Oh, com’è bella Panama!

Oh, com’è bella Panama di Janosch, Kalandraka, 2013

Oh, com'è bella Panama!, Janosch - 2013, Kalandraka
Oh, com’è bella Panama!, Janosch – 2013, Kalandraka

Due grandi amici, piccolo orso e piccola tigre, dividono una pittoresca casetta in riva al fiume conducendo una vita serena e tranquilla fatta di pesca e passeggiate, di cene a base di pesce e funghi. Fino a quando una cassetta per la frutta vuota non arriva galleggiando proprio nel loro fiume. Profuma di banane. È delizioso quel profumo dolce ed esotico: Panama deve essere certamente un luogo splendido. E non fatica a divenire per piccolo orso e piccola tigre una meta da raggiungere presto, anche se non si conosce nemmeno la direzione da prendere; ma pur di raggiungere la meta dei propri sogni a questo si rimedia in fretta costruendosi da soli un bel cartello; basta una freccia a sinistra e via! Ma andando sempre a sinistra si rischia di girare in tondo, meglio chiedere a qualcuno dove sia Panama, quale la strada migliore da imboccare.

Oh, com'è bella Panama!, Janosch - 2013, Kalandraka
Oh, com’è bella Panama!, Janosch – 2013, Kalandraka

Lungo il percorso costellato da tenere ingenuità e profonda tenacia, mentre i due amici diventati viaggiatori intraprendenti ed entusiasti nutrono ogni passo di un’aspettativa che intenerisce, incontrano una lepre e un riccio (e un topo, una mucca, una cornacchia). Anche loro sono amici e anche loro dividono una casetta. Invitati a cena dai due, scoprono che c’è qualcosa di dolce anche oltre Panama: cosa può esserlo più di un soffice, morbide e accogliente divano? Piccolo orso e piccola tigre dormono sul divano e ne sognano uno per la loro nuova casa, quella che avranno a Panama. Il sogno del luogo utopico (fulcro della lettura contestuale all’epoca della pubblicazione di questo albo illustrato, il 1978) si mescola dunque al desiderio di concludere un viaggio, raggiungere un luogo che è rappresentazione di una propria maturità. Deve essere Panama, ma potrebbe essere ovunque. Potrebbe rivelarsi anche la vecchia casa abbandonata tempo prima, quando una pentola rossa, una canna da pesca e una paperetta tigrata giocattolo erano tutto l’occorrente per partire. E chissà se riusciranno a riassaporare la comodità di un divano, chissà se riusciranno a farlo a Panama.

Oh, com'è bella Panama!, Janosch - 2013, Kalandraka
Oh, com’è bella Panama!, Janosch – 2013, Kalandraka

Le illustrazioni sono classiche e lo stile realistico; i protagonisti animali umanizzati nei modi e nell’aspetto. Unica nota stonata sono gli intermezzi di testo nei quali ci si rivolge al piccolo lettore per suggerire interpretazioni, per sottendere a una conclusione riflessiva finale, per suggerire di notare particolari che potrebbero sfuggire (cui si dedica un colore diverso, grigio piuttosto che nero, come il restante testo). Come in ogni albo, come in ogni storia per bambini, essi non daranno una sola interpretazione, e anche se fosse unica sarebbe comunque diversa da bambino a bambino; dare per scontato che quella dell’autore sia la migliore e suggerirla è come imporla, anche se può rivelarsi, ed essere, splendida. In ogni caso alcune frasi interlocutorie interrompono la narrazione proprio quando essa è più fluida e intensa e questo inficia la dolce armonia tra lettore e ascoltatore che questo albo illustrato è capace di creare.

Titolo: Oh, com’è bella Panama!
Autore: Janosch
Editore: Kalandraka
Dati: 2013, 52 pp., 15,00 €

 

Il segreto di Tom Ossobuco

 

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L’albo illustrato che tutti i vegetariani stavano aspettando!… Ops! Ho svelato il segreto di Tom Ossobuco già nel primo rigo, e pensare che intendevo scrivere in modo da non svelarlo affatto… Però mamme e papà, lettori adulti in generale, non fate come me e mantenete fino alla fine il segreto giacché uno dei pregi di questo albo e di questa storia è proprio la suspense che crea attorno al signor e alla signora Ossobuco e alla loro splendida bottega “Il Paradiso della salsiccia”.

