L’albero di Anne Frank

QUARELLO - Albero di Anne
L’albero di Anne, Maurizio Quarello – Orecchio acerbo

 

QUARELLO - Albero di AnneSi può credere o meno a una fiaba; si può soffrire o non soffrire per le vicissitudini dei personaggi protagonisti. Si può perfino far finta di ascoltare, per leggerezza o noia. Ma non si può non dare ascolto alle parole di un saggio che parla molto raramente, se non mai. Non si può non dar credito alla sua voce, specie se ogni sua parola è circostanziata, è vera. Questa storia che ho letto, poi, non è una fiaba; e questa voce che ho ascoltato non è la voce di un uomo, di un essere qualunque. È un albero che parla; un ippocastano centenario, a onor del vero.  È L’albero di Anne che Orecchio acerbo ha mandato in libreria in occasione del giorno della memoria. E se la memoria degli adulti ha bisogno di  un giorno dedicato per rinfrescarsi, così non è per i bambini, che leggeranno con la coscienza propria dell’inesperienza, saranno colpiti dalle splendide tavole a matita di Maurizio A. C. Quarello, e ascolteranno le parole di un vecchio ippocastano messe per iscritto e raccontate con profondità da Irène Cohen-Janca. Ricordando per sempre.

QUARELLO - Albero di Anne
L’albero di Anne, Maurizio Quarello – Orecchio acerbo

Un albero ormai vecchio e malato, cosciente che il proprio tronco non reggerà ancora a lungo, che presto gli uomini interverrano a tagliarlo, decide che altro può fare oltre a ciò che gentilmente ha fatto per gli uomini durante la propria esistenza. Lo si può immaginare mentre abbassa leggermente i suoi rami per la gravità delle parole che sta per liberare. La sua voce è greve perché  l’albero ha paura che i tarli che lo consumano possano intaccare anche i suoi ricordi; e anche perché la storia che vuol raccontare è greve. La storia di Anne, Anne Frank, vissuta per due anni, nascosta agli occhi delle SS assieme alla sua famiglia, in una soffitta di Amsterdam, al numero 263 di Canal de l’Empereur.

Ai ricordi dell’ippocastano si alternano stralci del diario di Anne, le parole della ragazza s’incuneano nel cuore, così come farebbero nella corteccia più coriacea, e scorrono via via fino alla tragica fine della ragazza nel campo di concentramento di Auschwitz. L’albero muta stagione dopo stagione e regala ad Anne una parvenza di normalità; per mezzo delle foglie verdi e brillanti, dei fiori, Anne può sentire la primavera e immaginare di tornare in strada, libera di passeggiare, di giocare, di sentire l’aria fresca accarezzarle il volto. “Con la forza dei miei germogli, io le infondevo fiducia. Non dubitò mai che tutto sarebbe di nuovo fiorito attorno a lei”.

Ce ne fossero di più, di germogli simili a questo splendido libro, sugli scaffali delle librerie!

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Autore: Cohen-Janca Irène; Quarello Maurizio (illustrazioni di)
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 36 pp, 11,50 €

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L’autobus di Rosa

“C’è sempre un autobus che passa nella vita di ognuno di noi. Tu tieni gli occhi aperti, non perdere il tuo”

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

Ci sono dei libri che mettono alla prova. Mettono alla prova in diversi momenti e per svariati motivi. Saggiano il nostro coraggio, constatano la nostra pavidità, considerano la nostra attenzione e soppesano la nostra empatia. Si presentano così chiaramente da indurre (condurre, direi meglio) a imboccare vie battute, sentieri sicuri nel giudicarne il valore, quando invece la loro fortissima e pregnante bellezza non ristà in ciò che manifestamente palesano, o perlomeno non tutta.

L’autobus di Rosa si presenta qual è: un bellissimo scrigno. Siamo a Detroit, un nonno afroamericano accompagna il nipote in visita allo Henry Ford Museum. Il ragazzino è riottoso, l’idea di trascorrere la mattinata in un museo non lo esalta ma molto presto la visita si trasforma in un vero e proprio viaggio a ritroso nella storia, andando a illuminare senza alcuna pietà i suoi angoli bui durante i quali nelle scuole c’erano classi per i bianchi e classi per i neri,  le persone di colore, così come gli ispanici, non potevano entrare nei locali pubblici,  i neri potevano sedere sull’autobus solo nei posti loro riservati e solo se nessun bianco restava in piedi. I due, nonno e bambino, salgono su un vecchio autobus esposto in una grande sala e il nonno racconta; è l’autobus di Rosa, Rosa Parks, lo stesso sul quale in Alabama il primo dicembre del 1955 ella si rifiutò di cedere il proprio posto a un bianco. Questo lo scrigno; con la sua drammatica e struggente verità ci ha toccati, commossi.

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

Il tesoro, però, e quello ci ha abbagliati, l’abbiamo scoperto nelle parole del nonno, nel suo dichiarare la propria pavidità, nel suo rimpiangere la mancata occasione: “la storia mi passò a fianco ed era un autobus, mi sfiorò e io non seppi salirvi”; lo dice, ne soffre affermandolo. Ciò che racconta per lungo tempo l’ha tormentato. Sull’autobus di Rosa c’era anche lui; furono anche sue le parole, dettate dalla paura, che cercarono di distogliere la gracile donna di colore che fermamente si ostinava a rispondere di no a quanti le ordinavano di alzarsi. Sempre la paura di essere percosso, arrestato, lo indusse ad alzarsi e cedere il posto; poi la vergogna si occupò, dopo l’arresto di Rosa, di maturare il rimorso e lo spinse a non parlarne. Non parlarne nemmeno coi colleghi che a lavoro lo esortavano a unirsi al boicottaggio e a non prendere più l’autobus proprio in seguito al gesto, al rimaner ferma, di Rosa Parks.

