Moon Sherbet

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

“Tutto accadde durante un’umida notte d’estate.” E questo è l’incipit dell’albo di Baek Heena, illustratrice, autrice, artista coreana, che ambienta la sua storia in una notte particolarmente calda, dove nulla si muove perché ogni movimento sarebbe fonte di ulteriore calore e umidità, dove l’unico rumore che si sente, forte, insinuante, destabilizzante è quello dei motori dei condizionatori che si muovono a tutta velocità come pale di mulini in una giornata ventosa. Già, il vento. In notti così ce lo si sogna il vento, l’unica aria è quella calda mossa sempre dai quei motori appesi fuori alle ringhiere dei balconi, ognuno il suo, che ronza, gira, ronza. Gli appartamenti sono tutti illuminati, non si dorme proprio! Chi si serve ancora un drink super ghiacciato per dare all’ugola un attimo di freschezza, chi cerca spasmodicamente un altro programma in televisione, gambe allungate e piedi appoggiati al tavolino, impossibile leggere con questo caldo! Chi approfitta per farsi la messa in piega e al tavolo della cucina con la testa piena di bigodini sfoglia un libro, chi sonnecchia agitato sul divano, chi gioca a carte, chi tenta di farsi un po’ d’aria, non importa se calda, sventolando un ventaglio di bambù affacciata al terrazzo, chi bagna i fiori.

Si soffoca. Non si muove foglia. E non si sa come né perché ma si inizia a sentire caldo anche fuori dal libro! In tutto questo silenzio appiccicoso reso fisso dal nero della notte che colora la pagina e fa da sfondo al palazzo dove le luci accese degli appartamenti consentono al lettore di entrare e di curiosare un po’, ad un tratto un rumore diverso rompe il monotono ronzio dei condizionatori. Ploc! Ploc! Ploc! In quella notte nera di caldo anche la luna si stava sciogliendo: grosse gocce di un giallo luminoso si staccavano da quel tondo lunare incontrando la terra con un sonorosissimo Ploc! In men che non si dica la custode del palazzo, che fino a poco prima era quella che si stava sventolando in cerca di ristoro, corre fuori recando con sé una grande ciotola tonda per raccogliere le preziose gocce, il tempo di rientrare e porre in frigorifero quel raccolto luminosamente eccezionale e succede un fattaccio: la luce va via in tutto il condominio, troppi condizionatori accesi in città, troppa energia e il mondo si oscura.

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

E mentre una luce, come polvere luminosa esce dal frigorifero della custode creando una scia e tutti gli abitanti del palazzo scendono per vedere cosa succede nel suo appartamento, lei offre un sorbetto alla luna a tutti, fresco e dolce, refrigerante al punto che, rientrati a casa, nella notte buia buia, tutti spalancano le finestre lieti di quel buio, di quel fresco, di quella notte. Se non che nei sogni di tutti si sente un sonorosissimo Toc! Toc! A bussare alla porta della custode sono due coniglietti bianchi ancora imbragati nel sacco porta paracadute. Ora che la luna è sciolta dove potranno mai andare a abitare? Pare questa essere una notte lunga e piena di tormenti. Nella grande ciotola rotonda non resta altro che una goccia di quel sorbetto prezioso: forse per concimare la terra di quel vaso abbandonato, forse ne potrà nascere un fiore tondo e luminoso? Forse potrà crescere come il fagiolo magico? Potrà essere la casa per i due conigli bianchi?

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

La particolarità dell’albo risiede nella realizzazione delle immagini, non una semplice illustrazione ma una specie di diorama, un disegno ritagliato, assemblato, un palazzo costruito piano dopo piano, la piccola scatola arredata e ornata: tappezzerie anni ‘70, a ognuno il suo stile, quadri alle pareti, piastrelle per la cucina. Vecchi oggetti quotidiani, pezzi di giochi reali, molte cose ancora una volte disegnate, colorate, ritagliate e assemblate. Piccoli pezzi di tessuto e pizzo per tende e divani, lenzuola e tovaglie e minuscole sedie intagliate in legno morbido.

