vuoti diventano addirittura strumento utile a girar meglio la pagina, a prendere confidenza con la consistenza del libro, che ha una sua morbidezza, un suo spessore. Un po’ come succedeva (e succede, giacché La Coccinella ha rinnovato la collana) con i famosi “libri coi buchi” in cui al divertimento dell’ascolto s’associa la curiosità del tatto. Oh oh è il terzo albo cartonato di “Ullalà” nuova collana ideata da Emme edizioni per la primissima infanzia.

In conclusione faccio mie le parole della giuria che ha assegnato a Oh oh il premio Andersen: “Per un albo senza parole dove tutto è affidato all’incanto delle immagini e alle piccole narrazioni a cui danno vita. Per un’opera briosa e vivace connotata da un ritmo brillante e intenso all’insegna del sorriso”. E il tutto, non trascurabile, a un prezzo davvero contenuto.

copertine Ullala 1-3.inddTitolo: Oh Oh
Autore: Sophie Fatus
Editore: Emme edizioni
Dati: 2011, pp. 24, 10,00 €

 

 

È cosa molto interessante il contemplare una riva ridente

Nel 2010 il Bologna Ragazzi Award per la categoria “non fiction” è stato assegnato a In riva al fiume di Charles Darwin e Fabian Negrin come miglior libro a carattere informativo destinato ai giovani lettori.

In riva al fiume di Fabian Negrin, Charles Darwin - Gallucci
In riva al fiume di Fabian Negrin, Charles Darwin – Gallucci

Gli acquerelli di Fabian Negrin ci accompagnano, assieme a un bambino e al suo cane, in un breve viaggio in riva al fiume; una passeggiata piuttosto, alla scoperta di un mondo straordinario che, a uno sguardo superficiale e distratto potrebbe risultare semplice ma che, invece, illustra con una variopinta serie di elementi una varietà biologica che già, con grande sdegno di certi parrucconi, centinaia di anni fa Darwin aveva raccontato. Negrin considera l’ultimo paragrafo dell’Origine della specie (utilizzando il testo italiano tratto dalla prima traduzione dell’opera autorizzata da Darwin stesso) e con un gioco visivo fatto di splendide prospettive forzate illustra con sorprendente efficacia temi molto complessi quali l’ereditarietà, lo sviluppo con la riproduzione, la variabilità, la lotta per l’esistenza, l’elezione naturale, l’estinzione.

Come esplicitato nell’incipit da Darwin stesso “è cosa molto interessante il contemplare una riva ridente” giacché essa è ricca di vita: vita nell’acqua, vita sulla riva umida, vita di tutti gli esseri che grazie a essa e attorno a essa si nutrono e costruiscono la propria tana. La messa a fuoco spazia dai dettagli microscopici (evidenziati anche da tocchi di cera e matita) allo spazio ampio di veduta dai rami degli alberi. Le striature dei lombrichi scoperti sotto un sasso, tra la terra umida, i ciuffi di pelo ocra che punteggiano il manto grigio delle lepri, le nervature di una foglia che galleggia sull’acqua, le ciglia morbide degli organismi unicellulari nell’occhio di un microscopio sono dettagli che rendono gli esseri ritratti viventi.

In riva al fiume di Fabian Negrin, Charles Darwin - Gallucci
In riva al fiume di Fabian Negrin, Charles Darwin – Gallucci

Al tono austero del testo, che, come detto, risponde fedelmente all’originale dell’epoca, corrisponde nelle illustrazioni un uso magistrale del colore che tradisce una profonda conoscenza delle varianti esistenti in natura che ben s’accordano alla scientificità delle parole così come sono perfetto specchio della profondità filosofica e della minuziosa precisione naturalistica grazie alla quale la complessità della natura e della sua evoluzione chiudono il tratto in un cerchio perfetto generato in primis dalla meraviglia del bambino dinanzi alle sue manifestazioni. Un insieme armonico e elegante al quale peraltro Fabian Negrin ci ha abituato e che ben supplisce alle difficoltà oggettive che un bambino potrebbe incontrare leggendo i termini tecnici di Darwin, peraltro raccolti e spiegati in un glossario in chiusura dell’albo.

