L’uovo

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero

Le tavole di Britta Teckentrup mi affascinano sempre. Anche quando sono giocose, nei libri per piccolissimi, hanno una vena di nostalgia, di rilevante, di antico.

Sfoglio L’uovo e questa nostalgia mi pervade. Sembra che il colore sia stato steso su piani arrugginiti, su vecchi portoni tinti a vernici pastello, scrostate, che il colore sia stato dato e poi, dove serve, grattato via, lasciando intravedere la base su cui si poggia. Il risultato è raffinato, conferisce a ogni tavola un sapore che sa di antico, scientificamente affidabile, d’altri tempi. Questa sensazione data dal mezzo si mescola alla consapevolezza della perfezione dell’oggetto considerato, una pienezza semplice. Un guscio dalla consistenza perfetta per essere durissimo e fragile al momento giusto, la cui forma affascina e, scopriamo, s’adatta al suolo sul quale viene deposto. Una consapevolezza atavica che ha basi empiriche e che tocca, inevitabilmente, tocca.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Dunque, perfetto all’esterno, sempre diverso: candido, punteggiato, striato, verde, azzurro, tondo, ovale, piccolo quanto la capocchia di uno spillo o grande quanto 160 uova di gallina. Perfetto all’interno, laddove il fascino si intreccia alla meraviglia e al mistero che sempre ammantano l’evolversi e il nascere di una nuova vita. Perfetto anche il guscio di questo libro, dal colore raffinatissimo, ha una consistenza porosa, piacevole al tatto, sembra respirare, leggero e al contempo robusto.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Splendidi i verdi e gli azzurri delle uova di merlo e tordo, su di essi ogni puntino, ogni striscia, pare studiata per dare ancora più luce al colore predominante. Non mi sorprende che tanta semplice bellezza abbia ispirato artisti di ogni tempo.

Il libro procede secondo la struttura classica delle risposte a ipotetici ‘perché?’/ ‘come?’ mantenendosi in equilibrio tra scienza, curiosità, arte. La rana depone uova di gelatina trasparente, che prendono il colore dello stagno, cristalline e fragili. Fragili lo sembrano, in realtà sono un miracolo di elasticità e leggerezza che ben si sposa con l’ambiente in cui maturano fino a schiudersi. Le uova del picchio sono bianchissime, rilucono perché così nel buio del nido profondo i genitori possono individuarle facilmente. Mentre le uova d’insetto hanno forme diversissime tra loro, non solo sferiche, ma anche a cilindriche, coniche, a punta.

L'uovo, di Britta Teckentrup - 2020 Uovonero
L’uovo, di Britta Teckentrup – 2020 Uovonero

Non può mancare nella vostra libreria.

uovo_cover_LDTitolo: L’uovo
Autore: Britta Teckentrup (traduzione di Sante Bandirali)
Editore: Uovonero
Dati: 2020, 96 pp., 19,50 €

Il nostro albero

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero

C’è qualcosa che resta sospeso in questo racconto di Mal Peet illustrato da Emma Shoard. E non è il finale, perché quello lascia intendere che una strada, una direzione, dopo una inversione a U radicale, la si possa imboccare. È piuttosto la sensazione che nessuno tra queste pagine sia felice, lo sia stato, possa esserlo compiutamente.

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero
Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard – 2019 Uovonero

Ci sono tre persone, un bambino, un papà e una mamma. Poi s’insinua tra loro una casa, una casa sull’albero, con tutto il suo carico di meraviglia, sogno, infanzia. Rapisce il bambino, lo protegge, lo stacca dal suolo ruvido della realtà. Ed è bellissimo. Rapisce il padre, lo protegge, lo stacca dal suolo ruvido della realtà. Ed è quantomeno disturbante. Perché quella presenza adulta, per quanto fragile e ricondotta al desiderio dell’infanzia, contamina quel luogo con il proprio disagio e proprio dolore, deprivandolo del suo valore, della sua identità di spazio deputato ai bambini, dedicato al figlio.

