i 10 libri che hanno reso più bello AtlantideKids nel 2019 (+ 1)

La pietra blu, di Jimmy Liao – 2019 Camelozampa

LIAO

Quando interviene la nostalgia, anche le pietre più grandi, quelle più granitiche, quelle blu, possono sgretolarsi. È infida, la nostalgia, talvolta dolce, sembra che non ci sia, che dopo un momento di intensità profonda, sia passata, si sia mescolata ad altro, magari alla rassegnazione, e invece ristà, quieta. Sedimenta e si radica. Basta un soffio di vento che sfiora il viso, basta una parola catturata per caso in mezzo al vociare, basta uno sguardo; la nostalgia riaffiora, si fa largo tra le fenditure dell’anima, tra le venature della pietra e si manifesta, prorompente, autonoma, incontrollabile. […continua a leggere]

Il segreto di Ella, di Cath Howe – 2019, Terre di Mezzo

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Cath Howe mi ha rapita. Notte tarda, sonno che bussa insistente alle porte dei miei occhi, eppure dalla prima pagina la narrazione fresca, accudente, mai retorica, mi ha avvinta a lungo. Non mi succede spesso, anche perché mi pongo nei confronti dei romanzi contemporanei degli ultimi anni con una certa diffidenza per ragioni che non considero qui proprio perché devo giustizia a questa storia che si discosta dalle altre per tono, per timbro, per cura. Ella avrebbe tutti i motivi per essere vittima delle contingenze e di se stessa: si è appena trasferita con la madre e il fratellino in una nuova città, il padre è in prigione per truffa e ci resterà a lungo, la scuola è nuova, le amiche anche e un brutto eczema le tormenta le notti, i giorni, le mani. […continua a leggere]

Il Bimboleone e altri bambini, di Gabriele Clima, Giacomo Agnello Modica – 2019, Edizioni Corsare

Belli questi Tantibambini, per citare Munari; sono tanti e diversi, sono vitali, imperfetti, unici, si muovono sulla pagina nel pieno delle loro peculiari identità, di una pienezza che è sfumata al contempo, che arriva e poi sfugge, che gioca in armonia con la pagina e con il lettore, che non fatica a riconoscersi in un bimbo o in quell’altro ma anche in questo qui. Proprio questo qui. […continua a leggere]

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Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond – 2019, Editoriale scienza

Migrazioni gode dell’innegabile fascino dei libri a carattere naturalistico che intrecciano a informazioni scientificamente attendibili  una narrazione che trova proprio nell’aderenza alla realtà la sua poesia. In copertina si staglia un uccello, simbolo degli animali migranti per eccellenza. Ad ali spiegate e ferme plana tra la pioggia, sotto di lui il mare. Ma all’interno, doppia pagina dopo doppia pagina, le migrazioni sono di tutte le specie: terrestri, marine, volanti. Rettili, insetti, mammiferi, pesci.

Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond - 2019, Editoriale scienza
Migrazioni, di Mike Unwin, Jenni Desmond – 2019, Editoriale scienza
Cosa c’è nella tua valigia?, di Chris Naylor-Ballesteros – 2019, Terre di Mezzo

Uno strano animale, dallo sguardo stanco, la schiena ricurva di peso e pensieri, trascina una grossa valigia. Arriva scalando una montagna che sembra essere l’ultimo ostacolo da superare dopo un lungo viaggio.  Passando, attira lo sguardo degli animali del luogo: una gallina, una volpe, un coniglio. La loro curiosità prende la strada lunga e indaga sullo strano animale, ma in maniera indiretta. Si chiede, la gallina, che cosa ci sia dentro la valigia. La risposta dello straniero la lascia di stucco. Nella valigia c’è una tazza. Ma non solo una tazza, anche un tavolino e una seggiola, e una piccola capanna che è la sua casa. La valigia contiene tutta la sua casa. [… continua a leggere]

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Cosa c’è nella tua valigia?, di Chris Naylor-Ballesteros – 2019, Terre di Mezzo
Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè

Surreale che non sia data a sé stessi la possibilità della luce, dell’aria. Surreale la sensazione che avvolge nel momento in cui si svela la presa di coscienza dell’indifferenza, del non saper guardare oltre, del non cercare l’altro e l’altrove. Smarriscono gli ultimi versi della poesia di Atanas Dalchev, Il balcone (1928), e lo fanno con disinvolta mestizia, instillano con naturalezza una nostalgia dura a dissolversi. […continua a leggere]

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Il balcone, di Kalina Muhova, Atanas Dalchev – 2019, Tunuè
Emil il polpo gentile, Tomi Ungerer – 2019 Lupoguido

Questa storia incomincia con un palombaro, che ha un titolo e un nome, capitano Samofar, che danza lieve sul fondo del mare. Un mare che è verde e del suo verde tinge anche le alghe, i pesci, lo squalo che stava passando oltre ma poi torna sulle sue nuotate e realizza che stava per farsi sfuggire un bel bocconcino. Non ha fatto i conti con Emil, il polpo gentile, però, che interviene in suo aiuto salvandogli la vita. […continua a leggere]

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Emil, il polpo gentile, Tomi Ungerer – 2019 Lupoguido
Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni

In Topor tutto è estremo. È estremo il surrealismo, è estrema, ed estremamente complessa, la semplicità, è estrema, come in questo caso, la solitudine. Ma questo è anche il caso della dolcezza; della dolcezza tipica di certe fiabe, in cui basta un nulla, basta una piuma, per sfiorare la situazione più drammatica e cospargerla di un velo di morbidezza, attenuandola, dissolvendola.

