La Signora Frisby e il segreto di Nihm

Nihm è un acronimo, sta per National Institute of Mental Health. Ma cosa ha a che vedere un dolce e mite topolina di campagna con un segreto di tale importanza?

La signora Brisby vive in un mattone di calcestruzzo, rimasto sepolto nell’orto del Signor Fitzgibbon, assieme ai suoi quattro topolini, dei quali si prende cura da sola da quando è rimasta vedova del suo amatissimo Jonathan. La Primavera è alle porte e con essa si avvicina il periodo dell’aratura, per cui la famiglia Brisby dovrebbe traslocare nella sua residenza estiva, per evitare di finire male tra i ferri dell’aratro. Ma purtroppo il figlio Timothy, si ammala di polmonite. È il più fragile, il più delicato dei quattro. La signora Brisby sa che deve trovare una soluzione e deve farlo in fretta.la signora frisby

Da questa presa di coscienza, che deriva da un’urgenza come in tutti i romanzi che si rispettino, parte un’avventura, che conserva i toni bucolici à la Beatrix Potter per quanto riguarda le descrizioni dettagliate e lievi della natura in cui i protagonisti si muovono, ma al contempo si riempie di mistero e ne intreccia altre nutrite di personaggi ben caratterizzati, di amicizia, d’amore, di coraggio.

Con l’aiuto di un topo ‘druido’ piuttosto intelligente, la vita di Timothy è salva, ma il topolino non può affrontare il viaggio verso la residenza estiva. L’unica è spostare la casa fuori dall’orto. I ratti del roseto possono farlo. Sembrerebbe impossibile, come un manipolo di ratti potrebbe? E invece quei ratti possono far questo e molto molto altro. Il Segreto di Nihm è tutto lì e non si esaurisce tra le pareti di roccia di una tana bellissima, ma si dirama e tocca il passato il presente e il futuro.

copertinaInfine, una parola per il corvo, che fa parte di quei personaggi per nulla brillanti in intelligenza ma senza i quali, senza la loro spontaneità, senza la loro leggerezza, senza la loro generosità, nessun eroe potrebbe mai essere tale.

Questo romanzo di Robert C. O’Brien, edito da Mondadori, si è aggiudicato la Newbery Medal nel 1972, è illustrato in bianco e nero con inserti a pagina piena da Fabio Pia Mancini e tradotto dall’inglese da Davide Morosinotto.

Il Natale del topo che non c’era

Ci siamo quasi. Natale sarà qui tra poco più di una settimana, è necessario sedersi a tavolino e fare la lista.

La lista dei regali, la lista dei giochi da fare dopocena, la lista per la cena, la lista degli invitati, la lista di tutto quello che potremmo fare durante le vacanze, e magari anche anticipare la lista dei buoni propositi per il nuovo anno e la lista delle liste delle cose da fare affinché Natale sia perfetto, marci su binari ben oliati, non manchi nulla, ci siano tutti. Impresa titanica che nessuno, penso, sia mai riuscito a concretizzare, perché l’immaginario del Natale è esso stesso leggenda, è complesso, è luccicante, è allegro, è inteso, morbido, perfetto.

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Però ci si prova, ostinatamente, ogni anno. E, come tutti, ci provano anche il Gatto e il Topo (che sono gli stessi de Il topo che non c’era e Le vacanze del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli e Lisa d’Andrea, solo con un tocco d’oro in copertina che fa subito Natale). Fanno mente locale, si mettono a tavolino, due diversi tavolini, in due luoghi diversi, e compilano ciascuno la propria lista per un Natale perfetto che trascorreranno assieme (memo: scrivere in cima alla lista come sana abitudine di non compilare mai  autonomamente due liste diverse per una stessa occasione).

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Liste magnifiche, s’intenda, entrambe, in cui non manca nulla, in una c’è persino l’idraulico, nell’altra le mollette. In comune hanno solo gli invitati (rispettivamente topi e gatti) ma se invece di indugiare su quanto fossero diverse e su quale fosse la migliore avessero considerato quanto fossero compatibili e si completassero a vicenda, avessero messo assieme, per esempio, l’abete con le decorazioni, beh, forse non si sarebbe arrivati al punto di rottura, al litigio.