La madre si occupa di tutti gli accidenti pratici, il padre di realizzare un sogno. E lo fa, da animo sensibile quale è, con cura estrema, chiedendo scusa all’albero ogni volta che gli conficca dentro un chiodo. Insieme, padre e bambino, lasciandosi alle spalle una madre che pare indifferente all’uno e all’altro, ma della quale poco si sa e nulla si può giudicare, abitano quel sogno realizzato con amore. Dal Nido, così lo aveva chiamato, padre e figlio ascoltando “il coro dell’alba” assieme, dopo avervi trascorso la notte. È esattamente qui che tutto comincia ad essere sospeso. Lo avevano già anticipato le illustrazioni, con il loro tono morbido, sfumato, quasi sfocato, dove una pennellata di grigio può essere ramo accogliente, coperta, ombra, tremore. Il bambino si addormenta nella casetta sull’albero, certo di risvegliarsi nel suo letto, dopo il bacio della mamma. E ciò non accade e lo smarrisce; il pensiero di quello che c’è oltre la soglia del Nido, preoccupa e affligge il padre, che se ne è già allontanato, con noncuranza. È ansia per la madre.

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero
Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard – 2019 Uovonero

“Cosa ne pensi del tuo nido?”
Pensavo che fosse stupendo. Meraviglioso.
Dissi: “è per me?”
Papà mi guardò, con un sorriso corrucciato.
“Certo che lo è!” disse.

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero
Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard – 2019 Uovonero

Nel sorriso corrucciato del padre si intravede l’incertezza. Si intuisce che accadrà tutto quello che è certamente accaduto per rendere il meraviglioso Nido l’accozzaglia di rottami che il bambino, ormai adulto, si ritrova davanti dopo aver deciso, senza una ragione vera e propria, di farvi ritorno, di vedere chi abitasse la casa che avevano lasciato quando tutto si era rotto. Tra il Nido e il rottame del nido c’è un amore finito, una malattia, una separazione, un trasloco, certamente del dolore. E il nostro restare sospesi in balìa di una sensazione che si nutre di empatia, che è difficile da dissolvere.

Un racconto che “parla di” non facendolo. Perfetto.

791_ilnostroalbero_COPTitolo: Il nostro albero
Autore: Mal Peet, illustrazioni di Emma Shoard (traduzione di Sante Bandirali)
Editore: Uovonero
Dati: 2019, 90 pp., 15 €

Il pavee e la ragazza

Il pavee e la ragazza, di Siobhan Dowd, Emma Shoard - 2018 Uovonero

Può la lettura rivelarsi il collante primo tra un ragazzo e una ragazza, considerato che il primo non sa leggere e pare che non abbia alcuna intenzione di imparare a farlo?

Pare, così sembra. Così come pare, così sembra, che gli zingari rubino e pare, così sembra, che lancino maledizioni.

Il pavee e la ragazza, di Siobhan Dowd, Emma Shoard - 2018 Uovonero
Il pavee e la ragazza, di Siobhan Dowd, Emma Shoard – 2018 Uovonero

Jim un po’ coccola e un po’ risente delle parole ripetute dalla madre come un mantra

“Non ti invischiare con nessuno dei buffer. Sono tutti uguali. A noi pavee ci odiano. Con loro fai quello che devi fare e poi vattene”.

Jim deve imparare a leggere e scrivere, tenere d’occhio Declan, che soffre di asma ed è molto fragile, e stare alla larga dai buffer. Tre dettami volti allo stesso risultato: proteggersi dai guai.

pavee2
Il pavee e la ragazza, di Siobhan Dowd, Emma Shoard – 2018 Uovonero

Siobhan Dowd ha lavorato a lungo per la protezione delle persone emarginate, in particolare per le comunità nomadi in Irlanda e in Inghilterra. In questa, che è la sua prima storia, Jim, il ragazzo protagonista viene definito “zingaro”, “rom”, per rendere appieno il tono dispregiativo cui i “non zingari” si riferiscono a lui o gli si rivolgono. Siobhan Dowd per definire Jim non sceglie né i termini di uso dispregiativo, né quelli convenzionali della stampa (“nomade”, “gitano”), opta per “pavee” che non è termine usuale né atipico. È di questa storia, suo proprio.  Jim è un pavee e i non-pavee sono buffer (termine che Sante Bandirali ha lasciato originale per conservarne la specificità).

