La guerra degli scoiattoli

In generale mi pongo nei confronti dei libri che affrontano temi quali i razzismo, l’intolleranza o la diversità con una certa diffidenza. Scivolare nella retorica è molto semplice, quasi naturale, e tenersene alla larga è piuttosto complicato. Carla Ciccioli ci prova con La guerra degli scoiattoli e lo fa rivolgendosi a un pubblico tra i più complessi ed esigenti: quello dei bimbi di otto, nove anni.
Leggo, quindi, questo libro curato in ogni dettaglio, dalla grafica calda e dalle illustrazioni accattivanti di Desideria Guicciardini, e come la storia si sviluppa ed evolve mi piace e mi piace molto.

Peccato però per la ciliegina sulla torta. Non a tutti piace e questo è un bene, spesso, però, è solo decorativa, altre volte, con la sua zuccherosa portata invade e macchia una farcitura che altrimenti sarebbe deliziosa.
Insomma, peccato per l’epilogo. Se non ci fosse stato l’epilogo La guerra degli scoiattoli sarebbe rientrato, per quanto mi riguarda, a pieno diritto tra i libri più belli dell’anno della sua categoria (e non mi stupisce affatto, infatti, che si sia aggiudicato il premio per il miglior autore “Il battello a vapore 2011”).

Ma andiamo per ordine. Nella bella e verdeggiante Inghilterra da anni si trascina una guerra senza senso: non una guerra di rivalsa, non una guerra di liberazione. Una guerra sciocca, di quelle quindi, tra le più terribili: una guerra tra scoiattoli grigi e scoiattoli rossi. Verso il limitare del 1800 ad Hyde Park (Londra) arrivarono due scoiattoli grigi, clandestini provenienti dall’America. Da quel momento nulla fu più lo stesso.

I rossi nativi non tolleravano l’invadenza dei grigi (e soprattutto il loro appetito). Non riuscirono a convivere e incominciarono a darsi battaglia. Il piccolo scoiattolo Lenny, scoiattolo rosso dalla coda grigia (coda che i genitori adottivi, per proteggerlo, per tanto tempo riusciranno a mascherare tingendola di rosso ogni notte) si ritroverà, eroe suo malgrado, a ristabilire l’armonia: non capisce perché i suoi genitori l’abbiano abbandonato a una coppia di piccioni, non capisce il senso della guerra tra scoiattoli e cerca di trovare risposte all’una e all’altra questione fino a quando non arriverà alla soluzione dell’una e dell’altra. La prima mostrando una decisa presa di coscienza e sicurezza di sé, la seconda comprendendo come proprio quella accettazione e coscienza possano fare la differenza e rivelarsi salvifici.

E torniamo all’epilogo: le storie sono tali perché raccontano e le orecchie dei bambini sono acerbe, e per il loro essere tali tutto da sole comprendono.

Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
“Signore, – gli dissi – dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?”.
Rispose gentilmente: “Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.”
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica – Viterbo.
(Un uomo maturo con un orecchio acerbo. Gianni Rodari)

Titolo: La guerra degli scoiattoli
Autore: Carla Ciccoli
Editore: Piemme
Dati: 2012, 134 pp., 11,00 €

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Tico e la semplicità di ali d’oro

Tico e le ali d'oro - Leo Lionni
Tico e le ali d’oro – Leo Lionni

Tutti i libri di Leo Lionni sono belli (nel senso alto che questa parola ha nonostante l’abuso della banalità che subisce); tutti i suoi libri sono belli di una bellezza unica e inimitabile; del resto non capita mai una bellezza che sia uguale a un’altra. La bellezza di “Tico e le ali d’oro” sta nell’intensità, nella ricchezza, nello splendore delle sue illustrazioni. Tavole dense da cui trasudano ore di lavoro e talento, ore di immaginazione, ore di colori e luci e ombre, ore di raffinatezza: ore di puro amore, il quale si percepisce intenso solo quando è realmente sincero: amore per un qualcosa che ravviso in ciascun lavoro di questo raffinato e colto autore, vale a dire il desiderio unico e alto di comunicare con tutti i linguaggi a nostra disposizione. Se doveste imbattervi in un libro di Leo Lionni (ma ideale sarebbe andare alla sua ricerca) non fatevelo sfuggire, giacché regalerete ai vostri bambini storie indimenticabili.