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

E poi i personaggi lupeschi: ognuno di loro con un muso, un’altezza, una postura per la quale l’autrice ha particolare cura, una grandezza diversa. Ritagliati perfettamente si muovono sulla scena come bamboline di carta perfettamente abbigliate, alcune in semplice canotta, altre in abiti leggeri, camicie da notte a fiorellini adatte a quel caldo fuori dal normale.

Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014
Moon Sherbet, di Heena BaekBear Books, 2014

Un’arte quella di Baek Heena attenta al particolare, dove mai nulla è fuori posto, dove anche un abito se non è disegnato e colorato su carta è ritagliato nel tessuto cucito e ornato da lei stessa. Dove l’attenzione all’infanzia passa attraverso le figure adulte soprattutto dei nonni.

IMG-6516 (1)Titolo: Moon Sherbet
Autore: Heena Baek
Editore: prima edizione Storybowl, Korea 2010
Bear Books, 2014
Dati: 2010, 32pp, lingua coreano, 7,80€

Processo al lupo

Processo al lupo, di Stéphane Henrich - 2019 Biancoenero

Un lupo, Bernado di nome e Lupo di cognome, è accusato di aver mangiato un agnello. Che poi equivale ad averlo ucciso, perché pochi agnelli, qualche nonna e una Cappuccetto Rosso, sopravvivono all’apparato digerente di un lupo, quindi, il lupo Bernardo Lupo ha ucciso un agnello allo scopo di mangiarlo, peraltro crudo.
L’imputato Bernardo Lupo, mani mestamente abbandonate senza forza sul grembo e sguardo contrito e basso, ammette di aver commesso il delitto. Ma l’avvocato difensore Bulldog, carnivoro dal brillante curriculum e dal portamento ieratico, chiede le circostanze attenuanti.

Processo al lupo, di Stéphane Henrich - 2019 Biancoenero
Processo al lupo, di Stéphane Henrich – 2019 Biancoenero

Bene, le circostante attenuanti; vale a dire sì, l’ha mangiato ma non era nelle sue intenzioni farlo… esse possono far leva sulla madre dell’accusato, La signora Susanna Lupo, ma solleverebbero dall’angoscia gli astanti erbivori, atterriti dal solo immaginare il fattaccio? E cosa ne pensa l’avvocato dell’accusa, esimio De Capris?

Come in ogni processo che si rispetti l’aula del Tribunale incute timore reverenziale ed è arredata di tutto punto con protagonisti perfetti per l’occasione: il perito, un asino dalla giacchetta a quadri, ha l’aspetto dimesso e ordinario del perito come da immaginario da telefilm statunitense, e i due tutori dell’ordine, come nel migliore dei polizieschi, ben assortiti, attento e vigile uno, annoiato e indifferente l’altro.

Il giudice, un maiale dai toni perentori e martelletto in mano, si contrappone al suo simile selvatico, Sasha Cinghiale, che, probabilmente forte delle sue zanne suine, non si fa remore nel puntualizzare, mancando l’obiettivo di difendere il vicino di casa Lupo e irritando il Signor Giudice. Si susseguono i testimoni, sebbene alcuni rigettati dalla corte (come si potrebbe prendere sul serio la testimonianza oculare di una talpa?), e come in ogni processo che si rispetti, considerato quanto siano intasate le aule dei tribunali, il verdetto viene emesso senza troppo tergiversare.

