Il tondo

Il tondo, Iela Mari - 2014, Babalibri
Il tondo, Iela Mari – 2014, Babalibri

Tondo: Di forma circolare, cilindrica, sferica, o tendente a tale forma; è quindi lo stesso che rotondo, ma più pop., e può esprimere minore regolarità di contorni.

Che a dirla così, procedendo per definizioni, una cosa così compiuta, equilibrata, piena come il tondo assume un senso piuttosto noioso. Sarebbe un peccato descrivere un tondo. Sarebbe riduttivo star a parlarne. Meglio illustrarlo, illustrare il tondo e tutte le cose tonde. Dando a ciascuna un proprio spazio, l’importanza di una pagina intera, la sottolineatura del testo coinciso, la voce dei colori netti, come i tondi contorni.

Il tondo, Iela Mari - 2014, Babalibri
Il tondo, Iela Mari – 2014, Babalibri

Io la riporto, l’idea. Ma non è mia, purtroppo. È piuttosto di Iela Mari. Il Tondo, assieme a C’era una volta un riccio di mare (editi entrambi nel 1974 da Emme Edizioni di Rosellina Archinto), sono gli unici due libri in cui questa straordinaria autrice ha voluto regalare un po’ di spazio alle parole. I suoi libri ne sono privi, si tratta di una scelta programmatica di ricerca di un linguaggio immediato e universale dai molteplici toni e dalle molteplici interpretazioni. Qui ne Il tondo, invece, si sottolinea, si puntualizza: è evidente, la palla è tonda; così come tonda è la luna, quando ci si concede agli occhi, anch’essi tondi, piena. Tondo è il bottone, tonda è la ruota. Via via le immagini si susseguono, il bimbo lettore le scorre, le segna col dito. Poi ritorna sui suoi passi, nota che oltre ad essere tonde alcune cose hanno altre affinità (la ruota e la fetta di limone, per esempio, hanno entrambe i raggi…) e infatti stanno assieme, si mostrano tonde e brillanti nella loro geniale semplicità, e i bimbi la colgono, e ne vanno fieri. Partecipano a questo rotolare lieve di idee che dagli astri distanti via via attraversano la realtà per mezzo di oggetti comuni per poi concludere con il simbolico, l’astrazione del cerchio, della lettera “o”.

Il tondo, Iela Mari - 2014, Babalibri
Il tondo, Iela Mari – 2014, Babalibri

Altri tondi qui.

IlTondo copTitolo: Il tondo
Autore: Iela mari
Editore: Babalibri
Dati:2014, 20 pp., 8,00 €

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Orso, buco!

Che i minibombi sapessero ispirarsi ai grandi maestri alla maniera degli umanisti coi classici, l’avevamo ben intuito al solo scorrere superficialmente le pagine delle loro prime pubblicazioni, laddove Munari fa capolino e strizza l’occhio. Quando dalla superficie si passa alla lettura approfondita, questo trarre ispirazione diviene elegantissimo manifesto e naturale è, per chi legge Orso buco!, sentirsi in un luogo familiare, popolato di rimandi al celebre Piccolo giallo e piccolo blu di Leo Lionni o all’avvincente a Caccia dell’orso di Michael Rosen, e allo stesso tempo nuovo, brillante, originale.

Orso, Buco!, di Nicola Grossi - 2013, Minibombo
Orso, Buco!, di Nicola Grossi – 2013, Minibombo

Si tratta di un albo dal formato quadrato le cui pagine si susseguono in una semplicità che sorprende e riflette la complessità del pensiero editoriale che risiede in ciascuna di esse: per mezzo di qualche tondo colorato e di linee si costruisce passo passo (o saltello dopo saltello) una storia avvincente e buffa che diverte molto sia i bambini molto piccoli, cui essa è principalmente destinata, sia quelli più grandi, che colgono il gioco raffinato della stilizzazione e a loro volta giocano a stilizzare altri protagonisti per altre fiabe in una girandola pressappoco infinita di trovate e colori. Queste tra le cose che ho apprezzato di più; ce n’è un’altra che ne è naturale conseguenza e che dà all’albo quel qualcosa che lo colloca tra i libri che non possono mancare nella libreria di un bambino: la libertà di godere di una storia ben costruita e conclusa di reinventarla nel gioco munariano e rodariano del rinarrare riscrivendo e ridisegnando che è nutrimento e ragione di ogni mente bambina.

