Dove sono tutti?

Quando ho parlato di Remy Charlip su queste mie pagine ho sempre sottolineato come fosse meravigliosa e sorprendente la capacità di piroettare in egual misura e con egual talento tra il tratto della matita e le volute nell’aria. Parlavo di ritmo ma anche di approccio al foglio, parlavo di gestione dello spazio e di repentini cambi d’azione resi con la stessa maestria, la stessa consapevole, autorialità.

Dove sono tutti? di Remy Charlip - 2019, Orecchio acerbo
Dove sono tutti? di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

Remy Charlip, ballerino prima che illustratore e narratore ballerino poi. Nel caso di Dove sono tutti (prima edizione 1957, Where is everybody?), invece, prima che alla danza ho pensato al teatro, perché anche il teatro entra nel bagaglio di Charlip. Sin dalle primissime pagine, che sono bianche, eccetto per il segno grafico lasciato dal testo, quattro parole e un punto, in fondo a destra.

Ecco un cielo vuoto.

Quelle quattro parole così semplici e così efficaci mi hanno chiarito sin da subito che quello che stavo per leggere mi sarebbe piaciuto, e molto.

Quel vuoto aperto e ampio mi raccontava di altre decine di pieni che l’avrebbero presto popolato. Perché non si arriva al tutto di cui mi parlava il titolo se non partendo col niente.

Dove sono tutti? di Remy Charlip - 2019, Orecchio acerbo
Dove sono tutti? di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

E infatti, pagina dopo pagina, uno alla volta, entrano in scena, con una breve descrizione in parole della loro azione, cose, persone, animali. Incomincia un uccello, e poi il sole. Giallo. Giallo Charlip, come già avevamo visto in Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto. E sfogliando, di pagina in pagina, nuovi elementi si aggiungono alla scena, elementi che danno un margine al vuoto riempiendosene e colmandolo, con linee semplici, tratti neri a volte rinforzati dalle proprie definizioni o adornati dalla loro descrizione.

Le pagine bianche si riempiono di elementi che appaiono in scena distribuendosi con equilibrio sul foglio, fino a creare un quadro scenico composto da un fiume, una casa, il sole, un bosco… in cui si muovono sulla riva un uomo, un bambino e un cervo, in cielo l’uccello, e nel fiume un pesce.

Dove sono tutti? di Remy Charlip - 2019, Orecchio acerbo
Dove sono tutti? di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

Fino a quando una nuvola nera passa nel cielo. E tutti se ne accorgono, si fermano, alzano la testa verso su attraverso l’aria che va scurendosi. E tutto da bianco vira al grigio pieno e denso. Così come uno ad uno erano apparsi, allo stesso modo scompaiono: l’uccello, il cervo, il pesce… dove sono tutti?

Il tratto è dei bambini, elegante e raffinatissimo, il sentire allo stesso modo. Remy Charlip governa la semplicità in maniera disarmante e perfetta. Rileggerei della creazione di questo piccolo mondo, di questo giorno il cui sipario è una cortina di pioggia, ogni mattina, per cogliere l’ineffabile anche dal mio quotidiano e restituirgliene, sempre.

Dove sono tuttiTitolo: Dove sono tutti?
Autore: Remy Charlip
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019, 13,00 €, 48 pp.

Un vuoto bisogno di Niente

Ci sono autori che non sono specificamente tali; che prima di esserlo erano altro, che mentre lo sono, sono anche e specificamente altro. Raro che qualcuno faccia bene un mestiere, quando l’eccellenza, poi, invade due campi d’azione, allora ci si ritrova nell’ambito della meraviglia: è il caso di Remy Charlip, ballerino prima che illustratore e narratore assieme ballerino. Si tratta probabilmente di possedere un unico talento, quello di riuscire a non curarsi dei confini, quello di riuscire a scavalcare i muri e agire trasversalmente col corpo, con la matita, con la penna.

E qualcosa della danza rimane sempre nei libri di Charlip. A volte essa è manifesta; lo era in Mio Miao. Il mio unico specialissimo gatto, lo era in egual misura in Fortunatamente. Meno esplicita in Niente (illustrato da Eric Dekker) sebbene la gestione dello spazio e la misura del testo siano in equilibrio rispetto al rapporto del lettore con lo spazio sia fisico che mentale.

C’è un’unica traccia di colore, in una pagina soltanto, in questo Niente. Il resto sono linee di nero che si incontrano, intersecano e allineano sul bianco per dare forma a tutto il resto e a Niente.

Smarrisce tutto questo bianco e nero, il luogo è piccolo (cm. 19 x 14,5) ma l’impressione è che sia senza limiti, immenso. Che è la stessa sensazione di smarrimento che s’avverte quando si legge Cappuccetto Bianco di Munari, che peraltro proprio a Charlip è dedicato: In tutto quel bianco c’è Cappuccetto Bianco, lo si sa,  c’è una panchina di pietra nel piccolo giardino coperto dalla neve, c’è la cuccia del cane ma non si vede niente. Qui c’è il niente, invece, ma è un niente talmente vasto e ampio che si compra.

