Le isole del tempo. Avventure nel mondo verde preistorico

Con un nome floreale e un cognome liliaceo, a bordo del brigantino Flora, assistito da due ragazzi – Pino e Viola – il celebre botanico Giacinto Salsapariglia non poteva che dirigersi verso isole lontane alla ricerca di piante dimenticate e straordinarie. Intorno alla metà del XVIII secolo per conto del Granduca di Toscana il professor Salsapariglia salpa infatti da Livorno “nell’ardimentosa impresa di reperire piante novissime e strabilianti”.

Di isola in isola (attraverso Le isole del tempo appunto) il professore e i suoi allievi scoprono piante mai viste prima sfuggendo ai pericoli di animali mostruosamente grandi o incredibilmente piccoli; specie curiose di cui però si è molto e certamente altre volte parlato; chi non conosce la tigre dai denti a sciabola? Chi non è affascinato dal Tirannosauro rex? Chi ha mai avuto modo, invece, di imbattersi nel fossile o nell’illustrazione di Archaeopteris e subirne lo stesso fascino? Quanti conoscono Lepidodendron o Rhynia? A causa di tradizione e media ampio spazio è stato dato ai dinosauri e alla loro evoluzione e poi estinzione, pochissimo invece alle piante e alla loro evoluzione; questo uno dei propositi di questo libro (che nella sua impostazione fiabesca della prima parte ricorda il Bestiario universale del Professor Revillod); Isole nel tempo con il supporto di illustrazioni meravigliose (strumento essenziale per i botanici che le definiscono “ricostruzioni”) riesce a creare un immaginario, supportato da dati scientifici e storici, altrettanto straordinario.

Ogni disegno rispetta le proporzioni tra fusti, rami e foglie, le dimensioni degli elementi che vi compaiono, il modo in cui le varie parti delle piante si aggregano, le più piccole spine, i tubercoli, tutto è ricostruito non in base alla fantasia dell’illustratore, in quel caso sarebbe davvero fervida!, ma sull’osservazione dei fossili giunti nel tempo fino ai nostri giorni e in questo caso è davvero entusiasmante come la realtà superi la fantasia!

isole del tempo

I bambini, così come gli adulti, saranno rapiti dagli immaginifici scenari e seguendo la struttura del testo potranno realmente comprendere e scoprire molto della storia di questi esseri straordinari sin da quando non avevano foglie, o assistere alla comparsa delle felci, prendere parte alla battaglia straordinaria tra giganti e nani persa dai giganti, fino a scoprire lo sbocciare del primo fiore: le Angiosperme sono le ultime arrivate nella famiglia delle piante.

Conclude il testo una tavola cronologica dell’evoluzione comparativa tra mondo animale e mondo vegetale, la scala è in “milioni di anni”.isole del tempo2

Le isole del tempo, il primo libro per ragazzi dedicato alla paleobotanica, sarà presentato da Editoriale Scienza il 28 marzo, alle 11, alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna in un incontro aperto al pubblico. Interverranno le autrici Marta Mazzanti e Giovanna Bosi, assieme all’illustratore Riccardo Merlo; in occasione della fiera saranno esposte, da lunedì 28 marzo a domenica 3 aprile, le tavole originali del libro, ospitate nello Spazio Verde Granarolo del Parco della Montagnola.

Isole_cop_gTitolo: Le isole del tempo. Avventure nel mondo verde preistorico
Autore: Marta Mazzanti, Giovanna Bosi, Riccardo Merlo
Editore: Editoriale Scienza
Dati: 2010, 96 pp., 16,90 €

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Roarrr! Ruggì il leone e ci indicò la strada

Un leone a Parigi, Beatrice Alemagna - Donzelli

Lo sguardo malinconico e annoiato di un leone si sofferma su una fila di formiche, nell’assolata savana. È questa l’immagine raccontata nella tavola d’apertura di Un leone a Parigi, albo illustrato per bambini, che, raccontando una storia di sentimenti universali e facendolo con raffinatezza di tratto, di colori e tecnica, ben s’addice anche al gusto degli adulti.

Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli
Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli

Il leone non ha un nome ma già dalla prima immagine si scopre svestito della nomea dietro cui di solito si ripara e protegge: non è più la belva feroce e selvaggia, dall’atteggiamento regale e distaccato, temuta da tutti e da tutti ossequiata. È un essere sensibile, toccato dalla nostalgia, che, per sfuggirle, decide di partire alla volta di una terra straniera, di un posto nuovo. Sceglie Parigi e vi arriva in treno, senza alcun bagaglio. Alla stazione di questa grande città s’aspetta di seminare il terrore, in realtà con stupore e tristezza s’accorge di passare del tutto inosservato, nemmeno quando, in una tavola splendidamente resa, si abbandona a un tragico ruggito, riesce a occupare il centro dell’attenzione di qualche passante; nessuno lo nota, qualcuno lo guarda di sfuggita riportando poi gli occhi alla pagina del giornale in cui erano assorti o a incontrare i nostri colpendoci per l’intensità con la quale questo sguardo abbandona la pagina stampata per fissarsi nel nostro.

Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli
Un leone a Parigi, di Beatrice Alemagna- Donzelli

Il leone continua a passeggiare per le vie di Parigi, piove, tutto si fa grigio e balugina di tristezza. Poi s’imbatte in un fiume che taglia in due la città e nel suo specchio trova il conforto del proprio sorriso da Gioconda. Lo stesso che incrocia al Louvre e che lo seguirà donandogli un istante di tenera profondità.

Un leone a Parigi, Beatrice Alemagna - Donzelli
Un leone a Parigi, Beatrice Alemagna – Donzelli

Mentre si fa largo nel suo animo una nota di tintinnante serenità, la sera è sempre più dolce del giorno, giunge a un incrocio: un piedistallo vuoto sembra messo lì apposta perché lui possa balzarvi su e sciogliersi in un lungo ruggito di gioia. “«Questo è il mio posto » pensò il leone sorridendo. Guardò lontano e decise di restare. Immobile e felice”.

Proprio la felicità del leone della piazza Denfert-Rochereau ha ispirato Beatrice Alemagna, autrice e illustratrice di questa storia.

E fortunato questo leone che, dopo un coraggioso e difficile percorso di crescita, riesce ad approdare a un posto che riconosce come il proprio e nel quale riesce a vivere con serenità. È lo scopo di molti, raggiunto, forse, da pochi.

I collage eleganti e intensi con i quali Beatrice Alemagna arricchisce le tavole tinteggiate di colori freddi conferiscono al tono della storia una forza epica che grazie al caldo ocra del leone esplode lasciando tracce di un vigoroso senso di speranza. E per riuscirci c’è bisogno di fantasia e maestria; non a caso Beatrice Alemagna è stata premiata come migliore illustratrice col Premio Andersen “per essere una delle voci più alte e significative dell’illustrazione europea. Per la ininterrotta volontà di ricerca, di sperimentazione e di confronto. Per il fascino ora discreto ora intenso delle sue magnifiche illustrazioni”.

818q7qqmmnlTitolo: Un leone a Parigi
Autore: Beatrice Alemagna
Editore: Donzelli
Dati: 2009, 32 pp., ill., 24,00 €

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Le illustrazioni di Luca De Luise: luoghi reali e immaginari

D: Sfogliando un albo illustrato è difficile non immaginare le mani dell’artista al lavoro: pervase da una frenesia creativa, danzanti sul foglio bianco, lievi, o attente e caute nel perfezionare i dettagli. Ma cosa c’è dietro a questa naturale danza, come nasce un’illustrazione? Quanto conta l’ispirazione e quanto il talento?

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

Lo chiediamo a Luca De Luise, illustratore e grafico.
R: L’ispirazione per me è quel meccanismo magico e istintivo che trasforma il testo in immagini, che si aggrappa ad una o più parole per dargli forma e colore. Subito dopo interviene la capacità di ricostruire sulla carta quell’immagine che si è formata nella mente. In questa fase entra in gioco il talento, ovvero le doti e l’esperienza che ogni illustratore ha accumulato. Capita di lavorare con estremo slancio e naturalezza, così come possono presentarsi ostacoli inaspettati e limiti da valicare. Per arrivare all’immagine che si ha in mente può capitare quindi di dover ricorrere a soluzioni sorprendenti e fino ad allora mai prese in considerazione: nuovi barlumi di ispirazione che alimentano il talento in un costante circolo virtuoso. Ma esistono anche aspetti più tecnici e meno “romantici” nel lavoro dell’illustratore: la documentazione iconografica, lo studio e la coerenza dei personaggi, l’equilibrio tra immagine e testo nella pagina, l’attenzione al ritmo della narrazione che deve essere presente anche nella sequenza delle illustrazioni… Potrei continuare a lungo…