Questo albo illustrato, passato un po’ in sordina tra gli scaffali delle librerie, merita più di una lettura e restituisce al lettore una generosità di contenuti divertenti, ironici, realistici e iperrealistici che, assieme alle illustrazioni ad inchiostro e acquerello affrontano senza molti fronzoli la questione spinosa del confine tra la legittimità delle azioni compiute per istinto (argomento che regge però se i responsabili sono lupi o volpi) e la capacità, tutta umana, di soppesare con coscienza le conseguenze delle proprie azioni e la ricaduta che quest’ultime potrebbero avere sull’esistenza altrui. Attutita dalle sembianze animali, la Giustizia e il suo corso appaiono molto più comprensibili di quanto esse effettivamente siano e i punti di vista, così ben espressi sia dal testo, puntuale e diretto, che dalle illustrazioni, sollevano più di un dubbio in diverse direzioni.

Cover_processoallupoTitolo: Processo al lupo
Autore: Stéphane Henrich
Editore: Biancoenero
Dati: 2019, 38 pp., € 13,90

I cuscini magici

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa

Re Arraffone I ha emanato tantissime leggi che stabiliscono che i suoi sudditi debbano amarlo a più non posso, eppure non si sente amato da loro. Ce ne sono numerose che, a scapito della libertà dei suoi cittadini, lo portano ad essere elegantissimo, piacente; ciononostante, non si sente amato a sufficienza, anzi, deriso, detestato.

«A dire la verità… Sebbene siano tenuti a farlo, i vostri sudditi non vi amano, Vostra Eccellenza» disse facendo volteggiare nelle lunghe mani ossute un komboloi, il rosario greco fatto di perline. «E vi spiegherò il perché…»
«Parla!»
«Non vi amano perché la notte sognano…»

In queste poche righe sta tutto quanto rende I cuscini magici un libro che non può mancare nella libreria dei giovani lettori che approcciano le lettura autonoma e ricercano in essa una pienezza semplice, avvincente, diretta.

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa
I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs – 2019 Camelozampa

Si innesta sul principio classico del re tiranno, che pretende adulazione, che impone deferenza, e sulla verità delle cose che nonostante tutto si fa largo, trova la sua via di fuga. C’è quindi la prepotenza cui sfuggire, e c’è la magia del sogno, che è la strada principale verso una presa di coscienza che invece si radica nella realtà e che quindi, quando ne individua un’altra ben possibile, induce alla rivalsa eroica.

Il re impone leggi durissime: niente feste, niente sorrisi, niente domeniche, che diventano ‘prelunedì’. Ma questo non basta a levare la gioia dal panorama, per cui il malefico scienziato di corte avvierà la produzione di cuscini diabolici, che non permettono di sognare, che, imbottiti con manciate di rimorso, respiri di spie, sussurri di traditori e cinghie di frusta, altro non generano se non incubi.

I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs - 2019 Camelozampa
I cuscini magici, di Evghenios Trivizàs – 2019 Camelozampa

Con illustrazioni a inserti o piena pagina (di Noemi Vola), un carattere ad alta leggibilità, la penna di Evghenios Trivizàs, autore greco dall’ironia vivace, I cuscini magici rivela di quanto potere siano intrisi i sogni e di quanto sia pericoloso quando si trasformano in incubi: assieme alla gioia dell’evasione scompare presto anche la forza per ribellarsi. E proprio come in un sogno, esattamente come in un incubo, il ritmo si fa serrato, la lettura avvincente, fino alla “terribile notte della riscossa” in cui si scioglie in una conclusione che afferma il potere dei sogni e della libertà.

I-cuscini-magici-cover-webTitolo: I Cuscini magici
Autore: Evghenios Trivizàs (ill. Noemi Vola)
Editore: Camelozampa
Dati: 2019, 80 pp.

Lucilla

Si dice che dietro a un grande romanzo ci siano sempre grandi ispirazioni. Talvolta esse si nutrono di realtà, talvolta di ricordi, nell’uno e nell’altro caso hanno carattere personale; universali invece le ispirazioni che si radicano in altre storie. Queste ultime legano i lettori in un senso di comunanza che rimane, che accoglie.