In queste pagine abitano quindi Jim, parecchi pregiudizi, i genitori e i suoi amici pavee, i buffer, molto odio e Kit. La ragazza del titolo,che non è che sé stessa, sa leggere e ama cantare.

pavee3
Il pavee e la ragazza, di Siobhan Dowd, Emma Shoard – 2018 Uovonero

Parola dopo parola si ha la sensazione che si renderà necessario prima o poi andare altrove, cambiare, crescere. Che arriverà il momento in cui si renderà necessario farsi forza. Le illustrazioni ad acquerello di Emma Shoard insistono su questo: le pennellate non restano nei margini, valicano il confine in volute a volte piene, altre sfrangiate; raccontano i tentativi sghembi del pavee e della ragazza di liberarsi, andare oltre, cercare un cantuccio che sia solo loro in cui non aver timore di leggere una parola per un’altra, di cantare a squarciagola, di fermare la corsa della biglia della maldicenza che a furia di rotolare senza freno, finisce per imbrattare anche il vetro più brillante di polvere e fango.

È una storia dolorosa in cui i più fragili sono sconfitti dalle contingenze, in cui gli ultimi, però, conservano il coraggio di essere sé stessi, in un incrollabile equilibrio tra il perdere e conquistare la libertà. </p

51riklc7bhl._sx344_bo1,204,203,200_Titolo: Il pavee e la ragazza
Autore: Siobhan Dowd, Emma Shoard
Traduzione: Sante Bandirali
Editore: Uovonero
Dati: 2018, 101 pp., 15,00 €

Se vivi a Roma cercalo in libreria, al Giardino Incartato, in via del Pigneto 180, se invece vivi in un paesino sperduto delle Langhe o dei monti calabri Lo trovi anche sugli scaffali virtuali di Amazon.it

Una per i Murphy

Carley Connors è talmente vera da sembrare finta. Soffre di pene che ferirebbero anche il cuore più coriaceo, soffre di abbandoni che non sono solo fisici. Soffre anche di sé stessa, a causa di un cumulonembo di lacrime che rimane compatto, non si scioglie in pioggia, mentre disseterebbe la consolazione, la speranza. Ma Carley viene da Las Vegas e lì, a quanto pare, piangere è da idioti. Quindi non si piange, nemmeno quando ci si risveglia in ospedale ricoperte di lividi, nemmeno quando si ha un ricordo inquietante sul come ci si è procurati quei  lividi, nemmeno quando la propria madre naturale è in coma e si viene dati in affido a una famiglia che sembra candita. I Murphy sono impeccabili, profumati, gentili, organizzati. I Murphi sono talmente perfetti da sembrare costruiti.

L’incontro tra queste due finzioni apparenti sembrerebbe condurre su sentieri poco praticabili. E invece, con una maturità più consapevole da parte dell’autrice rispetto a Un pesce sull’albero, le due strade trovano diversi punti di intersezione sebbene continuino a mantenersi sempre indipendenti  tra loro. Leggendo si percepisce una cura molto attenta proprio al non lasciare che la corsa della storia, che è quella di un’adolescente, quindi va veloce di per sé, subisse il passare del tempo, l’immediatezza dei sentimenti, il loro evolversi. Si arriva sempre come se si passeggiasse lentamente; di tanto in tanto per inciampi, qualche salto repentino, qualche sosta, per recuperare l’affanno di certe emozioni.

Carley è caparbia, intelligente, generosa. E ha una qualità tra le più belle e salvifiche: si pone sempre delle domande e non si ferma mai alla prima risposta. Sa stupirsi nel vedere disattesi i propri pregiudizi e cresce, e crescendo cambia, e mentre tutto questo accade, attorno a lei anche gli altri crescono e cambiano, fino a un finale che è forse il più giusto ma anche tremendamente doloroso.