Tico e le ali d’oro – Leo Lionni
Tico e le ali d’oro – Leo Lionni

Ma torniamo a Tico e alle sue ali d’oro. Nessun bambino resterà indifferente alla sua storia, anzi, ciascun bambino non faticherà a immedesimarsi nelle speranze e nei sogni di Tico, uccellino nato senza le ali e per questo incapace di volare.

“Sognavo delle ali d’oro, tanto robuste da portarmi sopra le vette innevate delle montagne più lontane”; Tico ha degli amici che si prendono cura di lui, che gli portano le bacche dolci, che gli fanno compagnia. Si sente però malinconico, diverso. Allora sogna e sogna; fino a quando il suo sogno un bel giorno si avvera. Tico riceve in dono da un uccello magico un paio di ali d’oro. Con esse può librarsi in volo. Col passare del tempo, però, Tico si rende conto che delle ali sono delle ali, servono a volare, non occorre che siano d’oro; comincia quindi col donare a chi ne abbia bisogno le sue piume d’oro; al loro posto spuntano piume nere, semplici piume. Grazie alle piume d’oro Tico ha l’occasione di scoprire e mostrare la propria generosità, al contempo però i suoi amici gli rimproverano di essere diverso, di aver voluto essere diverso da loro.

Con le sue belle ali nere, però Tico può tornare in volo ai suoi amici a condurre la vita semplice che aveva sempre desiderato.

Tico e le ali d’oro – Leo Lionni

Semplici le ali nere, semplici gli avvenimenti in contrapposizione alla straodinarietà e alla ricchezza delle ali, della magia degli eventi. Il linguaggio però, così come il lessico, usato da Lionni è comune sia al nero che all’oro: è diretto, immediato, misurato, comunicativo senza orpelli. Ideale, e in questo si rivela molto brava Cristina Brambilla nel rispettare questa perfetta semplicità traducendo dall’inglese all’italiano questo delicato capolavoro.

Titolo: Tico e le ali d’oro
Autore: Leo Lionni
Traduttore: Cristina Brambilla
Editore: Babalibri
Dati: 2012, 36 pp., 12,00 €

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La differenza c’è e questo è bellissimo!

Se volete che il vostro bambino gusti appieno questo libro dovete mettervi ben comodi: seduti a un tavolino ampio, il bimbo a destra, il genitore a sinistra. Perché anche il formato di questo albo è come Bice: speciale (30,5×11,5).

Miriam Koch - Bice Speciale

Avendo lo spazio per aprirlo tutta la lettura ne guadagna: la pagina di sinistra ariosa e spaziosa contiene poche intense parole che, senza fronzoli, comunicano con immediatezza il punto di vista di Bice, pecora speciale, senza dubbio e manifestatamente giacché a striscie bianche e rosse nel manto e nella profondità (e autonomia) di pensiero. La pagina di sinistra si compone di blocchi ben distinti di colori. L’immagine è come composita: aree di verde su cui s’adagiano aree soffici di bianco, su cui spicca lo spazio occupato da un bianco e rosso unico (sebbene come una caramella, come il bicchiere di una bibita, come una mongolfiera). Le immagini sembrano quasi volersi contenere in tinte ocra e grigie, per poi indicare con colori brillanti e pieni pezzetti di mondo (topolini, cartacce, cani). Naturalmente su tutto spicca lei, Bice.