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Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni
Dove sono tutti?, di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo

Quando ho parlato di Remy Charlip su queste mie pagine ho sempre sottolineato come fosse meravigliosa e sorprendente la capacità di piroettare in egual misura e con egual talento tra il tratto della matita e le volute nell’aria. Parlavo di ritmo ma anche di approccio al foglio, parlavo di gestione dello spazio e di repentini cambi d’azione resi con la stessa maestria, la stessa consapevole, autorialità. […continua a leggere]

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Dove sono tutti?, di Remy Charlip – 2019, Orecchio acerbo
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

I libri di Oliver Jeffers sono sempre belli. Il cuore e la bottiglia oltre ad essere bello è anche struggente, malinconico. Per raccontarlo parto, come molto spesso ho fatto negli ultimi mesi, dalle risguardie. Quelle d’apertura, di un bell’azzurro su fondo panna, raccontano del legame tra nipoti e nonni, tra i bambini e certi adulti capaci di porgere un orecchio attento (e giocoforza ancora un poco acerbo) alle domande dei piccoli: quelle esclamate per la meraviglia, quelle sussurrate, quelle del quotidiano, quelle del surreale.

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Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri
Ein Apfelbaum in Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

Succede di dirlo ai bambini, con tono fermo ma intenzioni scherzose. Lo dici tu che sei grande e loro, piccini, ci credono. Resta in una parte della loro testolina e, a volte, quando diventano grandi, lo ripetono anche loro ai propri bambini, con tono fermo e intenzioni scherzose. Si dice con leggerezza “tieni la mela, ma fai attenzione a non ingoiare i semi o ti crescerà un albero nella pancia!”; oppure si dice “ecco la tua mela, mi raccomando non sprecare nulla, ché della mela si mangia tutto, tranne il picciolo, ricorda”. E, sebbene sommesse, le tue parole resteranno a imperitura memoria, perché nessuno vorrebbe mai vedersi crescere un albero nella pancia e tantomeno sperimentare di ingoiare un picciolo! [… continua a leggere]

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Ein Apfelbaum im Bauch, Les éditions de la courte échelle, Canada, Simon Boulerice, illustrato da Gerard DuBois – Diogenes

Il cuore e la bottiglia

I libri di Oliver Jeffers sono sempre belli.

Il cuore e la bottiglia oltre ad essere bello è anche struggente, malinconico.

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

Per raccontarlo parto, come molto spesso ho fatto negli ultimi mesi, dalle risguardie. Quelle d’apertura, di un bell’azzurro su fondo panna, raccontano del legame tra nipoti e nonni, tra i bambini e certi adulti capaci di porgere un orecchio attento (e giocoforza ancora un poco acerbo) alle domande dei piccoli: quelle esclamate per la meraviglia, quelle sussurrate, quelle del quotidiano, quelle del surreale.

C’era una volta una ragazza più o meno come tante altre

Comincia così, preludendo a molto altro, ma io ho indugiato su quel “più o meno”, che dice tanto negando tutto ma su una base comune, che scopriremo pagina dopo pagina: con gusti diversi, diverse inclinazionei, diversi interessi tutti i bambini si interrogano, interrogano; pongono domande esplicite, ad altre girano attorno. Ciò che fa la differenza è l’interlocutore che incontrano. E lo dicevano già le risguardie che oltre a svolgere la funzione loro propria, oltre quindi a proteggere il libro affinché non si sciupi, protegge anche l’orecchio di chi ascolta, affinché non maturi, una volta smarrita l’infanzia. Affinché conservi la disponibilità del cuore all’ascolto.

Il cuore e la bottiglia, Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

Oliver Jeffers usa con molta consapevolezza la luce e l’ombra, la densità del colore, la texture anche, in maniera sorprendente e un poco spiazzante, per mettere accenti, per cambiare tono. Sul davanzale della finestra sta un girasole che, come tutti i girasoli usano fare, investito dal pieno sole gli volta le spalle. Il sole entra dalla finestra e investe di luce un nonno e una bambina, l’uno in poltrona, composto, l’altra in piedi, con una gamba a terra e l’altra pronta a partire; e le tante domande e le tante risposte che si scambiano sono così concrete, così presenti, da far ombra anch’esse, assieme a tutto quanto abbia un corpo solido. Sullo scaffale una bottiglia con dentro un veliero.

Ogni nuova scoperta la incantava…

…finché un giorno, trovò una sedia vuota.

Il sole non splende più. La luce è quella flebile della luna. Persino il girasole pare testimone attonito di quel vuoto e della sua pesantissima ombra.

A questo punto, la ragazza decide di preservare il proprio cuore da quel dolore così potente e lo infila in una bottiglia, che appende al collo. E sta bene così, al riparo. È una scelta profonda che nasce dall’essere avventati. Forse spaventati. Chi non lo è del dolore imprevedibile, quello che investe e annienta? Chi non lo è della perdita, del distacco che è per sempre, dell’amore che non c’è più, della cura che svanisce?

