In ogni Pinocchio

In ogni PEnSierO c’è un peso, per questo bisogna ben considerare l’esprimerlo. E io ho meditato a lungo su questo, perché, sarà l’estate, ma mi ritrovo a produrne di molto partecipati, e quando entra in gioco la partecipazione personale è sempre piuttosto rischioso. Il rischIO è un accidente che contiene l’io, e talvolta è piacevole correrlo.

In ogni Pinocchio, quindi, c’è un pino, ma c’è anche un occhio, ci sono delle noci, e, se si fosse toscani, come il ben noto burattino, non faticheremmo a trovarvi dei pici.

Il gioco è questo, l’anima del libro è questa; e considera le radici rodariane così come una delle regole compositive della filologia, per fare un gioco, che come tutti quelli ben giocati, poco impiega a diventare una storia.

In ogni Pinocchio, Giuseppe Caliceti, Gaia Stella - 2016, Topipittori
In ogni Pinocchio, Giuseppe Caliceti, Gaia Stella – 2016, Topipittori

E In ogni Pinocchio comincia a raccontare sin dalla copertina, giacché da essa prende le mosse per suggerire una regola (senza le regole giocare non ha molto senso): la “o” centrale di Pinocchio, di cui non si può far senza, è l’ultima del pino e la prima dell’occhio, questo lo suggerisce piuttosto chiaramente la parola. L’immagine Pinocchio, dal canto suo, si costituisce burattina per mezzo di tanti pezzetti, ci guarda con un occhietto nero e vispo che ben s’illumina sul grigio e col naso e col moto ci indica, gamba sinistra arancione e berretto verde, come partire si slancio.

In ogni Pinocchio, Giuseppe Caliceti, Gaia Stella - 2016, Topipittori
In ogni Pinocchio, Giuseppe Caliceti, Gaia Stella – 2016, Topipittori

Un lavoro molto ben riuscito di sincronia, quello di Giuseppe Caliceti e Gaia Stella, che si nutre di dettagli, di sillabe, di fonemi, di pezzetti e forme, che, insieme, montano in un’architettura equilibrata e narrativa. In ogni Pinocchio c’è un pino, che è fatto di lettere, del cappellino verde e della gamba arancione. La storia, la conosciamo tutti. In ogni duomo, c’è un uomo, e cosa ci faccia possiamo provare a immaginarlo; e la storia può essere d’amore, come di distacco, come anche di riconciliazione.

In ogni Pinocchio, Giuseppe Caliceti, Gaia Stella - 2016, Topipittori
In ogni Pinocchio, Giuseppe Caliceti, Gaia Stella – 2016, Topipittori

Comincia dalla copertina, dicevo, e continua nei risguardi, coerente con il suo stesso impianto, suggerendo parole in cui ne abitano altre, spiegando come realizzare dei timbri per disegnare, invitando a proseguire il gioco, inventare altre storie.

In ogni Pinocchio, Giuseppe Caliceti, Gaia Stella - 2016, TopipittoriTitolo: In ogni Pinocchio
Autore: Giuseppe Caliceti, Gaia Stella
Editore: Topipittori
Dati: 2016, 48 pp., 14,00 €

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9 libri + 1 da leggere in prima elementare

C’è un momento, che si attesta quasi sempre al rientro dalle vacanze di Natale, in cui le bambine e i bambini frequentanti la prima classe della primaria prendono consapevolezza dello strumento meraviglioso di cui sono entrati in possesso: la capacità di lettura autonoma. Prendono coscienza del fatto che sono capaci di leggere da soli, e sono avidi di pagine da scoprire; curiosi sfogliano e assaporano con un gusto del tutto diverso dalle letture d’esercizio cui i primi mesi, giocoforza, si erano abituati.

È un momento magico che bisogna cogliere non solo perché continuino a perfezionarsi ma soprattutto perché con le letture che sceglieranno formeranno il proprio gusto personale. È in questo preciso momento che ritengo sia necessario offrire loro libri che siano realmente tali. Libri che abbiano un progetto editoriale alle spalle che esuli dalle scelte commerciali; libri d’autore; libri illustrati con gusto. Libri di qualità, insomma, che si allontanino dalle riduzioni, dai pasticci edulcorati, dai prodotti da edicola.

Ve ne propongo alcuni qui di seguito (ma ce ne sono tanti altri che potrei suggerirvi, effettuare una cernita è stato difficile anche per me, per cui, se voleste qualche altro suggerimento potete chiedere nei commenti, sarò felice di darvene). L’ordine è del tutto casuale.