Anche in questo secondo romanzo di Lynda Mullay Hunt ho avuto lo stesso timore che avevo rischiato nel primo: che a un certo punto il rapporto tra Carley e il figlio maggiore dei Murphy, Daniel, potesse risolversi nel classico contrasto tra caratteri forti che si scontrano duramente per poi imparare ad amarsi nel riconoscersi simili. Ma ho sciolto il nodo così come era avvenuto con Un pesce sull’albero, modificando solo il contingente: non è piuttosto vero che in un contesto come quello familiare, le dinamiche di aggregazione rispondono a determinati principi, si muovono su binari piuttosto definiti?

E infatti mi sono dovuta ricredere, in un certo senso l’incedere della storia mi ha rassicurata. Non c’è niente di scontato, specie quando si tratta di considerare e raccontare il rapporto tra una figlia e la propria madre, o, meglio, tra una figlia e le due madri che ha avuto occasione di conoscere e amare.

Più volte è citato un celebre albo di Shel Silverstein, L’albero. In quell’albo si racconta di un bambino che gioca con un albero, e passa il tempo assieme a lui, il tempo della sua crescita, e ad esso confida i suoi segreti, entrambi si innamorano l‘uno dell’altro, l’albero regala al bambino i suoi frutti e il bambino li accetta con naturalezza, come se fosse scontato – perché lo è tra una bambino e la propria madre -, fino a chiedere qualsiasi cosa, e a riceverla, fino a chiedere tutto, e ad essere, comunque, inconsapevoli nel ricevere e felici nel dare.

“L’albero è proprio scemo”.

[…]

“Carley, tesoro. È un libro sull’amore incondizionato”. Prima di finire esita un istante. “L’albero è un libro sull’amore di una madre per il proprio figlio”.

Faccio un passo indietro e mi appoggio di nuovo alla parete.

Una per i Murphy è un libro sull’amore incondizionato; anch’esso, come L’albero, smarrisce, pone domande, mette con le spalle alla parete.

one-for-the-murphy.jpgTitolo: Una per i Murphy
Autore: Lynda Mullaly Hunt
Traduzione: Sante Bandirali
Editore: Uovonero
Dati: 2018, 270 pp., 14,00 €

Thornhill

Thornhill è un libro con un peso molto consistente. Lo si prende in mano attratti dalla sua eleganza e lo si sente compatto, se ne accarezza la copertina e si percepiscono i vuoti e i pieni del rilievo. È un libro che comunica ancor prima della lettura, al tatto.

L’ho letto diversi mesi fa. Poi l’ho riletto, perché ero certa di avere altro da ricercare oltre a tutto quanto avevo già ricevuto, ed era molto. Avevo intensità; protagonisti complessi e senza stereotipi; tensione narrativa senza cadute o interruzioni. Una straordinaria aria nebbiosa, grigia l’atmosfera tra tanto nero e bianco. Un limbo della narrazione in cui si muovono da una parte Ella, dall’altra Mary, in mezzo un fantasma, un corvo, una antagonista psicotica e crudelissima. E in questo muoversi ciascuno per sé, tutti si incontrano, nella nebbia cozzano l’uno con l’altro e nello scontrarsi dei protagonisti le storie si intrecciano e anche i pensieri di chi legge.

Thornhill, Pam Smy - 2017 Uovonero
Thornhill, Pam Smy – 2017 Uovonero

La storia procede alternando testo e immagini. la narrazione prende le mosse con le immagini nonostante esse siano interrotte da colophon e frontespizio. Sulle sguardie uno steccato con il filo spinato e un chiaro divieto d’accesso che suggerisce un pericolo, un pericolo molto grave che viene alleggerito da dei rampicanti dalle foglie strette e piccole che gli si abbarbicano. Sembrano dare un tocco di leggerezza, di natura che abbellisce e rasserena. O nasconde? O si allea con il pericolo e lo rende ancora più infido nascondendolo alla vista con l’aiuto della bellezza e del tempo?

