IL BAMBINO CHE PARTÌ PER IL NORD ALLA RICERCA DI BABBO NATALE

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea

Lo scrittore danese Kim Leine è a Più libri più liberi (la fiera della piccola e media editoria indipendente di Roma), ho colto l’occasione per rivolgergli alcune domande su Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, il suo primo libro per bambini dopo diversi romanzi per adulti tradotti in tutto il mondo.

Speravo in una storia che fosse così, esattamente così come l’ho incontrata, in cui la neve, il bianco, il silenzio di una casa solitaria nell’inverno del Nord, aprissero la mia percezione al Natale. Si tratta di una storia di Natale, infatti, ma anche di una fiaba senza tempo in cui l’ambientazione (la lunga notte polare in un villaggio groenlandese) conta tanto quanto il timbro, limpido e diretto, quanto il tono, realista e sfrontato, quieto.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

Un bambino si confronta con il papà. Ama il Natale, tutti lo amano, ma il papà no, e questo suona stridente con quello che sente, in cui, fortemente, crede, e con tutto quello che sta loro attorno, che non fa altro che sottolinearlo. Crede soprattutto in Babbo Natale. Allora convince il papà a partire per un viaggio assieme, verso il Nord (ancora più a Nord!), per incontrarlo giacché è lì che, come noto, vive. Andreas ci crede e questo è quello che conta e che lo sostiene e incita tra la neve e il buio fitto di una notte lunghissima, attraverso una terra in cui non crescono alberi. La natura delle latitudini subpolari è semplice ed estrema, affascinante, bellissima. Apre allo stupore, alla meraviglia, anche dei papà più ostinati.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen - 2019, Iperborea
Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale, di Kim Leine, Peter Bay Alexandersen – 2019, Iperborea

La carta di tutto questo libro è porosa, calda; accoglie le illustrazioni di Peter Bay Alexandersen dai bellissimi blu, dai bianchi intensi e morbidi.

D: Il titolo è molto lungo, di per sé molto narrativo e anticipa il tema centrale della storia. Come mai questa scelta?
R: Ho scelto un titolo molto lungo perché volevo restituire quell’atmosfera da fiaba che è tipica dei racconti popolari della tradizione norvegese raccolti e pubblicati da Asbjørnsen e Moe. Sono cresciuto in Norvegia e queste favole sono state le favole della mia infanzia.

D: Sono numerosi i tratti realistici, tutto radica alla realtà, e per tanto tempo sembra che ogni elemento supporti la teoria del padre, eppure allo stesso tempo la percezione è che sia tutto magico, così come vorrebbe il bambino. Tu da che parte stai?
R: Bé, essendo una storia pensata per i più piccoli, ovviamente sto dalla parte del bambino. La testarda razionalità del padre finisce per sembrare stupidità e ci rendiamo conto che deve avere a che fare con la sua paura del Natale, forse col timore di dover affrontare il dolore di non aver mai celebrato il Natale quand’era bambino. Perciò l’orso polare rappresenta una sorta di catarsi che gli permette di schierarsi dalla stessa parte del figlio e di credere in Babbo Natale e accettare il Natale stesso: solo allora riceve le pantofole dell’orso, come ricompensa per la sua conversione.

D: Pensi che una storia come questa sortisca più fascino in noi lettori del Mediterraneo? Basterebbero anche solo le cene natalizie a base di carne di foca per renderla straordinaria ai nostri occhi. La fascinazione secondo te è in egual misura per lettori abituati all’atmosfera e ai luoghi che racconti? Quanto conta l’ambientazione nella buona riuscita di una storia per bambini?
R: Quando devo scrivere un libro per bambini, oltre alle favole della tradizione norvegese ci sono altre due importantissime fonti di ispirazione, cioè i libri di Astrid Lindgren e di Laura Ingalls Wilder. Queste due scrittrici usano sempre il mondo fisico con tutti i suoi rimedi come parte fondamentale delle proprie storie. Quando scrivo racconti ambientati in un villaggio della Groenlandia cerco di sfruttare la collocazione spaziale in maniera naturalistica, per poi mescolarla con il realismo magico dell’azione. In ogni caso i danesi non hanno grande familiarità con la vita di tutti i giorni della Groenlandia come si potrebbe pensare. Alle loro orecchie suona strana ed esotica quanto a quelle di un lettore italiano.

