L’undicesimo passo

L'undicesimo passo di Sousan Taghdis, Ali Reza Goldouzian - 2016 Valentina editore

Talvolta i frutti più aspri lasciano in bocca un persistente senso di dolcezza. Forse si tratta della consapevolezza che mordendo la sensazione sarà di pizzicore, di freschezza, non di appagante tenerezza. Forse è per questo.

Oppure si tratta della speranza che sempre alberga negli animi liberi.

L'undicesimo passo di Sousan Taghdis, Ali Reza Goldouzian - 2016 Valentina editore
L’undicesimo passo di Sousan Taghdis, Ali Reza Goldouzian – 2016 Valentina editore

Talvolta certe storie illudono il lettore. Chi narra sa quali corde toccare per tenere accesa la speranza, per non lasciare che il filo rosso della tensione verso una risoluzione piena si spezzi. L’undicesimo passo è una di quelle. ‘Illudere’ però forse non è la parola giusta, perché ritengo che possa far travisare a chi legge l’affetto che nutro per questo tipo di storie a mezza strada tra il realismo e la leggenda. Più calzante sarebbe “dare l’impressione”. Quindi riformulo: talvolta, certe storie danno l’impressione al lettore che tutto andrà per il meglio, e questa impressione è l’elemento capace di trasfomare la disillusione in speranza; che è poi il persistente senso di dolcezza che lasciano in bocca i frutti più aspri.

L'undicesimo passo di Sousan Taghdis, Ali Reza Goldouzian - 2016 Valentina editore
L’undicesimo passo di Sousan Taghdis, Ali Reza Goldouzian – 2016 Valentina editore

Si racconta di un leoncino, nato per davvero e cresciuto per davvero in uno zoo, e il “per davvero” è quello delle storie antiche (questa ha origini persiane). Nato da una mamma amorevole e cresciuto felice. Il leoncino passeggiava nella sua gabbia: dieci passi per percorrerla tutta, da un lato al suo opposto. Non poteva fare un passo in più, perchè altrimenti avrebbe sbattuto il musetto contro le sbarre. E le sbarre sono in ogni pagina, difficile dimenticarsene; in ogni pagina segnano il confine tra quello che è all’interno e quello che è oltre e condizionano la prospettiva, domano lo sguardo.

I blocchetti di testo si appoggiano sul fianco destro di queste sbarre scure, esse danno il ritmo e segnano il passo.

Un giorno il custode dimentica la porta della gabbia aperta e il piccolo leoncino, un po’ curioso un po’ intimidito, esce. Esce e fa dieci passi. Poi si ferma e si addormenta ai piedi di un grande cespuglio. Non sa come compiere l’undicesimo passo, nessuno glielo ha insegnato. Non ne sente proprio il bisogno.

L'undicesimo passo di Sousan Taghdis, Ali Reza Goldouzian - 2016 Valentina editore
L’undicesimo passo di Sousan Taghdis, Ali Reza Goldouzian – 2016 Valentina editore

Lo zoo intero è in subbuglio; tutti sono in apprensione. Il piccolo leoncino dorme e si sveglia solo all’odore del cibo; si sveglia e torna nella gabbia, passo dopo passo fino a dieci. E le sbarre sono lì a tenere il tempo. Il leone cresce, ha dei cuccioli, non ha idea di quello che ha perduto. Tra i suoi cuccioli però ce n’è uno che infila il naso tra le sbarre e guarda oltre, continuando a contare tra sé e sé undici, dodici, tredici… regalando a noi e sé stesso una persistente dolcezza, e la visione, libera da sbarre, di un mondo da scoprire, liberi.

41ph64ks5nl-_sx463_bo1204203200_Titolo: L’undicesimo passo 
Autori: Sousan Taghdis, Ali R. Goldouzian
Editore: Valentina Edizioni
Dati: 2016, 24 pp., 12,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Storie sotto l’albero

Il Natale, che lo si senta o meno, che lo si ammanti di spirito cristiano, che lo si investa di brio pagano, che ci induca al consumismo più sfrenato o che ci indirizzi verso un parco equilibrio, rimane un momento meraviglioso. L’aria si fa fredda, decine e decine di sbuffi ghiacciati si fanno pungenti, respirarli pizzica; l’acqua sui marciapiedi riluce delle luminarie di addobbi e vetrine, il suono meccanico di qualche nenia a tema s’appropria delle nostre labbra e le muove, senza che ci se ne renda conto, accompagnando i nostri passi.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

È meraviglioso di per sé, il Natale; a maggior ragione lo sono i racconti che ne parlano. Josette Gontier raccoglie e adatta per Einaudi Ragazzi quattordici leggende che ne narrano e ricostruiscono la storia, considerando la tradizione cristiana, rispolverando grandi classici, svelando curiosità e spaziando da un lato all’altro del mondo.

