Il mulino dei dodici corvi

Diciottesimo secolo, una coppia di cavalli s’affretta ad attraversare un ponte di legno sotto i colpi di una frusta senza riposo; un ragazzo è colto dai brividi a causa di un sogno che lo tormenta e che pare tanto reale da essere realtà stessa; un mulino in cui macinare il grano è solo una delle pratiche quotidiane e dodici corvi in balia di un padrone che è anche un servo.

Il mulino dei dodici corvi è stato pubblicato per la prima volta in Germania nel 1971 col titolo di Krabat, nome del ragazzo protagonista. Ambientato in Sassonia ha le caratteristiche spiccate del romanzo classico fantasy-spettrale. Il mulino dei dodici corvi infatti altro non è se non la tana di un mago esperto di magia nera e negromanzia, che da un lato ha un atteggiamento coercitivo, dall’altro insegna a un gruppo di ragazzi le arti magiche trasformandoli sovente in corvi.mulino_dodici_corvi11-960x1411

Krabat, orfano e viandante sogna di undici corvi appollaiati su una stanga che lo chiamano, umanamente gracchianti, lo invitano a raggiungerli al mulino della palude di Kosel. Il sogno si ripete, insiste, fino a quando il ragazzo, che non ha molte altre alternative, cede alle richieste e s’avvia verso quel luogo onirico che scopre esistere per davvero. Inizia quindi il suo tirocinio da mugnaio, che si rivela sin dai primi giorni un apprendistato da stregone. La sua crescita come mago dovrebbe corrispondere a una rinuncia parallela alle sollecitazioni del modo esterno, all’amicizia, all’amore. Ma Krabat è un ragazzo, peraltro coraggioso e curioso, forte di sé stesso e si pone delle domande, tra tutte la più macabra: cosa tritura quella che viene chiamata la “Macina Morta”? E tra tutte quella più complessa: Sarebbe mai riuscito a indirizzare il proprio destino?

La forza di questo romanzo sta nel delineare precisamente i personaggi protagonisti e sfumarli umanamente di un’ombreggiatura che lascia spazio alla debolezza anche negli animi più forti, mentre al contempo, rafforza e distingue tra bene e male e, quindi, tra personaggi portatori dell’uno o dell’altro.mulino_dodici_corvi21-960x1414

La crescita di Krabat, ragazzo dotato e apprendista talentuoso, si modella mano a mano che la storia procede e col passare degli anni, su eventi orribili, che incutono timore e infettano d’angoscia, dai quali e grazie ai quali  riesce ad affrancarsi: conoscendo il male riesce a liberarsene ingaggiando una lotta che non è solo contro il padrone malvagio ma anche contro se stesso e le proprie ambizioni, implicando in questo processo una faticosa e dolorosa considerazione delle priorità e dei limiti.

Anche la magia, per quanto potente essa sia, conosce dei confini. Lo stesso mugnaio ha dei limiti fortissimi che s’accostano a un potere immenso. Il che porta il discorso a un’ulteriore considerazione: la consapevolezza di dover rendere conto sempre a qualcosa, sia essa una circostanza, un sentimento, un essere vivente.

Il testo in certi momenti è lirico e poetico, in altri divertente e a tratti antimilitaristico e caricaturale, ma Otfried Preussler è un narratore sopraffino capace di mettere il lettore nella posizione di leggere nei suoi input narrativi ciò che desidera, il che lo rende una lettura stimolante oltre che avvincente. Il potere sinistro e le avventure complesse e pericolose delle quali si intravede, come nella tradizione anglosassone del folk tale, la possibilità di un lieto fine, coinvolge, spaventa, smarrisce e, nel momento della sconfitta rasserena e inorgoglisce.

51nmk6kzepl-_sx323_bo1204203200_Titolo: Il mulino dei dodici corvi
Autore: Otfried Preussler
Editore: Salani
Dati: 2014, 285 pp., 13,90 €

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La mafia che spezza la vita, la verità e l’innocenza

Libri per ragazzi di questo calibro dovrebbero leggere gli adulti e non perché si fregiano di premi e riconoscimenti, non perché siano avvincenti, non perché trattino dell’ora e dell’oggi, ma perché rispettano il lettore e gli offrono una prosa elegante, ricca, mai banale. Una qualità che sempre più raramente ritroviamo nella narrativa destinata agli adulti sempre più relegati nell’angolino destinato ai superficiali, ai frettolosi, ai disattenti.

Io dentro gli spari di Silvana Gandolfi si è aggiudicato il Premio Andersen per il miglior libro per bambini che abbiano più di dodici anni oltre che per l’alta qualità della scrittura anche  “per [essere] un’opera che salda insieme impegno civile e denuncia sociale affidando però il primato alla forza e al piacere della lettura”.

Santino il padre se lo porta spesso appresso quando incontra certi amici perché la sua presenza può fargli comodo; Lucio è l’uomo di casa nonostante i suoi undici anni; vive con la madre e la sorellina, il padre è in Venezuela ma non scrive e non telefona mai. Solo Lucio ne conosce il motivo ma è il suo segreto. Lucio rema velocemente, in barca è sempre il primo; Santino corre nelle sue scarpette rosse e vince, vince correndo col cuore in gola. Due vite in fuga da un’infanzia lacerata e spezzata dalla mafia.

Tra i tanti passaggi sui quali mi sono soffermata rallentando la lettura per gustarne la forma e l’effetto, uno è quello in cui Santino attraversa una costruzione sventrata, un vecchio teatro, che ai suoi occhi sembra l’immensa mascella di un mostro. Questa fantasiosa resa dell’immaginazione del bambino gli restituisce la dimensione che gli è propria, quella dell’innocenza, mentre instilla in chi legge il terrore che stia per perderla.

Ogni immagine è resa con delicata attenzione il che rende la lettura visiva e vigile, fa che il lettore sia presente ai fatti, ne sia comprimario e testimone, tanto da sentire il peso del non detto, quando assiste a scene in cui di fatto sperimenta la frustrazione e il dolore dell’omertà. Il lettore è testimone suo malgrado così come “suo malgrado, Santino coglieva tutto con rapidissime occhiate”.

Lucio e Santino hanno nomi diversi, vivono in due luoghi diversi, un paese in provincia di Palermo e Livorno, ma le loro storie sono ugualmente vere, non solo perché sono entrambe ispirate a una vicenda reale, ma anche perché non può che essere vera, e scevra di svilenti patetismi, la resa così tangibile di vite innocenti spezzate, coinvolte, senza voce.

“Sono combattuta tra due desideri fortissimi e opposti” dice l’autrice “ il primo è che vorrei che Io dentro gli spari venisse letto dal protagonista della storia vera che l’ha ispirato. L’altro è che non lo leggesse mai, perché forse, con gli anni, sta dimenticando. Anche se sono sicura che non si possa dimenticare una vicenda del genere”.

[L’illustrazione di copertina è di Spider]

copertina-io-dentro-gli-spari1Titolo: Io dentro gli spari
Autore: Silvana Gandolfi
Editore: Salani
Dati: 2010, 222 pp., 14,00 €

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