La lunga notte dell’11 settembre

chile_murales_protesta_cabeceraSalvador Guillermo Allende Gossens era un medico prima di diventare il presidente del Cile (il presidente buono); forse per questa ragione, tra le altre, aveva una speciale empatia nei confronti dei più deboli. La convinzione profonda che guidava la sua vita politica era che le possibilità dovessero essere di ciascun uomo e di ogni donna, anche dei più umili, anche dei rotos (i rottami). Credeva nella pace e nella possibilità di imporla senza ricorrere all’uso di armi. L’11 settembre del 1973 si imposero invece la viltà e il tradimento, si impose la violenza che scalzò il coraggio e la giustizia, che annientò i diritti civili e uccise Allende consacrandolo a mito.jara

Il golpe dell’11 settembre fu una delle pagine più buie della storia contemporanea; difficile leggerne di limpide dunque. Da Lapis edizioni ricevo, invece, un agile libricino dalla copertina cartonata che ritrae Palazzo della Moneda sventrato, in fiamme. Pedro, nato dalla penna di Sofia Gallo, tiene un diario in cui racconta i suoi giorni immediatamente precedenti all’11 settembre; Pedro non è mai esistito ma le vicende narrate per sua voce sono realmente accadute e i luoghi percorsi dal panico e dalla paura altrettanto veri.hqdefault

La narrazione in prima persona rende le vicende ancora più intense, è come se il timbro della voce di questo bambino non pienamente conscia di quanto gli stia accadendo attorno, percorresse ogni riga, rendendo i fatti umani, vivi e veri. Lo si legge in poco tempo, ma altro ne richiede e pretende per riletture e approfondimenti. Questa storia da personale diviene universale e induce a quello che è tra i più nobili pregi della lettura consapevole: la ricerca. Rimanda alla ricerca dei discorsi di Salvador Allende, all’ascolto delle canzoni di Victor Jara e degli Intillimani, alla lettura delle poesie di Pablo Neruda; alla scoperta delle immagini dei murales che comunicavano idee di progresso e giustizia e che tinsero di colori vivi il Cile prima, durante e dopo il colpo di stato.

L’audio dell’ultimo discorso di Salvador Allende (11 settembre 1973)

00000349Titolo: La lunga notte
Autore: Sofia Gallo, Lorenzo Terranera (ill.)
Editore: Lapis edizioni
Dati: 2013, 71 pp., 10 €

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Andiamo alla scoperta degli Inca e, con qualche brivido, in Transilvania

Si avvicina la proclamazione dei nuovi vincitori del Premio Andersen, giorno che aspetto sempre con molta curiosità e sul cui esito scommetto sempre qualcosa con me stessa…
Nel 2008, per esempio, si aggiudicò il premio come miglior collana di divulgazione Paesi e popoli del mondo di EDT (Lonely Planet), una delle mie preferite per il saper coniugare la leggerezza della curiosità all’approfondimento storico-etnologico. Si tratta di albi cartonati e quadrati, adatti a bambini che abbiano già una certa autonomia e dimestichezza di lettura, corredati da tavole illustrate e fotografie.

Sofia Gallo (che abbiamo già incontrato qui), Ana Cecilia Ponce Paredes e Eric Tournaire, accompagnano i bambini , per esempio, in Perù, mettendone subito in evidenza il fascino e la meraviglia dell’essere un paese dalle tante facce. Si affaccia sull’Oceano Pacifico per tutta la sua lunghezza, è percorso dalla Cordigliera delle Ande e di conseguenza vanta montagne innevate; oltre le Ande c’è la giungla amazzonica con le sue foreste popolate da centinaia di specie diverse di piante e animali. Infine era il cuore del vasto e potente Impero Inca, di cui restano meravigliose tracce.

Quindi spazio alla biodiversità, alla capitale archeologica d’America, Cuzco, a Machu Picchu, ai misteriosi disegni di Nazca. Al mare e alla foresta non tralasciando curiosità e informazioni che stimoleranno certamente la fantasia dei bimbi e intensificheranno in loro il desiderio di visitare i luoghi di cui leggono.

Non mi meraviglia l’efficacia di un albo sul Perù; stupefatta sono rimasta, invece, dallo sfaccettato fascino della Romania. Romania, viaggio nel paese di Dracula di Sofia Gallo, Ciprian Ghiras e Ana Popovici, racconta la Romania sotto tutti i suoi aspetti: morfologico, sociale, turistico. Il romeno più famoso di sempre è certamente Dracula personaggio di fantasia appartenente a una specie inesistente inventato da uno scrittore irlandese che in Romania non era nemmeno mai stato. Ben diversi dal terribile Conte sono gli abitanti di questa vasta repubblica neolatina tagliata in due dai Carpazi. Alle ifluenze slave si mescolano le origino romane il cui latino vive nel rumeno più che in ogni altra lingua neolatina.