Miriam Koch - Bice Speciale

“Ovunque tu vada, vacci con tutto il cuore”; lo diceva Confucio. Bice Speciale è una pecora. Una pecora speciale; si sente sola perché non è come le altre, non può godere del tepore dello stare vicine, del fare gruppo, spalleggiarsi, sostenersi. Non c’è posto per lei nel gregge, così sente Bice. Nel profondo del suo cuore sa, però, che certamente esiste un posto dove poter essere speciale. Bice Speciale fa sua la massima di Confucio (è filosoficamente speciale questa pecorella a striscie!) e parte; parte quasi inconsciamente, casualmente. Parte alla ricerca di se stessa inseguendo un qualcosa che pare rassomigliarle, dimenticandosi del valore della sua unicità sminuisce un po’ il senso del suo viaggio.

Ma ogni viaggio ha la sua storia e Bice, attraversando la città, distante dai luoghi a lei familiari, si ritrova sola. Addirittura più sola di prima. Fino a quando la luce di un faro speciale e il cambio di prospettiva le illuminano la vista, il punto di vista, più propriamente. E Bice sceglie il suo posto, in cui poter essere speciali dipende solo da sé.

Miriam Koch - Bice Speciale

Le matite di Miriam Koch sottolineano ed evidenziano con estrema naturalezza e semplicità un’idea di tolleranza che toccherà il bimbo lettore o ascoltatore; gli oggetti colorati sembreranno distrarlo, si divertirà a individuare tutti quelli che rassomigliano a Bice (ma no, non sono affatto come lei!); sembrerà curioso dell’evolversi della storia e, come dicevo, il linguaggio diretto e senza fronzoli si presta a questo approccio. Mentre farà tutte queste cose, mentre scambierà con Bice informazioni e gioco, respirerà l’aria frizzante e tersa del mare del Nord, correrà libero sulle lunghe spiagge, sui prati. E lo scambi che tra libro e bambino sempre dovrebbe esserci sarà completo: comprenderà come per essere vicini agli altri sia assolutamente necessario essere vicini a sé stessi.

Titolo: Bice Speciale – la pecora a strisce
Autore: Miriam Koch
Editore: Donzelli
Dati: 2012, 44 pp., 14,00 €

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Il mio vicino è un cane e mi porta a casa il giornale

Non ci sono ombre (se non quelle del pregiudizio) né sfumature in questo albo portato in Italia da la Nuova frontiera Junior da quel Planeta Tangerina che (se avete avuto modo di conoscerlo) si conferma inimitabile. Tutto è affidato alla pienezza dei colori (rosso e azzurro quelli predominanti) e alla nettezza geometrica delle forme su una luminosissima base bianca.

il mio vicino è un cane - Madalena Matoso - La nuova Frontiera Junior
il mio vicino è un cane – Madalena Matoso – La nuova Frontiera Junior

In azzurro, arriva un giorno a prender posto in un palazzo un cane, e sul suo terrazzo rosso tranquillo fuma la pipa, legge il giornale. Dalle finestre sguardi tra lo sbieco e il curioso, a parte quelli di una bimba entusiasta del suo nuovo vicino che peraltro si distingue per gentilezza e affabilità. Di diverso parere i genitori della piccola che di quel vicino cane non vogliono proprio sentir parlare e anzi, ne giudicano assai malamente i modi (specie quando si gratta poco garbatamente in pubblico).

il mio vicino è un cane - Madalena Matoso - La nuova Frontiera Junior
il mio vicino è un cane – Madalena Matoso – La nuova Frontiera Junior

Poco tempo dopo arrivano in quello stesso palazzo una coppia di elefanti. Uno è rosso, l’altro azzurro; “saranno fratelli, cugini, fidanzati?” Ancora una volta i genitori della bambina li trovano strani così come strano par loro il vicino coccodrillo.