La sala di montaggio su doppia pagina iniziale ci da l’impressione che ogni istante di questo Niente possa essere spostato nello spazio di un altro. Il risultato non cambia. D’altra parte si tratta di Niente, prodotto multifunzione, efficace per davvero nei campi più diversi, da quello dell’igiene orale a quello affettivo, a quello della salute. Niente vive della sua pubblicità, e dall’essere Niente diviene l’unica cosa capace di guarire il piccolo Zero, malato da tempo.

Il sottotitolo lo esplicita, Niente è Pubblicità. Quando è stato edito da Orecchio acerbo, nel 2007, questo albo di Remy Charlip e Eric Dekker avrà fatto sorridere per il contingente messaggio inneggiante alla vera anima del commercio, capace di tutto e fatta proprio di niente.

Titolo: Niente
Autori: Remy Charlip, Eric Dekker
Traduttore: Paolo Cesari
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2007, 48 pp., 10,00 €

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Passo a due per gatto e bambino

Balla questo bambino di Remy Charlip, così come ballava il protagonista di Fortunatamente (anch’esso edito da Orecchio acerbo). Il primo danza al ritmo delle fusa del suo unico specialissimo gatto, il secondo in balia di accidenti fortunosi quando non. Entrambi flessuosi si chinano, avvolgono, s’allungano e distendono, compiono capriole e balzi. Ma con una sostanziale differenza, Fortunatamente era tutto un grand jeté solitario, qui si tratta di un pas de deux in cui un ballerino esperto vorrebbe che un ballerino per nascita, quale è il suo gatto, s’adattasse alla coreografia da lui pensata: Stai ben dritto, girati un po’, resta fermo, lasciati portare. Il bimbo insiste, gli prepara un carretto per trasportarlo, vorrebbe costringerlo in un maglione, gli prepara addirittura un bel lettino. La confusione all’inizio sembra dettata da un fraintendimento: non si tratta di un peluche, ma di un gatto vero. Morbido, sì, soffice, certamente, ma vivo eccome! Quel gatto è assolutamente il suo gatto e perciò deve fare quello che lui gli ordina.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo

Ma non funziona, non va e non va, Mio Miao è un gatto e in quanto tale danza seguendo una musica che è sua propria e che pochi altri sentono, uno solo ascolta. Tutto sta a mettersi nella pelle degli altri, proprio come ha fatto in una fortunata e bizzarra giornata Peter, il protagonista de L’inventore di sogni di Ian Mc Ewan: entrato nella pelle del proprio gatto ronfante scopre come sia fastidioso essere afferrati e portati da una stanza all’altra o come sia complessa la giornata altrui, sebbene sembri semplicissima. Non è sempre possibile entrare materialmente nella pelle degli altri ma qualcosa si può provare a fare in questo senso.
Perché se nelle pagine a sinistra, in maiuscolo (talvolta grassetto della voce del bimbo) su un fondo giallo si stagliano ben ferme e in nero le parole del bimbo, esplicato il punto di vista (che ingenuamente e teneramente altro non vuol significare se non: ti adoro e sei il mio unico specialissimo gatto) si passa all’altra campana, sulla destra, stesso sfondo giallo intenso, stesso maiuscolo deciso, stavolta rosso, del gatto.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo
E per chi abbia anche solo avuto un’unica occasione di accarezzare un gatto dalla testa lungo la schiena fino alla punta della coda pensando di avergli donato la gioia più intensa per poi vederlo scappar via all’inseguimento di un pezzetto di carta smosso dall’aria sarà chiaro: i gatti amano, amano profondamente, e per questo loro saper amare sanno qual è il limite da non valicare per restare sé stessi, per godere delle proprie abitudini, per andar fieri delle proprie capacità, per potersi fidare e essere degni di fiducia. E Mio Miao non lesina i miagolii per spiegarsi per bene: “[e] se voglio dormire|mi trovo un nascondiglio|dove nessuno possa|gridarmi: ora ti piglio”; “mi piace quel che mangio|mangio quel che mi piace|gioco quando mi va”.