E da quel giorno, col cuore in bottiglia, la ragazza non si pose più domande e scoprì di non essere più capace di dare delle risposte.

Questo è forse il momento più intenso di tutto l’albo. Lo sguardo smarrito, alla ricerca di un senso che è fatto di due soli puntini eppure racconta di una presa d’atto, di una svolta, un climax. Da qui in poi bisogna esporre il proprio cuore al vento, alle intemperie, alla gioia sferzante del mare in tempesta, alla burrasca, al refolo leggero, alla pioggerella impalpabile e fresca dell’amore, alla luce calda del sole, a quella fredda della luna.

Le risguardie di chiusura, tornano al cuore. Quello anatomico, con tanto di sezione. Semmai nel frattempo vi foste posti la domanda.

Ah!, c’era un vascello in una bottiglia. Così come per il cuore, ci auguriamo per lui il mare aperto.

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers - 2019, Zoolibri
Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers – 2019, Zoolibri

 

 

Il cuore e la bottiglia

Il cuore e la bottiglia, di Oliver Jeffers

Zoolibri  2019, 32 pp., 16,00 €

I libri del 2017 che hanno reso più bello AtlantideKids

  1. Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury - Il Castoro 2017
    Una storia che cresce, di Ruth Krauss, Helen Oxenbury – Il Castoro 2017

    “Un bambino, un cucciolo e alcuni pulcini sono tutti molto piccoli”

    Questo, l’incipit dell’albo di Ruth Krauss e Helen Oxenbury, che racconta in poche parole già di per sé una storia. Una storia che ha diversi protagonisti, che hanno a loro volta dei tratti comuni, una situazione di partenza identica: sono tutti molto piccoli. Il bambino scende gli scalini con cautela, il cucciolo in braccio al proprio padroncino guarda davanti a sé con le zampette e gli occhi spalancati per la tensione dell’uscio varcato, dal tepore casalingo verso l’esterno del cortile innevato; i pulcini che becchettano per fare poche pause fatte di alette sbattute, testoline inclinate, curiose. E nell’angolo un alberello, piccolo anch’esso. In attesa. []

  2. La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo

    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius - 2017, Orecchio Acerbo
    La leggenda di Sally Jones, Jacob Wegelius – 2017, Orecchio Acerbo

    È una notte senza luna e senza stelle quella in cui nasce Sally Jones. È cupo l’avvertimento: la neonata sarà colpita da molte disgrazie nel corso della vita. È indomito lo spirito selvaggio di questa gorilla in cattività. Uno spirito ingenuo e coraggioso che ama e si spende senza risparmiarsi, che corre rischi, che è colmo, e poi stracolmo, di sofferenza, delusione, tristezza e sempre capace di sollevarsi con uno strumento intelligente e forte: la speranza.

    Il primo a tradire Sally Jones è il destino, che, invece di essere roseo per una gorilla deliziosa come Sally è, si prospetta tetro e senza scrupoli. Poi colei che l’accoglie dopo una traversata sotto falso nome e tempo di stenti. Quindi l’amore, che se affidato ad anime molli spesso è effimero. E di nuovo la sorte, e ancora. []

  3. Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

    Voci nel parco, Anthony Browne - 2017, Camelozampa
    Voci nel parco, Anthony Browne – 2017, Camelozampa

    Nelle illustrazioni di Anthony Browne ci sono sempre piani di narrazione diversi, sovrapposti con la naturalezza di chi ha molto di interessante da raccontare, quindi senza ridondanza.

    Le voci di questo parco sono quattro, così come quattro le font scelte per ciascuna di esse, quattro i toni, quattro le prospettive e quattro le visioni: una madre, un padre, una bambina, un bambino. []

  4. Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    “C’era una volta un bimbo… e quel bimbo amava MOLTISSIMO le stelle.”

    Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

    È piccino ma la sua ombra si sdraia sull’erba con la stessa imponenza di quelle degli alberi. A braccia incrociate dietro alla maglietta bianca a righe rosse o rossa a righe bianche. Essenziale nelle linee, acuto e rapito nello sguardo tutto volto al cielo della notte, a rimirar le stelle. []

  5. Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

    Tucano il tucano, di David McKee – 2017 Lapis edizioni

    C’era una volta un uccello che non aveva un nome ma aveva un peso.

    Quanto pesa esattamente un uccello tutto nero, ad eccezione degli occhi, bianchi, non saprei dirlo; certo è che la sua rappresentazione in mezzo alla natura è tutta volta a sottolineare che esso esiste, c’è, a dispetto dell’essere senza nome.

    Sin dalla copertina, che replica esattamente colori e consistenze originali del 1964, anno in cui questo che è il primo libro di David McKee è stato edito per la prima volta, il nostro protagonista sta appollaiato sullo stelo di un fiore e quest’ultimo si piega quasi ad angolo retto, segnando i confini di uno spazio separato quasi esattamente a metà: una occupata dai fiori, l’altra dal fiore trespolo e dal nostro protagonista dal becco imponente. Ma soprattutto si piega, segnando una condizione che è quella di un essere con un peso e una grande, consistente, solitudine. []

Come trovare una stella

È il primo libro di Oliver Jeffers, Come trovare una stella. La curiosità per me, oltre a quella ovvia che accompagna la lettura di ogni storia, era di scoprire come fosse allora (era il 2004); proprio come sfogliando un album fotografico: guarda come portavo i capelli! Ma quel vestito? Fantastico!