Poi fa capolino il corvo e su quello steccato troneggia, un po’ sentinella un po’ spauracchio. Quindi il buio e dunque le parole. Si tratta di un diario, e comincia l’8 febbraio 1982. Nelle parole, poche, angoscia, paura, solitudine e disperazione. Lo sappiamo già, c’è una vittima e un’aguzzina, e fa paura. E la vittima si chiama Mary, è una bambina sola, bullizzata, fragile, che vive a Thornhill, un orfanotrofio femminile sul quale grava lo spettro della chiusura.

Dalle parole si passa alle immagini, ritorna il corvo, appollaiato sul filo spinato, con la schiena al lettore, come indifferente, e di nuovo le piante con pampini che diventano artigli a mano  a mano che s’allontanano dalla luce. E una ragnatela tesa e bianca tra di essi, con un ragno enorme che non si precipita sulla sua piccola vittima, piuttosto ristà, in agguato, sottoponendo la sua vittima al terrore di quello che certamente accadrà, più a lungo possibile.

Thornhill, Pam Smy - 2017 Uovonero
Thornhill, Pam Smy – 2017 Uovonero

Si sfogliano le pagine ed esse tagliano l’aria grigia, come le ali del corvo che si alza in volo e lascia il filo spinato per arrivare sulla finestra della stanza di una bambina, nel 2017. Una bambina di nome Ella, che ha appena cambiato casa, trasferendosi vicino a un edificio abbandonato e lugubre, e che ha perso la mamma.

Thornhill, Pam Smy - 2017 Uovonero
Thornhill, Pam Smy – 2017 Uovonero

Attorno all’orfanotrofio, di fianco alla nuova casa incombono un giardino incolto e un edificio abbandonato. questo, oltre al grigio, al bianco e al nero, è il filo conduttore, almeno quello apparente, tra le due storie, e su quel filo vola e si appollaia il corvo. Varcarne i confini potrebbe portare al precipitare degli eventi o scoprire luoghi che si rivelino un rifugio. Ma ci muoviamo tra le pagine di una storia, che definirei dal realismo horror, e si cammina verso un finale che smuove paure profonde e insiste su un senso di impotenza che angoscia.

ThornhillTitolo: Thornhill
Autore: Pam Smy
Traduttore: Sante Bandirali
Editore: Uovonero
Dati: 2017, 538 pp., 18,50 euro

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #6

Di Henry Winkler e Lin Oliver, con le illustrazioni di Giulia Orecchia: Hank Zipzer e le cascate del Niagara. Uovonero edizioni

ElisaAttraversoLoSpecchio #6
ElisaAttraversoLoSpecchio #6
brb_ferraro #ElisaAttraversoLoSpecchio #uovoneroedizioni #altaleggibilità #henrywinkler #linoliver #lettureautonome #foto_recensione #recensioni
________
*è divertente e d’amicizia
*insegna un sacco di scuse buone per non fare i compiti
*ci sono anche un’iguana e un cane
ElisaAttraversoLoSpecchio #6
ElisaAttraversoLoSpecchio #6

Un pesce sull’albero

Quando saliamo in macchina, Travis dice: “Hai visto come quel tizio mi ha preso per un allocco? Cercava di fregarmi. Ricordati, Ally. Quando qualcuno ha scarse aspettative nei tuoi confronti, a volte puoi usarlo a tuo vantaggio”. Poi mi guarda dritto negli occhi e indica il mio naso. “Purché non abbia anche tu scarse aspettative nei confronti di te stessa. Capito?”

Ho scelto questo paragrafo per aprire la mia recensione perché trovo sia specchio di tutto il romanzo. La protagonista, Ally, una ragazzina sveglia, sveglia oltre la media, ascolta le parole del fratello Travis, il quale parla con un tono che è molto consapevole e che lascia intendere più di quanto non dica. Tono e sottintesi che si esplicitano anche nel lessico, anche nel fraseggio. “Allocco”, “fregare”, “scarse aspettative”, “vantaggio”, “te stessa”. C’è il passaggio dal ciò che vedono gli altri, le conseguenze di questa visione distorta e infine l’indagine su se stessi e la consapevolezza. Il “ricordati, Ally” dritto tra due punti, infine, mi ha suggerito una decisione e una premura che difficilmente Lynda Mullay Hunt avrebbe potuto rendere diversamente.