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Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

Che però io metto sempre in conto, non mi sorprende, fa parte del Natale. A casa mia esso, il litigio, di solito si palesa nel tardo pomeriggio della vigilia e verte sui tempi che io desidero flessibili, mia madre fermi. Quindi il litigio era nell’aria, non lo si mette in lista perché è quasi scontato.

Il Natale del topo che non c'era, di Giovanna Zoboli, Lisa D'Andrea - 2015, Topipittori
Il Natale del topo che non c’era, di Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea – 2015, Topipittori

La conclusione no, quella è inattesa, di conciliazione, surreale come l’amicizia tra un topo e un gatto. Per la quale ho temuto, e molto, quando ho visto il topo andarsene schiena dritta e passo da bersagliere, spalle esposte al gatto da parte sua furioso, con le orecchie basse, appiccicate alla testa, pugni serrati e sguardo colmo d’ira. Ma l’amicizia, quella vera, è come il Natale, una bellissima festa.

copertinaTitolo: Il Natale del topo che non c’era
Autore: Giovanna Zoboli, Lisa D’Andrea
Editore: Topipittori
Dati: 2015, 36 pp., 20,00 €

Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale

La prima cosa che bisogna sapere è che “dietro i pannelli di legno delle vecchie case di Gloucester ci sono scalette e botoline e i topi corrono da una casa all’altra lungo questi stretti passaggi segreti”.
La seconda è che a Gloucester viveva un sarto abilissimo, capace di confezionare panciotti e giacche anche con degli scampoli.
La terza è che a Gloucester, mentre si racconta questa storia, è quasi Natale.
Infine, la quarta, è che assieme al sarto di Gloucester viveva un gatto, Simpkin, capace di acchiappare i topi ma anche di andare a far la spesa usando con oculatezza il denato affidatogli dal padrone.

Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale, Beatrix Potter - 2015, Interlinea
Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale, Beatrix Potter – 2015, Interlinea

Ecco, tenendo presente questi elementi e mescolandoli assieme avremo una storia classica e realista, magica e antica, che tiene assieme, grazie a punti raffinati di filo di seta color ciliegia, l’empatia animale, il talento e l’amore per il proprio lavoro, l’atmosfera unica del Natale, l’amicizia: Il sarto di Glouchester, di Beatrix Potter, che si dice abbia alle spalle un fondo di verità, pubblicato per la prima volta in forma privata nel 1903 ed edito, corredato dai disegni originali dell’autrice, da Interlinea nella traduzione di Marina Vaggi.

Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale, Beatrix Potter - 2015, Interlinea
Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale, Beatrix Potter – 2015, Interlinea

Mancano solo tre giorni a Natale e la mattina il Sindaco dovrebbe sposarsi con indosso la giacca e il panciotto confezionati dal sarto. Il lavoro è quasi ultimato, tutto è stato ben tagliato e ricamato, ma manca il filo. Il Sarto affida a Simpkin il gatto il compito di comprarlo e lui lo fa, ma cede al suo spirito felino e si indispettisce del fatto che in sua assenza il vecchietto abbia liberato tutti i topini che sognava di mangiare in zuppa. Ciononostante, quando la sera della vigilia tutti gli animali possono parlare e comprendere la lingua degli uomini (qui in Italia avviene la notte dell’epifania) e mosso a compassione sia dalla malattia del vecchio sarto che lo costringe a letto, sia dalla generosa operosità dei topini sarti, grati nei confronti del sarto che li ha liberati, restituisce il filo e i piccoli sarti possono terminare il lavoro del vecchio in tempo con un risultato meraviglioso.

<em>Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale</em>, Beatrix Potter - 2015, Interlinea
Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale, Beatrix Potter – 2015, Interlinea

Fila fila filastrocca / fila fila dalla rocca / filastrocca della lana / la matassa si dipana / il gomitolo si fa / guai se il gatto lo vedrà.