D: Sia il lessico che il timbro da te usati sono diretti e senza fronzoli. Un poco appuntiti, come il ghiaccio ma non altrettanto freddi. Come trovi un equilibrio così efficace tra narrazione accudente e narrazione franca, esplicita?
R: Penso sia molto importante essere leali e solidali col punto di vista del bambino quando si scrive un libro per bambini, ed è fondamentale essere totalmente onesti. L’ironia non appartiene alla letteratura per l’infanzia, se mai ce n’è stata, perché è un maniera fredda e falsa di comunicare, motivo per cui appartiene al solo mondo degli adulti! Credo che sia questa solidarietà col bambino a dare l’impressione di calore nella scrittura.

D: Hai scritto libri destinati a un pubblico adulto. Cosa ti ha portato alla letteratura per l’infanzia?
R: L’illustratore, Peter Bay Alexandersen, mi contattò e mi chiese se fossi interessato a scrivere narrativa per l’infanzia. Io per primo ho quattro figli, due già grandi e due bimbi di sette e dieci anni, e ho sempre letto per loro una storia della buonanotte tutti i giorni sin da quando erano piccoli. Perciò è stato naturale, per me, accettare la proposta. Ad oggi abbiamo pubblicato tre libri insieme, due storie brevi, come «The boy» e una lunga. Il prossimo anno dovrebbero vedere la luce altri due nostri libri, uno sempre nella serie delle storie brevi e uno di più ampio respiro. Uno dei motivi per cui amo scrivere racconti per bambini è che mi ritrovo costretto a trovare una storia pura e bella, e mi è concesso di usare del vero pathos e intensità e grandi emozioni. La letteratura per l’infanzia è, in qualche modo, più pulita di quella per adulti, e mi piace questo concetto di purezza e onestà.

A1UulrtlIdL.jpgTitolo: Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale
Autore: Kim Leine, Peter Bay Alexandersen (traduzione I. Basso)
Editore: Iperborea
Dati: 2019, 60 pp., 13,00 €

 

Come San Nicola è diventato Babbo Natale

Eccolo San Nicola, in un poemetto del 1823 di Clement Clarke Moore “Twas the Night before Christmas“, alla guida di una slitta carica di doni, scendere giù per il camino.

As dry leaves that before the wild hurricane fly,
When they meet with an obstacle, mount to the sky,
So up to the house-top the coursers they flew,
With the sleigh full of toys, and St. Nicholas too.
And then, in a twinkling, I heard on the roof
The prancing and pawing of each little hoof.
As I drew in my hand, and was turning around,
Down the chimney St. Nicholas came with a bound.

I suoi vestiti sono ancora molto diversi da quelli cui siamo soliti rappresentarlo, ma è proprio a lui che dobbiamo Babbo Natale così come lo immaginiamo.

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La storia di questo Santo che protegge molte città ma soprattutto Bari, che lo festeggia in primavera, è controversa e sfaccettata. Di certo c’è che San Nicola è personaggio austero, severo e al contempo munifico: si aggira di notte per lasciare i confetti ai bambini che si sono comportati bene, rallegrando le giornate fredde e buie di dicembre, per esempio. Sempre aiutato da uno strano accompagnatore (da cui gli elfi aiutanti di Babbo Natale), il Krampus, un demonio sconfitto dal Santo e perciò costretto a servirlo.

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Antica cartolina raffigurante un Krampus

Il Krampus è costretto a seguire i dettami di San Nicola ma conserva tutto il suo carico di malvagità incutendo timore ai bambini che non si comportano bene e minacciandoli di punizioni severe. Spesso aiuta San Nicola a portare i doni, specialmente le mele, uno dei simboli più noti del Santo, che ne donò a tre bambini affamati i quali le videro trasformarsi in pomi d’oro durante la notte, sfuggendo grazie a Nicola alle grinfie della povertà.

Addobbiamo forse inconsapevolmente l’albero di Natale coi due oggetti più cari al Santo: Le palle (i pomi) e i bastoncini di zucchero (dal suo bastone pastorale).