Orso, Buco!, di Nicola Grossi - 2013, Minibombo
Orso, Buco!, di Nicola Grossi – 2013, Minibombo

Orso si è perso e non trova più la sua tana. Decide quindi di mettersi in cammino. Mentre leggo i prima passi di questa storia, penso alla rotonda ricerca del pezzo perduto di Shel Silverstein che ugualmente per mezzo di tondi (stavolta imperfetti) e linee a illustrare strade e percorsi, ha un ritmo narrativo simile a livello illustrativo. Orso parte alla ricerca della sua tana, quindi, quando Badabum! casca in un buco che è la tana di volpe. Volpe si associa alla ricerca e questi due bei tondi colorati proseguono assieme il cammino e, novelli musicanti verso una casalinga Brema, fanno nuovi accoliti, stringono amicizia, esplorano luoghi diversi e vivono nuove avventure, fino ad andare assieme in buca in un finale divertentissimo.

Orso, Buco!, di Nicola Grossi - 2013, Minibombo
Orso, Buco!, di Nicola Grossi – 2013, Minibombo

Ideale da leggere ad alta voce, anche a più bambini alla volta, grazie ai suoni, alle parole onomatopeiche che vivificano la narrazione dandole, se possibile, colori in più.

orso buco copTitolo: Orso, buco!
Autore: Nicola Grossi
Editore: Minibombo
Dati: 2013, 40 pp., 11,00 €

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Il buco. Un libro da leggere attraverso.

Il Buco, Øyvind Torseter - 2013, Orecchio acerbo
Il Buco, Øyvind Torseter – 2013, Orecchio acerbo

Quando si è indaffarati è difficile riuscire a notare qualcosa che non sia l’impiccio che ci impegna. Specie se si è alle prese con un trasloco, non si hanno altri occhi che per i pacchi da svuotare, da organizzare. È quando ci si rilassa, ci si ferma per pranzare, per esempio, che ci si guarda attorno. A quel punto si nota di tutto, soprattutto un bel buco tondo tondo nel muro. Ci sarebbe da munirsi di stucco e cazzuola ma non è questo il caso e il protagonista non tarda a rendersene conto, noi peraltro, che il buco l’abbiamo notato sin dalla copertina, è da un pezzo che glielo stiamo indicando… Il buco non è un semplice buco, ma un vuoto dotato di piena autonomia, di vita propria, di un proprio carattere che non tarda a manifestarsi, anche dispettoso, quando dalla parete si sposta sull’oblò della lavatrice e poi, sfruttando la confusione del protagonista, sul pavimento a far da trappola per passi incauti e sbalorditi.

Il Buco, Øyvind Torseter - 2013, Orecchio acerbo
Il Buco, Øyvind Torseter – 2013, Orecchio acerbo

“…Sì, salve… ho trovato un buco… Nel mio appartamento… sì… no… si sposta… sì… potete venire a dare un’occhiata?… No… no, d’accordo… portarvelo? Come… pronto?”

Il Buco, Øyvind Torseter - 2013, Orecchio acerbo
Il Buco, Øyvind Torseter – 2013, Orecchio acerbo

La decisione è presa: bisogna solo catturare il buco. Impresa non semplice che impiega numerose pagine, fino a quando il buco, finalmente inscatolato, sembra rassegnarsi al suo destino e simbolicamente si adagia tra le labbra di un postino fischiettante, sostituisce il verde e poi il rosso di un semaforo, si stupisce assieme a una bambina che guarda all’insù diventando una narice, poi palloncino, poi lampione. Fino ad arrivare al laboratorio analisi… quale sarà l’origine di questo buco tanto profondo quanto divertente? Basteranno i sofisticati strumenti del laboratorio a decifrarne consistenza e origine?