È il caso di Lucilla, primo romanzo di Annet Schaap, celebre e prolifica illustratrice olandese, che intreccia, con una naturalezza che non posso che definire ineffabile, rimandi chiarissimi a Il giardino Segreto, altri a La sirenetta, nutrendoli di innesti pirateschi, del topos fiabesco della madre morta, del fecondo elemento del grottesco, dell’emarginazione, della solitudine, degli elementi simbolici.

E poi il coraggio, la dedizione, l’affidarsi senza remore dell’amicizia, l’amore.

Lucilla è l’unica figlia del guardiano del faro. Il suo vero nome sarebbe Emilia ma il padre non sopporta di chiamarla così, perché è lo stesso della moglie morta, amatissima. Il dolore per questa perdita che li accomuna inficia l’amore che li lega. Il padre di Lucilla è diventato cupo, violento, sempre fuori di sé per via dell’alcool nel quale si rifugia, costringendo la piccola a farsi carico di responsabilità che non dovrebbero esserle proprie.lucilla1

In una notte di tempesta, tradita dall’amico vento, Lucilla è protagonista di una tragedia che cambierà il corso della sua esistenza. È costretta a cambiar casa, diventa ospite di una villa cupa e lugubre in cui tutto sembra in abbandono, tutto sembra ruvido, umido, ammuffito, persino i sentimenti. Eppure, da quella villa così malandata, abitata da anime malandate e stracche usciranno a popolare la realtà vite nuove, nuovi sentimenti, nuove possibilità, magia e fiaba.

downloadTitolo: Lucilla
Autore: Annet Schaap (trad. Anna Patrucco Becchi)
Editore: La nuova Frontiera junior
Dati: 2019, 368 pp., 18,00 €

Kai feiji de da tudou

Al ventottesimo piano di un palazzo il cielo lo tocchi con un dito e se in lontananza il sordo rombare di un aereo ti richiama alla finestra probabilmente lo vedrai sorvolare la tua testa, potrai vederne le ali possenti e il suo carrello che lentamente viene inghiottito nella pancia. E sicuramente ti domanderai dove mai andrà così bello e leggero. C’è un’età nella quale i mezzi di trasporto suscitano un fascino difficile da eguagliare così che tutti i bambini vorrebbero fare ì capotreno o i piloti. E questo è quello che sogna anche Daï Doudou, per tutti Grande patata ma non chiamatelo così, a lui, non fa piacere.

Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press
Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press

Così, nell’esercizio delle possibilità che offrono i mondi a cui l’infanzia può accedere, il giardino di scuola e la ricreazione sono il luogo e il tempo giusto per cimentarsi nella difficile impresa di essere un pilota e di voler raggiungere e sorvolare gli Stati Uniti d’America, il luogo più lontano dalla Cina che un bambino cinese possa immaginare! Ci sono però ricreazioni che trascorrono serene, altre dove la turbolenza è proprio nell’aria ancora prima di mettersi in volo!

Succede dunque, che nel gioco che si ripete quotidiano per affinare capacità e raggiungere competenze inaspettate, per poter tornare sempre e ancora a volare, che qualcuno, quel giorno magari nato un po’ storto, voglia fare lui il pilota.

