Smon Smon

Quello che si incontra sulla copertina di Smon Smon è proprio lui, lo Smon Smon, nasino da gatto, gote da bimba delle Alpi in inverno, sorriso lieve di labbra ben definite e rosse, collo a fisarmonica, quattro dita alle mani e un delizioso gilet che tra una banda e l’altra, grazie al bottone rosso dei calzoni, disegna il volto di un panda.

Smon Smon, di Sonja Danowski - 2018, Orecchio acerbo
Smon Smon, di Sonja Danowski – 2018, Orecchio acerbo

Chiaro che lo Smon Smon non è un essere di questo mondo, ma di un altro che appare brullo e roccioso, intrecciato di liane ma ricco di frutti che sembrano arance, o di palle da giocoliere che sembrano arance.

Chiaro che Smon Smon è un albo che piacerà a pochi adulti e, esattamente per le stesse ragioni, i bambini adoreranno. Per fortuna e finalmente.

Smon Smon, di Sonja Danowski - 2018, Orecchio acerbo
Smon Smon, di Sonja Danowski – 2018, Orecchio acerbo

Si apre con delle risguardie che ricordano un labirinto, un labirinto pieno zeppo di Smon Smon, che srotolano un filo per non perdersi tra sentieri di esseri volanti, arance e funghi. E mentre srotola canta (o suona) col suo collo a fisarmonica. Già nelle prime pagine scopriamo di essere sul pianeta Gon Gon. Ah! Ecco! Non si tratta di arance! Quella è l’impressione dell’adulta che è in me, in realtà sono ton ton che crescono vicino ai lun lun e lo Smon Smon li sta raccogliendo riempiendo il suo ron ron. Fa scorte per la sua dispensa? Oppure deve portarne quanti più possibile a un tremendo capo? O sono ton ton deliziosi da regalare a un amico goloso?

Questo lo si scoprirà solo alla fine, come si confà a una bella storia; nel frattempo tra disavventure, incontri fortuiti, pericoli e salvataggi, notti morbide sotto un universo stellato, Smon Smon diverte e commuove di risate da nasi arricciati (o a fisarmonica) e occhi socchiusi, di sguardi preoccupati e musetti contriti.

Smon Smon, di Sonja Danowski - 2018, Orecchio acerbo
Smon Smon, di Sonja Danowski – 2018, Orecchio acerbo

Un susseguirsi di nonsense ricchissimi di significanti tiene il passo con illustrazioni in tecnica mista dai toni caldi, che si muovono in un contesto piuttosto cupo in cui tutti gli elementi sembrano rimandare a quel momento in cui qui sulla terra l’estate è piena e allo stesso tempo sta lasciando il passo all’autunno.

Coralli, gusci, sassi, piante spinose e grasse e assieme funghi lisci e morbidi, acque piatte e cieli immoti rendono questo pianeta assolutamente diverso da tutto quanto potrebbe essere riconoscibile e noto, per questo meraviglioso e unico.

Meravigliosa e unica la sua lettura ad alta voce.

Smon Smon coverTitolo: Smon Smon
Autore: Sonja Danowski
Traduzione: Rosa Chefiuta & Co
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2018, 16,00 €, 48 pp.

La festa dell’inizio di qualcos’altro

L'inizio - Sonja DanowskiQuando penso alla bellezza della decadenza, allo splendore dell’autunno, all’intensità della sostanza rappresentativa di ciò che è stato e più non è, immagino sempre (e mi figuro) un ramo di rosa ormai spoglio di foglie, ornato solo delle bacche (che ad annusarle ancora profumano, a toccarle non c’è nulla di più liscio). Quei frutti di rosa rappresentano il ricordo della rosa e il suo futuro. Non c’è più il fiore, ma c’è stato e tornerà ad esserci. La bacca è viva.

Per questa ragione mi ha investita un’ondata di intensità ed empatia quando aprendo L’inizio, albo narrato da Paula Carballeira e illustrato da Sonja Danowski, mi sono trovata dinanzi rami e rami di rosa d’autunno: le spine ancor più irte e pungenti, qualche foglia accartocciata, altre distese ma secche, e decine e decine di bacche che sono vive di un rosso bruno che trasuda profumo di rosa.L'inizio - Sonja Danowski

Questo albo racconta di ciò che è stato e adesso non c’è più; me ne convinco ancor prima di leggerlo; mi rassicurano però il titolo e le bacche di rosa: racconta anche della speranza di un nuovo inizio. E infatti a sfogliarlo mi ritrovo in strada, dopo una terribile guerra, e mi sento sperduta perchè mi trovo proprio lì, tra pali della luce divelti, muri crollati, a camminare tra pezzi di legno che una volta erano porte, finestre. Respiro la polvere grigia come l’aria e mi soffermo a guardare una carrozzina quasi schiacciata tra delle assi e una bicicletta dalle ruote contorte. Poi incontro una famiglia: i volti giovani e luminosi dei genitori mi rassicurano, quelli dei due piccoli celano un inconsapevole desiderio di rivalsa. Sono ombrosi, corrucciati: non hanno più casa; però hanno una macchina per dormire e in qualche modo ce la faranno. Questo lo so, perché ricordo le bacche e perché alcune di loro, a un certo punto, diventano strumento di gioco e s’aggiungono a qualche biglia colorata su di un marciapiede.L'inizio - Sonja Danowski

Le parole di Apula Carballeira sono portatrici di speranza e dicono con levità di pace e speranza. La voce narrante, non a caso, è quella di un bambino. La si percepisce impaurita e stanca ma capace di entusiasmarsi ascoltando i racconti di ricette di un vecchio cuoco o nel prendere coscienza del suo essere sopravvissuto, del non essere solo, della possibilità di giocare, di ricominciare.

Ho trovato le illustrazioni iperrealiste di Sonja Danowski di una vitalità struggente: curate in ogni dettaglio si dischiudono in un istante, come certi sorrisi; pochi colori, peraltro tenui, e molto grigio danno luogo e tempo a distruzione, smarrimento, rinascita e coinvolgono, raccontando meravigliosamente.

Titolo: L’inizio
Autore: Paula Carballeira, Sonja Danowski
Editore: Kalandraka
Dati: 2012, 36 pp., 14,00 €

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