Museum

Il libro (Da un soggetto di un maestro dell’albo illustrato, Javier Sáez-Castán, illustrato da Manuel Marsol, da poco insignito del Premio Internazionale di Illustrazione alla Fiera del Libro di Bologna.) si apre senza proferire alcuna parola, in realtà strada facendo, e si incomincia proprio nell’abitacolo di una macchina con una lunga strada davanti da percorrere, sotto la guida preponderante dello sguardo, una voce piuttosto ferma si alza dalle targhette, che in questo caso, essendo parte integrante delle opere d’arte esposte, definirei cartellini.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Mi colpisce in copertina uno sguardo che già sembra volgersi al passato, alla strada percorsa (o a me che leggo?) nel riflesso nello specchietto retrovisore; si procede con le targhette che si fanno rilevanti all’interno del testo narrativo, incominciando proprio dal titolo in copertina che è esso stesso il principio della narrazione, il titolo dell’opera e un’indicazione della linea, o perlomeno una di esse, di lettura.MUSEUM cover.jpg

Non è ben chiaro se fosse nelle intenzioni dell’uomo alla guida dell’auto rossa, del furgoncino rosso, andare a visitare il museo o meno. La struttura che lo ospita sembra essere proprio la sua meta, ma in realtà è il furgoncino che si rompe a imporre la fermata proprio davanti al suo vialetto d’ingresso, sebbene la strada fino alla porta sembri essere praticata molto di rado, sia fitta di erba e a malapena se ne scorga il profilo. Ciononostante è l’unica traccia di urbanità nel raggio di molti chilometri, per cui, dandosi un’aggiustatina al cappello, L’uomo si incammina. S’avvia a far parte.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Giunto davanti al portone il punto d’osservazione si fa chiaro. Dalla finestra, in un gioco prospettico che richiama gli studi sulle profondità e sulla prospettiva lineare quattrocenteschi, dal riquadro della pagina si entra nella cornice della finestra, dalla quale si scorge un quadro, che dietro alle cortine di una tenda svela una signora vestita di rosso, che appoggia le sue mani su una gabbia che contiene un pappagallo. Si tratta di Chaty con pappagallo. Chaty sorride, il pappagallo meno.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Fortunatamente il museo è aperto. La porta ha uno spioncino che pare disegnato, oppure tradisce la presenza di qualcuno all’interno, un qualcuno dagli occhi cerulei. Sull’architrave campeggia una linea orizzontale di occhi, e ancora c’è un occhio che è come se stesse spiando dall’interno verso l’esterno dal buco della serratura. Una volta entrati si comprende quanto non fosse una semplice casualità, si comprende che gli occhi intravisti dagli spiragli, dagli spioncini riflettevano il cielo azzurro, riflettevano, rappresentandolo, ciò che guardavano.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Lo avevamo intuito, dal tratto che richiamava fortemente Magritte, che saremmo entrati in un luogo surreale e che avremmo letto di surrealtà. Infatti, i quadri alle pareti immergono l’uomo in un contesto fatto di presente, passato eventi di vita vissuta, che si fanno via via esperienza e quindi ancora rappresentazione e poi presente, vissuto.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

Dal quadro esce il pappagallo, che entra in collisione con la realtà presente dell’uomo che lo guardava rappresentato, mentre nei quadri entra il camioncino rosso. Riconoscendolo, l’uomo ne è sconvolto; comprende in un solo frangente quello che noi sospettavamo: la sua esistenza si sta mescolando all’astrazione di quella appesa ai muri, i cartellini lo sottolineano ed esplicitano: la sua esistenza sta diventando rappresentazione e il processo è valido anche nel senso inverso, per cui, le rappresentazioni stanno diventando realtà. Gli occhi sbarrati raccontano la presa di coscienza, fatta da sguardi che rilevano che non ci sono solo essere innocui ritratti nei quadri appesi alle pareti ma anche occhi sbarrati dal terrore, bestie spolpate delle quali rimangono solo dei teschi adornati di fiori e una tigre feroce, che perlomeno è stata rappresentata così. Una tigre guardiana.

Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol - 2019, Orecchio acerbo
Museum, di Javier Sáez-Castán e Manuel Marsol – 2019, Orecchio acerbo

L’uomo cerca una via di fuga, ma senza alcuna spiegazione o prevedibilmente, il museo ora è chiuso. L’unica sua via d’uscita, l’unica sua salvezza, è di riuscire a interagire scientemente con il presente che gli si rappresenta davanti ed essere quindi artefice lui stesso dei dipinti futuri.