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In via dei Cipressi 17 nessuno è riuscito a mantenere in piedi la propria attività. Quel numero porta sfortuna si è accanito indifferentemente contro orologiai, sarti o pasticcieri. Con Tom Ossobuco però non sembra funzionare, non c’è iella che tenga: le sue salsicce, i suoi hamburger sono talmente buoni da rendere la sua bottega la più frequentata di tutta la strada.685d98cd402f19

L’invidia però non si ferma davanti a nulla e così la maldicenza: ci dovrà pur essere qualcosa di losco dietro al successo di Tom e della moglie; così nel giro di pochi giorni i sospetti si concretizzano in un’incursione in cui il segreto sarà svelato e Tom e la moglie potranno tornare tranquillamente a svolgere il proprio lavoro.

Il segreto di Tom Ossobuco ci è piaciuto per l’originalità della storia e per le belle illustrazioni di Roberto Lauciello.

mentre invece abbiamo trovato un po’ eccessiva la contrapposizione tra cibo vegetariano (sano e gustoso) e carne (malsana); non lo pensiamo sempre, anzi quasi mai, ma stavolta facciamo nostra la definizione apollinea del in media stat virtus.

raccomandato: ai bimbi amanti dei misteri, a chi è affetto da scaramanzia acuta o superstizione molesta, agli appassionati di fagioli e di belle storie illustrate.
prezzo: buono. Un bel regalo di Natale

Il-segreto-di-TomTitolo: Il segreto di Tom Ossobuco
Autore: Fulvia degl’Innocenti, Roberto Lauciello
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2012, 32 pp., 14,90 €

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A spasso col Gruffalò

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Il gruffalò – Julia Donaldson, Axel Scheffler

Per fare un a buona storia, di quelle che i bambini chiedono e richiedono, imparano a memoria, citano agli amici e rivisitano, è assolutamente necessario che alcuni ingredienti ci siano e che ci siano in abbondanza: serve un protagonista piccolo che sembri indifeso ma che sappia cavarsela con intelligenza e furbizia (quella buona, quella sana) in ogni circostanza, anche la più pericolosa; serve che ci siano dei comprimari ben caratterizzati che non vengano meno al proprio ruolo e che non virino pericolosamente verso la via della sciatteria; servono delle illustrazioni piacevoli e curate; serve che la storia abbia un ritmo e che possa essere intesa come una filastrocca; sono utili poi le reiterazioni, le situazioni ripetute con varianti buffe, i finali da far sorridere, divertenti e poetici.

il gruffalò - Julia Donaldson, Axel Scheffler
Il gruffalò – Julia Donaldson, Axel Scheffler

Per fare una buona storia di mostri, infine e naturalmente, serve un mostro. Un mostro come ce lo immaginiamo: con zanne tremende, artigli affilati, e denti da mostro di bava bagnati.

Il protagonista di questa storia è un topolino che passeggia con serafica calma nel bosco; di tanto in tanto a qualcuno viene in mente di farne un sol boccone: ci prova la volpe, ci prova la civetta, ci prova il serpente. Niente di più facile che procurarsi un topo a merenda per questi affamati predatori, non fosse che il topo è scaltro e non si perde d’animo: si inventa una storia ben circostanziata in cui si spaccia amico del Gruffalò. Chi è il Gruffalò? È un mostro che ha occhi arancioni, la lingua molliccia, e aculei violacei sulla pelliccia, i cui piatti preferiti (e il topino lo sa perché cenano spesso assieme) sono serpenti al funghetto o volpe impanata.

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Il gruffalò – Julia Donaldson, Axel Scheffler

Soddisfatto di sé il topo continua la sua passeggiata fino a quando non si imbatte nel Gruffalò. Ma allora esiste! Ci sarà da averne paura e darsela a gambe oppure sarà meglio far ricorso alle proprie risorse? Beh, qui per la prima volta anelo l’ovvietà e faccio il tifo per la seconda opzione. Una seconda opzione che si rivela splendida, divertente e intrigante.

Conoscevo la storia del Gruffalò, sebbene non abbia avuto la fortuna di ascoltarla da piccola perché è molto più giovane di me (è stata pubblicata per la prima volta nel 1999) ed ero indecisa se fosse il caso o meno di raccontarla alla mia bambina prima di andare a dormire. Ho quindi cercato pareri in rete e ho scoperto che proprio i bambini in occasione di una indagine sui loro libri preferiti hanno scelto in gran numero proprio il Gruffalò (è il più votato) come miglior fiaba della buonanotte. Io non saprei dire se è la migliore fiaba della buonanotte che io abbia mai letto, questo credo dipenda dai gusti di ogni bambino, e dal legame affettivo che essi stabiliscono con una storia piuttosto che un’altra (la mia per esempio era I musicanti di Brema); certo è che sentire un bimbo ripetere la frase conclusiva della storia in un semplice momento quotidiano aggiunge un pizzico di dolcezza in più alla realtà.

