Il maestro

Segnano un solco, le parole. Un padre contadino nell’alba tira una coppia di buoi che tirano un aratro e l’aratro solca, a destra e a sinistra crea monticelli di terra morbida, che è terra ma sono anche parole. E la terra, così come le parole, ristà, in attesa di ricoprire leggermente i semi. Semi di grano, di mais, di giustizia, di equità. Per le prime serve la terra, per le seconde le parole. Per questo è bene creare solchi profondi, perché il vento non disperda quanto seminato. Oppure, servono entrambe, terra e parole, per il mais e per la giustizia.

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Segnano un confine, le parole. Il signor padrone è allo scrittoio, il padre contadino, col figlio, nel cortile. Guardano in alto alla finestra, prima di entrare e chiedere. Il signor padrone guarda in basso verso il cortile prima di sorridere e ingannare. Tra le parole un confine, segnato dalla distanza tra la voce del padrone che invita ad entrare, per poco, giusto il tempo dell’umiliazione, e la voce del padre che varcando la soglia, rispettoso, si toglie il cappello.

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Segnano a dito l’ingiustizia, le parole. Quando con le stesse scarpe vecchie e rotte di sempre, Don Milani deve affrontare il processo, denunciato dalla Curia, dai fascisti, dagli ottusi. Segnano a dito, le parole, ma con le mani in tasca. Bastano gli occhi dei ragazzi di Barbiana a parlare. Dritti nei nostri che leggiamo, fermi, decisi a non abbandonare mai il loro maestro, fieri di gratitudine.

Tra questi solchi tipografici carichi di soprusi, ma anche di speranza (i semi di rivalsa più caparbi sono quelli generati dal sopruso), che raccontano tre storie, ce n’è un’altra. Quella in cui una presa di coscienza serve a smuovere il terreno seminato e lasciar spuntare i germogli. Perché il padre manda il figlio a scuola dal prete matto, il priore di Barbiana, a suon di schiaffoni, perché la scuola non piace a chi non ha idea di cosa possa essere. Quel prete matto che invece di dire le cose ai suoi bambini, lasciava che fossero loro a dirle a lui. Quel prete matto che insegnava a pensare ed era capace di dire dei “bravo” che riempivano le stanze e le teste. Quel prete che sosteneva che “l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni […] che bisogna che [i giovani] si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”.

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Si apre con Don Milani che parla ai suoi bambini, seduti assieme attorno a un tavolo. Ne frattempo il nero e il bianco raccontano in una lingua di cui nessun altro colore è capace. Il bianco e il nero tagliano, rimarcano, brillano e adombrano. Segnano i volti, li fanno rugosi, ne sottolineano certi cipigli ostinati, illuminano gli sguardi. Riempiono e danno respiro agli spazi.

Si apre con Don Milani che parla ai suoi bambini e si chiude, questo libro che si prende cura, con una scritta, a caratteri grandi e chiari, nero su bianco: I Care.


Titolo: Il maestro
Autore: Fabrizio Silei e Simone Massi
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2017, 48 pp., 15,00 €

Trovate questi libri tra gli scaffali del Giardino Incartato, libreria per ragazzi in via del Pigneto 303/c, Roma. Oppure, se non siete a Roma potete trovarci su Bookdealer o chiederci di spedire a casa vostra, lo faremo con molto piacere ricorrendo a Libri da asporto.

Meno compiti più hula hoop!

A scrivere questo articolo pensavo da tempo. Col rientro a scuola e ascoltando conversazioni disperate di mamme e papà (vivere a Roma e passeggiare per strada offre numerosi spunti sociologici, grazie mamme e papà dalle voci altosonanti) ho pensato che fosse proprio il momento giusto. La questione è: quanto senso ha lagnarsi dei compiti dei propri figli? Perché i genitori ne parlano come se fossero i propri? Perché i bambini figli di genitori della nostra generazione (sono nata negli anni Settanta), proprio quella dell’autonomia, dello sbagliare liberamente, della gioia dell’apprendimento, sono quelli che se la mamma non è seduta di fianco e non ci aiuta con le materie umanistiche e il papà con quelle scientifiche (ché per un po’ di maschilismo lo spazio si trova sempre) i compiti “si rifiutano di farli”?

