Miss Comedy Queen

Talvolta mettersi a tavolino e redigere una lista aiuta. Mette ordine nei pensieri, stabilisce degli obiettivi da raggiungere passo passo, da la sensazione rasserenante di essere perlomeno a un buon punto dell’opera.
Talvolta però, e mi pare che sia il caso di Sasha e della sua lista per svicolare dal dolore, mettere nero su bianco i propri obiettivi può costringerci a fronteggiarli con più sofferenza di quanta ne proveremmo lasciando che gli eventi percorrano il proprio corso.

Sasha è una ragazza di 12 anni. Un anno prima, la madre, gravemente depressa, si è suicidata. Dal momento in cui il padre le ha telefonato per dirle quanto avvenuto, Sasha, che ha le funny bones, si impone di reagire mettendo a frutto il proprio talento naturale e dedicare tutta se stessa, trascurando anche la scuola per riuscirci, a diventare Miss Comedy Queen. Ridere è la risposta alle lacrime, ridere potrà cambiare il suo mondo. Forse.

Occhi che si riempiono di lacrime. Facendo grande attenzione, mi distendo sul pavimento, per impedire loro di uscire. Guardo il soffitto, dove l’intonaco sta cominciando a staccarsi. Non voglio sbattere le palpebre perché altrimenti le lacrime potrebbero scendere, e io mi rifiuto di piangere. E se le lacrime rimangono negli occhi senza scendere sulle guance, non è pianto. Per distrarmi penso alla lista.

Ma per farlo ha bisogno di un metodo e il suo metodo parte proprio dalla lista, una lista che ha come fondamento il capovolgere tutto quanto la leghi alla madre o al ricordo della madre, a partire dai capelli (lunghi e castani per entrambe) da tagliare, per finire con prese di posizione capaci di irrigidire la mordidezza dei ricordi, cristallizzare ancor più la sofferenza: “La mamma cercava di prendersi cura di una bambina (me). Ed è andata malissimo. 2. Evitare di prendersi cura di esseri viventi”. Che per una ragazza empatica come Sasha, nonostante il suo desiderio di nasconderlo, è diventa una imposizione crudele e limitante.

Sasha vive con il padre, attento e premuroso, sebbene egli stesso provato e sofferente, e ha dei forti rapporti d’affetto con un’amica, anch’essa attenta e piena di cure, e uno zio, buffo, chiassoso, che si fa complice, la coccola e protegge.

Nel testo, che scorre molto agilmente, si scorgono le radici della letteratura nordica contemporanea per ragazzi, permeata da un realismo che riesce a rendere avvincente il quotidiano, il contingente, un semplice pomeriggio trascorso a mangiare un dolce casalingo, una mattinata in classe, un viaggio in auto.
Apprezzo questo da sempre e sempre di più: la capacità straordinaria degli autori contemporanei di matrice nordica di rendere meraviglioso il quotidiano senza valicare mai il confine del realismo, senza che esso diventi prettamente magico, il quotidiano diviene straordinario e capace di creare un legame forte con il lettore che legge, e legge, volendo leggere ancora, e, senza sospendere la credulità, fruire di momenti incantati.

Con le proprie ossa, comunque, bisogna fare i conti: esse ci sostengono, fuor di dubbio. Se  poi sono funny, è meglio. Se sono proprio come quelle di un genitore che ci ha lasciati, che non riusciamo a perdonare, che amiamo, bisogna imparare ad amarle anch’esse, oltre che usarle per sopravvivere, come se fossero la nostra armatura.

380586a7-cbf0-407c-b163-ddbcf4a04df3.jpgTitolo: Miss Comedy Queen
Autore: Jenny Jägerfeld
Editore: De Agostini
Dati: 2019, 255 pp.,  14,90 €

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Il ripostiglio. Di Saki, con le illustrazioni di Cinzia Ghigliano

La prima cosa che si vede entrando nel nostro personale ripostiglio è una carta da parati scura, decorata con i fiori, le foglie. Ci si aspetterebbe fosse sciupata, un po’ scollata, invece è assolutamente in ordine, come la sala da pranzo col camino, nella quale tutto è come dovrebbe essere, al suo posto, e infatti la rana scappa a balzi veloci via, tutta inzaccherata di latte com’è. Anche le sopracciglia della zia, o sedicente tale, in primo piano sono in ordine e ben disegnate in un cipiglio tra il disgustato e il furioso, e sono in linea con le sopracciglia degli altri zii incorniciati sul camino: stesso ordine, stessa posa. Così pure le labbra, ben serrate a macerare rimproveri severissimi.

Di entrare nel ripostiglio lo aspettavamo da tempo, Orecchio acerbo ci ha passato la chiave da dietro la schiena, strizzandoci l’occhio. Finalmente!

Il ripostiglio, di Saki e Cinzia Ghigliano - 2018, Orecchio acerbo
Il ripostiglio, di Saki e Cinzia Ghigliano – 2018, Orecchio acerbo

Invece lo sguardo di Nicholas non è mai fisso, piuttosto intento a sbirciare, gongolare o guardare nei nostri occhi, sardonico. Quando Nicholas è fuori dalla scena, a gongolare, un tantino giudicanti, ci pensano gli occhi di cavalli, gatti e, ci scommetto, anche delle lucertole che fanno finta di passeggiare per i fatti propri su per i muri.