Questa è la storia di un colossale litigio, di un botta e risposta estenuante e particolarmente innervosente, di un gioco che non riesce a partire sereno, in un giorno in cui tutti, ma proprio tutti, vogliono giocare all’aeroplano, salirci sopra, andare in posti diversi e dove tutti vorrebbero avere il ruolo del comando. Ma chi comanda di più il pilota o il comandante di bordo? Così Lin quel giorno non è disposto a far fare ancora il pilota a Daï, lo ha fatto già ieri e non sarebbe giusto. Ma ieri Daï non pilotava quell’aereo quello che va negli Stati Uniti, no, ne ha pilotato uno che andava solo a Pechino. Ed è così che tra urli e strilli Lin si guadagna il titolo di Comandante di Bordo, ben più importante di un semplice pilota. Almeno così dice Daï. E se è vero che tra i tre litiganti il terzo gode ecco che, appena trovato l’equilibrio interno alla cabina di pilotaggio, proprio mentre Daï annuncia l’imminente decollo, si vedono arrivare di corsa Ma e Yang entrambi pronti a giocare, a volare, entrambi desiderosi di imbarcarsi, entrambi che urlano per salire e che non è vero che l’aereo sta per decollare. Si va e si torna. Si torna quando l’ingiustizia diventa reale e si piomba a terra con un tonfo, quando lo sappiamo tutti che si fa per finta e che allora gioco anch’io. E poi si rivà quando servono una hostess e un poliziotto, ci sarà bene un poliziotto sugli aerei no? E poi però si è nervosi per la destinazione e il rumore dell’aereo non è quello che sembra invece una vecchia macchina. Insomma sembra sempre di esserci arrivati al punto di incontro, alla mediazione tra le parti, a partire finalmente e poi…qualcuno si arrabbia, qualcun altro si innervosisce, qualcuno dice qualcosa e un altro si mette a urlare. Ci vogliono equilibrio e diplomazia. Ma poi alzi gli occhi e vedi arrivare tutti quanti di corsa.

Tutti, ma proprio tutti, un’intera classe pronta a imbarcarsi strattonandosi, prestandosi i piedi, volendo arrivare prima, tirandosi per la maglietta… è qui che generalmente interviene la maestra. Quando i toni si alzano, le bocche si spalancano troppo e i bambini sembrano un tutt’uno polveroso e vociante. Quindi tutti in fila ad aspettare il proprio turno e in ordine di arrivo.

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Kai feiji de da tudou, Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei, Jiangsu Shaonian Ertong Press

Ma in queste giornate neppure l’ordine è una certezza soprattutto se ancora Lin e Daï discutono sulla meta e i bambini scalpitano, i turni saltano e si torna a gridare fino a che… succede sempre che a un bambino scappi detto di non voler più giocare a quel gioco e che forse preferirebbe andare in treno. Che idea! Il treno! Allora ecco che all’improvviso tutti corrono verso il treno, ridono, scherzano, qualcuno cade, si rotola per terra, c’è un che di frizzante nell’aria e nella pancia di tutti. Certo è che con il treno si arriverà solo a Parigi non negli Stati Uniti… va bene ma chi arriva prima: treno o aereo? Ci sono giorni che anche i giochi non hanno pace. E la pace non si trova se non per pochi minuti. Ci sono giorni che volevi arrivare lontano ma che arrivi solo un po’ più in là ma va bene lo stesso, hai dimostrato di saperlo fare. La particolarità dell’alba sta nell’entrare e uscire dal gioco, un attimo in un luogo l’attimo dopo sulla terra, qui e ora. Nei dialoghi che ripercorrono precisamente le dispute bambine e in quello scrivere come se pensassi di dire le cose a qualcuno a te che leggi o a Lin che oggi non fa che urlare e arrabbiarsi.

IMG-5964Titolo: Kai feiji de da tudou
Autore: Mei Zihan, illustrato da Bu Jiamei
Editore: Jiangsu Shaonian Ertong Press, 2012 Cina
Éditions du Centenaire – MilleFleurs, 2013
Dati: 2012, 32 pp, lingua cinese, 11,50 €

La Signora Frisby e il segreto di Nihm

Nihm è un acronimo, sta per National Institute of Mental Health. Ma cosa ha a che vedere un dolce e mite topolina di campagna con un segreto di tale importanza?