img436-g1Titolo: In riva al fiume
Autore: Fabian Negrin, Charles Darwin
Editore: Gallucci
Dati: 2010, 32 pp., 18,00 €

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Per la sezione “Miglior albo illustrato” In riva al fiume si è aggiudicato il Premio Andersen 2011. Questa la motivazione della giuria: “Per lo straordinario equilibrio di un albo capace di coniugare una ricostruzione esatta e paziente della natura con il fascino ineffabile delle immagini. Per una misura ora nitida e severa ora trepida e lirica, ricca di eleganza e meraviglie”.

Le storie, a volte, si fanno da sé e scelgono come essere raccontate

Pepe, Calì e Lalò sono amici; insieme inventano storie straordinarie e giocano in cortile. Un giorno, però, Lalò scompare e Pepe e Calì si accorgono che senza di lui giocare a inventare storie non è né facile né divertente. Si avventurano allora in una difficile ricerca trovando infine una risposta, seppur amara, alle loro domande.

uomo_nero_verde_blu_22-858x1440Forse Lalò è diventato magro magro e, come un uccello, è passato attraverso le sbarre della gabbia volando via, così ipotizzano Pepe e Calì dinanzi all’uomo verde “Becco di corvo/Tutto si perde/Questa è la casa/Dell’uomo verde”. O potrebbe essere stato rapito dall’uomo nero, come talvolta succede ai bimbi che non si trovano più; Pepe e Calì lo chiedono a lui in persona “Grigia betulla/Buoi sentiero/Questa è la tana/dell’uomo nero”. Oppure, considerato che dalla dimora dell’uomo blu passano tutte le storie del mondo, forse, anzi, per forza, dovrebbe esserci anche la storia di Lalò “Onda di mare/Salta su e giù/Questa è la nuvola/Dell’uomo blu”.

Si nutrono di storie e fiabe, le stesse che inventavano assieme, le speranze e le ricerche dei due amici che non si rassegnano alla realtà. E le fiabe si inventano meglio seduti in cerchio sotto alle fronde di un albero. Il cerchio formato dai tre amici era perfetto, il nuovo, senza Lalò, è schiacciato ma forse è comunque sufficiente a dar loro l’ispirazione per una nuova fiaba che li protegga dalla realtà amara che ha colpito il loro piccolo amico e con la quale dovranno necessariamente venire a patti.

Come sempre raccontare la morte ai bambini è difficile e altrettanto difficile è prendere atto che alcuni, come gli autori di questo libro, sono capaci di farlo senza scadere in pietosi abbellimenti e banali rifugi linguistici e narrativi. La vena narrativa è dolce e al contempo diretta, disperata la ricerca dei due bambini, dolorose le scoperte ma leggeri gli animi e morbida la sensazione che segue la coraggiosa ricerca. Peccato solo che l’uomo nero, verde e blu non possano mostrarsi ai nostri occhi nei loro colori. Le delicate illustrazioni di Giulia Rivolta sono, purtroppo, riportate in bianco e nero e, seppur in minima parte, sminuiscono l’intensità del testo.

Colore che invece non manca al gusto di una succulenta frittata che, solo a immaginarla, fa venire l’acquolina in bocca. La frittata è la prima di tre storie da mangiare che Anna Vivarelli (sempre assieme a Guido Quarzo come nella storia precedente e con le illustrazioni di Andrea Astuto) ci racconta con una scrittura leggera e gustosa: tutta da assaporare!

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vivarelli1Anna Vivarelli si è aggiudicata il premio Andersen 2010 com migliore scrittrice “per una produzione narrativa dai risultati quanto mai convincenti e qualificati. Per essere una delle firme più interessanti degli ultimi anni, dimostrando di sapersi efficacemente e brillantemente confrontare con temi e moduli narrativi diversi”, come peraltro ci racconta in questa intervista.