Tra i fiori e le foglie e gli aghi di pino si siede felice il bel topolino. Poi trova una ghianda… “ Mmhhh, è squisita! Che bella giornata! Che dolce è la vita!”

A spasso con il mostro è di  Julia Donaldson e Axel Scheffler, gli stessi autori de Il Signor Bastoncino.

Titolo: A spasso con il mostro
Autore: Julia Donaldson, Axel Scheffler
Editore: Emme
Dati: 2006, 32 pp., 12,90 €

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Le letture dei piccoli

“Piccole grandi storie scritte grandi su pagine piccole”. Non credo mai alle quarte di copertina ma sempre più spesso, specie nella letteratura per l’infanzia, ne trovo di efficaci e rispondenti alla realtà. Di questa collana, diretta da Orietta Fatucci, ho scelto di proporvi due storie, una di Nicoletta Costa (con illustrazioni dell’autrice) e una di Stefano Bordiglioni (con illustrazioni di Barbara Nascimbeni) giacché entrambe faranno scoprire ai vostri bambini due protagonisti dal carisma dolce e buffo: un cavallo, Allumè, e una paperina decisa e indipendente, Piumegialle (La paperina e il fiore rosa).

Allumè è un bel cavallo tondeggiante color ocra, dalla criniera e dalla coda bruna. Indossa dei coprizoccoli rossi e vive in una fattoria in compagnia di altri animali (i coprotagonisti sono sempre gli stessi e ritornano in tutte le storie di Allumé). L’avventura che ho scelto di considerare è quella di Allumè e il gatto, che, con la consueta delicatezza di toni e allegria di colori, introduce la difficoltà di ambientazione di un nuovo ospite e la difficoltà, vissuta da entrambe le parti in gioco, dell’accoglienza. Allumè passeggiando incontra e salva un gatto che s’addormenta sulla sua groppa. Il gatto è morbido e caldo e il suo tepore fa venire sonno anche al cavallo che lo porta con sé a casa e s’addormenta nella stalla.

Si è spesso molto superficiali quando si parla di accoglienza; in nome di una tolleranza da ostentare ad ogni costo, sempre ci si dimentica di considerare le incertezze e le paure che, sebbene non razionali, albergano naturalmente in noi. E mi piace, mi piace moltissimo, che la mucca, i topi, il cane, la gallina, tutti gli abitanti della fattoria si dicano incerti dell’arrivo dello sconosciuto gatto, se non impauriti. Solo manifestando le proprie emozioni si può comprendere con completezza e coscienza il valore dell’amicizia e dell’accoglienza. E i bambini lo sanno. Per questa ragione non si fanno problemi a strappare di mano un gioco desiderato all’amico, per questa ragione non si preoccupano di affermare la propria gelosia per i genitori, per le proprie cose, per i propri spazi; e questo, di solito, dinanzi agli occhi mortificati dei genitori che li vorrebbero generosi sempre, disponibili a cedere alle proprie (personali) ragioni altrettanto spesso. Il timore di mostrare le proprie debolezze è solo e tutto adulto. I bambini vivono con naturalezza. E crescono, imparano, così come fanno gli animali amici di Allumè: hanno paura, chi per un motivo e chi per un altro, ma esternandolo, confrontandosi e soprattutto fidandosi di Allumè, accolgono con calore il nuovo arrivato.

Piumegialle invece, generosa e indipendente, vorrebbe andare al fiume coi suoi amici ma nessuno di loro ha il tempo per farlo, così va da sola. Al fiume incontra Pinnadargento che le mostra qualcosa di incredibile: un bellissimo, tondo, enorme fiore rosa. Il fiore non è un fiore ma un ombrello e la storia prepara al finale dosando una giusta suspense che piace ai bimbi. L’accortezza da usare per non far perdere loro il gusto della sorpresa è cercare di nascondere la copertina giacché l’immagine scelta svela il “mistero” e toglie un po’ di gusto. Difficile da farsi coi bambini di 5 anni cui questo libricino (così come quelli di Nicoletta Costa) è destinato, più semplice coi bimbi ancora più piccoli.