Le illustrazioni di Manuel Marsol sono dipinte su legno, il che conferisce loro una consistenza densa e porosa, che assorbe e restituisce i colori proprio come assorbono e restituiscono i quadri che esse raccontano.

Il finale è sorprendente. Due volte sorprendente. Anzi, se si aggiunge la quarta di copertina, il finale è 3 volte sorprendente.

MUSEUM coverTitolo: Museum
Autore: Javier Sáez-Castán, Manuel Marsol
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2019, 52 pp., 14,00 €

Il pupazzo di neve

Nei paesi anglosassoni i bambini disegnano coi pastelli a cera. Mi ha sempre colpito questa scelta, lontana dalle consuetudini italiane: i pastelli a cera sono difficili da gestire,  però restituiscono un piacere che solo l’immediatezza corposa e densa del tratto può dare pienamente, allo stesso modo non permettono i dettagli. E il “non permettere i dettagli” è forse la loro qualità migliore. In Italia, a scuola, si tende a far stare i bambini nei contorni, anche in libreria mi chiedono spesso albi da colorare per bambini piccolissimi che ancora, però, non hanno imparato a gestire pienamente impugnatura e forza nell’uso del colore. Il pastello a cera è invece lo strumento del disegno libero, quello del “cosa vuoi che ti disegni?” piuttosto che del “colora questo cane”.

Ecco, questo per dire che se dovessimo rispondere al “cosa vuoi che ti disegni” di un bambino abituato all’uso dei pastelli a cera di disegnare un pupazzo di neve, il pupazzo che per primo mi immagino possa realizzare è quello celebre, rinomato, di Raymond Briggs.

Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs - 2019 Rizzoli
Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs – 2019 Rizzoli

Morbido, soffice, pieno, quasi carezzabile. Fatto di luci, di ombre, di bianco e di silenzio.

Fotogrammi che sono scene, uno dopo l’altro in sequenza. Cominciano dall’idea di pupazzo, che nasce nella mente di un bambino appena sceso dal letto, entusiasta della neve che è scesa durante la notte e si concludono con una separazione che non è amara come il sapore di un addio.

In una notte d’inverno un pupazzo di neve prende vita e accetta l’invito del bambino che l’ha costruito a entrare in casa, di notte, mentre i genitori, ignari della magia che si sta compiendo attorno a loro, dormono. Assieme scoprono tutte le cose incredibili e strane che in una casa possono essere custodite, badando a stare attenti al fuoco, rinfrescandosi un po’ al freddo del frigorifero, cenando a lume di candela e non dimenticando di sparecchiare.

Il sogno si sposta poi all’aperto che è il luogo familiare invece al pupazzo. Indossa il cappello e per mano quasi trascina il bambino alzandosi in volo su un panorama sconfinato e imponente, brillante pur nel buio della notte.

Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs - 2019 Rizzoli
Il pupazzo di neve, di Raymond Briggs – 2019 Rizzoli

Il pupazzo di neve è un libro che parla di amicizia, ma si muove con naturalezza nella dimensione del sogno, così come con altrettanta naturalezza ci racconta di una separazione drammatica e quindi della morte. È un libro senza parole, che ne regala tante e che raccomando come lettura natalizia, invernale, intensa.

51eINzot9pL._SX407_BO1,204,203,200_Titolo: Il pupazzo di neve
Autore: Raymond Briggs
Editore: Rizzoli
Dati: 2019, 30 pp., 15,00 €

Un lupo nella neve

Un lupo e una bambina nella neve. Insieme, a sé stanti. Ciascuno smarrito nella tormenta, ciascuno impaurito e tremante, entrambi in sintonia l’uno con l’altro, diversissimi.