41258krzT7L._SX372_BO1,204,203,200_Titolo: Il sarto di Gloucester, fiaba di Natale
Autore: Beatrix Potter
Editore: Interlinea
Dati: 2015, 41 pp., 10,00 €

Le avventure di Boscoscuro

Le avventure di Boscoscuro è un romanzo, lo dice anche il nome, d’avventura. Del genere avventuroso ha tutto: la tragedia, l’eroismo, il viaggio, l’amore, l’amicizia, la morte, il sacrificio, il coraggio. E protagonisti animali che comunicano tra loro ma non sono affatto umanizzati, anzi, ciascuno di loro conserva la propria, ferina, identità.

<em>Le avventure di Boscoscuro</em>, di Avi - 2017, Il Castoro
Le avventure di Boscoscuro, di Avi – 2017, Il Castoro

La protagonista del romanzo è Pimpinella, che del nome che porta conserva il carattere piccante e fresco. È una delle figlie del capo di una grande famiglia di topolini cervini ed è innamorata di un topolino che va sempre controcorrente, Trifoglio. Con lui si reca, nonostante il divieto che glielo impedirebbe e senza nemmeno provare a chiedere permesso al gufo Ocax che tutto vede, tutto sa e su tutti, specialmente sui topi, governa esercitando un potere che è fatto di minacce e violenza.

Le avventure di Boscoscuro, di Avi - 2017, Il Castoro
Le avventure di Boscoscuro, di Avi – 2017, Il Castoro

Come nelle più classiche avventure, nello scambio di battute tra Trifoglio e Pimpinella si scorge già il dramma che di lì a poco darà il via alla storia, ma quando il gufo Ocax arriva a ghermire Trifoglio, mettendo la parola fine alla storia d’amore tra i due topolini, non c’è traccia di come si andrà avanti attraverso stradine di campagna e sottobosco. Quello che è subito chiaro è che Pimpinella è una topolina coraggiosa, e lo si vede soprattutto nei momenti in cui si dimostra più fragile, più incerta. Quando non hai conosciuto altro che lo scarpone che fa da studio a tuo padre, o la scatola di latta che hai scelto come stanza, mettersi in viaggio può essere ancora più difficile di quanto normalmente già non sia, ma Pimpinella, sorprendendo tutti, sceglie la prospettiva di una vita migliore per sé e per gli altri topi, sfidando le regole, svelando la verità.

Le illustrazioni in bianco e nero di Brian Floca accompagnano passo dopo passo il viaggio della topolina alla scoperta di un posto migliore in cui vivere, alla riscossa contro un nemico che tiranneggia oltre ogni limite, alla scoperta di nuovi amici e degli affetti familiari.

avventure-di-boscoscuro-coverTitolo: Le avventure di Boscoscuro
Autore: Avi, ill. di Brian Floca (trad. Maria Bastanzetti)
Editore: Il Castoro
Dati: 2017, 186 pp., 13,50 €

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Uno spuntino di Natale

11 dicembre 2016. #AkAdvent

Quando l’aria è fredda e tagliente, quando lo stomaco brontola e la compagnia degli amici non basta a riscaldare l’atmosfera bisogna ingegnarsi. Uno spuntino può bastare, tutto sta a trovarlo. Due amici di quelli veri, che non potrebbero fare a meno l’uno dell’altro ma passano il tempo a punzecchiarsi a vicenda, stanno su un tetto. Un gatto e un topo sotto il cielo stellato di dicembre. Il gatto è nero, il topo è del classico grigio topo. Faccio questa precisazione, perché quando il più intraprendente dei due, quello che la sa lunga ma manda sempre avanti l’altro, trova un berretto rosso, sul quel mantello nero sta proprio a pennello.

Uno spuntino di Natale, di  Magali Bonniol - 2016 Babalibri
Uno spuntino di Natale, di Magali Bonniol – 2016 Babalibri

Sembrerebbe solo un cappello un po’ estroso e caldo, in effetti, il topo lo sa, è un passe-partout per deliziosi spuntini di Natale.

Non è un berretto qualsiasi! Indossalo, e in ogni casa riceverai una fetta di torta e un bicchiere di latte

Il gatto Filiberto ascolta il topo Fernando e la sua pancia e si lascia convincere. Ne passeranno delle belle e resteranno a pancia vuota. Però è la notte di Natale, e la notte di Natale può accadere di tutto, si può anche trovare il cappello di Babbo Natale e poi il legittimo proprietario e poi, magari, andare assieme a lui a Polo Nord e lì scoprire che c’è una casa che accoglie e offre ben più di uno spuntino.