Ma cos’è strano? Chi stabilisce chi sia a modo e chi no? Che cosa si nasconde dietro la diffidenza e la sfiducia dei genitori della bimba? E, soprattutto, chi dice loro che il vicino cane, così come i vicini elefanti e il signor coccodrillo non li vedano come dei collilunghi, giraffe dai soffitti troppo alti, dagli zoccoli troppo rumorosi nell’androne delle scale?

il mio vicino è un cane - Madalena Matoso - La nuova Frontiera Junior
il mio vicino è un cane – Madalena Matoso – La nuova Frontiera Junior

Un albo molto divertente destinato alla lettura dei bimbi più piccoli che ben si trasforma in finestra da cui osservare stavolta (non giudicare come avveniva dalle finestre del palazzo in questione) gli altri, scoprendone i talenti, godendo delle altrui gentilezze e della propria dolce e giovane fiducia.

 

il-mio-vicino-c3a8-un-canecop1Titolo: Il mio vicino è un cane
Autore: Isabel Minhós Martins, Madalena Matoso
Traduttore: Francesca di Giuseppe
Editore: La Nuova Frontiera Junior
Dati: 2012, 32 pp., 14,00 €

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Le sfumature dei piumaggi grigi

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere

Gedeone fa parte di quella nutrita schiera di esseri viventi che, per essere comuni, anonimi o per non voler dare nell’occhio, per essere riservati o discreti, passano inosservati; nessuno se ne cura; a volte, addirittura, intralciano, infastidiscono, sono d’ostacolo per quelli sicuri di sé, appariscenti, originali e belli.

Gedeone è un piccione e vive a Milano, tra le guglie del Duomo. Probabilmente non se ne cura o più probabilmente ne soffre, ma rientra, per il suo essere nato piccione e non aquila, nel limbo degli esseri comuni. A ben guardare, però, ci si accorgerebbe che Gedeone indossa una collana naturale di piume, cangiante nell’assecondare i suggerimenti o l’inclinazione del sole; cangiante nel verde, nel rosa, nel viola.

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere
Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola – Il Gioco di Leggere

Ci si accorgerebbe della delicata morbidezza con cui s’affretta nell’attraversare la strada, nel tubare gonfio d’orgoglio che in primavera lo rende affascinante e gettonato tra le piccioncine del parco e che in autunno lo fa sgusciare tra i piedi dei passanti alla ricerca di qualche briciola di caldarrosta.

Infine si scoprirebbe che Gedeone ha degli amici, amici creativi, artisti che coi gessetti disegnano le madonnine sul marciapiede, musicisti, bimbi, e una vecchietta che, quando il Natale s’avvicina, vende le statuine di pane per il presepe. Ciascuno di loro ha per Gedeone una parola gentile e qualche briciola sempre pronta nel taschino. E Gedeone li ringrazia gonfiando la gorgiera rilucente.

Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola - Il Gioco di Leggere
Gedeone, Chiara V. Segré, Chiara Dattola – Il Gioco di Leggere

Questo Natale Gedeone non c’è; lo scopriamo in fondo a questo albo delicato come una piuma grigia e soffice. Un motociclista l’ha investito; alcuni cinici ne sono stati felici. Ma Gedeone non se ne curerebbe  perché sa che qualcuno lo ricorda e, sempre se  ben guardassimo tra le cose semplici, lo scorgeremmo sul marciapiede, nel quadro del madonnaro, nel presepe, di fianco al bue e all’asinello; oppure riconosceremmo Gedeone nel bellissimo uccello dalla gorgiera colorata che un bimbo ha disegnato per appenderlo come ricordo sul proprio lettino.

Questa di Gedeone è una storia delicata; alla dolcezza delle parole si accosta il variopinto mosaico di colori e forme che le illustra; una storia classica e semplice che, come Gedeone e gli esseri simili a lui, spero non passi inosservata.

gedeone11Titolo: Gedeone
Autore: Chiara V. Segré, Chiara Dattola
Editore: Il gioco di leggere
Dati: 2010, 32 pp., 14,90 €

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