È la storia del tempo sospeso. Di quegli istanti in cui ci si osserva, ci si annusa, cercando di comprendere l’uno le intenzioni dell’altro. Vorrà accarezzarmi? Vorrà afferrarmi?, si chiede il lupo mentre sta nella parentesi bianca e soffice del tempo sospeso in cui tutto, davvero tutto, può avvenire, in cui nessuno sa, in cui solo ci si chiede.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Un lupo nella neve, vincitore del prestigioso Caldecott Medal 2018 (il più prestigioso riconoscimento statunitense per la letteratura dell’infanzia), è un libro senza parole che si apre con un prologo che anticipa tutto, anche il titolo, e che ci pone in un dove e quando molto circostanziato; ci fornisce tutte le informazioni utili per muovere i nostri passi nella storia che verrà. C’è una casetta ai margini del bosco, calda, accogliente, in cui vive una piccola famigliola: papà, mamma, bambina e cane. Il tempo fuori è sereno, i campi ancora croccanti dell’erba giallognola dell’autunno, lo sguardo sullo spazio aperto e sul cane, che, in lontananza, dinanzi all’uscio di casa, saluta abbaiando. Le immagini si velano di fiocchi di neve che cadono ancora radi e ci accompagnano fino a due cammei, in uno la bambina (il cui cappotto rosso richiama la celebre Cappuccetto) spicca, solitaria, su una collina, nell’altro un branco di lupi su un’altra, si direbbe dirimpetto, annusa l’aria, ulula al cielo. Ancora separati, ancora mondi a sé stanti soggetti alle stesse intemperie.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

Capita che la neve cominci a cadere con maggiore intensità e che un cucciolo di lupo perda le tracce del proprio branco, raccontato con tratti realistici in inchiostro e acquerello, e che la bambina lo veda, senta i suoi guaiti di paura e si chini, pronta ad accoglierlo. In questo momento è il cucciolo di lupo ad annusare il tempo sospeso, a valutare se potersi fidare o meno. Una macchia rossa nella neve potrebbe rivelarsi tiepida o bollente. Bisogna ben considerare e poi decidere se lasciar spazio alla paura o all’istinto e fidarsi.

Nelle illustrazioni seguenti il lupacchiotto è avvoltolato nella mantellina rossa, tiepida. La bambina, coraggiosa e intraprendente, segue gli ululati per restituirlo al branco. Nel momento in cui bambina infagottata e lupi dal manto ispido e selvatico si incontrano, i tempi sospesi sono due: quello della lupa che non sa se l’umana voglia far del male o meno al proprio cucciolo e quello della bambina che non sa se l’animale reagirà in maniera aggressiva, spaventato.

Un lupo nella neve, di Matthew Cordell - 2018, edizioni Clichy
Un lupo nella neve, di Matthew Cordell – 2018, edizioni Clichy

E invece a prevalere è la riconoscenza che non si ferma al semplice agire in maniera temperata, ma che lascia una scia di consapevolezza e intelligenza che è una traccia ben chiara nella neve in tempesta e che permetterà alla famiglia della bambina in rosso, presente sulla scena grazie alla luce delle torce che fende l’aria, di trarla in salvo dal bosco in cui si era smarrita.

Ululare e abbaiare, talvolta, hanno lo stesso timbro, quello della generosità, dell’amicizia, pur essendo lingue diverse.

imageItem.jpgTitolo: Un lupo nella neve
Autore: Matthew Cordell
Editore: Clichy
Dati: 2018, 32 pp., € 19,00

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

I libri delle stagioni di Rotraut Susanne Berner

Autunno. I libri delle stagioni, di Rotraut Susanne Berner - 2018, Topipittori

È inutile, se tra tutti i protagonisti di un libro c’è un corvo, io lo seguo.

Autunno. I libri delle stagioni, di Rotraut Susanne Berner - 2018, Topipittori
Autunno. I libri delle stagioni, di Rotraut Susanne Berner – 2018, Topipittori

E ne I libri delle stagioni di Rotraut Susanne Berner, sia d’autunno che d’inverno ce n’è uno, che tra il brulicare di personaggi subito m’appare e conquista. E allora è d’obbligo per me seguirne le vicende, che nella mia scelta “stagionale” e non cronologica (il primo edito dei due è stato Inverno) cominciano in Autunno, sulla punta del tetto di una casa a tre piani. Il corvo in alto guarda al cielo, subito in basso una gabbia cui sembra aver, per sua fortuna, rinunciato, o dalla quale è sfuggito grazie alla dimenticanza di qualcuno, e gli incipit cominciano a moltiplicarsi, lasciando spazio a prequel di natura completamente differente, l’uno drammatico, l’altro avventuroso. In alto il cielo, dicevo, e nel cielo uno stormo d’anatre bianche, in fila, a seguire il vento.