D: La Sua scrittura ha già di per sé il sapore dolce e morbido delle fiabe. È grazie a questo talento che preferisce scrivere storie per bambini e ragazzi?
R: La ringrazio per questo giudizio, che mi fa molto piacere. Credo sia calzante soprattutto per alcuni miei libri, mentre per altri la cifra è completamente diversa, molto più realistica e “cattiva”: penso a Il vero nome di Lupo Solitario o al più recente Preferirei chiamarmi Mario. Invece, in Uomo nero, verde blu e in altri miei, il tono magico e fiabesco è predominante. Questi due modi di raccontare mi appartengono entrambi: quando mi viene in mente una storia, è la storia stessa che chiede di essere raccontata con maggiore poeticità e leggerezza, o invece con realismo e ruvidezza.

D: Alcune Sue storie sono scritte a quattro mani. Entrambi i libri che consigliamo, per esempio (Uomo nero, verde, blu; Storie da mangiare). È difficile o naturale lavorare assieme a qualcun altro?
R: Io ho iniziato a scrivere per ragazzi proprio a quattro mani, e in modo quasi casuale. Provengo dalla scrittura teatrale e radiofonica, e mi sono gettata nell’avventura dei racconti per bambini pensando che si trattasse solo di una parentesi. Sono passati quindici anni, ed è diventata la mia vita… Con Guido Quarzo, l’autore con cui ho scritto i due libri che lei consiglia, sono unita da un’amicizia trentennale. Con Anna Lavatelli, l’altro autore con cui collaboro spesso, l’amicizia è più recente – si fa per dire: dodici anni non sono uno scherzo! – e anche con lei ho un grande feeling. Sia Guido che Anna sono dei perfezionisti, maniacali quasi quanto me nel cercare la precisione sia nella scrittura che nell’intreccio, ed è per questo che riesco a lavorare bene con loro. Condivido con entrambi una stessa idea di letteratura per ragazzi: avventurosa,  per nulla didascalica, che nasce per divertire e appassionare, e non per ammaestrare. Lavorare con loro quindi, è piacevole e stimolante.

D: Pensiamo che scrivere per i bambini in qualche modo sia anche scrivere ai bambini. È d’accordo con noi? E, se sì, ne sente la responsabilità?
R: Uno scrittore deve sentirsi sempre responsabile di ciò che pubblica. E non tanto perché le storie trasmettono dei “messaggi”, quanto perché un buon libro può contribuire a formare un lettore, mentre un brutto libro può allontanarlo per sempre dal piacere della lettura. A volte penso che quel mio libro particolare potrebbe essere il primo libro preso in mano volontariamente da un lettore, il primo libro scelto autonomamente in libreria o in biblioteca: se non riesco a catturare il mio lettore, il rischio è che potrebbe anche essere l’ultimo.
Se invece per responsabilità si intende un compito morale, allora no, non mi sento responsabile di come sono. Racconto storie di amicizie, parlo di infelicità o di gioia, narro di bambini che si rapportano a fatica con i coetanei o con i genitori, e conduco la storia dove i personaggi mi portano, e dove mi portano le mie esperienze, il mio modo di essere, il mio sguardo sul mondo. Talvolta è un lieto fine, altre volte no. Non insegno a vivere, non intendo farlo: non è compito mio. Credo che la lettura sia un piacere infinito, che sia un privilegio poterlo esercitare, ma la formazione di un bambino non può avvenire solo attraverso i libri, anche se i libri possono contribuirvi.

D: Quali sono gli scrittori che preferisce? Ce n’è qualcuno cui si ispira?
R: Nel campo degli scrittori per bambini e ragazzi, amo molto Roald Dahl, Eva Ibbottson, Philip Pullman, Jerry Spinelli. Come vede, autori molto diversi tra loro e anche molto diversi da me. Ma tutti sono grandi narratori: hanno intrecci appassionanti, e la loro è una scrittura di qualità.
Fra gli italiani leggo ogni libro di Guido Quarzo e di Anna Lavatelli: non solo perché ci lega una grande amicizia, ma anche perché ho stima assoluta di entrambi e, nonostante li conosca così bene, ogni volta riescono a sorprendermi.