Fiabe per occhi e bocca, di Roberto Piumini, con le illustrazioni di Emanuela Bussolati, edito da Einaudi Ragazzi.

fiabe per occhi e per boccaQuattro fiabe celebri in forma di ballata. Il testo è intervallato, riga per riga, da una striscia illustrata che lo esplica visivamente, supportando il lettore in erba e guidandolo passo passo. Alternanza di testo e immagini molto utile anche nel non affollare la pagina, per dare l’opportunità al bambino di leggere in maniera ariosa e ritmica, senza perdere il rigo, senza saltarne. Ogni pagina è un capitolo: sulla sinistra il testo, sulla destra un’immagine col titolo del “quadro” (lo definisco tale perché da proprio il senso della scena teatrale). Quattro classici che rivivono grazie alla rima più adatta ai primi lettori: quella baciata. [corpo del testo grande e leggibile; stampatello maiuscolo]

L’uomo lupo in città, di Michael Rosen, edito da Sinnos

l'uomo lupo in cittàSpassosa come poche, la lettura di questa storia rocambolesca tiene col fiato sospeso fino all’ultima, divertentissima pagina, quando si liberano le risate. Un uomo lupo ha rotto le sbarre della sua gabbia e corre a zampa libera per la città, agendo furiosamente, sradicando lampioni, seminando il panico. Come potrebbe essere altrimenti? È un uomo lupo in perfetta regola! I blocchetti di testo aumentano la tensione che è palpabile nelle illustrazioni in un’alternanza perfettamente equilibrata. La lettura è entusiasmante e favorisce l’espressione che accompagna con naturalezza punti esclamativi e interrogativi. Fino alle pagine conclusive, ironiche e divertenti. [corpo del testo in maiuscolo, con una font speciale, “leggimiPrima”, appositamente studiata per i primi lettori].

La gallinella che voleva vedere il mare, di Christian Jolibois e Christian Heinrich, edito da Nord Sud

la gallinella che voleva vedere il mareUn libro illustrato che racconta una storia di coraggio, intraprendenza e libertà in cui non trovano alcuno spazio l’omologazione e la noia. La gallinella ha un nome molto classico, Carmela, ma per il resto non ci sta a seguire la tradizione che la vorrebbe a covare uova e a seguire il ritmo sempre uguale a se stesso del pollaio. Carmela vuole vedere il mare! Lo dice ad alta voce, non è un desiderio inespresso, ma nessuno è d’accordo che lei abbia idee così velleitarie. Per cui decide da sé e, senza aspettare il permesso, parte alla volta del mare. Vive molte avventure e si districa in situazioni molto ingarbugliate e pericolose. Raggiunge il mare, conosce nuovi mondi, si innamora e poi, felice, fa ritorno al suo pollaio. [in stampatello maiuscolo, fa parte di una serie di 6 titoli che si chiama “polli ribelli”, si aggiunge agli altri il pro quello di poter proseguire nelle letture ribelli]

Un serpente per ospite, di Julia Donaldson, edito da Sinnos

un serpente per ospiteDalla stessa autrice del celebre Gruffalò, una storia divertente la cui protagonista, una bimba di nome Polly, trasmette allegria e intraprendenza. Intraprendenza e amore per gli animali e il gioco è fatto: Polly organizza in casa una pensione per animali, con tanto di cartello pubblicitario sul cancello. Nel giro di pochi giorni a casa di Polly arrivano criceti, merli, pesci rossi e… un serpente! Per la mamma di Polly un serpente è davvero troppo… [in stampatello maiuscolo su carta color panna che facilita la lettura, le parole non vanno mai a capo per non spezzarla]

Le avventure di Lester e Bob, di Ole Könnecke, edito da Beisler editore

le avventure di Lester e BobUn lessico molto chiaro e un tono piuttosto puntuale raccontano degli accidenti quotidiani di Lester, bislacco ed esuberante, e Bob, mite e riservato, da una partita di bocce (sport nel quale, guarda caso, Lester è un campione), a come risolvere una giornata “no”, a come andarsene in giro per il mondo per tornare in tempo per la merenda. Talvolta con svolte surreali. Il tutto su carta color panna, che facilita la lettura, e in stampato maiuscolo, perché essa sia autonoma. Cinque avventure che tengono compagnia, esattamente come tra amici, per crescere assieme.

Il dito magico, di Roald Dahl, illustrato da Quentin Blake, edito da Nord Sud

il dito magicoCosa farebbero i bambini se avessero una capacità magica? E, più nello specifico, cosa farebbero se questa capacità magica fosse la possibilità di puntare il dito e realizzare ciò che si desidera? Le risposte potrebbero essere centinaia. Quello che so per certo, e Dahl lo racconta con la sua classica e sana ironia, è che non bisogna mai far arrabbiare i bambini con un forte senso di giustizia giacché ci si potrebbe, ragionevolmente, ritrovare trasformati in pennuti. È ciò che avviene a una famiglia di cacciatori di anatre che una bimbetta di otto anni trasforma in ciò che cacciano, anatra appunto. È un vero e proprio racconto, d’autore, composito e ricco, la cui lettura è però sollecitata dalla passione indomita dei primi lettori per “finire i capitoli” e fare a gare a chi ne legge di più.

Bastoncino, di Julia Donalson e Axel Scheffler, edito da Edizioni EL

bastoncinoJulia Donaldson e Axel Scheffler possiedono una capacità non comune: prendere un oggetto qualsiasi e renderlo animato, prendere degli eventi semplici e renderli meravigliosi. La storia del Signor Bastoncino catturerà certamente l’immaginazione dei bambini i quali hanno la naturale e incantevole tendenza ad attribuire un’anima agli oggetti e alle cose e in più, l’insistente affermare la propria identità da bastoncino indurrà i bimbi a prendere coscienza della propria identità non sostituibile con nessun’altra, le rime assonanti renderanno l’accorata affermazione di sé filastrocca dolce e divertente da conservare gelosamente. Bastoncino a mio parere è un libro con tutte le qualità per diventare ricordo d’infanzia.