Nicholas ha compiuto un vischioso atto di insubordinazione bambina: ha messo una rana nella tazza del latte e poi ne ha strillato la presenza per il puro gusto di poter ribattere agli adulti, che avrebbero negato il fatto, con la verità. A causa del suo piano di affermazione però, viene messo in punizione: non andrà al mare coi cugini e il fratello. Resterà a casa con a zia e il divieto assoluto di entrare nell’orto dell’uva spina. Come se gli interessasse! Ciò che conta per Nicholas è trovare la chiave del ripostiglio ed entrarvi.

Il ripostiglio, di Saki e Cinzia Ghigliano - 2018, Orecchio acerbo
Il ripostiglio, di Saki e Cinzia Ghigliano – 2018, Orecchio acerbo

Quando ci riesce, l’azione si sposta interamente al chiuso, tra le desiderate mura, con carta da parati azzurra a fiori: un bambino e un cane, accovacciati nella penombra e circondati da tesori intenti a scrutare un arazzo e a sognare, gomiti sulle gambe, mani sotto al mento. E un gatto che indaga, s’impiccia, guarda all’interno di vasi e scatole. Fa quello che Nicholas farebbe se non fosse intento a sognare, e fa, perché è un pensiero irresistibile. Tra tutti gli oggetti meravigliosi il meno attraente è un librone dalla copertina nera.

Nicholas spiò dentro e…

… che magia!

Uccelli variopinti, svolazzanti, cinguettanti… niente potrebbe distoglierlo da voli così belli, a parte la berciante richiesta di aiuto della zia, caduta nella vasca dell’acqua piovana. C’è da fare in fretta, chiudere il ripostiglio, rimettere al suo posto la chiave e accorrere a gustarsi la scena ridicola, con il desiderio malandrino che essa, assieme al disappunto della zia, duri più a lungo possibile.

Il ripostiglio, di Saki e Cinzia Ghigliano - 2018, Orecchio acerbo
Il ripostiglio, di Saki e Cinzia Ghigliano – 2018, Orecchio acerbo

Laddove gli orizzonti dell’adulto sono facilmente circoscrivibili da margini (che siano quelli della norma sociale, la staccionata di un orto o i bordi di una vasca), quelli del bambino virano e sfuggono al controllo, conquistando una libertà di sguardo capace di creare mondi fantastici anche in contesti incorniciati e statici.

Il ripostiglio è un racconto di Saki, con le illustrazioni di Cinzia Ghigliano. Esse si sviluppano con grande libertà, aprendo spiragli ovunque, suggerendo la possibilità di guardare altro e altrove sempre: sia attraverso lo sguardo di un gatto che spia sul fondo di un vaso, che attraverso quelli di una cane un gatto e un bambino che si fanno largo tra le pieghe di una tenda, o del cavallo, che, sarcastico, osserva gli strepiti di una bambina; con continui e paralleli cambi di prospettiva: il lettore guarda e vede ciò che è in primo piano per poi spostarsi dietro alla sua schiena e ancora più in fondo. Una struttura e un’impostazione che definirei a cipolla, strato dopo strato fino a un cuore sempre comune e profumatissimo: la curiosità.

51j0W5XEUSL._SY498_BO1,204,203,200_Titolo: Il ripostiglio
Autori: Saki, Cinzia Ghigliano, traduzione di Damiano Abeni
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 44 pp., 15,00 €

Rover salva il Natale

Infonde buonumore questo racconto natalizio di Roddy Doyle. L’ho letto d’un fiato; lettura interrotta solo da risate e sorrisetti. Posso solo immaginare quelle rumorose e contagiose dei bambini e delle bambine che lo leggeranno in attesa o in occasione del Natale.

Dunque, procedo con ordine, sebbene l’ordine non sia propriamente adatto allo stile movimentato di Doyle, né ai suoi bislacchi protagonisti. Il principale attore dell’avventura in slitta volante è Rover Bond, cane domestico pieno di iniziative (non vi svelo cosa sia capace di vendere, arricchendosi!) che per un disgraziato accidente si ritrova a sostituire la renna Rudolph che pare abbia l’influenza ma in realtà è affllitta da un male ben più difficile da sdradicare una volta che si insinua in qualcuno: la disillusione.

Poi ci sono due lucertoloni, Heidi e Hans quando fa freddo, altri nomi a seconda della temperatura, che non si risparmiano mai e si spartiscono mosche succose.

E naturalmente ci sono i bambini. Jimmy, Kayla, Robbie, Victoria e tutti i bambini del mondo.

Ecco un vero segreto. In questo caso è possibile spiegare la magia. La slitta volava e Rover insieme alla slitta, perché i bambini di tutto il mondo credevano che fosse possibile. I bambini credevano che la slitta potesse volare e la slitta volava. Erano i bambini di tutto il mondo a tenerla sospesa in aria. È semplicissimo.

Gli intermezzi divertono senza spezzare la lettura anche se in alcuni momenti li ho trovati un po’ forzati, e il finale… beh, di finali ce n’è una vasta scelta. Io ho scelto quello sdolcinato, ma ce ne sono per tutti i gusti. Lo stile non perde mai tono e diverte.

Consiglio questo racconto a tutte le bambine e a tutti i bambini che tengono in alto nel cielo le slitte cariche di regali nella notte di Natale.

51Go2FHrmSL._SX331_BO1,204,203,200_Titolo: Rover salva il Natale
Autore: Roddy Doyle, B. Ajhar, G. Zeuli (trad.)
Editore: Salani
Dati: 2015, 152 pp., 11,00 €

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