La fascia d’età consigliata è quella prescolare (da 5 anni appunto) però la struttura è quella tipica destinata a bimbi alle prese con la lettura (stampato maiuscolo arioso; lessico semplice, struttura lineare). Ciò tradisce la necessità di ovviare alla corsa all’alfabetizzazione, che alcuni genitori vorrebbero iniziasse al nido, che non condivido (per numerose ragioni che forse considererò in un altro post); i bambini capaci di leggere o che volessero provare, però, troveranno nei libricini di questa collana lo strumento adatto a farlo.

Titolo: Allumè e il gatto
Autore: Nicoletta Costa
Editore: Edizioni El
Dati: 2012, 40 pp., 6,00 €

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Titolo: La paperina e il fiore rosa
Autore: Stefano Bordiglioni
Editore: Edizioni El
Dati: 2012, 40 pp., 6,00 €

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La cicala bussò alla porta, e la porta si aprì…

La Cicala e la piccola Formica - Dusan KallayAl mondo ci sono da sempre le cicale e le formiche. Da quando Esopo ha stigmatizzato i loro ruoli e le loro predisposizioni la cicala è personificazione (animalizzazione) della superficialità e la formica della serietà; l’una passa l’estate a cantare, l’altra a lavorare mettendo da parte le risorse necessarie per l’inverno.

Ricordo che da bambina i miei sentimenti erano ambivalenti: da una parte la cicala mi faceva molta simpatia e trovavo che le formiche tutte (peraltro rispondere con crudeltà alla richiesta d’aiuto di un singolo è vile oltreché davvero semplice) fossero spietate nel negare l’aiuto richiesto; d’altra parte anche la cicala avrebbe potuto rivelarsi un po’ più previdente non rinunciando a essere la canterina se stessa che allieta le giornate estive di tutti (formiche incluse).

Cicala3La cicala e la piccola formica, ispirata proprio alla favola di Esopo è l’albo illustrato che avrebbe annullato i miei dubbi e le mie perplessità di bambina. Sotto il peso del suo violino, infatti, una cicala, come tutte le sue antenate cicale prima di lei, si ritrova colta alla sprovvista dall’inverno e dalla neve. La leggerezza del suo canto non penetra l’aria fitta di freddo, non si libera dolcemente come nell’aria tersa e brillante dell’estate. Il violino è inutile nell’oggi invernale. È stanca, ha freddo. Le occorre un rifugio per la notte se vuole sopravvivere, ma non ne ha uno proprio. La sua unica speranza è nella generosità delle formiche che abitano oltre la porta cui decide di bussare per chiedere ospitalità.

“Posso passare la notte da voi? Fuori fa così freddo!” chiede la cicala. “Freddo? Naturale che fa freddo!” Risponde la formica. “Ma io so chi sei! Tu sei la suonatrice del prato. Mentre io quest’estate lavoravo e raccoglievo le scorte per l’inverno, tu suonavi! E adesso puoi anche ballare!”.

La Cicala e la piccola Formica - Dusan Kallay

Nell’agghiacciante egoismo, così terminava  la favola moraleggiante di Esopo. Per fortuna in queste pagine si reinterpreta giacché è pilastro della comune realizzazione che ciascun essere vivente abbia un proprio posto e perlomeno una propria ragione. E allora una piccola formica, generosa come tutti i piccoli, non sbatte la porta, bensì la apre alla cicala e al suo violino, all’Altro e al suo canto, per scoprire che è bello, piacevole e che a cambiare il finale delle storie nelle quali non ci si ritrova ci si diverte di più.

Le illustrazioni di Dušan Kallay, maestro dell’illustrazione europea, sono splendide: in ogni tavola ogni colore ha il suo posto e si sovrappone all’altro rimanendo se stesso, “a questo mondo ci sarà sempre posto per ogni creatura” e per ogni colore. Raffinate ed eleganti, dunque rendono giustizia a un protagonista troppo spesso bistrattato.