Ma è nella leggenda, in una Ur-Hansel e Gretel, una proto-Hansel e Gretel, ecco,  che la magia di questo Santo si compie: una sera d’inverno San Nicola bussa alla porta di una locanda, chiedendo per cena un piatto di carne. L’oste rifiuta di portargliene; in dispensa conserva in salamoia i corpi di tre bambini che avevano chiesto rifugio e aveva barbaramente ucciso, con l’intenzione di mangiarli. San Nicola lo scopre e resuscita i tre bambini. Ho trovato un’edizione della leggenda/fiaba in francese, La légende de saint Nicolas di Robert Giraud e Julia Wauters, che effettivamente, fatta eccezione per le premesse (i genitori di questi tre bambini sono amorevoli e soffrono moltissimo la loro assenza) e l’intervento risolutore del Santo, si svolge esattamente come la celebre fiaba, con i bambini che si perdono nel bosco, trovano una casa accogliente cui chiedere rifugio, vengono attirati all’interno con l’inganno e muoiono a causa della malvagia essenza del loro ospite. San Nicola in questa occasione si mostra pienamente devoto alla salvezza e alla gioia dei bambini, questo assieme alla sua generosità ne fa un “Babbo Natale” perfetto.

Nel 1863, una quarantina d’anni dopo il poemetto di Clement Clarke Moore, Thomas Nast disegnò un Santa Klaus molto meno austero, più rotondo, meno severo e ieratico. Nel 1931 Haddon Sunblom lo vestì di rosso. La trasformazione in Babbo Natale così come ci è familiare è completa.

Ho avuto l’occasione di visitare a Bari, nel Castello Svevo, una mostra su San Nicola dedicata ai bambini e alle bambine (Munbam). Se aveste l’occasione, ve la consiglio.

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Munbam, Bari, CAstello Svevo

 

 

 

Un dicembre rosso cuore

La narrazione comincia aprendo e chiudendo molto rapidamente una finestra su un dramma avvenuto nel passato della bambina protagonista e voce narrante in prima persona: il 24 dicembre sua madre è morta.  Si apre con questo ricordo che è ormai solo del momento e non più della persona che manca, e con un elenco di tutte le cose che la bambina non sopporta di dicembre. I profumi, le occasioni di incontro, i colori, tutto rientra nella sua lista dei buoni motivi per detestare dicembre; incluso il compleanno della sua peggior nemica, Mariangela.

Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Nina Masina - 2019 Einaudi Ragazzi
Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Ninamasina – 2019 Einaudi Ragazzi

Il tono della bambina è molto consapevole e questo causa una crasi nell’empatia che sarebbe naturale nei suoi confronti, nei confronti della fanciullezza, e nei riguardi di quei giorni di sofferenza che a contarli, uno ad uno, sembrano non dover finire mai. E invece come sempre, il tempo scorre e passa, non indugia, è piuttosto indulgente, onesto.

Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Nina Masina - 2019 Einaudi Ragazzi
Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Ninamasina – 2019 Einaudi Ragazzi

Sulla strada di questa bambina che ha un suo modo di essere e lo afferma, che ha un padre amorevole e degli adulti attorno che se ne prendono cura, arrivano a camminare  altri due personaggi, protagonisti dello stesso identico dolore. Dopo una serie di eventi talvolta buffi e allegri, talvolta tristi, a Natale la conclusione è aperta verso nuove consapevolezze, nuovi affetti, vecchi amori, di quelli che no, non passano mai.

Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Nina Masina - 2019 Einaudi Ragazzi
Un dicembre rosso cuore, di Ivan Sciapeconi, illustrato da Ninamasina – 2019 Einaudi Ragazzi

Le illustrazioni che corredano il racconto sono di Ninamasina e riconoscono a dicembre i colori e l’atmosfera piacevole che la bambina rifugge.

Cop rime 678.inddTitolo: Un dicembre rosso cuore
Autore: Ivan Sciapeconi
Editore: Einaudi Ragazzi
Dati: 2019, 112 pp., 11,00 €

L’ultimo regalo di Natale

Il Monte Rotolo è lassù, molto, molto lontano. Eppure Babbo Natale indossa la giacca sul pigiama, infila gli scarponi e parte. Deve raggiungerlo perché ha scordato sul fondo del sacco il regalo per Beniamino Stamberbugio, che vive lì in una casupola coi suoi genitori che sono molto poveri e non possono comprargliene. E deve farlo senza l’aiuto delle renne, perché sono ormai stremate dopo aver girato attorno al mondo, senza contare che una di loro ha anche il mal di pancia.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Nella notte fredda dell’inverno che si colora del rosso che anticipa l’alba, Babbo Natale parte. Sulla sua strada incontra un pilota che si offre di accompagnarlo. Purtroppo una tempesta di neve li costringe ad atterrare ma, in una catena di eventi che alternano i bei momenti del caso a quelli meno belli, addirittura pericolosi, tra jeep, aereoplani, motociclette e corde da scalata, Babbo Natale riesce ad arrivare in tempo ai piedi del letto di Beniamino.