L’uovo meraviglioso, di Dahlov Ipcar, edito da Orecchio acerbo

l'uovo meravigliosoL’uovo meraviglio potrebbe essere un uovo di dinosauro: sta comodamente adagiato in un nido di muschio blu/verde nella giungla del mondo e attorno a lui si muovono dinosauri di ogni specie; per ogni specie una doppia pagina, informazioni circostanziate su habitat e caratteristiche, illustrazioni dettagliate e una domanda: di che uovo si tratta? Quale specie nascerà da quell’uovo?

Un albo dal finale sorprendente per bambine e bambini con la passione per la scoperta; dalle illustrazioni splendide e dal lessico semplice, che infonde tranquillità e che comunica con chiarezza e con efficacia ai bambini anche ciò che parrebbe complesso.

L’incredibile bimbo mangialibri, di Oliver Jeffers, edito da Zoolibri

l'incredibile bimbo mangialibriPer concludere, un albo che è anche un invito: diventare golosi di libri! Ma non per dichiarare in maniera superficiale, di divorarne a decine, bensì, così come impara a farlo Enrico, protagonista di questo albo pop up. Enrico, come tutti noi, ama i libri, ama letteralmente… mangiarli! Prima a piccoli bocconi, parola dopo parola; qualche congiunzione e qualche accento sulle prime rimane tra i denti, ma prendendoci gusto e con la pratica, dalle parole Enrico passa a sbocconcellare distrattamente le pagine per poi ingoiare, quasi senza masticare, libri interi, anche più d’uno alla volta, specie se si tratta di libri rossi, i suoi preferiti, ché stimolano il metabolismo e rinforzano le difese immunitarie. Sebbene Enrico ami mangiare libri di tutti i generi, vuole sapere tutto, perché, sì: diretta conseguenza del divorare i libri è diventare più intelligenti, e sempre più intelligenti.

Però i libri è meglio gustarli lentamente, altrimenti il rischio di fare indigestione c’è!

Questo mio articolo è stato pubblicato un mese fa su Your Edu Action. Aggiungo qui una bonus track la cui lettura oltre che autonoma auspico anche condivisa.

La leggerezza perduta di Cristina Bellemo e Alicia Baladan, edito da Topipittori

81n+ts0kckLCoinvolge e ha una qualità rara: coniuga il senso pratico della realtà con la resa immaginifica dell’irrealtà in maniera esemplare e con una naturalezza che induce alla lettura rapita, quella che i bambini ricercano (e gli adulti spesso agognano: un testo che incolli alle pagine nutrendo chi legge), chiedono a viva voce, in qualsiasi ora del giorno e, ahimè!, della notte. C’era una volta un castello in piena regola: con il suo borgo, col suo re e i suoi abitanti, compresi cavalieri con tanto d’armatura. L’unica eccezione è che il castello s’adagia non sulla terra ma su una nuvola, e questo da quando si ha memoria. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, però, gli abitanti hanno accumulato in uno spazio che è giocoforza limitato, gli oggetti più disparati, specchio di sentimenti e attitudini altrettanto variegate. Tanto è stracolmo da incominciare a scricchiolare sotto il peso delle cose, rischia di sprofondare. L’unica soluzione è di liberarsi del superfluo, e così ordina di fare a tutto il suo popolo il re Celeste, che per fortuna, accumulando di tutto non ha ancora soffocato del tutto la reale saggezza. [per scoprire una storia intensa, con un’attenzione al lessico che rimane tra le righe arricchendolo]

Spero vi sia venuta voglia di comprarli. Potete farlo qui:
Fiabe per occhi e bocca
L’uomo lupo in città
La gallinella che voleva vedere il mare
Un serpente per ospite
Le avventure di Lester e Bob
Il dito magico
Bastoncino
L’uovo meraviglioso
L’incredibile bimbo mangia libri
La leggerezza perduta

 

I libri del 2015 che hanno reso più bello AtlantideKids

1. Pinocchio prima di Pinocchio, di Alessandro Sanna – Orecchio acerbo Pinocchio prima di Pinocchio3

Quando lo vedo, lì dritto, impettito, stagliarsi nell’aurora, o nel tramonto, lo immagino pronto a mirabolanti avventure. E non mi sbaglio: parte a grandi balzi. Non conosce mezze misure. Sembra felice, ma non pare Pinocchio, non vedo il naso lungo che, così di profilo, certamente salterebbe agli occhi. D’altra parte, da come capitombola e si diverte, sembra proprio lui. Non so… io continuo a seguirlo, e con una certa trepidazione, perché il ragazzino di legno si sta fidando ciecamente di un gatto e di una volpe, silhouette nere nella neve bianca, e s’avvia a passo sicuro verso una folla di altri legnosi, verso un bosco, che dal tanto danzare s’infiammano. []

2. C’era una volta una bambina, di Giovanna Zoboli e Joanna Concejo – Topipittori
C'era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo - 2015, Topipittori
C’era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo – 2015, Topipittori

Una parola dietro l’altra, le stesse parole una dietro l’altra, si inseguono per non perdersi, per non smarrirsi, per ribadire. Mentre scorre la storia universale, quella della bambina col vestito rosso, si inciampa in mise en abyme che si lasciano incorniciare senza diventare a sé stanti. Cui prestare attenzione o da cui prendere le distanze.