Titolo: La cicala e la piccola formica
Autore: Bozidar Stanisic, Dusan Kallay
Editore: Bohem Press
Dati: 2011, 32 pp., 17,50 €

 

 

Il viaggio di Miss Timothy: la risposta ovina alla ricerca di sé

il viaggio di Miss Timothy - Valerio Vidali

Me lo diceva sempre anche mia nonna che quando ci si sente stressati, un po’ schiacciati dagli eventi, smarriti, uguali a sé stessi, insomma, che quando ci si sente un po’ tristi, la prima cosa che esplicita questo grigiore interiore sono i capelli. Diventano secchi, con le doppie punte, opachi. Dico che me lo diceva “anche” mia nonna, perché è teoria che sostiene vivamente anche Mr. George, sebbene lui la applichi alle sue pecore, a Miss Timothy, e sebbene non si tratti di capelli ma di lana. E sulla lana gli effetti del perdere sé stessi sono ancora più catastrofici giacché diventa grigia, piena di nodi, affatto soffice. E per un allevatore dal cuore di nonna è cosa assolutamente sconveniente.

il viaggio di Miss Timothy - Valerio Vidali

Perciò Mr. George, che teneva alle sue pecore, che teneva particolarmente a Miss Timothy, un pomeriggio disse: “Non la riconosco più. Lei non è più lei! La sua lana è piena di nodi e oltretutto grigi. E se lei non è più lei, bisogna che ritrovi se stessa. Miss Timothy, la informo che domani partirà alla ricerca di sé”.

Facile a dirsi per un uomo affascinante come Mr. George, prendere e partire alla ricerca di sé. Ma per una pecora, peraltro un po’ smarrita, la questione è oltremodo complessa e delicata. Essendo però pecora per quanto non più se stessa, Miss Timothy ubbidisce a Mr. George e si organizza, si rassegna velocemente all’idea e parte.

il viaggio di Miss Timothy - Valerio Vidali

Per non farmi trarre in inganno (da me stessa) sono solita non leggere i nomi degli autori nel momento in cui sfoglio un libro. Anche le copertine e le quarte sono destinate a un’osservazione che è sempre successiva alla lettura. Questo perché nutro un’antipatia intestina per le quarte di copertina, per colpa di editori furbetti che si divertono a giocare con i lettori entusiasti, e perché scoprendo i nomi degli autori subito sono portata a creare delle aspettative che giocoforza inficiano la mia lettura. Strano a dirsi ma questa mia abitudine stramba gioca spesso a mio favore e a favore dei libri che leggo. E questo è un caso eclatante perché leggendo di Miss Timothy, dello Yorkshire, di Mr. George e del suo aplomb inglese, guardando (e contando) le finestrelle dell’autobus rosso a più piani che inizia le pecore al proprio filosofico viaggio, considerando quanto fossero simili nel tocco e nella resa queste illustrazioni ai quadretti acquarellati che i turisti inglesi spesso portano a casa di ritorno dai propri viaggi, sorridendo infine alla saggezza e alla ingenuità ovina di Miss Timothy, con certezza mi avviavo a trovare autori inglesi sulla copertina di questo albo rettangolare. Immaginate dunque la mia sorpresa quando il mio sguardo ha incontrato Giovanna Zoboli e Valerio Vidali. Sì! Proprio loro! Gli stessi di 9 storie sull’amore (più una), Il regalo, e Vorrei avere…

il viaggio di Miss Timothy - Valerio Vidali

Per dire poi come gli editori potrebbero essere eleganti, spiritosi e onesti eccola qua la quarta di copertina: “Il viaggio di Miss Timothy: la risposta ovina alla ricerca di sé”. Davvero. I bambini sorrideranno nel comprendere come sia semplice perdersi alla ricerca di un “se stesso” che sia simile agli altri e invece come sia bello ritrovarsi unici e capaci di godere della propria e altrui unicità. Buona lettura.

Titolo: Il viaggio di Miss Timothy
Autore: Giovanna Zoboli e Valerio Vidali
Editore: Topipittori
Dati: 2012, 40 pp., 15,00 €

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Una banda popolare, uno spartito di libertà

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

E a chi per ultimo l’ha raccontata – ancor la bocca non s’è raffreddata. Così si chiude la fiaba de I Musicanti di Brema dei fratelli Grimm. Si tratta di una chiusa classica che fa riferimento ai cantastorie della tradizione orale germanica, e implica la volontà di sottolineare quanto spesso questa storia sia stata raccontata e da quanti diversi autori.

Quando usiamo la parola “autore” siamo sempre cauti giacché taluni non fanno altro se non limitarsi alla mera trasposizione, alla semplice ricerca della semplificazione; taluni si limitano a condensare il sensazionalismo e l’effetto rumoroso dei climax per smarrirsi nell’intricato garbuglio della banalità. Non si tratta di autori e nemmeno di cantastorie.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

I nostri autori, quelli che investono le storie classiche di una strabiliante modernità, così come quelli che offrono varianti fedeli alla tradizione e mai s’adagiano sulle furberie, sono realmente tali e ci conquistano, ci raccontano, ci rendono capaci di metabolizzare, di sorridere.