Per carattere e approccio non riesco a non essere polemica e mi dispiace se qualche genitore tra i lettori di queste pagine si sentirà punto sul vivo. Il carattere tende a non transigere su alcuni punti: i bambini devono svolgere i propri compiti da soli e i maestri hanno un’idea ben motivata e consapevole della quantità di lezioni da studiare. Il genitore deve essere di supporto agli uni e agli altri senza cedere a tentazioni da ipercontrollo e onnipotenza, giacché a meno di non essere a loro volta insegnanti o maestri, tenderei a preferire che non si intromettessero nel lavoro altrui, perché sì, care mamme e cari papà che tutto sapete di scuola e di educazione, ci sono alcuni genitori, me compresa, che vi ritengono molto arroganti quando pretendete di affiancare nei compiti anche gli insegnanti.

Alle domande di cui sopra in maniera molto superficiale io ho dato delle risposte ma sono risposte da chiacchiera tra amici che nessuna valenza oltre a quella dell’opinione hanno, vale a dire: la libertà avuta da bambini col tempo e l’esperienza si è trasformata in una sorta di senso d’abbandono per cui se non faccio i compiti ai miei figli sono proprio come mia madre che stava seduta a leggere in poltrona mentre io mi scervellavo su un problema per poi prendere un umiliante 7; Se non faccio compiti a mio figlio e lui non raggiunge l’eccellenza della mamma o del papà del suo amichetto cosa ne sarà di lui, della sua autostima e dei suoi risultati scolastici?; meno compiti significherebbe più tempo da dedicare ad attività bambine, il che cozza però con la cristallina e luccicante idea del nostro passato di bambini selvaggi e liberi nella natura (io, per dire, i compiti li ho sempre svolti da sola, proprio da sola nella mia stanza, con risultati a volte eccellenti a volte no e avevo tanto tempo per giocare con altri bambini all’aria aperta, leggere, guardare la tv o per superare il mio personale record con l’hula hoop).

74c233f55e9ba8518289412e240976b5-2La scuola è argomento serissimo di cui parlare fa sempre bene, anche quando lo si fa con una certa leggerezza su un blog, mi piacerebbe quindi che questo mio parlarne oggi desse luogo a un confronto capace, magari, di dar risposta alle annose domande, alle quali aggiungerei una postilla per i genitori miei coetanei: i nostri figli sono straordinari ma non è detto che il loro esserlo corrisponda a una resa eccellente a scuola. Non vi affannate dunque alla ricerca della loro perfezione che vorremmo fosse la nostra e non sostituitevi agli insegnanti nell’insegnare ché di insegnanti pessimi ce ne sono molti (e li abbiamo avuti anche noi) ma di eccellenti ce ne sono altrettanti.

Viva la scuola!

Ma è una storia della Principessa? Mi chiede mia figlia dopo la lettura di Viva la scuola (di Zoë e Tony Ross). No, non è una storia della Principessa però che la piccola protagonista ricordi quella che rai Yoyo trasmette trasmetteva nel pomeriggio (Ciao Principessa!) è naturale, giacché il tratto spigoloso, i colori tratteggiati, sovrapposti e vivaci sono dello stesso autore, Tony Ross, appunto.

E del tanto familiare e animato Ciao Principessa,  Viva la scuola! conserva anche l’allegro disordine dei protagonisti, l’ironia talmente lieve che pare non esserci, la naturalezza piuttosto che la perfezione.Viva la scuola! Tony Ross

Il primo giorno di scuola di andarci non va a nessuno e la nostra protagonista dai capelli rossi non si smentisce: alle porte della sua nuova scuola fa resistenza. Non ha voglia di lasciare la mamma, di mangiare alla mensa scolastica, di ritrovarsi tra bambini che non conosce. Ma all’uscita le cose sono diverse e la piccola racconta di un’amica incontrata a scuola, di quanto sia colorata, di quanto siano belli i suoi capelli: può venire a casa a dormire?, domanda la piccola, e la madre risponde che certamente.Viva la scuola! Tony Ross

Qui il nodo della questione: la bimba con cui ha fatto amicizia è reale? Chi si chiama Nicky? La rossa protagonista della storia o l’amica incontrata a scuola? Il sofisticato umorismo dell’autore che ad ogni descrizione che la piccola fa all’uscita da scuola della sua amica ci propone una rappresentazione di come la madre la immagini (sempre lei in diverse e buffe vesti) ci complica le cose. Perlomeno le complica a noi adulti, ai piccoli, Nicky, che sia la protagonista, che sia l’amica, immaginaria o meno, infonderà certamente sicurezza e allegria.

Titolo: Viva la scuola!
Autore: Zoë Ross, Tony Ross
Editore: Piemme
Dati: 2011, 34 pp., 7,50 €

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