Si può leggere per figure: una dopo l’altra si può narrare, partendo dal risguardo, seguendo le tracce rosse che su tutto stanno in evidenza: nette, brillanti, dense. []

3. Mentre tutti dormono, di Astrid Lindgren e Kitty Crowther – Il gioco di  Leggere
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Mentre tutti dormono, Astrid Lindgren, Kitty Crowther – 2015, Il Gioco di leggere

Dicono che nella lingua Inuit ci siano numerosi modi per definire la neve. Astrid Lindgren, nella sua di lingua così diretta e semplice, ne ha trovati non altrettanti ma almeno una decina, per descriverne aspetto e consistenza durante il lungo inverno deltomte in una fattoria in mezzo al bosco. “Il tomte”, che è un altro modo, in un’altra lingua, per dire “ lo gnomo”, trascorre la stagione bianca a prendersi cura di tutti gli esseri della fattoria in cui abita, sussurrando loro nel sonno parole col suono dell’estate e, mentre lo gnomo nella sua lingua musicale e gentile sussurra, la neve scompare dalla pagina e lascia il campo al tepore della paglia, alla morbidezza delle coperte. []

4. Le case degli altri bambini, di Claudia Palmarucci e Luca Tortolini – Orecchio acerbo
Le case degli altri bambini  di Luca Tortolini , Claudia Palmarucci  - 2015 Orecchio Acerbo
Le case degli altri bambini di Luca Tortolini , Claudia Palmarucci – 2015 Orecchio Acerbo

A bussare a una porta si fa presto. Basta chiudere la mano a pugno e con le nocche picchiettare sul legno. Poi si attende. Oppure con un indice ben fermo si può premere sul campanello. Poi si attende. O ancora, in certe case d’altri tempi, si trova il batacchio, e quello, sì, è bello da usare, la consistenza è dura e fresca, il suono corposo, sempre diverso. Poi si attende.

Si attende che ci aprano, perché a bussare a una porta si fa presto. Lo si fa per necessità, per avere una risposta, per incontrare una persona, per salutarne un’altra. A volte al nostro richiamo tocchettante o squillante qualcuno risponde, ma a farci davvero entrare in casa propria sono i bambini. []

5. Caterina e l’orso a spasso per il mondo, di Christiane Pieper – Kalandraka
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Caterina e l’orso a spasso per il mondo, Christiane Pieper – Kalandraka

Caterina, gonnellina blu, maglietta a righe, se ne sta in strada, forse sovrappensiero, quando le passa davanti un orso impettito, naso all’insù a seguire l’odore della strada, perché è chiaramente, e Caterina lo capisce al volo, un orso viaggiatore, che ha tutta l’intenzione di andaresene a zonzo per il mondo. Caterina ci guarda dritti negli occhi e con un sorriso sembra dirci: Mica scema a perdermi quest’occasione!

Quindi l’orso va a zonzo per il mondo, e Caterina dietro. []

ZAC! E la fiaba classica si fa contemporanea

Perché sta tutta in quello ZAC l’essenza di questa storia cupa di nero e brillante d’oro. C’ho riflettuto molto, tra l’ammirato e il rapito. In tre lettere si riassume un’intenzione crudele e capricciosa, si rappresenta un gesto impulsivo e netto, si cristallizza la solitudine. Di Anna Castagnoli il testo, di Carll Cneut le illustrazioni e ZAC, al meraviglioso segue l’irrinunciabile. Le illustrazioni sono splendide, barocche e allo stesso tempo di una semplicità raffinata che smarrisce. Assieme alle parole danzano, di un volo lieve e potente. Talvolta si muovono in picchiata, altre s’adagiano tra rami che si contorcono tra il rosso vivo, grondanti giallo miele. Altre ancora si allontanano per poi ricongiungersi al testo e sfiorarlo, protettive, in un battito d’ali.

La voliera d'oro, di Anna Castagnoli e Carll Cneut - 2015, Topipittori
La voliera d’oro, di Anna Castagnoli e Carll Cneut – 2015, Topipittori

Che la figlia dell’imperatore fosse insopportabile lo si evince chiaramente dalla prima illustrazione, dalle prime righe di testo. Anzi, lo si dichiara, quasi si proclama, tra braccia imbronciate, cipigli incrociati e in calligrafia.

Si chiamava Valentina, la figlia dell’imperatore, e tra tutte le cose che possedeva preferiva gli uccelli. Sebbene l’aver accordato loro questa preferenza per le malcapitate ed elette bestiole fosse stato una sventura. Sventura che si estendeva anche ai servi e a tutti coloro che, correndo da una pagina all’altra del mondo, dovevano affrettarsi a riempire le sue 101 voliere. Se i servi tornavano senza l’uccello desiderato ZAC, Valentina li faceva decapitare; e poco contava se il nome dell’uccello raro lei l’avesse inventato un paio di giorni prima tra un pensiero annoiato e l’altro.