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

“la paura è il nostro primo tiranno e l’arma prediletta di tutti i tiranni […]; la paura ci isola, ci allontana da chi è colpito dall’ingiustizia e da chi all’ingiustizia tenta di ribellarsi”. Così scrive Christine Weise, Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International che ha sostenuto la pubblicazione di questo albo.autobus-di-rosa1

Quando l’eroismo di qualcuno, quando la forza di un unico individuo induce al movimento e all’unione di tanti, però, si può parlare di coraggio collettivo. Il fallimento del nonno che, coraggiosamente, non ha remore a raccontare al nipote la propria egoistica codardia, lo rende più simile a tanti fra noi di quanto non lo sia Rosa. Rosa ha messo in moto l’autobus e l’autobus s’è fatto mezzo, simbolo, strumento di ribellione. Nel 1956 grazie all’azione singola di Rosa e all’anno di boicottaggio collettivo di tutta la popolazione afroamericana, la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi di trasporto.

Le illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello ricompongono il presente e il passato. Illuminano il presente della luce giallognola e pastello degli anni Cinquanta e ripropongono quegli stessi anni in virato seppia riducendo la distanza tra la memoria e il racconto.

418owtcqhpl-_sx323_bo1204203200_Titolo: L’autobus di Rosa
Autore: Fabrizio Silei, illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 40 pp., 15,00 €

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Koko, il regalo nero

1976, Suriname. Una visita a un paese straniero da parte di uno scrittore olandese che vorrebbe  tramutarsi nella scelta di una vita, in casa. La scoperta crudele di quanto ancora gli abitanti di quel paese soffrano la schiavitù e siano quindi insofferenti alla presenza dell’uomo bianco, discendente proprio dagli schiavisti, che sarebbe come sale su ferite ancora scoperte nel momento in cui decidesse di stabilirsi lì.

Questo il contesto in cui prende forma l’idea e la storia di Maria, protagonista de Il regalo nero di Dolf Verroen. Quando l’autore, che ho incontrato e che si è rivelato un simpatico e pimpante ottantenne, mi racconta che il proprio editore olandese si disse convinto che Il regalo nero non fosse un libro per bambini non mi stupisco ma non ne condivido assolutamente il parere. Questo per una ragione semplice: sono convinta che se i protagonisti di una storia sono dei bambini, specie se la storia è narrata proprio dalla loro voce, allora ciò che narrano non può che essere adatto alla lettura da parte dei bambini. Anche, e soprattutto, se raccontano orrori, momenti bassi della storia dell’umanità quali possono essere la schiavitù, appunto, o l’olocausto, per esempio.

Maria, bimba dodicenne, ricca e bianca riceve in regalo, il giorno del suo compleanno, un dono speciale: uno schiavo nero, un bimbo anch’esso. Con spontanea leggerezza non si cura di nascondere il proprio punto di vista e le proprie attitudini e parla, racconta come non lesini le frustate se Koko non è abbastanza svelto o sollecito. La stampa tedesca ha criticato l’assenza, in questa storia, di una assunzione di responsabilità chiara, mentre in Olanda molti hanno reagito con rabbia a questo libro che narra la crudeltà degli olandesi. L’autore fa spallucce: è la verità. Come ci si può arrabbiare dinanzi alla verità?

Certo questa storia fatta di 40 pensieri, tutti di Maria, non tutti crudeli come a uno spettatore/lettore esterno potrebbero sembrare a una prima, empatica, lettura, racconta l’assurdo della normalità, normalità in cui anche le cose più ingiuste possono divenire abitudine. Lo stile è quello dell’intimo pensiero. Scorre fluido nonostante all’apparenza richieda più impegno di lettura per il suo essere assimilabile alla poesia, per la struttura che lo caratterizza, più che alla prosa.

Molto c’è dell’autore nei pensieri di questa bambina figlia della sua cultura e prigioniera dell’educazione che le è stata impartita. Dolf Verroen risponde alla domanda di una bambina del pubblico, domanda di una semplicità disarmante: Come si sia sentito scrivendo il libro. “È stato come assistere a un miracolo – risponde l’autore – giacché il libro è nato senza difficoltà, come se fosse già tutto scritto nella mia mente”; e forse è in questo tenero miracolo, in questa comunione tra i pensieri dell’autore e quelli della piccola protagonista, che s’innesta la radice di questo stile efficace ed elegante.

Le azioni di Maria inducono il lettore all’indignazione: perché agisce così crudelmente? E poi allo smarrimento: è la stessa bambina che consola la madre, che si preoccupa con sincerità, che cerca di proteggere il padre? Semplicemente Maria è una bambina e come tutti i bambini ha in sé una buona dose di dolcezza e tenerezza, così come di crudeltà.

Koko ha gli occhi persi nel vuoto,
come se guardasse qualcosa che non c’è.
Mi irrita.
Così mi sono arrabbiata.
«Che cosa guardi?»
Non ha risposto.
Mi sono arrabbiata ancora di più.
Per poco non l’ho frustato.

Koko, il regalo nero, ha una sola libertà: quella del suo sguardo. E ci commuove, la sua ostinazione di bambino nutre il nostro spirito.

 

verroencoverperstampacopiaTitolo: Il regalo nero
Autore: Dolf Verroen
Editore: Beisler
Dati: 2010,  65 pp., 10,50 €

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