<em>Autunno. I libri delle stagioni</em>, di Rotraut Susanne Berner - 2018, Topipittori
Autunno. I libri delle stagioni, di Rotraut Susanne Berner – 2018, Topipittori

Il nostro le guarda di uno sguardo a mezza strada tra chi anela e chi teme (e qui non so perché mi torna in mente un verso dei Pink Floyd: l’invidia è il legame tra chi spera e chi è dannato, per chi volesse ascoltarla mentre segue le avventure del corvo “Green is the Colour”, 1969). Le guarda, insomma, e per qualche istante si sente Mårten, l’oca di Nils Holgersson, e, stanco del suo domestico vivere quotidiano, si libra in volo per raggiungere le sue instancabili ed eleganti simili.

Sempre con l’occhio teso e anelante le raggiunge e, sia per modestia, sia per apertura alare, le segue un po’ discosto. Quando nella terza scena stanno ormai sorvolando il pieno della città, il nostro eroe fa i conti con la realtà e con il suo istinto. Mostra alle lontane parenti che con le grandi distanze non c’è gara, ma sugli scatti è capace di dar loro una pista, le supera e si lancia in picchiata.

Certamente c’è qualcuno in pericolo; sta andando a salvarlo. E invece no, con estremo disappunto mi accorgo di come certi istinti primordiali possano far dimenticare anche il più alto ideale, vale a dire la libertà: Il nostro ha appena sgraffignato un pezzo di formaggio dal piatto di un ragazzo che non può far altro se non allargare le braccia attonito.

Il corvo è ora appollaiato su un muretto e ascolta le lusinghe di una volpe. Le anatre intanto proseguono il loro volo. “Lasciale perdere quelle lì, sapranno anche volare in formazione ma non hanno una voce bella come la tua!”.

“Certo che no!”, avrà risposto beandosi il corvo, perdendo il formaggio, perché la volpe, infine, va via soddisfatta mentre lui mestamente fruga tra l’immondizia in cerca di un boccone.

Intanto soffia il vento e spoglia di tutte le foglie l’albero che maestoso si staglia sulla collina e che è portavoce del passare del tempo e delle stagioni e centro della città in cui ogni cosa si svolge.

<em>Inverno. I libri delle stagioni</em>, di Rotraut Susanne Berner - 2018, Topipittori
Inverno. I libri delle stagioni, di Rotraut Susanne Berner – 2018, Topipittori

Il corvo è ancora lì, tra i rami, in compagnia di un pappagallo, un gufo, uno scoiattolo, un passero, un picchio e un gatto. Sorridono tutti, sulla copertina dell’Inverno, tranne una bimba dalla lunga treccia, che le anatre bianche, tanto eleganti in volo, si rivelano oche  dispettose sul prato, le stanno strattonando, e il pupazzo di neve, che pervaso dalla magia dello straordinario del quotidiano, sembra animarsi e volge uno sguardo perplesso alla scena.

Ad aprirlo ci ritroviamo nella stessa città che avevamo imparato a conoscere in Autunno, e le storie da raccontare sono sempre tantissime: ci sono genitori e figli, tipi sportivi in motocicletta, ginnasti in tuta e baffoni, musicisti, innamorati, portafogli smarriti da recuperare.

Il paesaggio è innevato, il lago ghiacciato, la natura è immobile mentre tutt’attorno il resto brulica, di sensazioni, di avventure, di piccoli accidenti quotidiani che tingono ogni cosa di magia. E il nostro corvo? Beh, lui naturalmente c’è ma forse ha imparato qualche lezione e si limita a far da spettatore, appollaiato ora su un tetto, ora su una staccionata, ora su un albero. Io credo alla ricerca di un pezzo di formaggio da sgraffignare.

Ogni tavola è molto ampia si svolge su doppia pagina e, aiutata dal grande formato, risulta chiara in ogni più piccolo dettaglio. Le scene ricordano i diorama; c’è un elemento, la strada, che si sovrappone in primo piano a un recinto, un marciapiede, che a sua volta lascia il passo a una costruzione e così via in una zoommata prospettica che arriva fino all’orizzonte, in cui si incontra il cielo.

Sono tra i miei prediletti i Wimmelbuch. Su queste pagine ne ho parlato in diverse occasioni. Qui Thé Tjong-Khing e l’arte di raccontare per immagini e qui Un giorno nella vita di tutti i giorni. Credo non dovrebbero mai mancare in casa, che dovrebbero essere posti in un luogo accessibile ai bambini e che siano occasione di fantasticherie libere e appassionanti.