L'ultimo regalo di Natale, di John Burningham - 2019, Mondadori
L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

La strada del ritorno è altrettanto lunga ma il sorriso di Beniamino, che conclude la storia, vale tutte le disavventure che un viaggio così lungo può comportare. In ogni tavola, specie in quelle a doppia pagina, Babbo Natale appare come un uomo semplice, caparbio e coraggioso, ma privo di quei poteri che gli permettono di consegnare milioni di regali a bambini di ciascun angolo del mondo. I paesaggi appaiono immensi, minacciosi e allo stesso tempo immergono in una realtà magica, appunto, che si nutre della volontà di questo anziano signore determinato a non deludere un bambino.

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L’ultimo regalo di Natale, di John Burningham – 2019, Mondadori

Una storia classica di un grande autore della letteratura per l’infanzia, John Burningham, che consiglio ai bambini che nutrono il proprio quotidiano di magia. A tutti i bambini, quindi.

51Px6yW2bJL._SX431_BO1,204,203,200_Titolo: L’ultimo regalo di Natale
Autore: John Burningham (traduzione di Giuditta Capella)
Editore: Mondadori
dati: 2019, 48 pp., 17,00 €

24 bambini a Natale

24 bambini a Natale, di Manuel Baglieri - 2019, Pulce

Un bambino e la sua storia, ritratti dall’alto, la storia che legge è bianca, ancora da scrivere, forse la propria.

La qualità dei ritagli, e delle illustrazioni composte di ritagli, è l’equilibrio fra la fluidità delle parti e al contempo la nettezza dei margini, che ci sono eppur non sono contenuti in contorni netti. In questo libro è evidente e ben gestito, la prima impressione è esattamente di serenità fluida, equilibrio.

È il primo dicembre, segnato a destra, nell’angolo in alto della pagina, il numero, che è una data, si mescola col testo di cui è parte integrante, dando il via a una narrazione che procederà così, per date e blocchetti di testo.

Due bambini ascoltano il silenzio bianco dei fiocchi di neve. Tre bambini e i loro desideri, qualcuno li disegna, qualcun altro sogna, mentre un rametto d’agrifoglio piano, pianissimo, cresce.

24 bambini a Natale, di Manuel Baglieri - 2019, Pulce
24 bambini a Natale, di Manuel Baglieri – 2019, Pulce

Diciannove bambini ne hanno accesa una. Questo il momento più poetico e dolce, struggente come le fiammelle delle candele. Tavola che condensa in sé la semplicità complessa e la poesia di questo albo che si rivela speciale, proprio come speciali sono i giorni dell’attesa e poi, del Natale.

x9788832186246.jpg.pagespeed.ic.p8NWBSbBupTitolo: 24 bambini a Natale
Autore: Manuel Baglieri
Editore: Pulce
Dati: 2019, 56 pp., 14,00 €

La cena di Natale

Parto dalla conclusione, cioè da quella piccola punta di disgusto al pensiero di consumare una donnola farcita per la cena di Natale laddove, in quel ghigno sardonico della tacchina, per le cui sorti tanta trepidazione m’aveva accompagnata, si risolve e scioglie ogni dubbio: un tacchino sulla tavola di Natale (a meno che non si sia vegetariani) ci sta proprio bene!

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Ingannatrice, manipolatrice, sarcastica e giudicante, la tacchina, con la quale all’inizio la sorte non era stata molto magnanima, gestisce e guida ogni evento; L’unico sguardo sgomento lo si coglie in quell’attimo di stupore che in apertura della storia le fa pensare: accidenti! Proprio me? quando la volpe tra tutte sceglie di rapire lei, Cesarina, per la cena di Natale.