Ally è dislessica. È consapevole della sua difficoltà, che la condiziona pesantemente anche nella vita quotidiana, ma non è consapevole del fatto di esserlo. Non sa definire la propria difficoltà, quindi non sa come affrontarla e, ancora, la subisce. Però, ha una velocità di apprendimento e una rara intelligenza. Il che, sulle prime, sembra complicare le cose, piuttosto che il contrario. E ci si rende conto, man mano che si procede, di quanto contino gli insegnanti, quanto averne di eccellenti o di pessimi possa incidere sulla vita di ciascuno. Per Ally, la vita scolastica è un inferno di disagio e mortificazione, fino a quando, appunto, non subentra al precedente un insegnante illuminato, un insegnante votato al suo mestiere.

Una lettura avvincente, nel mezzo della quale ho incominciato a percepire una nota dissonante. Temevo che l’amicizia nata tra Ally, Albert e Keisha rispondesse allo stereotipo in cui spesso si incappa per contrastare lo stereotipo (il genio, l’anticonvenzionale, la ragazzina stramba contrapposti ai bulli e alle ragazzette frivole, vuote). In realtà, dopo aver rimuginato sulla questione, mi sono vista costretta a fare i conti con la realtà: non è piuttosto vero che in un contesto come quello scolastico, le dinamiche di aggregazione rispondono a determinati principi, si muovono su binari piuttosto definiti?

E considerato che questa storia ha il sapore della realtà, il discorso torna. La dissonanza si attenua e diventa piuttosto armonica.

Le farfalle vengono da me. I loro colori e i motivi decorativi che hanno sulle ali mi fanno domandare perché non ho mai disegnato farfalle. Non volano come gli uccelli, in modo lineare, ma vanno un po’ di qua e un po’ di là. Mi chiedo se sono una farfalla anch’io.

Dopo aver passato tutta la sua esistenza a cercare di ingannare gli altri (spesso riuscendoci) con lo scopo di nascondersi, ritenendosi così come gli altri la definiscono, “lenta”, Ally riesce a cambiare prospettiva, a non voler più arrivare laddove vogliono gli altri, con volo dritto e lineare, ma esattamente laddove vuole lei stessa, con volo parabolico, volteggiante.

Un pesce sull’albero è un libro la cui lettura consiglio a ragazze e ragazzi dai 10 anni. Vi troveranno caparbietà, coraggio e sorrisi, di cui è meglio non fare senza.

un pesce sullalberoTitolo: Un pesce sull’albero
Autore: Lynda Mullay Hunt (traduzione di Sante Bandirali)
Editore: Uovonero
Dati: 2016, 263 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

Liberi tutti!

Nella schiera dei genitori iperprotettivi ci sono anch’io. Ma, per fortuna dei miei figli, vivo l’eterna lotta tra il “vai! La neve è meravigliosa! Rotoliamo! Mangiamola!” e il “uh! Non prenderanno freddo? E se scivolano?” in maniera piuttosto personale, volto la schiena alle mie incertezze: vincono gli sguardi divertiti, vince la loro, sanissima, tensione allo sperimentare, al vivere avventurosamente.

Liberi tutti!, Arianna Papini - 2015, Uovonero
Liberi tutti!, Arianna Papini – 2015, Uovonero

Ecco, leggendo “Liberi tutti!” di Arianna Papini, ho apprezzato quanto vi dirò, ma soprattutto è stato come ricevere un messaggio nella bottiglia, arrivato a me, proprio a me!, del tutto inconsapevolmente, e che io stessa mi sono ritrovata a stappare senza troppa consapevolezza. Non lo dico spesso ma questo albo per bambini è anche un albo per adulti.