Ecco, con quella stessa curiosità, solo che volta ad altro: l’uso dei colori, la linearità del tratto, il tocco sorprendente  cui sempre ci ha abituati. Ecco, cercavo tutto questo assieme e l’ho trovato, senza che il mio naso si storcesse nemmeno una volta come avrebbe fatto (e fa) alla vista di capelli cotonati e casacche di pile informi. Peraltro, se siete curiosi come me, trovate su The Guardian la storia di come Jeffers ha realizzato Come trovare una stella raccontata per immagini.

C’era una volta un bimbo… e quel bimbo amava MOLTISSIMO le stelle.

Come trovare una stella, di Oliver Jeffers - Zoolibri 2017
Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017 (dett.)

È piccino ma la sua ombra si sdraia sull’erba con la stessa imponenza di quelle degli alberi. A braccia incrociate dietro alla maglietta bianca a righe rosse o rossa a righe bianche. Essenziale nelle linee, acuto e rapito nello sguardo tutto volto al cielo della notte, a rimirar le stelle.

Le guardava dai campi, le guardava dalla finestra, e una cosa sola desiderava: poterne avere una tutta per sé. E Desiderando fantasticava di passeggiate sulla spiaggia, di giochi da fare assieme. Così decise di aspettare di trovarne una e mette in atto un piano d’azione fatto di decisione e pazienza, tanta pazienza.

Come trovare una stella, di Oliver Jeffers - Zoolibri 2017
Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

Come trovare una stella, di Oliver Jeffers - Zoolibri 2017
Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

Sul prato, circondato dagli alberi, le lancette dell’orologio si spostano e con esse la più grande stella, giocando con le ombre di alberi e bambino, prima lunghe, poi un po’ meno, poi tutte raccolte su se stesse, e segnando il tempo. Ma di stelle, no, di quelle nemmeno l’ombra.

Come trovare una stella, di Oliver Jeffers - Zoolibri 2017
Come trovare una stella, di Oliver Jeffers – Zoolibri 2017

Pensa e ripensa questo bimbo dalle passioni belle e ostinate, ma non trova una soluzione utile a realizzare il suo proposito. E infine uno straordinario, bellissimo accidente mette assieme le coordinate di caso, desiderio e fantasia.

Il bimbo aveva trovato una stella. Una stella PROPRIO TUTTA SUA.

Titolo: Come trovare una stella
Autore: Oliver Jeffers
Editore: Zoolibri
Dati: 2017, 40 pp, 16,00 €

 

L’orso e il piano (e un po’ di me)

Nel 2010 aprivo il mio blog, questo blog, per caso, per il desiderio di raccontare libri di qualità. Non ricordo un momento della mia vita in cui io non abbia letto. Incrociavo i libri, in casa ce ne sono sempre stati molti, e leggevo, di tutto. Dalle poesie di Prévert, alle novelle di Verga. Da Radici a Rodari. Da Boccaccio a Calvino. Capitava che io passeggiassi in un bosco, che era la mia casa, e mi imbattevo in questi oggetti che ho imparato a leggere per curiosità. Pura curiosità.

Dalla curiosità ho sviluppato una vera e propria tecnica, poi perfezionata con l’esercizio inconsapevole, e un mestiere, quello di scrivere, che senza quello di leggere non avrebbe mai avuto occasioni. In buona sostanza, se mia madre e mio padre non fossero stati disordinati e avessero riposto a scaffale i loro libri io non sarei qui a scrivere.

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L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Perché vi parlo della mia crescita coi libri? Perché è esattamente ai libri che vorrei tornare. E perché a riflettere attorno a questo ‘ritorno’, scevro dalle luci stancanti del parlottio da rete, mi ha condotta per mano un libro: L’Orso e il piano.

Un giorno, un piccolo orso trova qualcosa di molto strano nella foresta. Un oggetto misterioso che a toccarlo emette un suono terribile. Scoraggiato da quel ‘plonk’ il piccolo orso si allontana, per poi tornare il giorno dopo e poi l’altro ancora e l’altro a seguire, per mesi e anni. Finché quello strano oggetto non emise più terribili ‘plonk’ ma suoni bellissimi. E l’orso fu felice. Felicissimo.

L'Orso e il piano, David Litchfield - 2017 Zoolibri
L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Fino a quando un papà e una bambina a spasso per il bosco ascoltano l’orso suonare e lo convincono a trasferirsi in città. E in città l’orso diventa celebre, famoso, ma sente la mancanza degli amici e del bosco che lo ascoltavano. Gli si stringe il cuore nello spazio luccicante della città. E allora torna. Torna al suo bosco, torna al suo piano. Torna felice.

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L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Questo albo ha una sovracoperta in rosso vellutato di drappi e palcoscenici. La sfogli via e scopri il folto del bosco in cui i raggi penetrano tra i rami e illuminano la scena erbosa e fiorita in cui un orso dallo sguardo deliziato suona il piano. Le tavole di David Litchfield raccontano di un fitto sottobosco con radure soffici. Rami e tronchi e orsi e fiori si sovrappongono non contendendosi il respiro e il risultato è uno sguardo morbido che in alcuni momenti ricorda quello di Jon Klassen.