Uno spuntino di Natale, di  Magali Bonniol - 2016 Babalibri
Uno spuntino di Natale, di Magali Bonniol – 2016 Babalibri

Uno spuntino di Natale è un albo illustrato da Magali Bonniol che ne ha scritto anche il testo. Le illustrazioni minimaliste e estremamente pulite sono ricche di espressioni e gesti, sguardi e pose che raccontano di ispirazioni bambine, genuine. Un albo da leggere autonomamente o assieme, ad alta voce, che consiglio soprattutto a chi abbia un amico un po’ gatto o un po’ topo o un po’ Babbo Natale.

unospuntinodinataleTitolo: Uno spuntino di Natale
Autore: Magali Bonniol (Federica Rocca trad.)
Editore: Babalibri
Dati: 2016, 36 pp., 5,80 €

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Lindbergh, l’avventurosa storia del topo che sorvolò l’oceano

Quando facevo da assistente personale al Professor Giuliano Bonfante, celebre filologo, mi capitava spesso di godere delle sue memorie private, dei suoi racconti di studioso, di scienziato sfuggito alle persecuzioni naziste, assieme alla moglie, Dompè, dall’Italia verso New York, e mentre lo ascoltavo non potevo fare a meno di riflettere, forse ingenuamente, su un pensiero che già avevo maturato da studentessa di letteratura tedesca: gran parte delle idee geniali arrivano dagli USA, perché? Perché le nostre menti geniali, tante, le abbiamo perseguitate, le abbiamo scacciate, le abbiamo costrette a fuggire, a brillare altrove.

Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014
Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014

La premessa è piuttosto personale e ha radici assai lontane da quel che è questo albo, però è stato inevitabile per me parlarne, giacché leggendo la storia del topo Lindberg non ho potuto fare a meno di pensarvi. Giacché prima di immergermi nelle splendide illustrazioni, che giocano con tutte le varianti del color cuoio del cappello da aviatore, prima ancora di tendermi, proprio fisicamente, verso questo eroico roditore, non ho potuto fare a meno di valutare lo spreco perpetrato dalle civette nello sfruttare lo splendido dono della visione notturna nel controllo della vita altrui: il giallo intenso, la rotonda perfezione degli occhi rapaci si perde, si fanno vacui, invadenti. Non ho potuto fare a meno di indugiare sugli artigli mollemente persi del gatto, splendido in uno dei tanti closeup che arricchiscono la narrazione per immagini, la cui felina sveltezza si sfuma in una caccia che non è fiera, piuttosto ubbidiente.

Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014
Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014

Tutte energie sprecate ma funzionali purtroppo allo sterminio dei topi per mezzo di sorveglianza continua, rastrellamenti, trappole. Un topo però riesce a districarsi, riesce a ingegnarsi e sfuggire al controllo, trovando riparo non in un luogo bensì in sé stesso, nella propria curiosità, nella propria intelligenza.

Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014
Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014

Il topo in questione, infatti, trascorre la maggior parte del suo tempo tra i libri, certo ogni tanto li rosicchia, ma intanto li legge e fa scorta di cellulosa e scienza. Un giorno, appena sfuggito alle grinfie di un gatto, si imbatte in uno stormo di pipistrelli: si direbbero quasi topi, però hanno le ali. Da qui l’idea: munirsi di ali per raggiungere l’America. Ma le ali non bastano, il topo fallisce la sua prima prova ma non demorde e ci riprova; stavolta costruendo un vero e proprio velivolo col quale si alza nel cielo di Amburgo, che ci appare morbida e antica nei suoi panorami virato seppia, e se la lascia alle spalle per avventurarsi nei cieli dell’Atlantico. Ad attenderlo in America il successo, la libertà, la notorietà.

Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014
Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014

Si racconta persino, e qui non è tanto la storia che diventa leggenda ma la leggenda che dà luogo alla storia, che un bambino, leggendo dell’impresa compiuta dal topo decidesse che anche lui avrebbe solcato il cielo, e che il suo nome fosse Charles Lindebergh.

Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014
Lindberg, Torben Kuhlmann -Orecchio acerbo, 2014

Un albo illustrato magnifico, una narrazione che arriva alle orecchie intensa, limpida all’immaginazione; una storia che si fa sogno elegante, avvincente, acquerelli con movimenti di presa entusiasmanti. A parer mio l’albo più bello che io abbia avuto modo di leggere nel 2014, che consiglio, e vivamente, a tutti i bambini con il senso dell’avventura, con il coraggio dell’entusiasmo, con lo slancio dell’intraprendenza. A tutti i bambini, insomma.

Lindbergh_cover_itaTitolo: Lindbergh, l’avventurosa storia del topo che sorvolò l’oceano
Autore: Torben Kulhmann
Traduttore: Damiano Abeni
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2014, 96 pp., 19,50 €

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Arriva il gatto a salvarci dalla paura dell’altro e degli altri

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Arrivasse al mio orecchio di topo la voce trafelata e certamente sudaticcia, considerato il correre, di un pericolo imminente, da buon topo arriccerei il naso ,come per dire “l’avevo annusato anch’io”, farei vibrare i baffi e cercherei il rifugio più vicino e sicuro. Altrimenti verrei meno alla mia topesca e rinomata capacità di cavarmela in qualsiasi circostanza, di sopravvivere a qualsiasi sventura.

Però non sono un topo qualsiasi, giacché indosso pantaloni e gonnelle, guido i treni, cavalco le onde su  pesci variopinti, lavoro in banca, coltivo l’orto, vado al cinema e in bicicletta. In me si mescolano dunque caratteristiche del topo (pochi umani si spenderebbero così pienamente per avvisare tutti, ma proprio tutti, dell’arrivo del gatto, perché dimenticavo di dirlo, il pericolo è incarnato da un gran bel gatto),  qualità umane così come elementi fantastici e ciò che ne consegue è dunque un topo che non fugge ma aspetta in gruppo, tremante, che il gatto si manifesti (saggio o scriteriato?) e chi s’è visto, s’è visto.

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Vladimir Vagin e Frank Asch, russo il primo, americano il secondo, operano una mescolanza similmente eclettica che mostra il desiderio di palesarsi con evidenza ad ogni pagina. Insieme si lavora, in barba alla guerra fredda e ai gatti, insieme ci si organizza in risposta a una sola frase che popola le pagine di questo albo e sulla quale tutta la storia si innesta e svolge: “arriva il gatto!” (in italiano come nelle originali in russo e in inglese).

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Cosa comunica lo sguardo carico di premura, un po’ sgranato dalla frenesia, dei vari sorci che di muso in muso si passano la parola? Cosa si nasconde, oltre l’ovvio, in quell’annuncio così pressante? Si nasconde un finale saporito e fragrante, un finale collettivo, che proprio grazie allo svolgersi del racconto e al suo sembrare arrivare laddove tutti s’aspettano, ossia tra le fauci del felino, sorprende e rasserena: ricorda ai topi  (a tutti i topi del mondo) che non tutti i gatti sono uguali, così come non lo sono i topi (e forse nemmeno gli uomini).

Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch - Orecchio acerbo 2013
Arriva il gatto di Vladimir Vagin e Frank Asch – Orecchio acerbo 2013

Qual è il finale? Beh… tra un paio di giorni potrete scoprirlo voi stessi in libreria (Arriva il gatto arriverà tra gli scaffali l’11 aprile) e sarà un piacere farlo, un piacere sorprendente dato da un’idea altrettanto singolare e da tavole illustrate dense di colore, cariche di dettagli, movimentate da scie luci e ombre vivificanti.

La sovracoperta diventa un poster, questo albo illustrato rientra quindi non solo nella categoria dei libri che non possono mancare nella libreria di ogni bambino, ma anche in quella dei poster che non possono mancare sulla parete della sua stanza.

arriva il gatto copTitolo: Arriva il gatto
Autori: Vladimir Vagin, Frank Asch
Editore: Orecchio acerbo
Dati: 2013, 32 pp., 15,00 €

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