D: Lei ha lavorato per la radio: trova che ci sia un’affinità tra la comunicazione orale della radio e le fiabe?
R: Forse sì. La mia formazione teatrale e radiofonica mi ha permesso di acquisire una certa facilità nella stesura dei dialoghi, che sono importantissimi nelle mie storie. Io a volte confesso ai bambini che incontro nelle scuole che mentre scrivo “sento le voci”, ed è proprio così: è come se i personaggi parlassero nella mia testa, e io mi limitassi a trascrivere ciò che mi dicono. Forse per questo spesso preferisco il racconto in prima persona.

D: C’è una tra le sue storie che ama particolarmente? Ci fa fare la sua conoscenza?

R: Fra le storie che ho pubblicato, amo molto Mimì che nome è? perché dopo oltre dieci anni di vita riesce sempre a catturare l’interesse dei bambini. Ma sono affezionata anche a Per caso e per naso, che è un libro pieno di rime e offre grandi possibilità di lettura collettiva. E da ultimo, Senza nulla in cambio, scritto con Anna Lavatelli: è un libro per grandi, ed è una storia di amori e passioni nell’Italia del 1821. Ci siamo divertite moltissimo a scriverlo e, anche se siamo sempre pronte ad autocriticarci, stavolta ci siamo dette che il risultato non era male…

uomo_nero1Titolo: Uomo nero, verde, blu
Autori: Quarzo Guido, Vivarelli Anna
Editore: Interlinea
Dati: 2009, 64 pp., ill., 10,00 €

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storie-da-mangiare_cover1-873x1440Titolo: Storie da mangiare
Autori: Quarzo Guido, Vivarelli Anna
Editore: Interlinea
Dati: 2001, 47 pp., ill., 7,75 €

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Roarrr! Ruggì il leone e ci indicò la strada

Un leone a Parigi, Beatrice Alemagna - Donzelli

Lo sguardo malinconico e annoiato di un leone si sofferma su una fila di formiche, nell’assolata savana. È questa l’immagine raccontata nella tavola d’apertura di Un leone a Parigi, albo illustrato per bambini, che, raccontando una storia di sentimenti universali e facendolo con raffinatezza di tratto, di colori e tecnica, ben s’addice anche al gusto degli adulti.

Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli
Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli

Il leone non ha un nome ma già dalla prima immagine si scopre svestito della nomea dietro cui di solito si ripara e protegge: non è più la belva feroce e selvaggia, dall’atteggiamento regale e distaccato, temuta da tutti e da tutti ossequiata. È un essere sensibile, toccato dalla nostalgia, che, per sfuggirle, decide di partire alla volta di una terra straniera, di un posto nuovo. Sceglie Parigi e vi arriva in treno, senza alcun bagaglio. Alla stazione di questa grande città s’aspetta di seminare il terrore, in realtà con stupore e tristezza s’accorge di passare del tutto inosservato, nemmeno quando, in una tavola splendidamente resa, si abbandona a un tragico ruggito, riesce a occupare il centro dell’attenzione di qualche passante; nessuno lo nota, qualcuno lo guarda di sfuggita riportando poi gli occhi alla pagina del giornale in cui erano assorti o a incontrare i nostri colpendoci per l’intensità con la quale questo sguardo abbandona la pagina stampata per fissarsi nel nostro.

Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli
Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli

Il leone continua a passeggiare per le vie di Parigi, piove, tutto si fa grigio e balugina di tristezza. Poi s’imbatte in un fiume che taglia in due la città e nel suo specchio trova il conforto del proprio sorriso da Gioconda. Lo stesso che incrocia al Louvre e che lo seguirà donandogli un istante di tenera profondità.

Un leone a Parigi, Beatrice Alemagna - Donzelli
Un leone a Parigi, Beatrice Alemagna – Donzelli

Mentre si fa largo nel suo animo una nota di tintinnante serenità, la sera è sempre più dolce del giorno, giunge a un incrocio: un piedistallo vuoto sembra messo lì apposta perché lui possa balzarvi su e sciogliersi in un lungo ruggito di gioia. “«Questo è il mio posto » pensò il leone sorridendo. Guardò lontano e decise di restare. Immobile e felice”.