Il respiro ampio della foresta si contrappone a quello stretto della città. In cui, comunque, non mancano luci e sorrisi.

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L’Orso e il piano, David Litchfield – 2017 Zoolibri

Si tratta di perseguire i propri sogni, di insistere, di farli crescere non sacrificandoli alla realtà delle cose; si tratta anche di riconoscere le proprie radici e coltivarle negli affetti delle persone e dei luoghi più cari.

Insomma
when you’re in the bigger room
You might not know what to do
You might have to think of
How you got started sitting in your little room (The White Stripes, Little Room)
Cantano i White Stripes che David Licthfield ha ascoltato con ispirazione.

516vD8aADHL._SX371_BO1,204,203,200_Titolo: L’Orso e il piano
Autore: David Litchfield
Editore: Zoolibri
Dati: 2017, 40 pp., 16,00 €

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9 libri + 1 da leggere in prima elementare

C’è un momento, che si attesta quasi sempre al rientro dalle vacanze di Natale, in cui le bambine e i bambini frequentanti la prima classe della primaria prendono consapevolezza dello strumento meraviglioso di cui sono entrati in possesso: la capacità di lettura autonoma. Prendono coscienza del fatto che sono capaci di leggere da soli, e sono avidi di pagine da scoprire; curiosi sfogliano e assaporano con un gusto del tutto diverso dalle letture d’esercizio cui i primi mesi, giocoforza, si erano abituati.

È un momento magico che bisogna cogliere non solo perché continuino a perfezionarsi ma soprattutto perché con le letture che sceglieranno formeranno il proprio gusto personale. È in questo preciso momento che ritengo sia necessario offrire loro libri che siano realmente tali. Libri che abbiano un progetto editoriale alle spalle che esuli dalle scelte commerciali; libri d’autore; libri illustrati con gusto. Libri di qualità, insomma, che si allontanino dalle riduzioni, dai pasticci edulcorati, dai prodotti da edicola.

Ve ne propongo alcuni qui di seguito (ma ce ne sono tanti altri che potrei suggerirvi, effettuare una cernita è stato difficile anche per me, per cui, se voleste qualche altro suggerimento potete chiedere nei commenti, sarò felice di darvene). L’ordine è del tutto casuale.

Fiabe per occhi e bocca, di Roberto Piumini, con le illustrazioni di Emanuela Bussolati, edito da Einaudi Ragazzi.

fiabe per occhi e per boccaQuattro fiabe celebri in forma di ballata. Il testo è intervallato, riga per riga, da una striscia illustrata che lo esplica visivamente, supportando il lettore in erba e guidandolo passo passo. Alternanza di testo e immagini molto utile anche nel non affollare la pagina, per dare l’opportunità al bambino di leggere in maniera ariosa e ritmica, senza perdere il rigo, senza saltarne. Ogni pagina è un capitolo: sulla sinistra il testo, sulla destra un’immagine col titolo del “quadro” (lo definisco tale perché da proprio il senso della scena teatrale). Quattro classici che rivivono grazie alla rima più adatta ai primi lettori: quella baciata. [corpo del testo grande e leggibile; stampatello maiuscolo]

L’uomo lupo in città, di Michael Rosen, edito da Sinnos

l'uomo lupo in cittàSpassosa come poche, la lettura di questa storia rocambolesca tiene col fiato sospeso fino all’ultima, divertentissima pagina, quando si liberano le risate. Un uomo lupo ha rotto le sbarre della sua gabbia e corre a zampa libera per la città, agendo furiosamente, sradicando lampioni, seminando il panico. Come potrebbe essere altrimenti? È un uomo lupo in perfetta regola! I blocchetti di testo aumentano la tensione che è palpabile nelle illustrazioni in un’alternanza perfettamente equilibrata. La lettura è entusiasmante e favorisce l’espressione che accompagna con naturalezza punti esclamativi e interrogativi. Fino alle pagine conclusive, ironiche e divertenti. [corpo del testo in maiuscolo, con una font speciale, “leggimiPrima”, appositamente studiata per i primi lettori].

La gallinella che voleva vedere il mare, di Christian Jolibois e Christian Heinrich, edito da Nord Sud

la gallinella che voleva vedere il mareUn libro illustrato che racconta una storia di coraggio, intraprendenza e libertà in cui non trovano alcuno spazio l’omologazione e la noia. La gallinella ha un nome molto classico, Carmela, ma per il resto non ci sta a seguire la tradizione che la vorrebbe a covare uova e a seguire il ritmo sempre uguale a se stesso del pollaio. Carmela vuole vedere il mare! Lo dice ad alta voce, non è un desiderio inespresso, ma nessuno è d’accordo che lei abbia idee così velleitarie. Per cui decide da sé e, senza aspettare il permesso, parte alla volta del mare. Vive molte avventure e si districa in situazioni molto ingarbugliate e pericolose. Raggiunge il mare, conosce nuovi mondi, si innamora e poi, felice, fa ritorno al suo pollaio. [in stampatello maiuscolo, fa parte di una serie di 6 titoli che si chiama “polli ribelli”, si aggiunge agli altri il pro quello di poter proseguire nelle letture ribelli]

