Passi da gigante

Passi da gigante, di Anais Lambert - 2019 Pulce edizioni

Se un gigante vuole andare alla scoperta di qualcosa di molto piccolo è bene che si munisca di lente di ingrandimento. Se poi vuol farlo in mezzo alla natura, anche le scarpe devono essere adatte e un bel paio di galosce verdi possono essere rivelarsi la scelta ideale.

Passi da gigante, di Anais Lambert - 2019 Pulce edizioni
Passi da gigante, di Anais Lambert – 2019 Pulce edizioni

Le sguardie sono piene di delicate minuzie: piume, foglioline, rametti, sassi, insetti, fiori. Il frontespizio è pieno invece di due piedi da gigante che ingombrano una pagina intera e la tingono di un bel verde brillante che invita a sfogliare. Ed ecco su fondo bianco un bambino visto di spalle, che su quello sfondo pare incollato. Ritagliato e poi incollato. Nei contorni sopravvivono sottili margini di ritaglio quando la resa e dettagliata, non accade con il maglione e il cappello, che sono invece macchie libere di colore.

Passi da gigante, di Anais Lambert - 2019 Pulce edizioni
Passi da gigante, di Anais Lambert – 2019 Pulce edizioni

Piccole frasi, chiuse da un punto o una virgola, accompagnano ciascuna doppia pagina, senza fare rumore, sussurrando. Il gigante si prepara e va, esce.

IN LONTANANZA; HO SORPRESO UNA LOTTA FEROCE

La lente ingrandisce un dettaglio del prato che s’avvicina al lettore come all’occhio del bambino protagonista, staccandosi dal contesto erboso. Poi, tra un fogliame a tratti trasparente, evanescente, i colori della natura si dividono gli spazi del foglio, sopra verde, sotto marrone.

Passi da gigante, di Anais Lambert - 2019 Pulce edizioni
Passi da gigante, di Anais Lambert – 2019 Pulce edizioni

Da perfetto essere ingombrante col proprio intervento devia il percorso studiato e faticoso di una carovana di formiche, attraversa con passo deciso, da gigante, fiumi, foreste, fino ad uscire dal contesto familiare della natura e spingersi in quello del sogno, laddove al verde, al marrone di tronchi che ad ogni passo divengono sempre meno tronchi e sempre più animali esotici, si sostituisce il bianco. Il gigante si rilassa, quasi s’assopisce, dimenticando che esistono giganti anche più grandi di lui…

è questione di prospettiva.

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Autore: Anais Lambert
Editore: Pulce
Dati: 2019, 48 pp., 14,50 €

Josephine Goes Travelling

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited

C’è un gran trambusto sempre quando si parte. Se poi si intende fare del giro del mondo una gita di famiglia, ecco, le cose da tenere sotto controllo sono da molte a moltissime. Nessun dettaglio può essere trascurato quando si pensa di viaggiare con un seguito di quindici bambini di differenti età e abilità e un’anziana nonna. Organizzare i passaporti per tutti significa passare un’intera giornata dal fotografo per realizzare le foto tessera di quindici scalmanati che precedentemente vanno vestiti e riordinati con tutto quello che ci sta dentro: inseguine uno, controlla l’altro, dividine due che proprio ora hanno deciso di litigare o di sporcarsi il viso col verde per pura e semplice gelosia! E poi le firme sui passaporti. E poi non dimenticarne neppure uno

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Per non parlare della scelta della valigia: per necessità ognuno deve avere la sua! E allora grandi, piccole, piccolissime, sino a molto grandi e le discussioni per il colore e le cose da portare. Considerare la nave e poi l’aereo, assegnare un ruolo a tutti affinché nessuno abbia da dire e in modo che tutti si collabori all’ottima riuscita di un evento così importante! Stabilire un abbigliamento adeguato per ogni possibile ed eventuale incontro o invito. E assolutamente non scordare lo scialle di cachemire, la cuffia e i guanti della nonna.

