Un lupo nella neve

Un lupo e una bambina nella neve. Insieme, a sé stanti. Ciascuno smarrito nella tormenta, ciascuno impaurito e tremante, entrambi in sintonia l’uno con l’altro, diversissimi.

È la storia del tempo sospeso. Di quegli istanti in cui ci si osserva, ci si annusa, cercando di comprendere l’uno le intenzioni dell’altro. Vorrà accarezzarmi? Vorrà afferrarmi?, si chiede il lupo mentre sta nella parentesi bianca e soffice del tempo sospeso in cui tutto, davvero tutto, può avvenire, in cui nessuno sa, in cui solo ci si chiede.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Un lupo nella neve, vincitore del prestigioso Caldecott Medal 2018 (il più prestigioso riconoscimento statunitense per la letteratura dell’infanzia), è un libro senza parole che si apre con un prologo che anticipa tutto, anche il titolo, e che ci pone in un dove e quando molto circostanziato; ci fornisce tutte le informazioni utili per muovere i nostri passi nella storia che verrà. C’è una casetta ai margini del bosco, calda, accogliente, in cui vive una piccola famigliola: papà, mamma, bambina e cane. Il tempo fuori è sereno, i campi ancora croccanti dell’erba giallognola dell’autunno, lo sguardo sullo spazio aperto e sul cane, che, in lontananza, dinanzi all’uscio di casa, saluta abbaiando. Le immagini si velano di fiocchi di neve che cadono ancora radi e ci accompagnano fino a due cammei, in uno la bambina (il cui cappotto rosso richiama la celebre Cappuccetto) spicca, solitaria, su una collina, nell’altro un branco di lupi su un’altra, si direbbe dirimpetto, annusa l’aria, ulula al cielo. Ancora separati, ancora mondi a sé stanti soggetti alle stesse intemperie.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Capita che la neve cominci a cadere con maggiore intensità e che un cucciolo di lupo perda le tracce del proprio branco, raccontato con tratti realistici in inchiostro e acquerello, e che la bambina lo veda, senta i suoi guaiti di paura e si chini, pronta ad accoglierlo. In questo momento è il cucciolo di lupo ad annusare il tempo sospeso, a valutare se potersi fidare o meno. Una macchia rossa nella neve potrebbe rivelarsi tiepida o bollente. Bisogna ben considerare e poi decidere se lasciar spazio alla paura o all’istinto e fidarsi.

Nelle illustrazioni seguenti il lupacchiotto è avvoltolato nella mantellina rossa, tiepida. La bambina, coraggiosa e intraprendente, segue gli ululati per restituirlo al branco. Nel momento in cui bambina infagottata e lupi dal manto ispido e selvatico si incontrano, i tempi sospesi sono due: quello della lupa che non sa se l’umana voglia far del male o meno al proprio cucciolo e quello della bambina che non sa se l’animale reagirà in maniera aggressiva, spaventato.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

E invece a prevalere è la riconoscenza che non si ferma al semplice agire in maniera temperata, ma che lascia una scia di consapevolezza e intelligenza che è una traccia ben chiara nella neve in tempesta e che permetterà alla famiglia della bambina in rosso, presente sulla scena grazie alla luce delle torce che fende l’aria, di trarla in salvo dal bosco in cui si era smarrita.

Ululare e abbaiare, talvolta, hanno lo stesso timbro, quello della generosità, dell’amicizia, pur essendo lingue diverse.

imageItem.jpgTitolo: Un lupo nella neve
Autore: Matthew Cordell
Editore: Clichy
Dati: 2018, 32 pp., € 19,00

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Avvicinatevi signore e signori, venite tutti! Guardate tutti, guardate tutti, Guardate!