Un serpente per ospite, di Julia Donaldson, edito da Sinnos

un serpente per ospiteDalla stessa autrice del celebre Gruffalò, una storia divertente la cui protagonista, una bimba di nome Polly, trasmette allegria e intraprendenza. Intraprendenza e amore per gli animali e il gioco è fatto: Polly organizza in casa una pensione per animali, con tanto di cartello pubblicitario sul cancello. Nel giro di pochi giorni a casa di Polly arrivano criceti, merli, pesci rossi e… un serpente! Per la mamma di Polly un serpente è davvero troppo… [in stampatello maiuscolo su carta color panna che facilita la lettura, le parole non vanno mai a capo per non spezzarla]

Le avventure di Lester e Bob, di Ole Könnecke, edito da Beisler editore

le avventure di Lester e BobUn lessico molto chiaro e un tono piuttosto puntuale raccontano degli accidenti quotidiani di Lester, bislacco ed esuberante, e Bob, mite e riservato, da una partita di bocce (sport nel quale, guarda caso, Lester è un campione), a come risolvere una giornata “no”, a come andarsene in giro per il mondo per tornare in tempo per la merenda. Talvolta con svolte surreali. Il tutto su carta color panna, che facilita la lettura, e in stampato maiuscolo, perché essa sia autonoma. Cinque avventure che tengono compagnia, esattamente come tra amici, per crescere assieme.

Il dito magico, di Roald Dahl, illustrato da Quentin Blake, edito da Nord Sud

il dito magicoCosa farebbero i bambini se avessero una capacità magica? E, più nello specifico, cosa farebbero se questa capacità magica fosse la possibilità di puntare il dito e realizzare ciò che si desidera? Le risposte potrebbero essere centinaia. Quello che so per certo, e Dahl lo racconta con la sua classica e sana ironia, è che non bisogna mai far arrabbiare i bambini con un forte senso di giustizia giacché ci si potrebbe, ragionevolmente, ritrovare trasformati in pennuti. È ciò che avviene a una famiglia di cacciatori di anatre che una bimbetta di otto anni trasforma in ciò che cacciano, anatra appunto. È un vero e proprio racconto, d’autore, composito e ricco, la cui lettura è però sollecitata dalla passione indomita dei primi lettori per “finire i capitoli” e fare a gare a chi ne legge di più.

Bastoncino, di Julia Donalson e Axel Scheffler, edito da Edizioni EL

bastoncinoJulia Donaldson e Axel Scheffler possiedono una capacità non comune: prendere un oggetto qualsiasi e renderlo animato, prendere degli eventi semplici e renderli meravigliosi. La storia del Signor Bastoncino catturerà certamente l’immaginazione dei bambini i quali hanno la naturale e incantevole tendenza ad attribuire un’anima agli oggetti e alle cose e in più, l’insistente affermare la propria identità da bastoncino indurrà i bimbi a prendere coscienza della propria identità non sostituibile con nessun’altra, le rime assonanti renderanno l’accorata affermazione di sé filastrocca dolce e divertente da conservare gelosamente. Bastoncino a mio parere è un libro con tutte le qualità per diventare ricordo d’infanzia.

L’uovo meraviglioso, di Dahlov Ipcar, edito da Orecchio acerbo

l'uovo meravigliosoL’uovo meraviglio potrebbe essere un uovo di dinosauro: sta comodamente adagiato in un nido di muschio blu/verde nella giungla del mondo e attorno a lui si muovono dinosauri di ogni specie; per ogni specie una doppia pagina, informazioni circostanziate su habitat e caratteristiche, illustrazioni dettagliate e una domanda: di che uovo si tratta? Quale specie nascerà da quell’uovo?

Un albo dal finale sorprendente per bambine e bambini con la passione per la scoperta; dalle illustrazioni splendide e dal lessico semplice, che infonde tranquillità e che comunica con chiarezza e con efficacia ai bambini anche ciò che parrebbe complesso.

L’incredibile bimbo mangialibri, di Oliver Jeffers, edito da Zoolibri

l'incredibile bimbo mangialibriPer concludere, un albo che è anche un invito: diventare golosi di libri! Ma non per dichiarare in maniera superficiale, di divorarne a decine, bensì, così come impara a farlo Enrico, protagonista di questo albo pop up. Enrico, come tutti noi, ama i libri, ama letteralmente… mangiarli! Prima a piccoli bocconi, parola dopo parola; qualche congiunzione e qualche accento sulle prime rimane tra i denti, ma prendendoci gusto e con la pratica, dalle parole Enrico passa a sbocconcellare distrattamente le pagine per poi ingoiare, quasi senza masticare, libri interi, anche più d’uno alla volta, specie se si tratta di libri rossi, i suoi preferiti, ché stimolano il metabolismo e rinforzano le difese immunitarie. Sebbene Enrico ami mangiare libri di tutti i generi, vuole sapere tutto, perché, sì: diretta conseguenza del divorare i libri è diventare più intelligenti, e sempre più intelligenti.

Però i libri è meglio gustarli lentamente, altrimenti il rischio di fare indigestione c’è!

Questo mio articolo è stato pubblicato un mese fa su Your Edu Action. Aggiungo qui una bonus track la cui lettura oltre che autonoma auspico anche condivisa.