La signora Brisby vive in un mattone di calcestruzzo, rimasto sepolto nell’orto del Signor Fitzgibbon, assieme ai suoi quattro topolini, dei quali si prende cura da sola da quando è rimasta vedova del suo amatissimo Jonathan. La Primavera è alle porte e con essa si avvicina il periodo dell’aratura, per cui la famiglia Brisby dovrebbe traslocare nella sua residenza estiva, per evitare di finire male tra i ferri dell’aratro. Ma purtroppo il figlio Timothy, si ammala di polmonite. È il più fragile, il più delicato dei quattro. La signora Brisby sa che deve trovare una soluzione e deve farlo in fretta.la signora frisby

Da questa presa di coscienza, che deriva da un’urgenza come in tutti i romanzi che si rispettino, parte un’avventura, che conserva i toni bucolici à la Beatrix Potter per quanto riguarda le descrizioni dettagliate e lievi della natura in cui i protagonisti si muovono, ma al contempo si riempie di mistero e ne intreccia altre nutrite di personaggi ben caratterizzati, di amicizia, d’amore, di coraggio.

Con l’aiuto di un topo ‘druido’ piuttosto intelligente, la vita di Timothy è salva, ma il topolino non può affrontare il viaggio verso la residenza estiva. L’unica è spostare la casa fuori dall’orto. I ratti del roseto possono farlo. Sembrerebbe impossibile, come un manipolo di ratti potrebbe? E invece quei ratti possono far questo e molto molto altro. Il Segreto di Nihm è tutto lì e non si esaurisce tra le pareti di roccia di una tana bellissima, ma si dirama e tocca il passato il presente e il futuro.

copertinaInfine, una parola per il corvo, che fa parte di quei personaggi per nulla brillanti in intelligenza ma senza i quali, senza la loro spontaneità, senza la loro leggerezza, senza la loro generosità, nessun eroe potrebbe mai essere tale.

Questo romanzo di Robert C. O’Brien, edito da Mondadori, si è aggiudicato la Newbery Medal nel 1972, è illustrato in bianco e nero con inserti a pagina piena da Fabio Pia Mancini e tradotto dall’inglese da Davide Morosinotto.

Specchio delle mie brame. Biancaneve, dalla fiaba alle prime trasposizioni cinematografiche

Sul sito dell’ISMR (Istituto Svizzero Media e Ragazzi), si può scaricare la versione online dell’ultima edizione de Il Folletto dedicato a Pinin Carpi e a Gianni Rodari.
Grazie a Letizia Bolzani che ne cura l’edizione posso condividere con voi anche un mio pezzo d’approfondimento pubblicato sullo scorso numero dedicato invece al cinema.
Si intitola “Specchio delle mie brame. Biancaneve, dalla fiaba alle prime trasposizioni cinematografiche“.
W. C. Drupsteen, 1885
W. C. Drupsteen, 1885

Kitsune no Kamisama – Il desiderio della volpe

Succede proprio così: rientrano di corsa dal parco dopo un pomeriggio di gioco, ancora coi capelli al vento si siedono, quasi senza scostare la sedia, felici di trovare la merenda che li aspetta e poi, finita la prima fetta di torta quando già pregustano quel nettare dolce e fresco che hanno davanti a loro nel bicchiere, che calmerà il calore, l’arsura della corsa e si mescolerà alle note fragranti della torta appena gustata… mani alla bocca, occhi spalancati, respiro trattenuto, è lì che ricordano di aver lasciato il loro gioco al parco. È così che, anche se avanza piano piano l’effetto rilassante della merenda ancora a metà, occorre rinfilarsi le scarpe e uscire con altrettanta velocità per recuperare ciò che giace abbandonato al parco.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Così per Roxie e suo fratello Lukie, più piccolo, che forse potrebbe anche rimanere a casa ma si sa, ai piccoli non sfugge occasione di poter seguire una sorella maggiore! È classico che, seppure ritornati nel punto preciso in cui si è giocato tutto il pomeriggio, il gioco, quello con cui si è usciti, il prescelto per quel giorno, non si trovi lì. Succede quindi che si comincia a guardare attorno, si compiono piccoli passi, si perlustra una zona più grande, si passa dal prato del parco a dentro gli alberi seguendo voci lontane, echi divertiti nei quali pare di riconoscere toni di bambini, di qualche amico, forse addirittura di Thomas e Samantha.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Poi succede che il bosco, seppure solo qualche albero fitto, porti altrove.

