Il sentiero

La Signora Tasso è molto vecchia. Ma questo non lo si direbbe né dal portamento, né dal manto, bello grigio, folto. Che sia vecchia però si deduce da tutte le cose che ha visto e di cui conserva i ricordi sugli scaffali: una foglia, un pezzo di maiolica, un sasso molto tondo…

<em>Il Sentiero</em>, di Marianne Dubuc - 2018, Orecchio Acerbo
Il Sentiero, di Marianne Dubuc – 2018, Orecchio Acerbo

La Signora Tasso ha una consuetudine: ogni domenica imbocca il sentiero che parte proprio dal suo giardino e si avvia verso la cima della montagna. Mentra avanza con passi quieti ma ben sicuri, incrocia i suoi amici di sempre. Per primo Federico, lo zigolo dalla gola bianca e poi Alessandro, per il quale strada facendo raccoglie dei bei funghi profumati.

<em>Il Sentiero</em>, di Marianne Dubuc - 2018, Orecchio Acerbo
Il Sentiero, di Marianne Dubuc – 2018, Orecchio Acerbo

La Signora Tasso si prende il suo tempo, fa ogni cosa con calma, sorridente e sempre attenta al bosco che la circonda e che conosce molto bene non solo nei suoi sentieri, ma anche nei suoi suoni, profumi, colori. E un gatto, per di più con la testa arancione, non può passare inosservato al suo occhio attento. Capita che incontri qualche amico in difficoltà, allora, con la premura che la contraddistingue, si ferma, soccorre, e riparte.

Ma oggi si sente osservata. “Ce n’è per tutti e due, se hai fame.” La Signora Tasso è così. Divide tutto, perfino la merenda.

E Lulù, che non svela subito il suo nome ma si mostra molto sincero nel dirsi impreparato, ancora piccolo, accetta la merenda e chiede, si informa, con frasi piccine, curiose, esitanti. Da come socchiude gli occhi, da come poi intreccia le zampe, da come ancora torna a incupirsi, ecco, da tutto questo sottolineare inconsapevolmente ciò che dice, traspare il fortissimo desiderio di accompagnarsi alla Signora Tasso, verso la cima del Pan di Zucchero e il timore di non esserne capace, di non essere ancora pronto.

<em>Il Sentiero</em>, di Marianne Dubuc - 2018, Orecchio Acerbo
Il Sentiero, di Marianne Dubuc – 2018, Orecchio Acerbo

E la Signora Tasso sa ascoltare tutto: quello che Lulù dice, quello che sottintende. E sa quando è il momento di lasciar fare al tempo, di non essere insistente.

Il sentiero di Marianne Dubuc è un albo delicato, che racconta con molta naturalezza la nascita e l’evolversi di un rapporto di amicizia, in cui la complicità matura letteralmente passo dopo passo; forse filosofico, forse addirittura capace di raccontare uno dei tanti sensi della vita, delle sue tante possibili direzioni.

Non è una parola che amo usare quella che invece ho scelto per definire Il sentiero, ma mi sono interrogata a lungo e ritengo sia la più adatta, se spogliata dalla banalità di cui la consuetudine la riveste. Si tratta di un libro dolce. Per la grazia delle sue parole, per la lievità delle sue illustrazioni, per quel Pan di Zucchero che è così meraviglioso raggiungere da soli, assieme.

266 Il sentieroTitolo: Il Sentiero
Autore: Marianne Dubuc
Traduttore: Paolo Cesari
Editore: Orecchio Acerbo
Dati: 2018, 68 pp., 17,50 €

Lo trovi sugli scaffali virtuali di Amazon.it

Il ragazzo fantasma

Edito per la prima volta nel 2000 (e poi tradotto da Chiara Gandolfi e pubblicato in Italia da bohem press nel 2011 con le illustrazioni di Federico Appel), “Il ragazzo fantasma” è un romanzo complesso che comprende in sé la tensione sottile dell’horror, la delicatezza della meditazione sul senso di sé e della vita (e quindi della morte), la difficile acquisizione della consapevolezza della rilevanza delle proprie azioni.

David è un ragazzo di 12 anni, basso per esserlo e per questo bullizzato a scuola. I genitori di David sono separati e la madre vive proprio in un altro Paese, ma il padre, Harry, riservato e mite, è premuroso e accogliente. Nonostante ciò o a causa di tutto ciò David col padre parla poco, per niente. Preferisce covare in sé le proprie insicurezze e lasciarle fluire in idee e azioni del tutto controproducenti nell’ottica del trovare sfogo o serenità, ma piuttosto rilevanti, sebbene drastiche, in quanto ad autonomia e crescita.

Il ragazzo fantasma, di Melvinn Burgess, ill. di Federico Appel - 2011, Bohem Press
Il ragazzo fantasma, di Melvinn Burgess, ill. di Federico Appel – 2011, Bohem Press

David aveva paura, una paura folle! Ma su David la paura aveva l’unico effetto di dargli uno stimolo in più

Uno stimolo in più, una ragione assieme alle altre per cedere a quella voce irresistibile che spinge David a intrufolarsi nel condotto di aerazione. Spiare gli altri e perpetrare piccole vendette ai danni di persone innocenti sembra essere per David una buona risposta ai soprusi che subisce quotidianamente. Ma tutto si complica e assume contorni inquietanti quando trova un compagno di scorribande piuttosto arrabbiato ed evanescente: lo spettro di un ragazzo carico di rabbia e insoddisfazione.