La voliera d'oro, di Anna Castagnoli e Carll Cneut - 2015, Topipittori
La voliera d’oro, di Anna Castagnoli e Carll Cneut – 2015, Topipittori

La centounesima voliera, in particolare, era il suo cruccio; l’aveva avuta in dono dal padre ed era d’oro, splendida, terribilmente vuota. Al servo che l’avesse riempita con un uccello che parla, l’onore di porre fine alle decapitazioni. Testa bassa, sguardo basso, i servi tutti si mobilitavano nella ricerca, senza risultato.

Finché la storia rallenta il ritmo concitato dettato dalla paura, si dissipa la tensione, interviene la ragione. Ed essa convince e placa. Talvolta addormenta le menti furiose. E conclude una storia che come tutte le fiabe che si rispettino, una conclusione vera non ce l’ha, sebbene possa enumerarne molte e diverse.

Anche l’uccello che parla, forse, magari senza nessuno che l’ascoltasse, un giorno attraverso le sbarre della sua voliera d’oro ne avrà raccontata una; forse la sua parlava di libertà.

La voliera d'oro, di Anna Castagnoli e Carll Cneut - 2015, Topipittori
La voliera d’oro, di Anna Castagnoli e Carll Cneut – 2015, Topipittori

La-Voliera-d'oro-copTitolo: La voliera d’oro
Autore: Anna Castagnoli, Carll Cneut
Editore: Topipittori
Dati: 2015, 54 pp., 24,oo €

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Un ricamo raffinato su Cappuccetto rosso e il suo Lupo

C'era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo - 2015, Topipittori
C’era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo – 2015, Topipittori

La storia è quella universale, quella in cui c’è una bambina con una spiccata passione per il rosso, e c’è un lupo, tradizionalmente selvaggio; c’è una foresta, una nonna e una casetta con tanto di centrini di pizzo sui tavolini.

L’albo illustrato, questo nello specifico, si può leggere in tre modi (nessuno esclude l’altro).

In piedi o seduti di fianco a un letto, novelli cantastorie, può narrarsi ad alta voce, tenendo le illustrazioni per sé, sfruttando il ritmo di questo esercizio di stile à la Queneau. Rispettando ogni punto che fa una frase a sé; rispettando le anafore, adagiandosi sugli enjambement, sillabando “bo-sco”, “ca-sa”, facendo attenzione a non perdere il filo (rosso) della storia.

C'era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo - 2015, Topipittori
C’era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo – 2015, Topipittori

Una parola dietro l’altra, le stesse parole una dietro l’altra, si inseguono per non perdersi, per non smarrirsi, per ribadire. Mentre scorre la storia universale, quella della bambina col vestito rosso, si inciampa in mise en abyme che si lasciano incorniciare senza diventare a sé stanti. Cui prestare attenzione o da cui prendere le distanze.

Si può leggere per figure: una dopo l’altra si può narrare, partendo dal risguardo, seguendo le tracce rosse che su tutto stanno in evidenza: nette, brillanti, dense.

C'era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo - 2015, Topipittori
C’era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo – 2015, Topipittori

Dopo il ritratto di una foresta, il duplice ritratto di una foresta virato seppia, il margine del bosco si accende di un verde brillante che assieme meraviglia e spaventa. La bambina in rosso è proprio sul ciglio, braccia conserte dietro alla schiena, in attesa. Aspetta il lettore. Il bosco è enorme, fitto. Quando tutto sembra immoto la bambina in rosso si muove e supera il limes, del bosco, del consentito, della storia, della pagina: lascia le pagine tranquille, quelle premonitrici, quelle che ammoniscono sulle conseguenze di gesti repentini o azzardati e corre, capelli al vento, fuori.

Va oltre per arrivare, per mezzo della pagina di sinistra, in un contesto che è del tutto differente in cui il coraggio e l’ardire della bambina in rosso trionfano e si aprono all’ascolto di un bosco che ha perso il suo contorno dubbio per diventare attento osservatore, rivelarsi accogliente. Nel bosco la bambina incontra il lupo: entrambi sono fatti per correre e per giocare e assieme corrono e giocano. Entrambi coraggiosi, svelti, attenti. Sembrano felici. Poi interviene una pagina intera di foglie verdi. Una pianta domestica o addomesticata ci introduce la nonna: braccia accomodate sulle gambe, immote se non per porsi dinanzi alle labbra, timorose di quanto stanno per dire, di quanto dicono: narra la storia “dell’attenta a te”, nonostante alle sue spalle troneggino i resti imbalsamati di animali un tempo selvaggi che sulla parete, impagliati sembrano suggerire coi loro sguardi vitrei di stare attenta, sì, ma a qualcos’altro.