Le voci si fanno più chiare, si contano, un rumore arriva distinto: un sibilo precede lo schiocco di qualcosa che batte il terreno. E poi quella canzoncina…Doxy Foxy/tocca terra/Doxy Foxie/Gira e gira/gira a ovest gira a est/ scegli quel che piace a te. E così il racconto cambia passo.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Nella radura, quell’altrove fuori dal bosco, sette piccole volpi saltano la corda girata con forza da altre due mentre un’altra, già uscita dal gioco, osserva. Qualcosa però non va, eppure sembra facile: si aspetta la corda arrivare e si salta. Eppure il salto non sembra mai alto abbastanza, la coda si impiglia, si inciampa anche l’un con l’altra. Sarebbe bello, un vero desiderio che si avvera se solo si riuscisse a compiere un giro di filastrocca completa. D’altro canto cosa c’è di più desiderabile per una volpe se non saltare! Non si ingarbuglieranno nella corda cadendo una sopra l’altra alla vista dei due bambini, no! Ne fuggiranno spaventate abbandonando il gioco lì, a terra come fanno le volpi appena vedono un umano.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Al contrario, sono felici! Sono così felici di avere con loro la più grande saltatrice di corda che abbiano mai visto, l’unica che può insegnare loro a giocare – avrannno osservato a loro volta, nascoste tra gli alberi del boschetto nel parco, Roxie saltare? – E come Roxie sa che è proprio la coda, la sua posizione, va tenuta ben dritta sulla schiena, che impedisce alle volpi di saltare con successo la corda? Un pasticcio coi nomi, Roxie la bambina e Roxie la volpe con quel desiderio grande di riuscire a saltare la corda!

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Quel che è scritto sulla manopola e ciò che appartiene alla piccola volpe salterina può portare a qualche sospetto. Oggi Roxie ha realizzato il suo più grande desiderio, è una giornata fortunata; emersa con le sue sorelle dal boschetto nella radura, appoggiata al ramo dell’ultimo albero ecco lì una corda, una corda per saltare e col suo nome inciso su una manopola! E poi quella bambina, dice di essere Roxie e che la corda è sua, ma l’ha trovata Roxie la volpe e c’è il suo nome, inciso sopra e questo basta per salutare il destino. Un sospetto rimane. Un dubbio coglie il lettore: di quale delle due Roxie sarà la corda? E chi è questa bella bambina dai lunghi capelli color di volpe, così abile saltatrice che parla con le volpi e conosce la posizione che la coda deve tenere quando si salta alla corda? E chi, tra bambina e volpe, ha scordato una corda per saltare un giorno al parco? Ma non importa, ora è tardi, Roxie e Lukie devono tornare a casa. Roxie vuole correre e Lukie ha voluto vincere.

Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Kimiko Aman, Komako Sakai . POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003

Kitsune è la volpe in giapponese.

Narra la leggenda che la volpe sia un animale dotato di grande intelligenza, in grado di vivere a lungo e sviluppare, in vecchiaia, poteri soprannaturali. Quello che più le piace è quello che le permette di assumere sembianze umane, soprattutto quelle di una bellissima bambina.

IMG-5876Testi: Kimiko Aman, Illustrazioni: Komako Sakai
edito: prima pubblicazione POPLAR Publishing Co. Ltd., Japan 2003
Chronicle Books LLC, USA 2017
dati: 32 pp, lingua originale giapponese, anno 2003

Christian Voltz. “Ancora niente?” e “Non è colpa mia!”

Un punto esclamativo per un titolo e un punto interrogativo per un altro. Due libri di Christian Voltz, entrambi pubblicati da Kalandraka, dallo stesso formato, realizzati con la stessa tecnica ma con due andature e due soggetti del tutto diversi.