Proprio la felicità del leone della piazza Denfert-Rochereau ha ispirato Beatrice Alemagna, autrice e illustratrice di questa storia.

E fortunato questo leone che, dopo un coraggioso e difficile percorso di crescita, riesce ad approdare a un posto che riconosce come il proprio e nel quale riesce a vivere con serenità. È lo scopo di molti, raggiunto, forse, da pochi.

I collage eleganti e intensi con i quali Beatrice Alemagna arricchisce le tavole tinteggiate di colori freddi conferiscono al tono della storia una forza epica che grazie al caldo ocra del leone esplode lasciando tracce di un vigoroso senso di speranza. E per riuscirci c’è bisogno di fantasia e maestria; non a caso Beatrice Alemagna è stata premiata come migliore illustratrice col Premio Andersen “per essere una delle voci più alte e significative dell’illustrazione europea. Per la ininterrotta volontà di ricerca, di sperimentazione e di confronto. Per il fascino ora discreto ora intenso delle sue magnifiche illustrazioni”.

818q7qqmmnlTitolo: Un leone a Parigi
Autore: Beatrice Alemagna
Editore: Donzelli
Dati: 2009, 32 pp., ill., 24,00 €

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La dolcezza di essere una “sorellina tuttamia”

Mari-lù ed io abbiamo inventato una lingua segreta, che sappiamo solo noi. Il cespuglio di rose non si chiama così nella nostra lingua, si chiama Salikon. Ieri mattina ero seduta vicino a Salikon, quando ho sentito la lingua di Mari-lù che mi chiamava: «Viani-que!» “Vieni qua” si dice così nella nostra lingua.

Giacché tutti i bambini prima di nascere bambini sono stati uccelli, durante le prime settimane di vita sono ancora un po’ selvaggi; perciò cercano spesso di fuggire e far di testa loro, magari volando. Peter fece proprio questo quando aveva appena sette giorni, perché desiderava tantissimo tornare ai giardini di Kensington, nell’isola degli uccelli. Anche da solo, anche di notte se necessario!

Sorellina Tuttamia Copyright © Hans Harnold - Il gioco di leggere Edizioni
Sorellina Tuttamia Copyright © Hans Harnold – Il gioco di leggere Edizioni

E forse Lisa, la bimba protagonista di questa delicata storia di Astrid Lindgren (creatrice della celebre Pippicalzelunghe e vincitrice del Premio Andersen nel 1958), pensa proprio a questa storia quando incomincia a raccontarci della sua sorellina gemella Mari-lù che la chiama “Sorellina Tuttamia” e che appena nata, così rapidamente che nessuno ma proprio nessuno se ne accorse, scappò a rifugiarsi in giardino dietro a un bel cespuglio di rose.

Ancora oggi, dopo sette anni, Lisa dietro quel cespuglio trova il proprio accesso segreto e personale a un mondo fantastico, popolato da esseri straordinari. In casa di Lisa è arrivato da poco un fratellino e a lei pare che la mamma non abbia più interesse a prendersi cura di nessun altro se non di lui; invece per Mari-Lù lei è “Sorellina Tuttamia”, giocano e vivono assieme, l’una per l’altra; nel loro mondo segreto e speciale incontrano esseri incantati e ospitali, attraversano ruscelli che mormorano lievi melodie, sfuggono agli occhi verdognoli e alle lunghe braccia dei Cattivi e gustano dolcissime frittelle. Purtroppo però Mari-Lù confida a Lisa che quando le rose di Salikon appassiranno lei morirà; Lisa, che nel suo mondo immaginario, straordinario e completo, viveva la gioia di sentirsi protagonista e trovava riparo dalla pungente sensazione di paura e d’abbandono che la affliggeva, si sente perduta. Torna mestamente a casa e lì una mamma amorevole e una splendida sorpresa tuttasua l’attendono; consapevolmente e un po’ cresciuta, quindi, accetta la realtà che la circonda.