C'era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo - 2015, Topipittori
C’era una volta una bambina, Giovanna Zoboli, Joanna Concejo – 2015, Topipittori

Infine si può leggere così come è stato pensato; l’immagine di copertina indica l’approccio giusto: orecchie aperte a cogliere le sfumature, ascoltare i dettagli, seguire tracce e colori, in un ritmico alternarsi di testo e immagini. Testo e immagini che tra loro dialogano con equilibrio, senza che l’uno prevalga sull’altro. Anche quando nel mezzo della storia le parole cedono il passo e lo spazio alle immagini, esse sono lievi, mai ingombranti.

c'era-una-bambinaTitolo: C’era una volta una bambina
Autrici: Giovanna Zoboli, Joanna Concejo
Editore: Topipittori
Dati: 2015, 72 pp., 20,00 €

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L’uomo dei palloncini; quello giusto per ogni bambino

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Talvolta il presente si colora di persone che divengono personaggi, di uomini che sono talmente buffi da ricordarci Giufà, di donne schizzinose che diventano principesse sul pisello, di bambini pestiferi che apostrofiamo Gian Burrasca. Altre volte capita l’inverso, e il processo è ben più magico. Esula dalla deduzione per entrare nel campo minato dell’astrazione, laddove si può intraprendere e compiere il percorso creativo e dar luogo alla meraviglia oppure perdersi e ritrovarsi intricati nella resa banale di ciò che già è o è già stato.

L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli lo racconta, è un uomo che in una precisa fiera di paese, in un preciso momento e in un preciso luogo smette di essere quell’uomo per divenire il poetico ed eroico protagonista di una storia. Per dare il titolo alla storia che è la sua.

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Rappresenta e racconta tutti gli uomini dei palloncini? Direi di no. Molti, devo dire tutti quelli in cui mi sono imbattuta in una militanza di anni tra parchi, fiere, giardini, sono piuttosto antipatici, insistenti, invadenti; vendono a caro prezzo le solite immagini chiassose, non sono affatto capaci di acchiappare l’aria, di renderla forma, di renderla unica. Essi risplendono di luce riflessa e la luce (quella sì, ne sono stata investita anch’io) si genera dagli occhi pieni e baluginanti dei bimbi che, tutti, a prescindere dall’età, dai palloncini sono rapiti, inebriati. Ecco, l’uomo i cui palloncini popolano queste splendide pagine è magico, perché è capace di regalare ai bimbi una magia che essi stessi hanno inconsapevolmente creato, che si portano a spasso, che tiene loro compagnia.

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Nel leggere un albo quello che più mi interessa a una prima lettura è cogliere l’equilibrio tra testo e immagine; valutare il loro rapporto e soppesarne il ritmo. Ecco, qui è perfetto, l’equilibrio; lieve, il ritmo; elettivo, il rapporto.

Una frase tra tutte (tra le parole lette nei mesi, non solo tra quelle incontrate in questa narrazione) mi ha affascinata, per la sua cadenza perfetta e circolare, che narra compiendo evoluzioni e al contempo le conclude nel ritmo lineare del fatto narrato. È perfetta.

 L’uomo dei palloncini è un domatore d’aria. Gli basta un gesto per portare fino a te il suo gregge meraviglioso. Abbassarlo al punto da farti avvicinare. Avvicinarlo al punto di fartelo toccare, e forse da farti entrare e farti perdere e salire, salire, salire.

L’uomo dei palloncini domina l’aria più leggera dell’aria; la imbriglia e le dà forma; la forma più adatta a ciascun bambino. Per una bimba una stella, per due gemelli “in silenziosa pace” una fiera selvaggia e un fiore.

L'uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea - Topipittori, 2014
L’uomo dei palloncini, Giovanna Zoboli, Simone Rea – Topipittori, 2014

Poi a sera va via, illuminando la strada con i fanali del suo furgone di zucchero con al fianco la ragazza tutta bianca, forse di torrone, forse di glassa, sua compagna e anima gemella; verso un’altra fiera, un’altra città.

Palloncini-copTitolo: L’uomo dei palloncini
Autore: Giovanna Zoboli, Simone Rea
Editore: Topipittori
Dati: 2014, 32 pp., 20,00 €

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Una storia moderna dal sapore antico

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Il lessico dal tono antico, che ben percepiamo sin dal titolo, che dà passione e forma al testo di questa storia, tradisce una attenzione alle parole che si colorano di toni, di dettagli, di magia. La voce è quella di Antonio Gramsci, e non avrebbe potuto essere diversa da com’è; le sue intenzioni e le sue radici, d’altra parte, sono ben radicate nella letteratura classica per l’infanzia, proprio in carcere Gramsci tradusse le fiabe dei fratelli Grimm; quella che si sveste di candori e luccichii per farsi diretta, per farsi narrante, appunto.

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Fa parte della raccolta di lettere e storie L’albero del riccio; Gramsci le scriveva in carcere per i due figli, per poter contribuire alla loro crescita anche essendo così lontano da loro. Si intitola “La volpe e il polledrino” e narra le vicende, tra loro strettamente connesse, di una volpe e di un polledrino; la volpe, fiera, coraggiosa, cacciatrice e il polledrino, indifeso, dalle orecchie molli molli, che da quella selvaggia astuta ha bisogno di essere protetto. La cavallina sa che la volpe è sempre in agguato quando sta per nascere un puledro, allora sta all’erta e, appena nato, cavalca attorno a lui come disegnando un cerchio magico di protezione. Talvolta però la volpe riesce ad aprirsi un varco e strappa via le orecchie al povero puledro. Qui, dopo questo tragico accidente, entra in scena il piccolo Antonio, che aggiunge alla voce del folcklore la propria e si fa cantastorie della sua infanzia , una storia nella storia che si conclude in un faccia a faccia tra esseri indomiti: bambini e volpi.