Il Buco, Øyvind Torseter - 2013, Orecchio acerbo
Il Buco, Øyvind Torseter – 2013, Orecchio acerbo

Questo albo è un omaggio al minimalismo; minimalismo già evidente nel tratto di Torseter che si cristallizza e si completa nel togliere piuttosto che nell’aggiungere. Si toglie sin dalla copertina spessa di cartone grigio, si toglie da ogni pagina, fino alla quarta di copertina, per creare il delizioso e tondo mistero; attorno ad esso nascono le altre linee e gli altri spazi, colorati, poco, solo in giallo, ciano e magenta. Potrei dire che il tratto con il quale prende vita l’omino antagonista del buco dal volto un po’ cavallino mi ricorda quello di Ungerer, ma credo che questo protagonista mite, quasi sognante, oltre che il tratto di Ungerer conservi la capacità di rendere l’effimero pregnante, l’assurdo reale, il vuoto pieno.

Il Buco, Øyvind Torseter - 2013, Orecchio acerbo
Il Buco, Øyvind Torseter – 2013, Orecchio acerbo

copertina_hulletTitolo: Il buco
Autore: Øyvind Torseter
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 64 pp., 21,00 €

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La rotonda perfezione della felicità sta nel ricercarla

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

Spesso si tende a considerare la doppia pagina di un albo illustrato un unico sfondo su cui si muovono i protagonisti di una stessa illustrazione, legati a doppio filo da quello della cucitura del libro. In realtà ciascuna pagina vive una propria indipendenza sebbene (anche a causa di una certa tradizione editoriale) faccia parte di un tutt’uno. Questa semplice “regola” trova la sua espressione più completa nell’albo di Shel SilverStein edito da pochi giorni da Orecchio acerbo.

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

L’albo si svolge in orizzontale e ogni immagine investe la doppia pagina; ciò che accade a destra, però, continua, si rivela, a sinistra e al contempo rimane compiuto restando a sé stante; così come leggibili singolarmente sono i tratti lineari che si muovono alla base delle pagine a sinistra. Il che è possibile grazie alla struttura della storia così come a un profondo lavoro autoriale di ideazione e costruzione (di sottrazione anelante alla leggerezza à la Calvino direi).

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

In generale trovo la perfezione noiosa, specie se applicata agli individui (specie se professata dagli individui). Trovo la perfezione immobile e l’immobilità stanca, spesso irrita, e mal si coniuga con la scoperta.

Molto più interessante è la ricerca della perfezione: alla maniera umanistica, essa è difficile, entusiasmante, faticosa, intelligente e uno di quegli atti destinati a rimanere, in molti e fortunati casi, non compiuto. Laddove si compia, dal dinamismo si passa alla staticità e il cerchio si chiude in un’irritante noia.

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

Protagonista di questa storia di ricerca della perfezione è quello che una volta, prima di perdere un pezzo, era un cerchio perfetto. Nonostante uno spicchio di sé rimanga vuoto lasciando spazio a un sorriso pieno, il tondo non è affatto contento della sua condizione e parte, quindi, alla ricerca del pezzo perduto. Cerca col caldo e con la neve, cerca tra l’erba alta, cerca in montagna e in pianura, cerca vagando per gli oceani e mentre cerca, rotola e vaga, canta. Canta la ricerca del suo pezzo perduto. E sembra felice; anche perché ha l’occasione di incontrare e superare un bacherozzo, così come di esserne sorpassato una volta diventato farfalla. Rotola di avventura in avventura e talvolta nel pezzo che potrebbe essere quello mancante si imbatte. Solo alla fine, però, trova davvero quello giusto. Sarà questa la conclusione della sua ricerca? La felicità risiede nella perfezione, che lo rende veloce, inespressivo e completo o altrove, nell’accettazione di quel sé cantante e felice?

Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein - 2013, Orecchio acerbo
Alla ricerca del pezzo perduto di Shel SilverStein – 2013, Orecchio acerbo

Prima di incontrare il nostro tondo protagonista si percorrono numerose pagine, inclusi risguardi e colophon, che guidano per mezzo di un unico tratto lineare, che è una strada, e suggeriscono una ricerca, così come una lettura consapevole; suggeriscono la ricerca di un inizio che è già pieno della storia; fino alla comparsa, sulla pagina di destra, dell’imperfetto tondo, triste, senza un pezzo di sé.