Per i nostri bimbi (dai 7 anni) ascoltare queste storie sarà certamente divertente e coinvolgente. Chi non si divertirebbe nell’imbattersi in dei troll ingordi e creduloni, chi non proverebbe un moto di nostalgia per quel tempo ormai lontano in cui gli animali parlavano e sulla Terra regnava la pace, chi non si commuoverebbe alla storia del piccolo ragno che, inviso da tutti, tesse una tela meravigliosa e calda per riparare il bambin Gesù dal freddo? Le illustrazioni sono di diverse mani ma tutte molto colorate e calde.

Meravigliosi racconti di Natale,  di Josette Gontier - Einaudi ragazzi
Meravigliosi racconti di Natale, di Josette Gontier – Einaudi ragazzi

Dopo averle lette assieme ai bambini, per esperienza posso dire che qualche mamma o qualche papà sbircerà tra i rami dell’abete casalingo alla ricerca del famoso ragnetto sperando di essere i fortunati a dargli asilo, e forse al dodicesimo rintocco della mezzanotte tenderà incautamente l’orecchio cercando di carpire qualche frase che gli animali si scambiano tra loro.

 

610-gpxjtgl-_sx334_bo1204203200_Titolo: Meravigliosi racconti di Natale
Autore: Josette Gontier
Editore: Einaudi Ragazzi
Dati: 2007, 84 pp., 8,50 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it 

 

La bambina di neve. Miracolo infantile

Ogni personaggio è umanamente semplice a una prima lettura di questa splendida fiaba invernale: il padre è un uomo pratico, un brav’uomo, ma estraneo a tutto quanto non abbia uno stretto legame con il contingente, con il quotidiano; la madre è quasi immobile, seduta cuce un abito per il figlio (perché sembri quanto più bello possibile agli occhi del nonno che andrà a far loro visita), ascolta e ricama su ogni frase captata, su ogni risata dei suoi bambini ma solo dopo molte sollecitazioni si alza e guarda, si alza e lascia il tepore della casa per sbirciare all’aperto; i bimbi sono due bimbi: instancabile e rubicondo il più piccino, Papavero, delicata e creativa la più grande, Violetta. Entrambi vivaci, entrambi intelligenti, entrambi, come tutti i bambini, capaci di scorgere la magia, di crearla, di scoprirla nelle cose comuni, e caparbiamente difenderla dalla cocciuta e logica cecità degli adulti.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata – Topipittori, 2007

In una bella mattina d’inverno Violetta e Papavero giocano in giardino con la neve. Decidono di farne un pupazzo e si mettono all’opera. Le loro voci cristalline danzano nell’aria come trasportate in lievi aliti di vento freddo e raggiungono la madre che nel caldo protettivo della casa gongola nel constatare quanto creativi e allegri siano i suoi due bambini. Sollecitata da questi ultimi s’affaccia alla finestra e, soddisfatta, rimira l’opera dei due fanciulli. Un pupazzo di neve splendido, tanto ben realizzato da sembrare umano.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

In giardino intanto, come se le manine tiepide dei due bimbi avessero infuso nella neve un tepore vitale, il pupazzo ha preso vita, diventando una leggiadra bimbetta che, vestita di un abito leggero e bianco e con ai piedi delle semplici scarpette di stoffa, si muove danzando sulla neve. I due bambini non soffrono i confini dello straniamento e non si lasciano intimorire dall’improvvisa comparsa della nuova venuta: giocano assieme, come tra fratelli, ridono, si inseguono. Accettano la bimba di neve come se fosse una di famiglia, ma al contempo sono perfettamente consci del suo essere diversa, della sua magica delicatezza, del miracolo invernale di cui sono artefici e parte.

A volerli considerare con l’occhio degli adulti i due bimbi sono alla stregua degli artisti: creano qualcosa di meraviglioso e sono capaci di infondere nella loro creazione un magma vitale fatto di realtà, fatto di fantasia, fatto infine d’amore e fiducia anche in ciò che non è immediato ed evidente. Sono felici della loro creazione, consapevoli della meraviglia che quest’ultima potrebbe suscitare nei genitori e timorosi del loro ottuso pragmatismo.