La leggerezza perduta di Cristina Bellemo e Alicia Baladan, edito da Topipittori

81n+ts0kckLCoinvolge e ha una qualità rara: coniuga il senso pratico della realtà con la resa immaginifica dell’irrealtà in maniera esemplare e con una naturalezza che induce alla lettura rapita, quella che i bambini ricercano (e gli adulti spesso agognano: un testo che incolli alle pagine nutrendo chi legge), chiedono a viva voce, in qualsiasi ora del giorno e, ahimè!, della notte. C’era una volta un castello in piena regola: con il suo borgo, col suo re e i suoi abitanti, compresi cavalieri con tanto d’armatura. L’unica eccezione è che il castello s’adagia non sulla terra ma su una nuvola, e questo da quando si ha memoria. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, però, gli abitanti hanno accumulato in uno spazio che è giocoforza limitato, gli oggetti più disparati, specchio di sentimenti e attitudini altrettanto variegate. Tanto è stracolmo da incominciare a scricchiolare sotto il peso delle cose, rischia di sprofondare. L’unica soluzione è di liberarsi del superfluo, e così ordina di fare a tutto il suo popolo il re Celeste, che per fortuna, accumulando di tutto non ha ancora soffocato del tutto la reale saggezza. [per scoprire una storia intensa, con un’attenzione al lessico che rimane tra le righe arricchendolo]

Spero vi sia venuta voglia di comprarli. Potete farlo qui:
Fiabe per occhi e bocca
L’uomo lupo in città
La gallinella che voleva vedere il mare
Un serpente per ospite
Le avventure di Lester e Bob
Il dito magico
Bastoncino
L’uovo meraviglioso
L’incredibile bimbo mangia libri
La leggerezza perduta

 

…Per favore? Grazie!

Per favore Signor Panda, Steve Antony - 2016, Zoolibri

Quando ci vuole, un po’ di cortesia ci vuole. Se ti si palesa un panda, accigliato come tutti i panda, e ti offre un dolcetto, buona norma sarebbe ringraziare e accettare di buon grado. A meno che non si tratti di uno sconosciuto, perché dolcetti dagli sconosciuti, altra buona norma, non se ne accettano; e la reazione piuttosto scontrosa dello struzzo tradisce un retaggio obbediente a raccomandazioni genitoriali.

Insomma, c’è un panda che, bianco e nero come tutti i panda, porta un bel vassoio di dolcetti colorati, viola, blu, gialli, a spasso.

Ciao! Ti andrebbe un dolcetto?
Dammi quello rosa.

E nel giro di un punto esclamativo, un punto interrogativo e un punto, si svolge il dialogo tra un essere gentile e un altro che da per scontata la sua gentilezza. Il panda saluta con un bel “ciao” nonostante il suo cipiglio corrucciato; poi offre un dolcetto.”Ti andrebbe?”. Dal canto suo la puzzola si limita a indicare uno dei dolci. Dito dritto, la bocca che non accenna nemmeno a un sorriso: “quello rosa”. E no! Non va bene così! Almeno un momento di gratitudine! Un cenno di riconoscenza!

La puzzola non è la sola a reagire così maleducatamente. E dire che il panda si prende anche la briga di andarsene per mare a cercare qualcuno cui offrire i propri dolcetti.

Fino a quando finalmente non incontra qualcuno capace di vedere le cose secondo la giusta prospettiva. E non importa se essa è capovolta, nonostante sia sottosopra quello del lemure è proprio il verso giusto!

Ciao! POTREI AVERE un dolcetto…
PER FAVORE Signor Panda?

E chissà che l’allegria del lemure non suggerisca al Panda di essere un po’ meno formale, o perlomeno di non pretendere da tutti la sua perfetta educazione, giacché un’altra buona norma (questa è davvero l’ultima) sarebbe quella di dare il tempo a ciascuno di reagire: nel momento in cui si offre qualcosa, lo si fa perché si è davvero gentili, non per testare la gentilezza altrui.

61YwikAIzDLTitolo: Per favore Signor Panda
Autore: Steve Antony
Editore: Zoolibri
Dati: 2016, 40 pp., 16,00 €

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Chissà dove sta la libertà?

La prima cosa che ho pensato, leggendo Chissadove, è che fosse la storia di un genitore (nella fattispecie di un padre) e di un figlio. La storia di un papà che vede andar via verso chissà dove i suoi bambini. Tutti, tranne uno. Più fragile, forse, meno coraggioso, forse, più pigro, anche… forse. E verso quel bambino si sente nella posizione, ben radicata, di dover proteggere, di dover indirizzare, di dover guidare.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

Il padre in questione sarebbe stato, ovviamente, l’albero, il figlio un seme. Ebbene, continuerò a parlare di padri e di figli, di alberi e di semi, sebbene ritenga che la tenera, e un po’ prevaricante, dinamica instaurata tra i due si ramifichi e sbocci in tanti e diversi contesti: quello dell’amicizia, per esempio, quello della scuola.

Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano - 2015, Zoolibri
Chissadove, Cristiana Valentini, Philip Giordano – 2015, Zoolibri

C’è dunque un albero, dalla chioma folta e dal tronco ben piantato chissà dove. In un posto che per quello specifico albero frondoso si chiama “casa”. Tra i suoi rami crescevano tanti semi impazienti soprattutto di crescere per poter parlare di parole bislacche e cortesi. Un giorno in cui il vento è un po’ più frizzante del solito i semi si staccano dall’albero e partono, alla ricerca di un posto in cui mettere radici. Chi con la sciarpa, chi col cappello, chi come madre natura l’ha fatto. Tutti sorridenti. Tutti, incluso uno che resta ben saldo sul suo ramo, guardando gli altri allontanarsi verso chissadove, perdendo il vento. Forse stava semplicemente pisolando in quel preciso momento del distacco, forse era un seme meditabondo,  forse era distratto, o forse non amava seguire il vento percorso da tutti gli altri. Il fatto è che il suo tergiversare induce l’albero a porsi tante domande e a darsi delle risposte non richieste, in una parola a intromettersi. Un po’ amando il fatto di non essere solo, un po’ egoisticamente, l’albero

che aveva il cuore di tenero ciliegio, e poca memoria, pensò che sarebbe stato bello avere compagnia, su quella collina deserta e gli disse: solo un giorno!

Di giorno in giorno, passa il tempo e il seme rimane, immobile, fermo. Fino a che uno sfortunato accidente pone fine agli indugi e, sciarpa o non sciarpa, calzini o scalzo (che poi i semi i piedi nemmeno li hanno), il piccolo seme parte da solo per crescere chissadove.

L’albero è fatto da linee e punti, e così i semi. Tratti leggeri che circoscrivono lo spazio bianco, lo contengono, dando luogo a immagini ariose e ricche di luce. Predominano il bianco e il nero, dunque, con venature rosse. Ma i nasi, no. Quelli, forse per lasciar intendere di futuri e intensi profumi, li conoscono tutti. Pronti ad annusarli ad uno ad uno, i colori di chissadove.

51zK9oxWlvL._SX406_BO1,204,203,200_Titolo: Chissadove
Autore: Cristiana Valentini, Philip Giordano
Editore: Zoolibri
dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

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Alla ricerca dell’identità mai avuta

La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì - 2014, Zoolibri
La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì – 2014, Zoolibri

Forse Bruno, la scimmia, non sarebbe stato così ansioso di diventare una persona, di essere uguale a una persona, se avesse vissuto nella foresta piuttosto che nella gabbia di uno zoo. Probabilmente è questo punto di partenza, questa vista da dietro a un confine ben limitato e invalicabile, che ha tinto ai suoi occhi animali di colori tenui e affascinanti un mondo fatto di persone che di persone vere ne conosce ben poche.

La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì - 2014, Zoolibri
La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì – 2014, Zoolibri

Bruno è una scimmia dunque e vive con la sua famiglia allo zoo. Di giorno in giorno si infatua degli esseri umani e anela a diventare come loro. Impara a suonare con una foglia e, grazie a questa sua peculiare capacità, riesce a farsi notare e a lasciare lo zoo per essere introdotto (non si sa come, non si sa se autonomamente) nel mondo delle persone. Impara a suonare il sassofono e per qualche fuggevole istante si sente realmente cambiato; gli pare di aver raggiunto il proprio obiettivo. Però conserva un vago sentore di scimmia e questo lo allontana dalle altre persone che riconosco in lui qualcosa di estraneo, diverso.

Crudele il mondo delle persone. Ma crudele anche Bruno che schifato, di ritorno allo zoo, si tappa il naso all’odore di scimmia che aleggia tra i suoi simili, tra i suoi familiari. Sceglie quindi di ritornare tra gli uomini, alla ricerca di un sé che non esiste, la cui ricerca però potrebbe infine risolversi in una coscienza del proprio essere unico in quanto Bruno.

La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì - 2014, Zoolibri
La scimmia, di Davide Calì e Gianluca Folì – 2014, Zoolibri

Ho letto con interesse questo albo dal formato importante, dall’edizione curata e impeccabile, ma non l’ho amato. O meglio, non ho amato ciò che l’albo racconta e come lo racconta; quello che giunge agli occhi del lettore maturo (perché, ahimè, non ho ancora avuto modo di proporlo a un congruo numero di bambini per giocare su altri piani di giudizio e confrontarmi con altri punti di vista) è una sorta di incertezza di sé che si infonde e confonde nel cercare imperfezioni e perfezioni nell’altro, sia esso scimmia, sia esso uomo. Un’incertezza che diventa arroganza nel gesto di tapparsi il naso che rende torbido un guazzabuglio di sentimenti fino a quel momento incerti ma limpidi.

Per quanto riguarda le tavole illustrate vorrei partire proprio da lì, da quel naso tappato, relegato in un angolo in basso di una doppia pagina in cui aleggiano afrori che divengono mani che si tendono, che attraggono, che svaniscono, ricordi che sfumano; ambizioni che si concretizzano in altre due mani che si incrociano sul muso a mettere un ostacolo a costruire dita su dita, tra loro serrate, distanza. Una doppia pagina geniale. Intensa, raffinata, la narrazione per immagini che si muovono su piani di resa differenti con agilità di scimmia, libera, tra i rami della foresta.

copertinaTitolo: La scimmia
Autore: Davide Calì (testo), Gianluca Folì (illustrazioni)
Editore: Zoolibri
Dati: 2014, 20,00 €

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