Per questa fedeltà e per altre ragioni che seguiranno Orecchio acerbo ha ben il diritto di annoverare tra i suoi anche i due famosi fratelli autori, Jacob e Wilhelm Grimm per I musicanti di Brema, assieme a Claudia Palmarucci che racconta la fiaba per immagini e Anita Raja che, fedele anch’essa alla parola di cui è portatrice, la traduttrice, ce la racconta nella nostra lingua e da una brulla e spigolosa riva del mare del Nord all’altra, mediterranea e altrettanto frastagliata, la trasporta.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

Quattro cantastorie, quattro autori per un’unica fiaba. Quattro come gli improvvisati musicanti che, chi per un motivo, chi per un altro, decidono di partire assieme alla volta di Brema. Un vecchio asino che per il proprio padrone non valeva più il fieno che mangiava, un Can-Da-Presa col fiato corto non più buono per la caccia che il proprio padrone voleva ammazzare di botte, un gatto Leccabaffi dai denti spuntati non più abile nel cacciare i topi che la padrona voleva annegare e un gallo Crestarossa buono, ottimo, per fare il brodo. Partono per Brema assieme in una marcia che ha tutto il sapore della ricerca della libertà. L’asino con coppola e martello, il gallo con in mano una chiave inglese, strumenti da lavoro operaio che divengono strumenti portatori del sogno, dei desideri, strumenti musicali. E mentre s’avviano, in fila indiana, dei pesci si mostrano a pelo d’acqua come in ascolto di una predica, memori di quel santo (Antonio) che ad essi aveva spiegato il valore divino della libertà quando gli uomini si erano mostrati sordi alle sue parole. Nella notte, male alloggiati, i quattro animali scorgono una luce e verso di essa riprendono il cammino; dietro di essi una Fiumana di persone s’accoda in massa verso quella luce, alba del sole dell’avvenire, segno di un valore universale del soggetto sociale, segno del valore universale della libertà.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

Di antieroi ce n’erano già stati tra le prime pagine di questa fiaba, sebbene mediocri nella loro grettezza da padroni, quelli cui i quattro musicanti operai si trovano di fronte, raggiunta l’agognata fonte di luce, sono briganti. Briganti perbene, ben vestiti, compiti ed eleganti. Così tanto ben vestiti e così tanto per bene da ricordare molto naturalmente i briganti del nostro tempo. I briganti sono alle prese con un banchetto, una festa, e sono in tanti. Come potrebbero i nostri eroi male assortiti fronteggiare quell’orda così ben nutrita? “Uniti i deboli diventano forti” hanno scritto Jacob e Wilhelm, e questo principio è valido nella Storia così come nella tradizione fiabesca, così come in quei miti antichi e classici in cui affonda la radice comune di tutte le fiabe europee.

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I musicanti di Brema, Claudia Palmarucci – 2015, Orecchio acerbo

E dunque è la volta della celebre torre: il cane si mise sulla groppa dell’asino e il gatto montò su quella del cane. Il gallo infine si mise in cima a tutti e assieme, all’unisono, si espressero con tutta la voce in loro possesso. L’urlo che ne conseguì fu così improvviso e sconquassante da disperdere i briganti in preda al terrore.

I musicanti suonano strumenti molto accordati alla ricerca di una musica comune e popolare. Liberi si esprimono.

Io ho vissuto a Brema, qualche anno fa. Da sola, in un paese straniero di cui non riuscivo a prevedere il tempo annusandone l’aria, esploravo le vie della città; conosco a menadito le sue strade per quante volte le ho percorse, ma sempre ritornavo alla Piazza del mercato, per accarezzare la testa di quell’asino cui erano mancate le carezze del padrone e che tanta compagnia aveva fatto alle mie notti di bambina (e anche a quelle della zia cantastorie).