C’era una volta un grande tendone rosso, e un lungo, lunghissimo cappello rosso che stava sulla testa di un omino dal costume giallo e questo omino, senza prendere fiato nemmeno una volta, stava proprio dinanzi a quel grande tendone rosso che, sì, era il tendone di un circo, e l’omino – non conosciamo il suo nome – , dunque, che di quel circo e di quel tendone era il proprietario, tanto che tutti lo chiamavano “L’uomo del circo”, tutto d’un fiato chiama a viva voce gli spettatori e, con convincente insistenza, promette cose straordinarie, rivelazioni incredibili, visioni improbabili per mezzo di una mini, minuscola scatolina gialla.

 Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt - Orecchio acerbo
Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt – Orecchio acerbo

Pipìui! No, non è il nome dell’uomo del circo, e nemmeno un suono di curiosità e impazienza per significare: su! Apri la scatola! Pipìui è il nome del cane. Ma non un cane qualunque e nemmeno un cane capace di fare cose straordinarie (posto che farsi amare da tutti non lo sia), un cane piccolo, talmente minuscolo da essere contenuto in una scatolina piccola, talmente piccola da stare comoda sul palmo di una mano.

 Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt - Orecchio acerbo
Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt – Orecchio acerbo

Pipìui non sa fare capriole, non sa stringere la mano, non sa fare nulla ma nell’istante in cui salta fuori dalla sua custodia gialla tutti se ne innamorano; e non a caso lo ama la donna che sta in equilibrio con la testa sulla punta di un ombrello e intanto con un piede regge una tazza di latte e con l’altro un paio di forbici, lo ama l’enorme gigante, lo ama il bambino forzuto… insomma, tutti amano Pipìui e tutto va meravigliosamente sotto il grande tendone rosso dell’uomo del circo, fino a quando non accade qualcosa di imprevisto: Pipìui incomincia a crescere e crescere e a crescere ancora di più, fino a divenire straordinariamente normale.

 Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt - Orecchio acerbo
Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt – Orecchio acerbo

La storia di Pipìui non finisce qui e per tutte le pagine a seguire è assolutamente e altrettanto esilarante e toccante giacché crescere è difficile, ancora più complicato lo è quando l’essere piccolo è tutto quel che ci contraddistingue. Però crescere può rivelarsi interessante, specie se sei un cane che una volta era minuscolo, se sei un cane rosso che una volta era minuscolo e se sei il protagonista di una storia, anch’essa tutta morbide linee nere che acchiappano e contengono tutto il giallo e il rosso che c’è, surreale, spiritosa e buffa.

 Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt - Orecchio acerbo
Apri la scatola! di Dorothy Kunhardt – Orecchio acerbo

Apri la scatola! È illustrato e scritto da Dorothy Kunhardt e tradotto da Elena Fantasia; non segue nessun tracciato prestabilito, è precipitoso, è disarmante, ha un suo ritmo interno perfetto che scombina il concetto stesso di ritmo (testi fitti s’alternano e inseguono testi brevi, che lasciano il posto a testi brevissimi per tornare a crescere e crescere e crescere). È uno degli albi più divertenti in cui io mi sia imbattuta quest’anno.

apri la scatola copTitolo: Apri la scatola!
Autore: Dorothy Kunhardt
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 64 pp., 15,00 €

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Piccolo cerchio e gran quadrato giocano alle forme

parain-ronds1Piccolo cerchio e Gran Quadrato: ha scelto un titolo più didascalico Gallucci, rispetto all’originale Mercredi per questo albo illustrato di Anne Bertier. Un titolo che affonda nella storia (si tratta dei due geometrici protagonisti) e richiama i classici degli albi illustrati per l’infanzia: pensiamo, naturalmente, a Piccolo giallo e piccolo blu, di Leo Lionni.

E così come l’editore omaggia Leo Lionni, Anne Bertier fa di questo albo un omaggio a Nathalie Parain, illustratrice russa d’avanguardia (1897, Kiev -1958). Piccolo Cerchio e Gran Quadrato certamente sono figli dei Ronds et Carrés della Parain che, così come la Bertier, sfrutta la semplicità delle forme geometriche per ottenere effetti spettacolari e complessi. Forme che si inseguono, si frantumano, si compongono e ricompongono per dar luogo ad altre forme, infinite forme date da infinite combinazioni.