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Dal momento in cui Cesarina mette la testa fuori dal sacco è tutto un puntare il dito contro il disordine, contro le pessime abitudini alimentari e l’ignoranza culinaria del terzetto che vorrebbe mangiarsela. Un lupo, anche bello grosso, una volpe, a quanto pare non molto furba, e una donnola parecchio arrendevole. Assieme a una tacchina dispotica fanno un gruppo ben assortito alla cui testa non è difficile intuire chi si porrà.

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

Per quel Natale e per i Natale a venire Cesarina riesce a propinare ai tre ingenuotti tronchi farciti con foglie e bacche.

Fino a quando la donnola non sia bella grassa…

La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche - Edizioni Clichy
La cena di Natale, di Daniel Dargent, Magali Le Huche – Edizioni Clichy

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Autore: Daniel Dargent, Magali Le Huche, (Trad. Tania Spagnoli)
editore: Edizioni Clichy
Dati: 2015, 32 pp., 15,00 €

L’Abominable Monsieur Schteuple

In una pagina profondamente nera, come illuminato da un cono di luce intrufolatosi da chissà quale buco, si socchiude un occhio: la palpebra è pesante, la pelle attorno cascante a formare innumerevoli rimborsi. È L’Abominevole Monsieur Schteuple. Così abominevole che gli autori lo dichiarano subito, nel titolo. Molto più abominevole di uno Yark! Abominevole al punto da essere solo, ma così solo, da non avere neppure l’acqua di un pesce rosso da cambiare. È un essere reietto dalla figura repellente, è il padre di tutti i mali, la storia gli ha dato mille volti che nessuno ora potrebbe dire quale gli appartenga. Dove viva.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

Eppure, si aggira costantemente tra le persone. È sempre tra di loro a cambiar le carte in tavola, versare fiele nei calici e se, camminando una sera all’improvviso, si venisse accarezzati da un refolo freddo sul collo sarebbe necessario alzare il bavero della giacca, il cappuccio della felpa e allungare il passo. La sua ombra è alta e impenetrabilmente nera, potrebbe sembrare un grande animale crestato, quando la notte si aggira per la città, coperto dal buio, come un serpente malefico che striscia per strade e stradine, tastando porte e finestre, controllando gli ingressi dei camini, cercando crepe dove insinuarsi per entrare nelle case e lì, complice la penombra, nelle camere dei bambini.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

Li scruta veloce ma attentamente come per catalogare qualcosa e poi con quell’unghia che pare un artiglio, comincia a grattare un pochino ma ancora con delicatezza e attendere che succeda che… che la crosta sul ginocchio, quella che il bambino o la bambina si sono procurati al parco, in bicicletta o sui pattini si sgretoli e poi raccogliere quelle succulenti scaglie e gustarle. Abominevole. E dopo, soddisfatto, andarsene ma non prima di aver staccato un occhio al pupazzo preferito. Sadicamente.

Non può continuare! Questo personaggio è troppo malvagio

Una vocina che immaginiamo sottile e un po’ stridula, squarcia il nero della pagina cambiando passo all’albo.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

Se finora tutto si era svolto al buio in un clima di cupezza fisico e morale sebbene condito dall’ironia della voce narrante e di alcune illustrazioni, sono le molteplici figure piccole, alate, magiche, del mondo immaginario che intervengono su tanta abominevolezza. Un comportamento del genere pare essere assolutamente inammissibile nel regno delle fate terrorizzate per le sorti dei bambini. Occorrerà sbarazzarsi dell’incomodo ma ahimè oltre che abominevole Schteuple è immortale. Si renderà necessario catturarlo e processarlo decidere una pena per lui e che possa essere per il resto dei suoi giorni. Così al cospetto di sua maestà delle fate, presenti tutte le fate, elfi, gnomi e folletti. Fantasmi, vampiri e lupi mannari con anche le streghe il consiglio era al gran completo e all’unanimità votò una pena, severa. La più severa per l’Abominable.

L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte - 2019 L’atelier du poisson soluble
L’Abominable Monsieur Schteuple, di Grégoire Kogjan e Hippolyte – 2019 L’atelier du poisson soluble

A Monsieur Schteuple veniva inflitto di essere gentile per una notte, in un mese preciso dell’anno, in un giorno assegnato: il 24, per una sola volta l’anno e fino alla fine dei giorni. Gli elfi non l’avrebbero mai più lasciato solo e per tutta la sua vita avrebbe dovuto indossare il vestito rosso dei condannati. Non sapendo come si possa essere gentili neppure per una notte gli elfi consigliarono di fare dei regali, a tutti i bambini, passando dal camino così come era abituato. La pena che sembrava inizialmente possibile, un giorno che vuoi che sia!, divenne il suo calvario, la vita di Monsieur Schteuple era diventata orribile (meglio decisamente quella dei bambini).