Strutturato come di consueto con un’alternanza equilibrata tra box di testo, disegni, fotografie e descrizioni, apre alla meraviglia raccontando di come vivano, e dove, gli abitanti le loro tradizioni e festività, ricette tipiche e musica tradizionale. La storia di luoghi reali si confonde con la leggenda; tra gli straordinari castelli della Valacchia non può mancare quello di Vlad Dracula; Nei monasteri affrescati potremmo rivivere le imprese di Stefano il Grande, e potremo confonderci tra il blu del delta del Danubio e quello ineguagliabile della “Cappella Sistina del Levante” (il monastero di Voronet). Un Paese affascinante, dunque, che questo albo descrive in maniera poetica.

Titolo: Romania. Viaggio nel paese di Dracula
Autore: Sofia Gallo, Ciprian Ghiras, A. Popovici
Editore: EDT, Lonely Planet (Giralangolo)
Dati: 2011, 36 pp., 14,00 €

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Titolo: Perù
Autore: Sofia Gallo, Ana C. Ponce Paredes
Editore: EDT, Lonely Planet (Giralangolo)
Dati: 2010, 34 pp., 10,00 €

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L’autobus di Rosa

“C’è sempre un autobus che passa nella vita di ognuno di noi. Tu tieni gli occhi aperti, non perdere il tuo”

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

Ci sono dei libri che mettono alla prova. Mettono alla prova in diversi momenti e per svariati motivi. Saggiano il nostro coraggio, constatano la nostra pavidità, considerano la nostra attenzione e soppesano la nostra empatia. Si presentano così chiaramente da indurre (condurre, direi meglio) a imboccare vie battute, sentieri sicuri nel giudicarne il valore, quando invece la loro fortissima e pregnante bellezza non ristà in ciò che manifestamente palesano, o perlomeno non tutta.

L’autobus di Rosa si presenta qual è: un bellissimo scrigno. Siamo a Detroit, un nonno afroamericano accompagna il nipote in visita allo Henry Ford Museum. Il ragazzino è riottoso, l’idea di trascorrere la mattinata in un museo non lo esalta ma molto presto la visita si trasforma in un vero e proprio viaggio a ritroso nella storia, andando a illuminare senza alcuna pietà i suoi angoli bui durante i quali nelle scuole c’erano classi per i bianchi e classi per i neri,  le persone di colore, così come gli ispanici, non potevano entrare nei locali pubblici,  i neri potevano sedere sull’autobus solo nei posti loro riservati e solo se nessun bianco restava in piedi. I due, nonno e bambino, salgono su un vecchio autobus esposto in una grande sala e il nonno racconta; è l’autobus di Rosa, Rosa Parks, lo stesso sul quale in Alabama il primo dicembre del 1955 ella si rifiutò di cedere il proprio posto a un bianco. Questo lo scrigno; con la sua drammatica e struggente verità ci ha toccati, commossi.

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

Il tesoro, però, e quello ci ha abbagliati, l’abbiamo scoperto nelle parole del nonno, nel suo dichiarare la propria pavidità, nel suo rimpiangere la mancata occasione: “la storia mi passò a fianco ed era un autobus, mi sfiorò e io non seppi salirvi”; lo dice, ne soffre affermandolo. Ciò che racconta per lungo tempo l’ha tormentato. Sull’autobus di Rosa c’era anche lui; furono anche sue le parole, dettate dalla paura, che cercarono di distogliere la gracile donna di colore che fermamente si ostinava a rispondere di no a quanti le ordinavano di alzarsi. Sempre la paura di essere percosso, arrestato, lo indusse ad alzarsi e cedere il posto; poi la vergogna si occupò, dopo l’arresto di Rosa, di maturare il rimorso e lo spinse a non parlarne. Non parlarne nemmeno coi colleghi che a lavoro lo esortavano a unirsi al boicottaggio e a non prendere più l’autobus proprio in seguito al gesto, al rimaner ferma, di Rosa Parks.

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L’autobus di Rosa, Fabrizio Silei, Maurizio A. C. Quarello – 2011, Orecchio acerbo

“la paura è il nostro primo tiranno e l’arma prediletta di tutti i tiranni […]; la paura ci isola, ci allontana da chi è colpito dall’ingiustizia e da chi all’ingiustizia tenta di ribellarsi”. Così scrive Christine Weise, Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International che ha sostenuto la pubblicazione di questo albo.autobus-di-rosa1

Quando l’eroismo di qualcuno, quando la forza di un unico individuo induce al movimento e all’unione di tanti, però, si può parlare di coraggio collettivo. Il fallimento del nonno che, coraggiosamente, non ha remore a raccontare al nipote la propria egoistica codardia, lo rende più simile a tanti fra noi di quanto non lo sia Rosa. Rosa ha messo in moto l’autobus e l’autobus s’è fatto mezzo, simbolo, strumento di ribellione. Nel 1956 grazie all’azione singola di Rosa e all’anno di boicottaggio collettivo di tutta la popolazione afroamericana, la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi di trasporto.

Le illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello ricompongono il presente e il passato. Illuminano il presente della luce giallognola e pastello degli anni Cinquanta e ripropongono quegli stessi anni in virato seppia riducendo la distanza tra la memoria e il racconto.

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Autore: Fabrizio Silei, illustrazioni di Maurizio A. C. Quarello
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2011, 40 pp., 15,00 €

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