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Il finale è fedele allo spirito di questa storia: non c’è una morale, nemmeno a volerla cercare, se si avesse questo sciocco bisogno; è sospeso, lascia intendere alla possibilità di nuove avventure, nuovi incontri. E anche questo rende questa storia contemporanea e adatta al tono della bravissima illustratrice, Viola Niccolai, che ha saputo cogliere il senso prezioso di questo innesto della modernità sulla tradizione, riuscendo a dialogare alla pari in una conversazione ideale tra Autori. Il tratto è deciso, evocativo il risultato, magico, come il sedile di montagne sarde sul quale si siede e lascia penzolare le gambe il piccolo Antonio, mentre si chiede il perché tanti polledrini non abbiamo orecchie e coda; sognante, come la scatola di latta che s’innalza a stemma, manifesto.

La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai - 2014, Topipittori
La volpe e il polledrino, Antonio Gramsci, Viola Niccolai – 2014, Topipittori

Un albo profondo, commovente che consiglio di non far mancare nella libreria dei vostri bambini.

volpepolledrinocoverTitolo: La volpe e il polledrino
Autore: Antonio Gramsci, Viola Niccolai
Editore: Topipittori
Dati: 2014, 40 pp., 18,00 €

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Si narra di cinque cosi malfatti (ma siamo molti, molti di più)

Ne parlo quando in rete ne hanno già parlato tutti; quando tutti già sanno quanto splendido, meravigliosamente splendido, sia “I cinque malfatti” di Beatrice Alemagna. Ma io ho bisogno di aver vissuto un albo prima di esprimermi e tradurlo nelle mie considerazioni. E questo l’ho vissuto (Ah! Se l’ho vissuto!) quest’estate. Ha conosciuto spiagge pietrose, altre candide e rilucenti al sole; si è macchiato d’erba, nell’angolo in basso, un po’ sbucciato, si è tinto di rosso sugo; e oggi nella mia casa di tanto in tanto risuona una vocina che rimanda a memoria: erano cinque. Cinque cosi malfatti. Per poi leggerlo tutto, dalla prima pagina all’ultima, pur senza saper leggere nulla se non il proprio nome.

Nel momento in cui ho letto per la prima volta questa storia ho capito che tra le pagine (quelle sì) ben distese, dalla cura editoriale e tipografica impeccabile, tutta quell’imperfezione mi avrebbe presa in un vortice di ammirazione e affetto. Ammirazione per chi, autore, riesce a rendere così profondamente il senso dello star bene al mondo e con sé stessi, ammirazione per questi cinque cosi tanto malfatti che nel mondo si muovono capovolti, molli, ingenui, disinvolti, sereni; affetto per i momenti, le ore, che mi avrebbe donato nel tempo a venire. Io sono sempre riconoscente verso coloro che mi regalano tempo sereno e intenso.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

Beatrice Alemagna è un’autrice, nel senso pieno che questa abusata parola merita. Sue la narrazione per immagini, sua la narrazione per mezzo del testo. Impeccabile il secondo, ricco di colpi di scena, di momenti di stasi che paradossalmente divengono azione, di ironia, di dolcezza e candore; zeppo di attenzione e gioco, divertente e pieno. La prima, beh… tutto inizia con una doppia pagina di presentazione: i cinque malfatti dormono, ci accolgono nel più intimo dei loro momenti, così ci si presentano, inermi. E noi ne apprezziamo la semplicità, con riconoscenza lo sguardo si ingentilisce e pur nota il disordine, l’imperfezione sotto le coperte latente.

Il primo dei cinque era bucato, il secondo piegato, il terzo molle (e giù risate a pancia piena e nasi arricciati), il quarto capovolto e il quinto… lasciamo perdere! In cinque vivono in una casa sbilenca, cadente, anch’essa malfatta, ma non se ne preoccupano.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

Tra i cinque malfatti due sono divenuti il mio ideale giacché nell’ambire ad avere le loro imperfezioni potrebbe risiedere la chiave di una me migliore. Il bucato (chissà perché senza buchi in copertina) che grazie ai suoi buchi si lascia passare attraverso la rabbia ma anche la delusione, credo, le aspettative disattese, i rimpianti, la tristezza, per vederli in tutta la loro grigia e fumosa consistenza, osservarli dissolversi e non pensarci più. Il piegato, che conserva mille e mille ricordi tra le sue pieghe e ogni volta che lo desidera li dispiega, li svolge tutti assieme e ne gusta ogni momento. Come me così i bambini trovano ciascuno il suo malfatto preferito (in casa nostra è il molle), ne considerano i difetti, ci riflettono, a volte rimuginano, poi ci ridono su, capaci di fare ironia anche su sé stessi.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