Perché il bello di questo albo risiede in diverse caratteristiche. Così come Piccolo Cerchio si divide in tanti spicchi per dar forma a un fiore, il bello di questo albo è costituito da uno spicchio di semplicità, uno spicchio di eleganza, uno spicchio di fantasia, uno spicchio d’arte, uno spicchio di colore, uno spicchio di variante. E si potrebbe continuare.

Piccolo cerchio, Gran quadrato - Anne Bertier - Gallucci
Piccolo cerchio, Gran quadrato – Anne Bertier – Gallucci

Su fondo panna, l’arancione di Piccolo Cerchio s’affianca all’azzurro di Grande Quadrato. Due colori per semplificare la visione, la percezione e dar luogo a una vera e propria grammatica delle forme che parla in maniera diretta coi bambini e comunica loro la propria malleabilità.

Tutti i mercoledì, Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si incontrano per il loro gioco preferito: uno propone una forma e l’altro subito si trasforma.

Piccolo cerchio, Gran quadrato - Anne Bertier - Gallucci
Piccolo cerchio, Gran quadrato – Anne Bertier – Gallucci

Così comincia la storia dei due geometrici protagonisti. Il tono è quello della filastrocca e di quest’ultima conserva anche un certo tocco esemplare, ma sostanzialmente, il testo è complementare alle illustrazioni che nella prima parte si compongono a partire dal quadrato azzurro e dal cerchio arancione per poi, nelle restanti parti, scoprire la meraviglia del fare le cose assieme, del mescolare e mescolarsi. Vuoto e pieno si alternano, “Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si divertono come matti” e insieme diventano pesce, cane, zuppiera, gelato, cuoco, fiori. Il gioco del ridisegnare sé stessi è infinito e coinvolgente. Lo consiglio vivamente a tutti i bambini dai 3 anni in su.

img1078-g1Titolo: Piccolo cerchio e gran quadrato
Autore: Anne Bertier
Traduttore: Elena Battista
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 44 pp., 15,00 €

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Passo a due per gatto e bambino

Balla questo bambino di Remy Charlip, così come ballava il protagonista di Fortunatamente (anch’esso edito da Orecchio acerbo). Il primo danza al ritmo delle fusa del suo unico specialissimo gatto, il secondo in balia di accidenti fortunosi quando non. Entrambi flessuosi si chinano, avvolgono, s’allungano e distendono, compiono capriole e balzi. Ma con una sostanziale differenza, Fortunatamente era tutto un grand jeté solitario, qui si tratta di un pas de deux in cui un ballerino esperto vorrebbe che un ballerino per nascita, quale è il suo gatto, s’adattasse alla coreografia da lui pensata: Stai ben dritto, girati un po’, resta fermo, lasciati portare. Il bimbo insiste, gli prepara un carretto per trasportarlo, vorrebbe costringerlo in un maglione, gli prepara addirittura un bel lettino. La confusione all’inizio sembra dettata da un fraintendimento: non si tratta di un peluche, ma di un gatto vero. Morbido, sì, soffice, certamente, ma vivo eccome! Quel gatto è assolutamente il suo gatto e perciò deve fare quello che lui gli ordina.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo

Ma non funziona, non va e non va, Mio Miao è un gatto e in quanto tale danza seguendo una musica che è sua propria e che pochi altri sentono, uno solo ascolta. Tutto sta a mettersi nella pelle degli altri, proprio come ha fatto in una fortunata e bizzarra giornata Peter, il protagonista de L’inventore di sogni di Ian Mc Ewan: entrato nella pelle del proprio gatto ronfante scopre come sia fastidioso essere afferrati e portati da una stanza all’altra o come sia complessa la giornata altrui, sebbene sembri semplicissima. Non è sempre possibile entrare materialmente nella pelle degli altri ma qualcosa si può provare a fare in questo senso.
Perché se nelle pagine a sinistra, in maiuscolo (talvolta grassetto della voce del bimbo) su un fondo giallo si stagliano ben ferme e in nero le parole del bimbo, esplicato il punto di vista (che ingenuamente e teneramente altro non vuol significare se non: ti adoro e sei il mio unico specialissimo gatto) si passa all’altra campana, sulla destra, stesso sfondo giallo intenso, stesso maiuscolo deciso, stavolta rosso, del gatto.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo
E per chi abbia anche solo avuto un’unica occasione di accarezzare un gatto dalla testa lungo la schiena fino alla punta della coda pensando di avergli donato la gioia più intensa per poi vederlo scappar via all’inseguimento di un pezzetto di carta smosso dall’aria sarà chiaro: i gatti amano, amano profondamente, e per questo loro saper amare sanno qual è il limite da non valicare per restare sé stessi, per godere delle proprie abitudini, per andar fieri delle proprie capacità, per potersi fidare e essere degni di fiducia. E Mio Miao non lesina i miagolii per spiegarsi per bene: “[e] se voglio dormire|mi trovo un nascondiglio|dove nessuno possa|gridarmi: ora ti piglio”; “mi piace quel che mangio|mangio quel che mi piace|gioco quando mi va”.

Le due prospettive sono chiare, ma il rapporto è a due, la danza pure, per cui le voci cominciano a danzare anch’esse nel delizioso ritmo della domanda e della risposta. Io ti miagolo, tu mi ascolti e rispondi, mi comprendi e per questa ragione sei il mio unico amico speciale “e io non lo dimentico:| mio miao, ti puoi fidare”. Quando tra le pagine scende la notte col suo nero profondo e si acquieta la frenesia del giorno, si torna gatti dopo essere stati tigri, ci si addormenta dopo aver corso veloce, ma anche piano, camminato sulle mani e aver sputato lontano, tutto si rischiara alla luce di una splendida luna gialla che dalla finestra illumina due teneri ballerini accoccolati a letto, insieme, felici.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo

È un albo che parla con grazia questo Mio Miao, il mio unico specialissimo gatto fatto dal testo di Sandol Stoddard e dalle illustrazioni di Remy Charlip (ballerino oltre che autore di libri per bambini) e riesce a farlo anche grazie allo spendido (e immaginiamo laborioso) adattamento di Francesca Lazzarato. Qualche tempo fa ho avuto l’occasione di leggere questo libro nella sua versione originale in lingua inglese e mi chiedevo come un traduttore potesse riuscire a rendere con rispetto e fedeltà quel testo così ritmico a mezza strada tra la poesia e la prosa, laddove la prosa è già poesia e la poesia non lesina ampi respiri. Ancora come la traduttrice abbia fatto non lo so, di certo è riuscita nell’impresa. La danza è una questione di libertà e impegno. Mi pare che lo si possa dire anche per questa traduzione.

Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip - Orecchio Acerbo
Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto, di Sandol Stoddart, Remy Charlip – Orecchio Acerbo
Mio Miao è adatto a bambini dai tre anni in su, le parole del bimbo e del gatto arrivano forti e chiare anche se i genitori potrebbero trovarsi un po’ smarriti dinanzi a bimbi che affermano con aria decisa: “hai visto, mamma? Posso mangiare quando mi pare e dormire dove voglio io!”. Smarriti sì, ma sorridenti giacché in fondo il punto di vista del gatto alla ricerca dell’indipendenza e dell’affermazione di sé rimane condivisibile, è quello dei bambini è sempre un altro punto di vista.

Titolo: Mio miao. Il mio unico specialissimo gatto
Autore: Sandol Stoddart, Remy Charlip
Traduzione: Francesca Lazzarato
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 48 pp., 14,00 €

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