Sarebbe probabilmente più logico partire dall’alternarsi di “no” e “sì” che guida tutta la lettura, ma io preferisco partire dagli sguardi, perché gli occhi di tutti i protagonisti contribuiscono a rafforzare la mia consapevolezza. La gallina, cresta ritta, petto all’infuori, sembra chiocciare sussurrando: Non vorrai per caso confermare i luoghi comuni sul mio conto?
Questo perlomeno l’ha sussurrato, in tono che non ammetteva replica, a me.

Ai bimbi questi occhi dicono, invece: “Lo facciamo? Eh?!”… Dice così lo sguardo dell’armadillo, quello del pettirosso. Quello del gatto no, perché i suoi occhi sono celati sotto alle falde di un cappello e dietro lenti scure, perché No. Il sole. Ma solo per il breve tempo di una pagina, poi si libera anche lui e raggiunge gli altri. Sono Liberi tutti!

Liberi tutti!, Arianna Papini - 2015, Uovonero
Liberi tutti!, Arianna Papini – 2015, Uovonero

Ritrovo in queste tavole di Arianna Papini lo spazio lasciato al vuoto, al bianco, che parla e si fa esso stesso libertà. Ritrovo textures e patterns raffinati che ammorbidiscono anche le gabbie, per fortuna aperte. Ritrovo una certa leggerezza da me perduta, ricordo caro e intenso della libertà della mia infanzia, vissuta senza patemi, senza controllo, per i prati, tra i rami, a scavalcare cancelli, a cadere negli stagni, per voler acchiappare le rane, e uscirne fradicia e felice. È intenso, il ricordo, perché così è libertà. E se l’abbiamo smarrita, è necessario ritrovarla. Sì. Liberi tutti!

liberi tutti copertinaTitolo: Liberi tutti!
Autore: Arianna Papini
Editore: Uovonero
Dati: 2015, 36 pp., 14,00 €

Lo trovi tra gli scaffali virtuali di Amazon.it

 

Non l’ho letto, ma mi piace #1 – Tutt’altro che tipico

Jason Blake ha dodici anni. È autistico e vive in un mondo di persone neurotipiche. Sa che ogni giorno qualcosa per lui andrà storto, ed è solo questione di tempo. Jason riesce a essere se stesso scrivendo racconti, che posta sul sito Storyboard. È qui che conosce una ragazza, PhoenixBird, che diventa la sua prima vera amica. Ma, insieme al desiderio di incontrarla, Jason è terrorizzato all’idea che se veramente si incontrassero lei vedrebbe soltanto il suo autismo e non il vero Jason.71sD3HdUDyL._SL1372_

Tutt’altro che tipico non l’ho letto ma mi piace per diverse ragioni. La prima è che il titolo apre una prospettiva di lettura assolutamente interessante e ben si coniuga con una quarta di copertina che, naturalmente sottolineando il valore del testo che si raccomanda segnalando il fatto che è vincitore dello Schneider Family Book Award, è onesta col lettore giacché non apre a descrizioni mirabolanti ma concentra nella semplicità di una citazione l’efficacia che stuzzica la lettura. La seconda è che di storie che tocchino argomenti complessi ce n’è sempre bisogno, giacché di superficialità siamo circondati abbastanza; e l’autismo è tema più che complesso, svolto da Uovonero (la casa editrice che pubblica questo romanzo di Nora Raleigh Baskin) con assoluta competenza e onestà, con brio ma senza leggerezza, con attenzione ma senza pedanteria, con empatia ma senza patetismi. La terza, appunto, è che questa casa editrice merita fiducia a prescindere, per tutti i motivi di cui sopra e per l’altissimo valore della sua linea editoriale. Non l’ho letto, ma mi piace, dunque, e lo consiglio senza dubbio con la promessa che non appena letto, e non vedo l’ora. tornerò su questa pagina a darvi conferma di tutte le aspettative.

Tutt’altro che tipico di Nora Raleigh Baskin, Uovonero – Acquistalo su Amazon.it