Chi è questo fantasma, o meglio, chi era? Perché è così ostinatamente crudele col mite vecchietto ultranovantenne dell’appartamento del quinto piano?

David si lascia trascinare in un crescendo di violenza e vandalismo che molto incidono sulla salute, già molto precaria del signor Alveston, fino a ficcarlo in un guaio che non vale assolutamente l’amicizia, apparentemente incredibile, con un fantasma.

David e il ragazzo fantasma distruggono l’appartamento del vecchio; per il fantasma, ovviamente, nessuna conseguenza, per David un po’ per costrizione (il padre gli impone di fare amicizia con lui), un po’ per scontare la pena inflittagli dal giudice, comincia un periodo di crescita inatteso: si sorprende a stringere con il signor Alveston un’amicizia profonda e sincera che condurrà entrambi verso una maturazione; verso loro stessi, con consapevolezza.

Lo spazio dietro al muro, però, continua a chiamare. Chiama David, chiama il signor Alveston.

Non ci andrò, – promise  se stesso.Poi lo disse ad alta voce: – Non ci andrò! – Gli rispose solo il silenzio, ma un silenzio con dentro qualcuno.

Non posso andare oltre senza svelare il nodo e la chiave di questo che è un romanzo in cui la tensione e il mistero sono prevalenti, ma posso dirvi senza dubbio che Burgess è magistrale nel rendere entrambi profondi, costellando la narrazione di elementi introspettivi veramente eccellenti. Quello di Burgess è, come sempre, uno sguardo attento e premuroso sull’adolescenza, e le sue dolorose contingenze sociali e interiori. Qui l’adolescenza si mescola con la vecchiaia, tingendo il tutto di un’atmosfera incalzante, per lo scorrere del tempo presente, e soffusa, per il ricordo di quello passato. Un romanzo la cui lettura consiglio dai 9 anni in su.

Il ragazzo fantasma h230Titolo: Il ragazzo fantasma
Autore: Melvin Burgess (ill. in bianco e nero di Federico Appel), trad. Chiara Gandolfi
Editore: Bohem Press
Dati: 2011, 184 pp., 16,50

Lo trovi sugli scaffali virtuali di Amazon.it

L’estate è quasi finita e Garmann ha paura

Stian Hole L'estate di Garmann
L’estate di Garmann, Stian Hole- 2011 Donzelli

Mi è capitato che mi si chiedesse il perché del mio interesse (della mia passione direi meglio) per i libri per bambini. Molto spesso mi sono limitata a rispondere che nei libri per bambini ritrovo quello che c’è nei grandi classici della letteratura e offerto con raffinatezza. In realtà c’è anche più di questo; non per ultimo c’è la capacità rara di alcuni libri per bambini di porre con naturalezza quelle immense domande esistenziali così raramente espresse nel quotidiano e altrettanto artificiosamente poste nella letteratura destinata agli adulti.

Garmann è un bambino e Stian Hole riesce magistralmente nell’impresa di raccontarci le sue paure e le sue ansie non abbandonando mai l’ambito dell’introspezione, neppure quando al meditare teso del bambino, che ha paura del suo primo giorno di scuola e soprattutto di affrontare il suo primo giorno di scuola senza aver perso nemmeno un dente, si alternano le domande dirette alle tre anziane zie in visita a casa sua per l’estate o al padre violinista o alla madre capace di coltivare un giardino di impareggiabile bellezza. Poi naturalmente c’è la magia, c’è l’incanto, c’è quell’ardimentoso sfiorare il grottesco che è divertente, spassoso. C’è ancora altro. C’è la poesia di immagini così fantasiose e vere da essere ciascuna un sogno, un ricordo, una speranza, un’ansia. E ritrarre curiosità e paura non è mai facile, certamente mai universale, perché mai universalmente intese.

L'estate di Garmann, Stian Hole- Donzelli
L’estate di Garmann, Stian Hole- 2011, Donzelli

Rispondere con sincerità a una domanda di portata tale quale: “di cosa hai paura?” comporta diversi accidenti: il primo, quello più rischioso, è che la persona a noi di fronte ci ami e quindi risponda sinceramente; il secondo, meno ardito del primo ma comunque impegnativo, è che la risposta che si ottiene sia poco chiara e prolissa; il terzo, e questo è il caso delle ziette, che si ottengano delle risposte dolci come certe bacche di gelso ma vere e grevi: “Ho paura di morire”; “Ho paura di dover presto usare un deambulatore”; La paura del papà “ho paura di doverti lasciare”.

L’estate di Garmann, Stian Hole – 2011, Donzelli

La terza zietta non ricorda più le cose, ha perso la memoria per cui è al riparo delle paure e si culla nel desiderio della torta di mandorle. Garmann è un bambino e alla fine dell’estate dei suoi sei anni andrà per la prima volta a scuola e ha paura, sente il peso del confronto con gli altri bambini capaci di fare mille cose e già senza qualche dente ma si ripara nella naturalezza della speranza nel fronteggiarla.

Le illustrazioni, assolutamente originali, sono un bizzarro collage di incisioni, ritagli di vecchie carte da parati, foto, ritocchi digitali. Esse stesse specchio della vita, del suo evolversi, mutare e della natura poetica dell’animo umano.

Autore: Stian Hole
Editore: Donzelli
Dati: 2011, 44 pp., 19,90 €