E infatti le loro paure si concretizzano non appena la madre incomincia a chiedersi da dove venga quella bimba e se non sia il caso di avvisarne i genitori; il padre non ascolta le ragioni dei figli e cocciuto e arrogante trascina la bambina di neve al caldo in casa, convinto che sia quello il modo migliore di prendersene cura e inconsapevole di quanto questo gesto che nasce come una premura di fatto trascuri i suoi due bambini, di fatto lo riveli sordo alle loro suppliche, di fatto non dia alcun credito alle loro parole e alle loro spiegazioni.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

Il finale è triste. La bambina di neve si scioglie dinanzi al camino; i due bimbi assistono inermi e frustrati a questa fine dolorosa e bislacca e alle spalle dei due genitori altro non rimane se non il riverbero di ciò che per qualche ora era stato un meraviglioso miracolo infantile.

La bambina di neve, un miracolo infantile (The Snow-Image) è una fiaba di Nathaniel Hawthorne edita da “Topipittori” (giovane case editrice che vanta un catalogo raffinato e un progetto editoriale coerente al valore dei titoli editi) inserita, a ragione, nell’ambito delle “fiabe quasi classiche” giacché della fiaba classica ha la consistenza e la struttura, mentre il sapore e il simbolismo ne fanno una fiaba del tutto moderna; giacché a pieno diritto alla fiaba classica appartiene questo racconto invernale di Hawthorne e alla dimensione contemporanea appartengono le incisioni dell’illustratrice giapponese Kiyoko Sakata. Le tavole richiamano alla mente il ricordo, soffuso di neve, di quelle di Edward Gorey, anche se al senso del macabro e all’umorismo di quest’ultimo si sovrappongono qui, con forza, la resa del movimento e il vuoto del disincanto.

La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007
La bambina di neve. Un miracolo infantile, Nathaniel Hawthorne, Kiyoko Sakata- Topipittori, 2007

downloadTitolo: La bambina di neve. Miracolo infantile
Autore: Nathaniel Hawthorne e Kiyoko Sakata
Editore: Topipittori
Dati: 2007, 40 pp., 16,00 € 

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Tristano, lo suggerisce il suo nome, ha un destino cupo

Che Aurélia Fronty abbia una solida formazione nel campo dell’arte tessile si percepisce chiaramente non appena si sfoglia questo albo illustrato che racconta la storia di Tristano e Isotta, perché la sensazione è di avere tra le mani gli scampoli antichi di un prezioso arazzo di seta.  I colori ricchi, le scelte raffinate, la morbidezza delle scene si fanno sensazione tattile; prima ancora di leggere la storia amara dei due innamorati  si viene colti da malinconia.

Malinconia che subito si dissipa quando lo sguardo incrocia una prosa che ha tutto l’aspetto della poesia  e che riesce a conservarne il ritmo e la consistenza richiamando l’originale e suggerendoci  l’idea che si abbia tra le mani la variante moderna di un manoscritto illuminato.

I capolettera ricalcano le lettere abitate dei manoscritti miniati: da esse nascono e ad esse si intrecciano rami e foglie, proprio come nella tradizione, mentre a piena pagina le illustrazioni vere e proprie diventano una scena aperta sulla narrazione letteraria sottolineandone i passaggi centrali, i climax, i moti più intensi.

Tristano e Isotta di Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty - Donzelli
Tristano e Isotta di Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty – Donzelli

Le illustrazioni sembrano incastonate, incorniciate, nello spazio della pagina: una Isotta ritratta in un cartiglio a sfondo dorato con posa sbieca, all’egiziana, con pettinatura e ornamenti da faraone con i quali contrastano i lunghi capelli biondi, si staglia altera e al contempo commossa nel momento terribile della decisione di uccidere Tristano; per poi tornare alla ragione dell’amore e  risparmiarlo:  i colori delicati (grazie agli accostamenti in contrasto) conferiscono alla sua personalità  e all’illustrazione luce e profondità.

La leggenda di Tristano e Isotta, narrata qui da Béatrice Fontanel, conserva lo spirito avventuroso della tradizione e veste i due protagonisti di un senso inconsapevole di speranza, così diverso dalla rassegnazione che la morte dei due amanti insinua, che li conduce verso una fine eroica che sottolinea l’eternità del loro amore che è tale per aver conosciuto difficoltà e incertezza.  Due arbusti, umili, non querce, cresceranno sulle loro tombe tendendo i propri rami l’uno verso l’altro, per poi rimanere così abbracciati in eterno.

La cantastorie lo dice: forse non è questo il finale che qualcuno sperava; ma questa è una storia eterna, che non ha fine, che attraversa i secoli e si racconta e di queste narrazioni vive.

copertina-tristano-isotta1Titolo: Tristano e Isotta
Autore: Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 36 pp., 24,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it