Sorellina Tuttamia Copyright © Hans Harnold - Il gioco di leggere Edizioni
Sorellina Tuttamia Copyright © Hans Harnold – Il gioco di leggere Edizioni

Una storia intensa quella che Lisa ci racconta in prima persona che richiama alla mente quella di un altro bimbo capace di creare da sé e per sé un mondo straordinario in cui trovare rifugio da una realtà scomoda ma insostituibile e preziosa: Max del Paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak che torna in mente anche grazie a un paio tra le tavole di Hans Arnold (artista nato in Svizzera ma sempre vissuto in Svezia) nelle quali domina il nero della china in un accostamento con un giallo che avvolge gli elementi cardine delle scene, che sembra d’oro e che illumina, per contrasto, tutto l’ambiente in cui si svolge e prende vita l’intera immagine (immagini che evocano  certi classici illustrati dai colori di Walter Crane).

Sorellina Tuttamia, nell’ottima traduzione di Roberta Colonna Dahlman, a distanza di decenni (è stata pubblicata nel 1949), edita in italiano per la prima volta grazie al progetto de I classici moderni per bambini de Il gioco di Leggere, vive nutrendosi della propria di originalità e sensibilità e parla (anche con l’ausilio di una lingua inventata e dolce) al variegato immaginario dei bambini.

97888610302991Titolo: Sorellina tuttamia
Autore: Astrid Lindgren, con le illustrazioni di Hans Arold
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2010, 32 pp., ill., 14,70 €

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Un asinello d’argento e la forza dell’innocenza

Due bambine, una infagottata nei vestiti dismessi del fratello maggiore, l’altra riccioluta e piccina, “sgualcita come un monello di strada”, fissano curiose un giovane uomo che, ai piedi di un albero ristà immobile; sembra morto ma non lo è. Si tira sulle braccia e tra le mani stringe un asinello d’argento, le guarda senza vederle, è cieco.

Siamo in Francia, in un piccolo paesino nel Nord della Francia, e l’uomo cieco è un soldato inglese in fuga dalla guerra. Le bambine, con l’aiuto del fratello Pascal, lo proteggeranno e se ne prenderanno cura come solo uno sparuto gruppo di bimbi potrebbe fare e lui li ricambierà raccontando loro delle storie il cui protagonista è sempre il più umile tra gli animali: l’asinello. Storie universali che rivelano il potere dell’innocenza e della semplicità capaci di racchiudere in sé coraggio, generosità, dolcezza.

Il soldato aprì la mano. L’oggetto che teneva nascosto nel palmo catturò la luce del mattino. Le bambine trasalirono e i loro cuori fecero una capriola. Lì, nel palmo del soldato, brillava un asinello d’argento. Era grande come un topolino, e semplicemente perfetto.

Da un incontro fortuito nascerà un legame intenso e profondo d’amicizia che regalerà alle bambine delle storie antiche e bellissime (oltre che la sensazione di essere coraggiose ed estremamente fortunate nell’aver ritrovato nel bosco un soldato ferito e nel prendersene cura) e al soldato l’occasione di sgombrare la propria mente dai rumori martellanti della guerra che incessanti lo ossessionano giorno e notte.asinello-argento1

Non a caso questo romanzo illustrato, che è anche una raccolta di racconti, si è aggiudicato il Premio Andersen (miglior libro 9/12 anni) “per l’alta, forte e calibratissima misura narrativa. Per aver dato con netta efficacia una rappresentazione intensa e dolente degli orrori della guerra. Per l’umanissimo ritratto che offre dei protagonisti e delle loro infanzie”.

Ogni singola pagina, se non ogni singolo periodo, è un momento lirico. I disegni di Laura Cardin accompagnano con eleganza la traduzione efficace, dolce e potente al contempo, di Claudia Manzolelli che rende con realismo una storia che è di vita, d’amicizia, lealtà e coraggio.

3193hs823slTitolo: L’asinello d’argento
Autore: Sonya Hartnett
Editore: Rizzoli
Dati: 2009, 216 pp., 16,00 €

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