 

Titolo: Inverno. I libri delle stagioni; Autunno. I libri delle stagioni
Autore: Rotraut Susanne Berner
Editore: Topipittori
Dati: 2018, 14 pp., 16,00 €

Li trovate entrambi tra i nostri scaffali in libreria, Il Giardino Incartato, via del Pigneto 180, Roma

La porta

A volte per entrare in un mondo completamente diverso da quello cui siamo abituati a vivere basta una chiave. Altre volte è necessario lavorare molto di fantasia; altre ancora ci si illude di essere altrove e invece siamo proprio laddove siamo sempre stati; altre ci si arriva stringendo, forte, la mano di un amico. Chiudendo gli occhi e poi aprendoli, all’improvviso.la porta1

Questa volta basta una chiave. Basta esattamente quella chiave.

Piccola da entrare comodamente nel foro del lucchetto ma abbastanza resistente da essere sopravvissuta indenne al tempo, a giudicare dalle ragnatele che avvolgono la serratura molto lungo, che l’ha dimenticata. Basta esattamente quella chiave lì, indicata dalla proboscide di un moscerino azzurro e rosso. Quella chiave e quella strada, una voluta, un ghirigoro nell’aria e via;

E la mano curiosa di un bambino dallo sguardo stupefatto perché a nessuno, ma proprio a nessuno, quella chiave interessa. Non al signore con l’impermeabile che ha già lasciato la pagina; né alla signora troppo corrucciata per pensare ad altro che ai suoi pensieri; né all’uomo con la valigia, che forse ha un po’ di fretta;

E il passo curioso di un bambino che, chiave alla mano, segue il moscerino rosso e blu, noncurante degli sguardi attorno a lui, tutti cupi, tutti di sbieco, tutti diffidenti. Tutti grigi, anche il bambino è grigio, anche il portone pieno di ragnatele è grigio. In questo mondo che stiamo conoscendo e che ci turba coi suoi sguardi in tralice.

La porta, di Ji Hyeon Lee - 2018, Orecchio acerbo
La porta, di Ji Hyeon Lee – 2018, Orecchio acerbo

La chiave gira e quello che vediamo attraverso lo spiraglio che si apre è a colori, invece. Colori vivi e strane creature accoglienti che anche quando rimbrottano il bambino per aver battuto contro quella che sembra una chitarra molto costosa, sembrano cordiali.la porta

Creature dal becco lungo e rosso che parlano una lingua che comprendo leggendola nei fumetti tondi, un po’ cirillico un po’ arabesco. Che fai lì? Mi chiamo… Hai fame, che coincidenza! stiamo organizzando un pic nic! Vieni! Mi pare dica la piccola becco rosso. Al pic nic ci sono anche gli scoiattoli, hanno portato l’aranciata e parlano una lingua che comprendo, uno po’ arabo, un po’ ghirigoro. Chi? Ma dove? Yuppiiii!

La porta, di Ji Hyeon Lee - 2018, Orecchio acerbo
La porta, di Ji Hyeon Lee – 2018, Orecchio acerbo

Dopo il pic nic c’è la festa di matrimonio della signora drago rosa con il signor essere bassetto e il bambino ha l’occasione di scambiare due parole con il suonatore di viola, non di chitarra, che gli porge la chiave che aveva lasciato cadere e non era riuscito a restituirgli: E tua? Ma no che non ti stavo sgridando! Ecco…

Meraviglioso questo albo di Ji Hyeon Lee. Senza parole, pieno di stramberie, deliziose surrealtà e senso. Meglio lasciarla socchiusa la porta, la chiave nel lucchetto; meglio che si intraveda, ché anche se uno solo di quegli sguardi in tralice cogliesse un po’ di meraviglia sarebbe splendido. Meraviglioso.

262 La portaTitolo: La porta
Autore: Ji Hyeon Lee
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2018, 52 pp., 15,90 €

 

 

 

 

 

Piccola volpe nel bosco magico

Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo

Sulle risguardie di questo albo senza parole troneggia uno scaffale ricco di libri e di giocattoli. Pare che si possa sapere tutto di una persona leggendo i titoli dei libri che tiene sullo scaffale più accessibile della casa. Se così fosse, questo scaffale ci racconterebbe di una bambina o di un bambino con la passione per le fiabe, i boschi, le avventure e le leggende misteriose. Per gli unicorni magici ma anche per lo studio di fiori, piante e animali. Questo allo sguardo superficiale, tutto attraverso la lente del blu, di un estraneo curioso.

Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo
Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin – 2018, Terre di Mezzo

In realtà pagina dopo pagina, o meglio alla fine della storia, tornando indietro, ci si accorge che su quello scaffale sta tutta l’avventura, il principio, lo svolgersi della stessa. E poi sulle risguardie finale la sua conclusione.

E l’avventura è quella di una bambina e incomincia tra i banchi di scuola, quando la maestra invita a portare un oggetto prezioso e vecchio. La bambina non ha dubbi: la cosa più preziosa e vecchia che possiede è un pupazzo, una volpacchiotta di pezza, azzurra come tutta l’atmosfera che permea la realtà del suo quotidiano. All’uscita da scuola, però si attarda sull’altalena, al parco, e appoggia la volpacchiotta ai piedi della giostra. Una piccola volpe, stavolta vera, vede il pupazzo e non resiste, lo sgraffigna per poi addentrasi correndo nel bosco. La bambina senza indugio le corre dietro, lasciando il suo zaino, che un altro bambino raccoglie per poi rincorrerla anche lui.piccola volpe nel bosco magico 3

La volpe è di un arancione bruno e stringe quella di pezza azzurra tra le zampe. Man mano che si addentra nel bosco, nelle pagine alcuni dettagli prendono colore. Sono tracce di una realtà diversa, molto diversa da quella azzurra del mondo della bambina e del suo amico. Un cespuglio verde qua, un uccellino rosso di là. Ai piedi di un albero la tana di uno scoiattolo: – Hai visto questa volpe? – chiede la bambina mostrando una foto di lei e del suo pupazzo del cuore. – Di là – , fa segno lo scoiattolo. E l’inseguimento continua, fino all’arrivo in un mondo coloratissimo, soprattutto di verde.

Alla ricerca della piccola volpe, quella vera, che ha preso la piccola volpe, quella di pezza.

Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo
Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin – 2018, Terre di Mezzo

Come dicevo poco su le risguardie finali raccontano anche l’epilogo della storia, che svelo, perché trovo che sia poetica e bella l’idea di incontrarsi e comprendersi. Di mettere a confronto due mondi del tutto diversi e accomunarli l’uno di un elemento dell’altro. Un po’ di blu nel mondo a colori della volpe, un po’ di rosa in quello azzurro della bambina. Un parte rilevante dell’affetto e del passato di ciascuna in regalo all’altra. Uno scambio che lo scaffale ci racconta con grazia. E bellezza.

<em>Piccola Volpe nel bosco magico</em>, di Stephanie Graegin - 2018, Terre di Mezzo
Piccola Volpe nel bosco magico, di Stephanie Graegin – 2018, Terre di Mezzo

CL146x168_11705Titolo: Piccola Volpe nel bosco magico
Autore: Stephanie Graegin
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2018, 36 pp., 12,90€

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Se invece sei di Roma, passa a trovarmi in libreria: Il Giardino incartato, via del Pigneto, 180

Un giorno nella vita di tutti i giorni

In città e Un giorno nella vita di tutti i giorni di Ali Mitgutsch a confronto (1995, 2016)
In città e Un giorno nella vita di tutti i giorni di Ali Mitgutsch a confronto (1995, 2016)

Qualche anno fa ho fatto una cernita tra i libri che ancora conservavo in Calabria, nella mia vecchia stanza a casa dei miei genitori. Tra i tanti classici illustrati per ragazzi (nella loro versione integrale) che rientrarono nella prima scelta, fece capolino un libro minuscolo, rettangolare e senza parole. Si trattava di In città di Ali Mitgutsch, edito da Ravensburg. Lo lessi e rimirai, mi piacque enormemente. Poche pagine cartonate di immagini fitte fitte. Delizioso. Chiesi a mia madre e lei (maestra alla scuola materna), mi riportò anche una copia che aveva usato a scuola di Al mare, costituita da due sole pagine, anch’esse piuttosto sdrucite, e mezza copertina. Ottimo segno, i bambini degli anni Novanta avevano apprezzato come me.

Per questo non ho dubbi: Un giorno nella vita di tutti i giorni  è un libro che non può mancare nella libreria dei vostri bambini.