Essere gentile e fare dei regali era troppo per lui, in breve tempo ebbe bisogno di uno psicanalista. Con il suo aiuto, lentamente man mano che passavano i giorni e i mesi fuggivano, notava dei miglioramenti, un vago sentore di benessere e Monsieur Schteuple poteva rilassarsi. In men che non si dica, però, a quel 24 arrivava e si ricominciava, unica sua consolazione qualche crosta che complice il buio riusciva ancora a grattare dalle tenere ginocchia dei bambini e delle bambine addormentati… scrontch… scrontch…

51ShIBxJBXL._SX331_BO1,204,203,200_Titolo: L’Abominable Monsieur Schteuple
Autore: Grégoire Kogjan
Illustratore: Hippolyte
Editore: L’atelier du poisson soluble, Francia
Dati: 2019, 48 pp, lingua originale francese

Desperado

Un western, di Ole Könnecke, hiyaa!

Il cowboy protagonista di quest’albo entra nella storia cavalcando nel tramonto. Nell’aria rossastra tinta dal sole si stagliano le sagome dei cactus, mentre il cowboy e il suo destriero avanzano senza tentennamenti sulla linea glabra del deserto.

Desperado, Ole Könnecke - 2019, Beisler
Desperado, Ole Könnecke – 2019, Beisler

A Roy e Desperado basta poco per essere felici: amici con cui giocare, biscotti e succo di frutta con cui fare merenda e qualche carota nel trogolo, se si è un cavallo. Tutto questo assieme, più una maestra molto simpatica e dolce che si chiama Heidi, fa un asilo, va da sé che a Roy piace andare a scuola.

Desperado, Ole Könnecke - 2019, Beisler
Desperado, Ole Könnecke – 2019, Beisler

Una mattina però, Roy si attarda a letto e quando arriva all’asilo, in ritardo, trova tutto in disordine, sottosopra. Soprattutto Heidi è sparita. La spiegazione è semplice, Barbanera, capo dei banditi dal ghigno nero e dal laccetto bianco attorno al collo, vuol sposare Heidi che però non vuol sposare lui, la soluzione, essendo un bandito, è altrettanto semplice, basta rapire la maestra!

I bambini sono attoniti, ma Roy e Desperado non si perdono d’animo e si lanciano all’inseguimento sulle tracce dei banditi. La strada è pericolosa come solo in un deserto roccioso può essere, ma le risorse di cowboy e destriero sono molte e inaspettate. Scopro che se lo desidera un cavallo riesce a scavare con gli zoccoli nemmeno avesse delle unghie da talpa e che i cappelli da dama del West sono carini anche su una testa equina.

Desperado, Ole Könnecke - 2019, Beisler
Desperado, Ole Könnecke – 2019, Beisler

Furbizia, coraggio, amicizia e lealtà sono gli ingredienti perfetti per una storia da Old Wild West. La carta color panna, dalla consistenza porosa, piacevole al tatto, i toni del rosso e dell’arancio e qualche ballata popolare rendono il quadro perfetto, divertente e rocambolesco.

Il cowboy salva la fanciulla e la riporta a casa, lasciando di stucco i banditi, giusto in tempo per cavalcare solitario verso il tramonto (oltre il quale lo aspettano mamma e papà per la cena).

51hT4sPMQuL._SX432_BO1,204,203,200_Titolo: Desperado
Autore: Ole Könnecke (trad. di Chiara Belliti)
Editore: Beisler
Dati: 2019, 36 pp., 15,00 €

Bara Rumpor

Ma sabato è oggi o sarà dopodomani? Mira ha appena aperto gli occhi e già sta balzando giù dal letto per raggiungere camera di mamma e papà. È mattina e dovrebbe essere sabato ma non un sabato qualunque, no, quel sabato! Quello in cui si va in piscina tutti e tre e lei, la piccola Mira, per la prima volta potrà tuffarsi dal bordo nella piscina dei grandi, con i braccioli, tutta da sola! E poi, via a comperare le caramelle, i dolci, oggi è sabato no? Mamma e papà hanno ancora gli occhi addormentati di chi forse avrebbe indugiato ancora un po’ lì, sotto al piumone.