Ritorniamo quindi al discorso iniziale, che prosegue fino alla quarta di copertina lasciando aperta la possibilità di nuovi sviluppi. La pagina di destra dialoga con quella di sinistra con una semplicità lineare, monocroma e narrativa, lasciando intendere altre e nuove storie: cosa pensa il pezzo mancante che si rivela sproporzionato, per esempio, mentre guarda allontanarsi il cerchio imperfetto? Gli augura forse di trovare presto quello giusto? È perplesso per essere stato un pezzo di passaggio, provato e poi scartato senza tanti giri di parole? Sta decidendo di unirsi a lui in una sua propria, personale, ricerca?

Una cosa è certa, questo libro sull’imperfezione è quasi perfetto.

Alla_ricerca_coverTitolo: Alla ricerca del pezzo perduto
Autore: Shel Silverstein
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 108 pp., 19,00 €

Piccolo cerchio e gran quadrato giocano alle forme

parain-ronds1Piccolo cerchio e Gran Quadrato: ha scelto un titolo più didascalico Gallucci, rispetto all’originale Mercredi per questo albo illustrato di Anne Bertier. Un titolo che affonda nella storia (si tratta dei due geometrici protagonisti) e richiama i classici degli albi illustrati per l’infanzia: pensiamo, naturalmente, a Piccolo giallo e piccolo blu, di Leo Lionni.

E così come l’editore omaggia Leo Lionni, Anne Bertier fa di questo albo un omaggio a Nathalie Parain, illustratrice russa d’avanguardia (1897, Kiev -1958). Piccolo Cerchio e Gran Quadrato certamente sono figli dei Ronds et Carrés della Parain che, così come la Bertier, sfrutta la semplicità delle forme geometriche per ottenere effetti spettacolari e complessi. Forme che si inseguono, si frantumano, si compongono e ricompongono per dar luogo ad altre forme, infinite forme date da infinite combinazioni.

Perché il bello di questo albo risiede in diverse caratteristiche. Così come Piccolo Cerchio si divide in tanti spicchi per dar forma a un fiore, il bello di questo albo è costituito da uno spicchio di semplicità, uno spicchio di eleganza, uno spicchio di fantasia, uno spicchio d’arte, uno spicchio di colore, uno spicchio di variante. E si potrebbe continuare.

Piccolo cerchio, Gran quadrato - Anne Bertier - Gallucci
Piccolo cerchio, Gran quadrato – Anne Bertier – Gallucci

Su fondo panna, l’arancione di Piccolo Cerchio s’affianca all’azzurro di Grande Quadrato. Due colori per semplificare la visione, la percezione e dar luogo a una vera e propria grammatica delle forme che parla in maniera diretta coi bambini e comunica loro la propria malleabilità.

Tutti i mercoledì, Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si incontrano per il loro gioco preferito: uno propone una forma e l’altro subito si trasforma.

Piccolo cerchio, Gran quadrato - Anne Bertier - Gallucci
Piccolo cerchio, Gran quadrato – Anne Bertier – Gallucci

Così comincia la storia dei due geometrici protagonisti. Il tono è quello della filastrocca e di quest’ultima conserva anche un certo tocco esemplare, ma sostanzialmente, il testo è complementare alle illustrazioni che nella prima parte si compongono a partire dal quadrato azzurro e dal cerchio arancione per poi, nelle restanti parti, scoprire la meraviglia del fare le cose assieme, del mescolare e mescolarsi. Vuoto e pieno si alternano, “Piccolo Cerchio e Gran Quadrato si divertono come matti” e insieme diventano pesce, cane, zuppiera, gelato, cuoco, fiori. Il gioco del ridisegnare sé stessi è infinito e coinvolgente. Lo consiglio vivamente a tutti i bambini dai 3 anni in su.

img1078-g1Titolo: Piccolo cerchio e gran quadrato
Autore: Anne Bertier
Traduttore: Elena Battista
Editore: Gallucci
Dati: 2012, 44 pp., 15,00 €

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