Sono scene di vita quotidiana, densissime di dettagli e, naturalmente, rispondenti ai giorni cittadini del 1968. L’edizione portata in italia da Gallucci (in Germania i titoli di Ali Mitgutsch sono stati riediti lo scorso anno) è di grande formato e il confronto con i miei piccoli è contrastante. Inizialmente mi sono trovata spiazzata da questa differenza così macroscopica; ritengo che la dimensione ridotta fosse un valore aggiunto all’idea del rendere le scene nelle minuzie. In realtà, questa è una considerazione legata a quell’affetto, un po’ innamoramento, di cui vi raccontavo poco sopra. Le grandi dimensioni rendono efficace la lettura alla ricerca dei dettagli.

Un giorno nella vita di tutti i giorni, di Ali Mitgutsch- 2016, Gallucci
Un giorno nella vita di tutti i giorni, di Ali Mitgutsch- 2016, Gallucci

In una piscina affollata da un centinaio di bambini, sotto lo sguardo vigile di qualche nonna piuttosto svampita e di una bagnina, mentre i pochi adulti prendono bellamente il sole o pensano agli affari propri, molti bimbi scivolano, altri nuotano altri scherzano abbassando le mutande ai propri amici, scoprendo sederini in netto contrasto con la pelle rossastra, chiaro segno di errato utilizzo della crema solare. Mentre un bimbetto sorridente annaffia con la sua pipì un cespuglio, dall’alto del trampolino una bimba lo annaffia a sua volta sputacchiandogli in testa.

Un giorno nella vita di tutti i giorni, di Ali Mitgutsch- 2016, Gallucci
Un giorno nella vita di tutti i giorni, di Ali Mitgutsch- 2016, Gallucci

Si possono leggere molte storie, tutte diverse e tutte contenute nello spazio di una doppia pagina. Certamente tutte divertenti.

C’è poi una festa di paese, un cantiere, un mercato e una scena che racconta un pomeriggio al parco. Qui mi sono divertita a confrontare la nuova edizione con quella vintage. Il Circo è diventato un più politically correct Circo delle pulci e il costo del biglietto è drasticamente diminuito di conseguenza, passando dalle 5 mila lire a 50 centesimi di euro. La bella edicola, aperta ancora alle 16 del pomeriggio, è diventata giornali e infine, sul pontile di un laghetto troneggia un barche a noleggio che esplicita il processo di semplificazione della lingua diventando noleggio barche.

In città, di Ali Mitgutsch- 1995, Ravensburg
In città, di Ali Mitgutsch- 1995, Ravensburg

La tavola conclusiva è un paesaggio montano, innevata e degna conclusione di questo delizioso Wimmelbuch (libro che brulica), ispirato ai miei amati pittori fiamminghi del Cinquecento, che consiglio a partire dai 2 anni.

img2400-gTitolo: Un giorno nella vita di tutti i giorni
Autore: Ali Mitgutsch
Editore: Gallucci
Dati: 2016, 25 pp., 14,90 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Batte il mio cuore al ritmo del tuo passo

Questa è una storia vera, l’ho ascoltata dalla viva voce di una contastorie a me cara: Carla Ghisalberti e credo che lei ne sia venuta a conoscenza, di questa storia vera e d’amore, dalla fonte primaria, dalla protagonista. Perché, dovete sapere che, c’era una volta un corridore esperto e allenato che, per mantenere il passo della moglie, ha rallentato anche il suo, rinunciando a competere come avrebbe potuto, a una corsa lunga 5 km. Chissà se Amy Nielander conosce un verso di Camillo Sbarbaro… io l’ho visto in queste pagine silenziose, senza parole: “batte il mio cuore al ritmo del tuo passo”.

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La gara delle coccinelle, Amy Nielander – 2016, Terre di Mezzo editore

Anche questa è una storia vera: leggo La gara delle coccinelle ai miei bambini e lo sguardo furbetto della sorella maggiore, che già aveva ascoltato questa storia di battiti d’ali lievissimi e passi maldestri, si fa curioso nell’osservare la reazione del fratellino ad ogni voltar di pagina. Lui trattiene il fiato, “stop!” dice, mettendo la sua manina tra un gruppo compatto di coccinelle e un baratro, che è una piega, che è il punto in cui le pagine si incontrano. “Stop!”, dice. E poi: “Vola! Vola! Salta!”.