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Autore: Jacob Grimm, Wilhelm Grimm, Claudia Palmarucci
Traduttore: Anita Raja
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2012, 36 pp., 16,00 €

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Scale segrete e topolini industriosi nelle parole e nei tratti di Jill Barklem

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Tutti gli otto racconti raccolti in questo volume (Le quattro stagioni di Boscodirovo e altri racconti) sono popolati di topolini che, attraverso le loro piccole avventure, ci parlano di valori, sentimenti ed emozioni universali. Sono favole fantastiche in cui è facile scorgere l’amore, l’amicizia, la curiosità e lo spirito d’avventura e scoperta come motori delle azioni dei personaggi. E in cui è altrettanto semplice ritrovare sé stessi o qualcuno dei desideri o dei piaceri tanto umani quali il dolce profumo di una marmellata appena preparata o il brivido della scoperta di un luogo antico e segreto.

Spesso accade, nella storia della letteratura, che siano gli animali ad essere protagonisti e eroi delle storie: i protagonisti di storie avvincenti e avventurose o anche semplicemente gli eroi di piccoli accidenti quotidiani. I grandi autori, come Beatrix Potter, per citarne uno cui certamente Jill Barklem si è ispirata e per l’attenzione ai dettagli e ai colori e per quell’attitudine alla narrazione densa di rimandi e precisa, fedele alla natura; o Kenneth Grahame per la scelta dei colori e la trasparente, morbida, eleganza del tratto, sono capaci di raccontarci fiabe universali catturando e rielaborando, come nei sogni, frammenti di realtà.

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Una realtà, quella di Boscodirovo, in cui dei topolini indossano calzoncini colorati, come noi esseri umani, mangiano in scodelle di ceramica, dialogano tra loro, ma soprattutto provano i nostri stessi sentimenti: si amano, si proteggono a vicenda, si preoccupano per il proprio futuro, commettono marachelle, si organizzano. Sono topetti spesso indaffarati ma anche capaci di divertirsi, specie in occasione di importanti ricorrenze quali la festa della primavera o il Natale.

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Boscodirovo si trova sull’altra riva del ruscello, tra i campi. Se qualche bimbo munito di intraprendenza riuscisse ad arrivarci non tarderebbe a scorgere tra le radici aggrovigliate minuscoli caminetti fumanti, ripide scalette che risalgono i tronchi degli alberi, porticine di legno massiccio. Accade quindi molto di frequente che, passeggiando per questi luoghi, ci si trovi inconsapevolmente a sedersi sull’uscio di case altrui senza nemmeno averne idea. Se dopo una passeggiata sull’altra riva del ruscello, per esempio, a qualche bambino venisse voglia di leggere un po’ all’ombra di una quercia, farebbe bene a controllare che non stia schiacciando, con il suo zainetto della merenda, il carrettino con le provviste per la marmellata della signora Farinelli, o la valigia con gli attrezzi nautici di Polverino.

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Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie Jill Barklem – Einaudi El

Ogni mora, ogni fiore è reso nel più piccolo dettaglio, ogni foglia è al suo posto nella stagione giusta, ogni passetto dei topolini commisurato alle loro zampette. Cuffiette di trine, bei giochi di legno, caminetti scoppiettanti: interni ed esterni sono resi con la stessa cura e la stessa attenzione, attenzione ai dettagli che torna anche nella narrazione. Ne consegue un testo armonioso ma di non facile lettura per i bimbi molto piccoli. L’ascolto, per loro, è la scelta ideale, perché alla voce narrante assoceranno le illustrazioni e in esse ritroveranno ogni incanto, ogni dolce cura. Ideale nel suo complesso, invece, per i bambini capaci di cimentarsi in letture non sciatte giacché essi ritroveranno nelle storie di Boscodirovo, l’autenticità della narrazione che, in linea con le opere classiche, non è fine a se stessa, non si parla addosso e non si nutre di espedienti. Una lettura allegra, coinvolgente, senza dubbio arricchente.

copertina_boscodirovo1Titolo: Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie 
Autore: Jill Barklem
Editore: Edizioni EL
Dati: 2009, 248 pp., 22,50 €

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Miti fantasiosi queste Storie proprio così: teneri, intensi e divertenti

Storie proprio così, Just so Story (com’è il titolo originale della prima edizione del 1902), storie che riescono a celare dietro alla propria semplicità la complessità del sofismo ad hoc, la capacità eccellente di dare a un fatto (la gobba del cammello, per esempio) una spiegazione che segue linee logiche in un contesto che di logico non ha nulla, piuttosto si nutre di fantasia. Le pourquoi stories sono le più antiche, le più familiari, le storie più intriganti che prevedono decine di varianti perché sono anche le più adatte a essere raccontate ad alta voce, esattamente come ha fatto (e traccia esplicita ne è l’intercalare Angelo mio, con il quale lo scrittore si rivolgeva alla figlioletta) Rudyard Kipling che le raccontava al momento di andare a letto alla figlia Effie.