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Che differenza c’è tra il raccontare con parole e il raccontare per immagini? Spesso scrivendo si cerca di suggerire proprio delle immagini, si prova a fare in modo che il lettore “veda” ciò che si racconta. Illustrando avviene il processo inverso?
R: A mio parere l’illustratore ha una grandissima responsabilità, perché è come se avesse il compito di “vedere per gli altri”. Quello che sceglie di rappresentare si fisserà inevitabilmente nella mente del lettore come rimando visivo del testo. Delle belle illustrazioni sicuramente rendono più piacevole un testo, ma si rischia anche di rovinare un buon testo con delle brutte immagini. Quel che a me piace fare è utilizzare l’illustrazione come un trampolino per la fantasia del lettore, lasciando spazio alla creatività di ognuno per completare l’immagine che ha davanti agli occhi. Non cerco quindi di rappresentare il testo in maniera esaustiva e pedissequa ma piuttosto di selezionare alcuni elementi, stilizzare e suggerire un percorso aperto all’interno dell’illustrazione stessa.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Il mio Kenya racconta di un viaggio immaginario in un luogo splendido e complesso per natura, cultura e contraddizioni. Quanto conta per un artista il viaggio, l’incontro e lo scambio culturale?
R: L’incontro con ciò che è diverso da noi e lo scambio culturale contano moltissimo nella vita di ogni essere umano. Chi ha una capacità artistica ovviamente non può far a meno di trasformare e fissare tutta quella quantità incredibile di stimoli e novità che sono caratteristiche della dimensione del viaggio. Quando ho iniziato a lavorare a Il mio Kenya sono andato a riaprire il quaderno con gli schizzi che avevo fatto durante un viaggio in Africa per recuperare l’immediatezza e l’urgenza di raccontare per immagini che sentivo in quelle settimane. Inevitabilmente nelle illustrazioni del libro ci sono idee e soluzioni che non sarebbero nate se non avessi potuto attingere a quell’esperienza personale.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Tra le storie che hai illustrato ci sono dei classici della letteratura italiana (Fanta-Ghirò), classici dell’opera (Il Barbiere di Siviglia), storie tradizionali (La Bella formichella); C’è una tecnica che associ a dei temi? Ci sono degli artisti cui ti ispiri?
R: Come dicevo prima, ogni testo può suggerirti delle idee e metterti davanti a delle nuove sfide, tra cui quella della tecnica da utilizzare. Per i tre libri che hai citato ho utilizzato più o meno la stessa tecnica, un misto di acrilico, tempera e matita. È la tecnica che ho appreso da uno dei miei maestri, Svjetlan Junakovic. Con Il mio Kenya ho iniziato un percorso di sperimentazione su cui intendo proseguire. Si tratta di collage di disegni fatti con le matite colorate su carta colorata o riciclata. È una tecnica che sicuramente si avvicina a quella di alcuni artisti che mi piacciono moltissimo, come Chiara Carrer, Guido Scarabottolo e Wolf Erlbruch.

Il mio Kenya, Luca de Luise - Sinnos
Il mio Kenya, Luca de Luise – Sinnos

D: Fantasia, candore, ingenuità e stupore. Sono queste le parole che mi vengono in mente pensando ai bambini. Che ruolo ha la lettura, che ruolo hanno le fiabe, le storie, i colori nella crescita di un bambino e quanto possono contribuire (se possono) allo sviluppo di una coscienza propria?
R: Sicuramente le letture dell’infanzia hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita e sopravvivono in qualche modo negli adulti che diventiamo. Personalmente posso dirti che ancora oggi, quando disegno, attingo in maniera quasi inconscia alle immagini dei libri che ho sfogliato da bambino. Pur non avendoli fisicamente con me, sento di aver fatto intimamente miei quei libri. Le emozioni che provavo nel leggerli allora sono probabilmente quelle che tento di rivivere e restituire oggi con il mio lavoro di illustratore. In questo mi riconosco perfettamente in quello che poche settimane fa a Londra ho sentito dire al noto illustratore Oliver Jeffers: “Quando disegno un libro per bambini, il primo bambino che voglio sia entusiasta del mio lavoro sono io!”

Luca De Luise: è nato nel 1974 a Tricase, in Salento, ed è cresciuto a Massafra, in provincia di Taranto, in una casa di campagna, tra ulivi e pini. Ha iniziato a scarabocchiare e a colorare molto presto ma, nonostante questa passione spiccata e prematura, ha seguito un percorso piuttosto inconsueto prima di capire che il disegno sarebbe diventato il suo lavoro… [lucadeluise.com]

il libro: scritto da Carolina D’Angelo è inserito nella collana Intercultura della Sinnos editrice. La vendita del libro sostiene l’attività della onlus “Giacomogiacomo” nella costruzione di una scuola a Ongata Rongai in Kenya.

ilmiokenya_copertina1-960x960Titolo: Il mio Kenya
Autore: Carolina D’Angelo
Illustratore: Luca De Luise
Editore: Sinnos
Dati: 2009, 48 pp., ill., € 12,00

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