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La gara delle coccinelle, Amy Nielander – 2016, Terre di Mezzo editore

Suggerisce vie di fuga, gira le pagine per capire se qualcuno le aiuterà queste “tante” coccinelle.

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La gara delle coccinelle, Amy Nielander – 2016, Terre di Mezzo editore

Questa è la storia: c’è una linea di partenza, e tutto comincia lì, con ali che emergono dalla livrea quel tanto che basta a frusciare nella frenesia della gara, le coccinelle sono centinaia, ciascuna il suo colore, ciascuna la propria, perfetta, dimensione. C’è un traguardo e lì tutto finisce, la gara e la storia. In mezzo c’è un grave pericolo, un po’ di coleottera incoscienza, una corsa a perdifiato, una storia d’amore e dedizione. E questo basta, serve altro?, a comporre una storia straordinaria, emozionante, raffinata. Che io, fossi in voi, non mi perderei.

La-gara-delle-coccinelleTitolo: La gara delle coccinelle
Autore: Amy Nielander
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2016, 40pp., 12,90 €

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Il tagliaboschi che semina speranza

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Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri – 2016, Il Leone Verde

Sulla quarta di copertina de “Il tagliaboschi”, silent book di Alain Cancilleri, è scritto:

Cosa accadrà quando anche l’ultimo albero sarà tagliato?

Perché io citi perlopiù la metà dell’intero testo scritto di questo libro silenzioso è presto detto.

Perché leggendo la quarta di copertina (azione che usualmente, e anche in questo caso, compio dopo la lettura del libro) la sensazione che ho avuto è che queste parole potessero suggerire altro, e un velo di angoscia ha appesantito una lettura che fino a pochi istanti prima era stata votata all’ottimismo. Ho effettuato in pochi momenti dei passi indietro, a riguardare tra le pagine, e mi sono chiesta, supportando questa mia domanda con il fatto che il taglio degli alberi mi sembrava gesto piuttosto meccanico e fine a se stesso, mi sono chiesta dunque: Ma anche il tagliaboschi e la sua compagna sono gli ultimi due esseri umani sulla terra? O sono i soli di quel bosco? Questo mondo, questo bosco, è destinato a diventare un’altra Isola di Pasqua, fino a quando non subentri la chiarezza di orizzonti, fino a quando degli esseri viventi, a differenza di muti simulacri, non riusciranno a comunicare l’urgenza di un cambiamento?

Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri - 2016, Il Leone Verde
Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri – 2016, Il Leone Verde

Potrebbe sembrare domanda superflua, ma non ritengo che lo sia.

Per questo ricomincio dal principio: c’è un bosco, fitto fitto di alberi; nel bosco ci sono diversi animali, piccoli e grandi, con le ali o a quattro zampe. Di solito li si nota in basso a sinistra, sul margine della pagina, come a voler assumere una posizione di riparo. Perché da destra, invece, giunge il tagliaboschi. Sembra venir da lontano, ma non da molto lontano, giacché arriva a piedi, senza un carro, solo, dalla vetta di una montagna innevata, percorre il bianco con un’ascia sulla spalla, capo chino, sguardo pure.

Arrivato al bosco taglia e taglia. Abbatte e poi accatasta i tronchi, che sembrano leggeri, che solleva senza sforzo alcuno, a occhi chiusi. I ceppi rimangono radicati al suolo, e sono piedistalli per gli animali attoniti e sperduti.

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Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri – 2016, Il Leone Verde

In un poi che potrebbe essere anche molto vicino, il tagliaboschi ritorna a terminare la propria opera. Ma interviene il rosso, forse del tramonto, a illuminare i rami dell’ultimo albero del bosco, e tra i rami tutti i suoi abitanti. L’ascia cade e con essa si pianta nel terreno una consapevolezza ben ferma, palpabile: e torna quella domanda. Quella iniziale, quella che chiude il libro e ce lo presenta.

Il fine è lieto, la storia narrata è ecologica. Gli animali danzanti e il tagliaboschi e la sua compagna pure. E anche il nostro spirito.

Il Tagliaboschi, Alain Cancilleri - 2016, Il Leone VerdeTitolo: Il Tagliaboschi
Autore: Alain Cancilleri
Editore: Il Leone Verde piccoli
Dati: 2016, 36 pp., 12,00 €

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