Storie proprio così, di Rudyard Kipling, May Angeli - Donzelli
Storie proprio così, di Rudyard Kipling, May Angeli – Donzelli

Nella bella introduzione della curatrice e traduttrice è riportata una citazione da Kipling stesso che così scriveva a proposito delle prime tre storie che compongono questa raccolta e della quale mi sembra illuminante riproporre l’incipit “ci sono storie pensate per essere lette in silenzio e altre pensate per essere lette ad alta voce. Ci sono storie buone solo per le mattinate di pioggia, altre che vanno bene per i lunghi pomeriggi caldi da trascorrere sdraiati all’aria aperta, e altre ancora adatte a quando viene l’ora di andare a letto… Le prime si potevano cambiare a piacimento; ma la sera era il momento delle storie pensate per mettere Effie a letto, e quelle era assolutamente vietato toccarle, fosse anche una sola parola”. Storie dunque malleabili in numerose varianti al momento dell’ideazione ma che, per esigenze dettate dall’uditorio, una volta create non potevano essere modificate in alcun modo (tanto più se ciò comportava il destarsi dall’assopimento della bambina per la necessità urgente di correggere il narratore e farlo rientrare nei ranghi della storia).

Questa è un’esigenza antica, comune a tutti i bardi e cantori, i quali una volta generata la propria storia/variante la costruivano con moti, ritmo, rime, musicalità tale da favorirne il ricordo, da farle divenire familiari, da renderle note e originali.

Storie proprio così, di Rudyard Kipling, May Angeli - Donzelli
Storie proprio così, di Rudyard Kipling, May Angeli – Donzelli

E Kipling, novello cantastorie, non è da meno considerate le rime, le assonanze; considerato il ricorrere a parole inventate o a nomi di luoghi di fantasia in modo da investire una storia di magia o di richiamare in essa tratti ancestrali e misteriosi. Suggerisce la bellezza del ripetere ad alta voce, a volte esplicitamente (“Se provi a dirlo in fretta e a voce alta, vedrai quant’era ombrosa quella foresta!” p. 82) altre ricorrendo a escamotage capaci di indurre al canticchiare.

Leggo alcuni gruppi di parole unite da trattini che divengono nomi (“esserino-scostumato-che andrebbe-sculacciato”; “mondo tutto-bello-nuovo”…) per poi divenire, richiamando alla memoria uno strampalato enjambemant, cantilene e punti di raccordo per la musicalità della storia proprio così.

Queste storie sono state scritte per bambini di 5-6 anni e sono assolutamente adatte loro così come Il libro della giungla lo è per bambini più grandi; Perché la pelle del rinoceronte è grinzosa? Come mai una farfalla chiede una pedata? Come fu scritta la prima lettera?

Quesiti interessanti e curiosi, buffi, dalla spiegazione altrettanto buffa o magica o grottesca; caratterizzati dalle strabilianti invenzioni capaci di far chiudere gli occhi e immaginare di essere parte stessa di quei mondi fantastici, di quelle terre assolate, di assistere divertiti alla loro risoluzione; quesiti dalla spiegazione sempre e comunque profonda e sapientemente letteraria, cosa che rende piacevole e divertente la lettura anche agli adulti.

Storie proprio così, di Rudyard Kipling, May Angeli - Donzelli
Storie proprio così, di Rudyard Kipling, May Angeli – Donzelli

All’epoca Kipling stesso realizzò delle incisioni su legno in bianco e nero per illustrare le sue storie, oggi Donzelli le correda con 150 incisioni a colori di May Angeli; incisioni grazie alle quali questo libro da raccontare e da ascoltare diviene anche da guardare per avere riscontro dell’intensità del blu di certi mari in cui una balena si ritrova a poter mangiare, giocoforza, solo pesci piccolissimi, o della morbidezza della savana dopo le piogge, o della ferina ottusità di un grigio e imponente rinoceronte che cerca di togliersi di dosso le briciole. Ottima anche la traduzione della Lazzaro grazie alla quale nulla dell’intento originale e della musicalità si perde.

[leggi l’originale in inglese di Storie proprio così con le incisioni di Kipling]

41hmawvowvl-_bo1204203200_Titolo: Storie proprio così
Autore: Rudyard Kipling, May Angeli
Editore: Donzelli
Dati: 2010, 333 pp., 24,00 €

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