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Il papà ha i baffi e una barba appena accennata, capelli corti e basette, è moderatamente peloso su una carnagione pallida segnata da un’abbronzatura ardente che lascia intuire il segno della maglietta. La sua forma in alcuni punti si increspa creando una serie di rotolini. La mamma ha capelli di quelli sottilissimi difficili da governare se non con un taglio netto, unico possibile peraltro, gode di una carnagione dal colorito più sano è magretta e ha le tette a salamella. Siamo in Svezia, l’ambiente è quello di casa. Cane e gatto dormono nel lettone di mamma e papà e benché matrimoniale ognuno ha un proprio piumino, le lenzuola sono festosamente in nuance ma non uguali e nessuno tende a formalizzarsi. Resta il fatto che oggi è sabato e si va in piscina, Mira si tufferà da sola nella piscina dei grandi ma prima bisogna scegliere accuratamente il costume più adatto per farlo. Con quale costume si salterà meglio, quale garantirà la migliore performance: lo stucchevole costume intero da principessa rosa a pois bianchi o il pratico costume da bagno di Spiderman? A volte la vita pone innanzi a dubbi amletici. Quindi tutti pronti e via allora in cargo bike che oggi pedala la mamma!

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Anche la piscina cambia aspetto il sabato, soprattutto se si è abituati a frequentarla con la scuola, durante la settimana, in spazi e orari dedicati, lontano dalla folla adulta, la piscina sembra ancora un luogo che appartiene all’infanzia. Differente è il sabato dove l’esperienza per un bambino va al di là di quella meramente acquatica, a partire dal suo ingresso nello spogliatoio. La si può immaginare, Mira, prima ansiosa di arrivare, come qualcuno che non sta più in sé dalla gioia di provare finalmente qualcosa di nuovo, da grande!, e poi mentre ci si avvicina alla piscina, si parcheggia la bicicletta e si entra nello stabile, farsi più seria, prendere coscienza della grandezza della piscina, della sua lunghezza e profondità dell’acqua e con questi pensieri cominciare a dubitare, mentre segue la mamma nello spogliatoio delle donne, dove all’improvviso la sua attenzione e colpita da ben altro.

Solo chiappe! Potrebbe suonare così il titolo dell’albo tradotto. Sono solo chiappe, seni, vagine e peli quelli che Mira si trova ad altezza occhio. Molta differenza è racchiusa in una parola così generica, ed è divertente fermarsi a osservare tutto. Ci sono sederi grandi, piccoli, rotondi, quadrati, rosa o colorati, alcuni sono abbastanza pietosi altri un po’ più carini. Alcune signore hanno pubi molto ben depilati, altre folti ciuffi, alcuni sembrano ancora più nude, altre hanno peli corti e ricci. Così è per i seni, ce n’è di tutte le forme, rotondi, a salsiccia, piccoli, grossi ma tutti hanno una caratteristica, pendono! In quella folla di peli sotto le ascelle e sulle gambe Mira scorge la loro vicina di casa, Tina, sembra una persona molto diversa ora che è completamente nuda. Anche nudi i corpi hanno caratteristiche differenti, sono tutti diversi e tutti rispettabili. Ogni corpo ha la sua forma, c’è chi lo scolpisce con lo sport e chi se lo disegna, corpi che si sono allargati col tempo o rinsecchiti, che presentano rotoli e saltelli che forse un giorno non hanno avuto.

Ci sono pance grandi che ospitano un bambino e pance grandi che ospitano molto cibo. Mira è felice e anche un po’ ubriaca da tanto guardare e dondolare, oscillare, ballonzolare. Ma ora è giunto il momento di saltare! Tuffarsi in acqua col suo costume da Spiderman, infilare i braccioli rossi e raggiungere papà che aspetta in acqua con quel suo costume che sembra sempre più piccolo ogni volta che lo indossa.