Il primo in ordine di pubblicazione qui in Italia si intitola Non è colpa mia! La storia, buffissima, nasce facendo perno su un classico: una signora etra nella stalla per mungere la mucca ma scorge un ragnetto e senza pensarci su due volte lo schiaccia. Una cosa da nulla, cose che capitano, ma siamo sicuri che sia proprio così? In realtà questo gesto stizzoso si rivela precipitoso e dà il via a un effetto farfalla che pare inarrestabile ma del quale non si intuisce subito la sostanza circolare. E qui sta il bello!

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

Perché la fattrice dai capelli di rafia, non appena schiacciato il ragno si becca un’incornata in pieno sedere. Brutta bestiaccia, si era rivolta al ragno mentre lo schiacciava, Razza di grossa vacca! insulta la mucca mentre si massaggia la chiappa dolorante.

Non è colpa mia! è stato quell’asino a scalciare sul mio sedere.
Io allora ho fatto un salto per lo spavento!

Non è colpa sua, dunque è la volta dell’asino di beccarsi un insulto da parte della signora con gli occhi strabuzzanti d’ira. Mano a mano che si procede, gli animali ribattono a viva voce che non è colpa loro, fino a quando in un finale che riporta alla pagina iniziale e che mette al suo posto l’antipatica protagonista (la quale ha però un bel vestitino a quadretti con l’orlo di pizzo, c’è da ammetterlo) la responsabilità torna proprio a chi ce l’ha.

NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz - 2018 Kalandraka Italia
NON È COLPA MIA!, di Christian Voltz – 2018 Kalandraka Italia

In un procedere molto ritmico, che si basa sulla reiterazione, le urla stridule della protagonista sembrano percepirsi grazie al segno tipografico e esasperano per parossismo le caratteristiche tipiche degli animali cui si rivolge. Un buono spunto per riflettere sui giudizi affrettati e sul modo in cui il tono e il timbro che diamo alle parole può divenire insultante.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

Anche per Ancora Niente! la tecnica di realizzazione è quella del collage tra materiali di riciclo, diversi tra loro per struttura e consistenza: fil di ferro, parti di utensili rotti, legno, carta, stoffa. Molto differente, invece, è il ritmo. Qui siamo all’aperto, il contesto è un fondo carta da zucchero di cielo. Il Signor Louis pianta un seme e si mette in attesa. Aspetta che spunti, di giorno in giorno torna a vedere a che punto sia, se sia nato. Il Signor Louis non lo sa, ma dal momento in cui ha piantato il seme, si è aperto per il lettore uno scenario di meraviglia. Le doppie tavole sono divise in due sezioni, una accoglie il Signor Louis e un uccellino che curioso gli svolazza attorno.

“Bisogna essere pazienti” disse all’uccellino.
Ma l’uccellino non rispose niente…

L’altra, in carta da pane, è visibile e parla solo al lettore. Noi abbiamo uno sguardo privilegiato su quanto accade al seme sotto terra. E ci sentiamo di incoraggiare il Signor Louis, di apprezzarne la pazienza, perché noi lo sappiamo, il seme sta facendo il suo lavoro, pian piano, ma con costanza. Il Signor Louis non lo sa, ma oltre all’uccellino anche il seme sta facendo del suo meglio per fargli compagnia.

Ancora niente?, di Christian Voltz - 2019 Kalandraka Italia
Ancora niente?, di Christian Voltz – 2019 Kalandraka Italia

La natura però ha i suoi tempi, il processo di crescita è lento, germogliare non è cosa semplice. E la pazienza del Signor Louis non è sufficiente. Dopo qualche giorno d’attesa, non vedendo risultati, desiste, stizzito. Però qualcun altro no, qualcun altro ci sorprende.

Due albi divertenti e originali che penso non debbano mancare nella vostra libreria.

Titolo: NON È COLPA MIA!
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2018, pp. 40, 14.00 €

Titolo: ANCORA NIENTE?
Autore: Christian Voltz (Marta Bono traduzione)
Editore: Kalandraka Italia
Dati: 2019, pp. 40, 14.00 €