I cinque piuttosto che rimediare, che raddrizzare, preferiscono ciondolare, sorridere di loro stessi e fare a gara su chi tra di loro possa essere quello più malfatto. Poi arriva l’eroico, il perfetto, la nota armonica e dissonante che tutto permea della propria immota perfezione. Tutto rischia di tradire e travisare. Si tratta di un essere bellissimo, liscio, con tutte le cose al posto giusto e una lunga, fulgente treccia rossa. Manco avesse un piano manageriale già pronto in tasca comincia a valutare competenze e attività dei cinque malfatti giungendo alla conclusione che no, non va affatto bene. Hanno bisogno di un progetto quei cinque, di un’idea soprattutto, che possa limare le loro macroscopiche imperfezioni.

I cinque però, e noi che così imperfetti li amiamo, lo sappiamo bene, si piacciono così. Non soffrono i propri difetti, con essi piuttosto convivono in piena consapevolezza e anzi, grazie ad essi vivono con più serenità e pienezza. E tanti saluti al perfetto, la cui fine è anche quella dell’albo e qui, chiaramente non vi svelo.

I cinque malfatti, Beatrice Alemagna - 2014, Topipittori
I cinque malfatti, Beatrice Alemagna – 2014, Topipittori

Malfatti-copTitolo: I cinque malfatti
Autore: beatrice Alemagna
Editore: Topipittori
Dati: 2014, 40 pp., 20,00 €

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Dove andiamo? Di qua o di là? – Scompiripiglio!

Scompiripiglio, Studio Euphrates - 2013, Topipittori
Scompiripiglio, Studio Euphrates – 2013, Topipittori

All’origine di Scompiripiglio c’è una bottega umanista, come sia possibile? Ebbene l’autore è uno Studio e questa scelta di far proprio uno stile, un’arte, e portarlo avanti sotto un unico nome per diverse menti operanti è di per sé un pro. Quella della bottega degli umanisti è una consuetudine che si è persa nel tempo e di cui in Italia sento la mancanza. Vive e prospera ancora in Giappone, e non a caso. Dello Studio Euphrates fanno parte anche Tomoko Kaizuka e Mio Ueda cui si deve Scompiripiglio!.

Scompiripiglio, Studio Euphrates - 2013, Topipittori
Scompiripiglio, Studio Euphrates – 2013, Topipittori

Ora, chi sono gli scompiripigli? Sono degli esseri un po’ qualcosa e un po’ qualcos’altro, creati con mescolanza e associazione, metodo sempreverde che garantisce un risultato divertente e dinamico. Ciascun libro di cui mi sono occupata che sia stato impostato su questa tecnica però è sempre risultato originale e il perché sempre ristà nel lavoro autoriale che ne è la base. Questi scompiripigli, per esempio, sono semplici e stilizzati, tutti neri, quasi come fossero sagome che si spostano indipendenti su sfondi altrettanto semplici e lineari, privi di prospettiva. Indipendente ancor più quando questa duplice consistenza si trasfonde anche nella duplice scelta data ai bimbi lettori che potranno liberamente decidere se seguire una strada o meno, dando svolte alle storie e segnando la strada dei protagonisti.

Scompiripiglio, Studio Euphrates - 2013, Topipittori
Scompiripiglio, Studio Euphrates – 2013, Topipittori

Dopo una breve parentesi introduttiva in cui scopriamo cosa siano gli scompiripigli: “animali nati da strani scompigli” si entra nel vivo delle storie (tre per la precisione) ed è puro divertimento. Nella prima Talfino, il protagonista metà talpa e metà delfino, va a far visita alla sua amica Polnacchia metà polipo e metà cornacchia, bravissima pasticcera. Sulla pagina di destra Talfino si trova sempre davanti a un bivio e il lettore, proprio segnandola e seguendola col dito, può scegliere quale strada seguire, voltando pagina, quella di sinistra propone un’altra scelta semplice ma che induce il lettore a indugiare e prendere una posizione che è manifestazione e affermazione dei propri gusti oltre che gioco. Ciascun’avventura si conclude con un’esortazione a continuare la lettura vivendone altre il che è anche un espediente narrativo e una soluzione grafica che riporta ogni storia alla stessa impostazione della precedente, stessa l’alternanza, stesso il ritmo. Solo che in Talfino e la scompiripappa c’è un po’ più di scompiglio e le scelte raddoppiano a ogni voltar pagina: i lettori a volte reagiscono alle sollecitazioni concentrandosi, altre volte scelgono rapidamente per poi ripensarci e poi ritornare sui propri passi e una ridda di ditini s’affolla a scegliere per Talfino il formaggio fuso, o le uova, o un hamburger. E poi cambiare idea per avere una buona scusa per tornare indietro, o ricominciare e raccontare da sé introducendo altri personaggi, scompigliando le storie e mescolandole, perché se Polnacchia sa cucinare così bene Talfino cosa mangiare deve chiederlo anche a lei!

ScompiripiglioTitolo: Scompiripiglio!
Autore: Studio Euphrates
Editore: Topipittori
Dati: 2013, 40 pp., 16,00 €

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