Le due prospettive sono chiare, ma il rapporto è a due, la danza pure, per cui le voci cominciano a danzare anch’esse nel delizioso ritmo della domanda e della risposta. Io ti miagolo, tu mi ascolti e rispondi, mi comprendi e per questa ragione sei il mio unico amico speciale “e io non lo dimentico:| mio miao, ti puoi fidare”. Quando tra le pagine scende la notte col suo nero profondo e si acquieta la frenesia del giorno, si torna gatti dopo essere stati tigri, ci si addormenta dopo aver corso veloce, ma anche piano, camminato sulle mani e aver sputato lontano, tutto si rischiara alla luce di una splendida luna gialla che dalla finestra illumina due teneri ballerini accoccolati a letto, insieme, felici.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo

È un albo che parla con grazia questo Mio Miao, il mio unico specialissimo gatto fatto dal testo di Sandol Stoddard e dalle illustrazioni di Remy Charlip (ballerino oltre che autore di libri per bambini) e riesce a farlo anche grazie allo spendido (e immaginiamo laborioso) adattamento di Francesca Lazzarato. Qualche tempo fa ho avuto l’occasione di leggere questo libro nella sua versione originale in lingua inglese e mi chiedevo come un traduttore potesse riuscire a rendere con rispetto e fedeltà quel testo così ritmico a mezza strada tra la poesia e la prosa, laddove la prosa è già poesia e la poesia non lesina ampi respiri. Ancora come la traduttrice abbia fatto non lo so, di certo è riuscita nell’impresa. La danza è una questione di libertà e impegno. Mi pare che lo si possa dire anche per questa traduzione.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo
Mio Miao è adatto a bambini dai tre anni in su, le parole del bimbo e del gatto arrivano forti e chiare anche se i genitori potrebbero trovarsi un po’ smarriti dinanzi a bimbi che affermano con aria decisa: “hai visto, mamma? Posso mangiare quando mi pare e dormire dove voglio io!”. Smarriti sì, ma sorridenti giacché in fondo il punto di vista del gatto alla ricerca dell’indipendenza e dell’affermazione di sé rimane condivisibile, è quello dei bambini è sempre un altro punto di vista.

Titolo: Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto
Autore: Sandol Stoddart, Remy Charlip
Traduzione: Francesca Lazzarato
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 48 pp., 14,00 €

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Se fortuna travaglia un nobil core, raro è che alfine non gli dia favore

Sfortunatamente la prima lettura delle rocambolesche avventure di Ned così come ideate dal suo creatore, Remy Charlip, mi ha lasciata un po’ perplessa per il suo sfiorare, una pagina sì e una no, con un certo gusto sornione morti sanguinose e truculente. Fortunatamente, però, è sempre necessaria una seconda lettura, specie per chi un libro deve recensirlo, ed è proprio questa seconda lettura che mi ha concesso la gioia di scoprire che tutto sta nel leggere ad alta voce e nel declamare il “fortunatamente” e il conseguente “sfortunatamente” con la giusta intonazione.

Perché la bellezza di questo albo illustrato (anche le illustrazioni sono di Remy Charlip) risiede proprio nella sorpresa/sollievo dell’intervento della fortuna e nella disdetta/preoccupazione dell’intervento della sfortuna.

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

Leggo sul web (e nel farlo scopro un bel blog) che il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1962 come Fortunately per poi divenire nel 1969 What Good Luck! What Bad Luck! con conseguente cambio di testo e struttura ritmica per tornare poi al Fortunatamente della prima edizione. Questa modifica nel titolo, e, di conseguenza nel testo, conferma l’importanza della lettura ad alta voce: «Fortunatamente [e la sapiente impaginazione qui suggerisce una pausa con lieve punto esclamativo] un giorno Ned ricevette una lettera che diceva “Sei invitato a una festa a sorpresa.”/ Ma sfortunatamente la festa era in Florida e lui era a New York / Fortunatamente un amico gli prestò un aeroplano / Sfortunatamente esplose il motore…»

Fortunatamente, di Remy Charlip - Orecchio acerbo
Fortunatamente, di Remy Charlip – Orecchio acerbo

La fortuna di Ned s’accompagna ai colori delle illustrazioni, alla sfortuna, invece, Charlip riserva il bianco e nero e un’anticipazione di questa scelta sta proprio nelle pagine iniziali di questo albo che apre con due nuvole nere che lì per lì non fanno molta impressione, considerato che due nuvolette per quanto nere non sono certo foriere di temporali, fortunatamente nelle due pagine seguenti, su un letto d’arancione e giallo, risplende un sole sorridente epperò il colophon trova spazio in un cielo grigio e pesto giacché le nuvole hanno, sfortunatamente, raggiunto e quasi del tutto coperto il sole che, inerme, non può che subirne il buio.

Ha vinto il Premio Andersen questo albo per essere stato giudicato il miglior libro dai 6 ai 9 anni, per il progetto grafico e le illustrazioni, tra le altre cose;  illustrazioni che, semplici e chiare, nel loro alternare colore e grigio, nella loro variazione prospettica, nelle “inquadrature”, negli zoom, si nutrono di fantasia e alimentano il pathos.

fortunatamente1Titolo: Fortunatamente
Autore: Remy Charlip
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 50 pp., 14,00 €

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