Parlare con John, il suo aereo, quello ricevuto in regalo a Natale potrebbe essere perfetto per lei e i bambini per affrontare con ragionevole confort la traversata oceanica. L’America, si sa, è distante dall’Europa! Certo ci vorrà un pilota ma Patrick potrebbe essere perfetto, se Quacky Jack già farà il macchinista… una mamma ha veramente mille pensieri quando si tratta dei suoi bambini!

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Una nursery room, la camera dei giochi, di per sè è già una camera delle meraviglie, luogo che si accende di fantasia irrefrenabile, che si colora di ogni altrove possibile e immaginabile. Da lì si salpa per viaggi meravigliosi e incredibili avventure con fidati e coraggiosi amici tra i più strampalati che ci siano.
E Josephine da lì partirà per il suo lungo e faticoso, ma entusiasmante, viaggio attorno al mondo un po’ per mare, un po’ per cielo, con i suoi innumerevoli bambini. Questa, però, non è una novità: Josephine parte sempre da lì, ogni giorno. La immagini arrivare già con un’idea in testa anche solo un piccolo accenno di nuova avventura che poi esploderà in grandi organizzazioni, particolari minuti, che con attenzione e cura diventeranno fondamentali per il gioco.

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Se ogni bambino resterà naturalmente affascinato da questo facciamo che, all’adulto non sfuggirà certo la naturalezza con la quale Josephine entra e esce dal gioco occupandosi di tanto in tanto di cose reali, quali scendere in giardino e chiedere in prestito a John, migliore amico e vicino di casa, di prestarle il suo aeroplanino, quello ricevuto appunto a Natale, per la traversata transoceanica e invitarlo a prendere parte di quel grande movimento per poi rientrare, e, tra le righe, leggere di quella mente nuovamente in fermento.

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Nessun bambino farà caso al fatto che a Charlie mancano mani e piedi, a Little Teddy una zampa, che Dora ha una guancia scolorita e che anche Patrick ha lasciato parte della sua gamba destra chissà dove: ché gli amici e i fratelli e le sorelle non sono certo perfetti!
Nelle otto tavole a colori che compaiono nel libro, le restanti illustrazioni sono a china e riguardano solo particolari del gioco, è sempre raffigurato un angolo della camera, che immaginiamo grande solo per la quantità di giochi che vi sono presenti ma di cui non si hanno mai i confini, e il battiscopa in legno dipinto di bianco, alto e scanalato come si usava allora, il punto di vista è un po’ più alto, alto come una bambina, ed è proprio quel battiscopa a dare una dimensione reale ai giochi stabilendo proporzioni e altezze.

Josephine Goes Travelling è un piccolo libro, una mini edition presumibilmente datata 1950, la sua prima uscita risale agli anni quaranta. L’autrice Augusta Whiteford, al secolo Mrs. H.C.Cradock, lo dedica alla cara amica Alice M.N. Baron vera amante dei bambini – in memoria dei vecchi tempi. Una dedica di questo tipo all’inizio di un libro illustrato per l’infanzia non desta particolare stupore, ma dopo averlo letto, guardato, studiato e conosciuta l’opera dell’illustratrice, Honor Charlotte Appleton, non si può non farvi riferimento: l’attenta osservazione, l’amore per l’infanzia e le sue manifestazioni, la creatività del gioco debbono aver fatto sorridere e stuzzicato la fantasia di queste tre donne che immaginiamo ascoltare divertite dalla stanza accanto sino addirittura a pensarle, come in un dipinto di Norman Rockwell, dietro la porta socchiusa, ad ammirare la piccola Josephine e i suoi bambini.

L’illustrazione che introduce la rubrica Leslie’s Bridge è tratta da questo libro, un inno all’internazionalità, all’uguaglianza e alla libertà.

Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton - Blackie and Son Limited
Josephine Goes Travelling, di Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton – Blackie and Son Limited

Titolo: Josephine Goes Travelling
Autore: Mrs. H.C. Cradock, illustrato da Honor C. Appleton
Editore: Blackie and Son Limited
Dati: 1950 c., 64 pp., lingua inglese

Il nostro albero

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero

C’è qualcosa che resta sospeso in questo racconto di Mal Peet illustrato da Emma Shoard. E non è il finale, perché quello lascia intendere che una strada, una direzione, dopo una inversione a U radicale, la si possa imboccare. È piuttosto la sensazione che nessuno tra queste pagine sia felice, lo sia stato, possa esserlo compiutamente.

