L’amore sconosciuto

Rebecca Stead ha una qualità che avevo apprezzato anche leggendo Segreti e bugie: riesce a mettersi in un angolino con il suo bagaglio di esperienza e di adulto, e osservare i ragazzi, non vista. Senza intervenire mai, senza mettere in guardia, senza porsi mai in maniera giudicante.

E queste sono qualità che si apprezzano specie quando si applicano anche alla narrazione, che è limpida, non interventista, appunto, che riesce a comunicare tutta la complessità dei rapporti tra ragazzi dodici/tredicenni, tutto l’impasto ingarbugliato di passioni, paure, sentimenti. Rebecca Stead li mette sulla pagina così come sono, o sarebbero, se li si osservasse da un angolino, non visti.

L'amore sconosciuto. Dettaglio della copertina, ill. di Marcos Chin
L’amore sconosciuto. Dettaglio della copertina, ill. di Marcos Chin

Bridge è sopravvissuta a un incidente stradale gravissimo: andava sui pattini quando è stata investita. Ricorda poco e niente di quel momento ma un’infermiera, durante la lunga degenza che l’ha tenuta lontana da scuola per un anno intero, le confida che se è sopravvissuta a quell’incidente terribile è perché la sua esistenza ha uno scopo.

Bridge è inquieta, talvolta, per questo suo “scopo”, altre volte vi si aggrappa, specie quando si sfilacciano, e poi si ricuciono e poi cambiano ancora, i rapporti di fiducia e amore con le sue due amiche di sempre, Tab ed Emily, che ha ritrovato come se nulla fosse cambiato durante la sua assenza e con le quali ha stretto un patto: non litigare mai. Eppure qualcosa è successo e non è solo l’incidente, si tratta anche del naturale processo di crescita che giocoforza interviene a limare, ammorbidendo, o ad appuntire, esacerbando.

Bridge, conosce poi un ragazzo, Sherm, al quale è affidata una narrazione parallela, dal proprio punto di vista, parlata per mezzo delle lettere scritte, e mai spedite, al nonno che li ha abbandonati per cambiare vita. Con lui, amatissimo, Sherm aveva un rapporto di intimità equilibrata e bella. Ora che non c’è più, che ha lasciato dietro di sé la sua vita com’era e una scia di dolore in chi è rimasto, gli rivolge con la stessa schiettezza dell’affetto domande complesse e dal senso profondo che pone a lui, come a se stesso.

Ma la mia domanda è: lo sconosciuto è il nuovo te, o la persona che ti sei lasciato alle spalle?

C’è una ragazza che parla in seconda persona, a San Valentino, che si percepisce, che è, più matura rispetto alle altre. Il cui essere “più grande” implica un altro tono, una prospettiva diversa, con tanti substrati. E infine c’è un ragazzo, Patrick, che entra in questa complessità quotidiana e narrativa con un cellulare, un amore acerbo e delle foto intime che finiscono nella rete del pubblico, utili allo sguardo crudele e superficiale di tutti.

Un romanzo che definirei composto da veli su altri veli, come una cipolla. Si sfoglia, strato dopo strato, fino a un nucleo profumato e pungente, intensissimo.

CL252x168_12150Titolo: L’amore sconosciuto
Autore: Rebecca Stead, (Traduzione Claudia Valentini)
Editore: Terre di mezzo
Dati: 2019, 313 pp., 14,90 €

Segreti, bugie e una visione generale (da una prospettiva personale)

È necessario guardare al quadro generale, magari ispirandosi ai quadri di Georges Seurat (da qui il nome, con la ‘s‘ finale del protagonista) capace di rendere viola, visto da lontano, in modo da avere una visione complessiva, quelli che da vicino, a guardar bene, sono invece puntini rossi e blu.

Un dimanche après-midi à l'Île de la Grande Jatte - Georges Seurat
Un dimanche après-midi à l’Île de la Grande Jatte – Georges Seurat

Georges si è appena trasferito in un condominio a causa del licenziamento subito dal padre architetto con la passione del vintage. La madre, infermiera, è sommersa dal lavoro. Di lei si parla, ma non si vede mai; a lei il ragazzino ogni sera lascia dei messaggi messi assieme con le tessere dello scarabeo cui la madre (o qualcun altro al posto suo?) puntualmente risponde a rasserenare e abbracciare un figlio fragile, spaesato, vittima a scuola di bullismo, preda di una solitudine scomoda.

A Georges nel nuovo condominio manca la casa che si sono lasciati alle spalle, nel nuovo condominio, però, trova (grazie sempre a un messaggio scritto appuntato sulla porta dello scantinato) un amico. Safer, si chiama, è un ragazzino dai genitori sui generis, per lo standard, che lasciano i propri figli liberi (persino di scegliersi il proprio nome); non va a scuola; è avventuroso; è una spia. Anche qui, con una leggerezza stilistica che non lo rende assolutamente palese ma che lo fa percepire come una melodia di sottofondo che c’è ma non salta all’orecchio, è discreta, la sensazione che le cose non stiano esattamente come raccontate, che altro ci sia dietro alla passione per le vite degli altri, per la vita di una famiglia di pappagallini che abita il sottotetto di fronte. Georges si lascia trascinare nell’avventura di spionaggio in cui si gioca con le indagini e le bugie in maniera piuttosto disinvolta, da parte di Safer, molto più esitante per quanto riguarda Georges.

“La vita è un milione di puntini diversi che insieme compongono un quadro gigantesco e può essere che il grande quadro sia carino oppure straordinario. Ma se stai con la faccia schiacciata contro un mucchio di puntini. È veramente difficile dirlo”.

Cosa c’è nella vita di Georges che non torna? Qual è il puntino che è distonico, che incrina la visione complessiva, il quadro generale che la madre tanto insiste non si perda mai d’occhio? Ce lo si chiede per tutta la lettura, peraltro semplice, delicata, breve.  Spesso si mente, spesso si mente a sé stessi. Spesso il mentire è salvifico, protegge da una realtà crudele e spaventosa. Nonostante però il tema fondante di questo romanzo sia complesso e delicato  la lettura è lieve. La consiglio a chi sia alla ricerca di una prospettiva diversa, di un quadro generale, di una lettura avvincente.

978-88-07-92199-5Titolo: Segreti e bugie
Autore: Rebecca Stead
Traduttore: A. Patrucco Becchi
Editore: Feltrinelli Kids
Dati: 2013, 189 pp., 13,00 €

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