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

E poi ci sono le caramelle del sabato! E una giornata in piscina si arricchisce della consapevolezza di avere un corpo, diverso da quello di un altro bambino o bambina, di un altro individuo, un corpo che va rispettato e non umiliato, che parlare del corpo altrui ad alta voce può generare imbarazzo e tingere le gote della mamma di rosso pomodoro; così come entrare nudi in una vasca idromassaggio quando gli altri ospiti sono tutti in costume o vestiti nella sauna. Ad alcuni un corpo nudo genera imbarazzo e vorrebbero celarlo agli occhi di tutti soprattutto dei bambini altre persone vivono il proprio con estrema naturalezza, l’importante è tornare bambini, se lo si è, subito dopo e poter scegliere sei caramelle e non solo cinque come i propri anni. Sei perché una è il premio per aver fatto un tuffo senza esitazione, aver agito velocemente per aver tolto dall’imbarazzo papà che ha perso il suo costume in acqua dopo il suo spettacolare tutto con spanciata finale!

Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson - Lilla Pirat Förlaget
Bara Rumpor, di Annika Leone e Bettina Johansson – Lilla Pirat Förlaget

Titolo: Bara Rumpor
Autore: Annika Leone
Illustratore: Bettina Johansson
Editore: Lilla Pirat Förlaget, Stoccolma, Se
Dati: 2019, 32pp, lingua svedese

Il segreto di Ella

Cath Howe mi ha rapita. Notte tarda, sonno che bussa insistente alle porte dei miei occhi, eppure dalla prima pagina la narrazione fresca, accudente, mai retorica, mi ha avvinta a lungo. Non mi succede spesso, anche perché mi pongo nei confronti dei romanzi contemporanei degli ultimi anni con una certa diffidenza per ragioni che non considero qui proprio perché devo giustizia a questa storia che si discosta dalle altre per tono, per timbro, per cura.

Ella avrebbe tutti i motivi per essere vittima delle contingenze e di se stessa: si è appena trasferita con la madre e il fratellino in una nuova città, il padre è in prigione per truffa e ci resterà a lungo, la scuola è nuova, le amiche anche e un brutto eczema le tormenta le notti, i giorni, le mani.

Ciononostante della vittima non ha nessuna caratteristica retorica. Compie tanti brutti sbagli; per insicurezza si lascia manipolare dalla ragazzina più popolare della scuola, mente, infrange le promesse eppure nel leggerla la si trova integra, affidabile, dolcissima.

La narrazione è costruita con capitoli che si aprono atipicamente sulla sinistra, con delle lettere in corsivo indirizzate al padre. Lettere che vanno in un’unica direzione e che sembrano destinate a non aver mai risposta. Lettere piene di domande che affermano, punti interrogativi che indagano nel proprio quotidiano raccontandolo, e piene di fotografie.

Perché Ella è una bravissima fotografa, brava con lo sguardo, brava nel gusto della composizione delle immagini, così come della realtà. Ella, con il suo sguardo talentuoso, riesce a ricomporre la realtà come se dovesse sistemarla per realizzare finalmente una fotografia che la ritragga vera, bella.WhatsApp Image 2019-11-21 at 10.26.06.jpeg

Ogni personaggio ha il suo spazio, il proprio tempo. Soprattutto la propria onestà nell’essere sincero, nell’essere impietoso ed egoista, nell’essere fragile, nel cambiare idea, nel restare fermo in quella che sente proteggerlo. Sono umani, veri, fotografati nell’istante perfetto della loro imperfezione.

Una volta io e Jack abbiamo guardato su internet il video di un cocomero che veniva fatto esplodere. Era così al rallentatore che si poteva vedere il momento in cui la buccia si spaccava e il frutto si apriva e andava in pezzi, prima che la polpa e il succo saltassero per aria in una pioggia di poltiglia rosa. Quella ero io. Lidia mi aveva fatto esplodere e tutti i frammenti cercavano di assumere la forma di Ella, ma non c’era più nessuna forma, solo schegge volanti.

Il titolo originale è Ella on the outside e l’essere ai margini, o meglio il sentirsi tale, di Ella ricorre spesso nel corso del romanzo, così come la sua capacità di frastagliarli, adattarli mano mano a se stessa e infine oltrepassarli, con la propria determinazione, il sostegno di una famiglia amorevole, finalmente libera.

500x_Il-segreto-di-Ella.pngTitolo: Il segreto di Ella
Autore: Cath Howe (Traduzione di Gioia Sartori)
Editore: Terre di Mezzo
Dati: 2019, 249 pp., 10,00 €