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero
Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard – 2019 Uovonero

Ci sono tre persone, un bambino, un papà e una mamma. Poi s’insinua tra loro una casa, una casa sull’albero, con tutto il suo carico di meraviglia, sogno, infanzia. Rapisce il bambino, lo protegge, lo stacca dal suolo ruvido della realtà. Ed è bellissimo. Rapisce il padre, lo protegge, lo stacca dal suolo ruvido della realtà. Ed è quantomeno disturbante. Perché quella presenza adulta, per quanto fragile e ricondotta al desiderio dell’infanzia, contamina quel luogo con il proprio disagio e proprio dolore, deprivandolo del suo valore, della sua identità di spazio deputato ai bambini, dedicato al figlio.

La madre si occupa di tutti gli accidenti pratici, il padre di realizzare un sogno. E lo fa, da animo sensibile quale è, con cura estrema, chiedendo scusa all’albero ogni volta che gli conficca dentro un chiodo. Insieme, padre e bambino, lasciandosi alle spalle una madre che pare indifferente all’uno e all’altro, ma della quale poco si sa e nulla si può giudicare, abitano quel sogno realizzato con amore. Dal Nido, così lo aveva chiamato, padre e figlio ascoltando “il coro dell’alba” assieme, dopo avervi trascorso la notte. È esattamente qui che tutto comincia ad essere sospeso. Lo avevano già anticipato le illustrazioni, con il loro tono morbido, sfumato, quasi sfocato, dove una pennellata di grigio può essere ramo accogliente, coperta, ombra, tremore. Il bambino si addormenta nella casetta sull’albero, certo di risvegliarsi nel suo letto, dopo il bacio della mamma. E ciò non accade e lo smarrisce; il pensiero di quello che c’è oltre la soglia del Nido, preoccupa e affligge il padre, che se ne è già allontanato, con noncuranza. È ansia per la madre.

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero
Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard – 2019 Uovonero

“Cosa ne pensi del tuo nido?”
Pensavo che fosse stupendo. Meraviglioso.
Dissi: “è per me?”
Papà mi guardò, con un sorriso corrucciato.
“Certo che lo è!” disse.

Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard - 2019 Uovonero
Il nostro albero, di Mal Peet ed Emma Shoard – 2019 Uovonero

Nel sorriso corrucciato del padre si intravede l’incertezza. Si intuisce che accadrà tutto quello che è certamente accaduto per rendere il meraviglioso Nido l’accozzaglia di rottami che il bambino, ormai adulto, si ritrova davanti dopo aver deciso, senza una ragione vera e propria, di farvi ritorno, di vedere chi abitasse la casa che avevano lasciato quando tutto si era rotto. Tra il Nido e il rottame del nido c’è un amore finito, una malattia, una separazione, un trasloco, certamente del dolore. E il nostro restare sospesi in balìa di una sensazione che si nutre di empatia, che è difficile da dissolvere.

Un racconto che “parla di” non facendolo. Perfetto.

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Autore: Mal Peet, illustrazioni di Emma Shoard (traduzione di Sante Bandirali)
Editore: Uovonero
Dati: 2019, 90 pp., 15 €

Il bambino tutto solo

Il bambino tutto solo, di Roland Topor - 2019 Vanvere edizioni

In Topor tutto è estremo. È estremo il surrealismo, è estrema, ed estremamente complessa, la semplicità, è estrema, come in questo caso, la solitudine. Ma questo è anche il caso della dolcezza; della dolcezza tipica di certe fiabe, in cui basta un nulla, basta una piuma, per sfiorare la situazione più drammatica e cospargerla di un velo di morbidezza, attenuandola, dissolvendola.

Il bambino tutto solo, di Roland Topor - 2019 Vanvere edizioni
Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni

Il tratto a penna dai tre colori, blu, rosso e seppia, le illustrazioni piccole in dimensioni, il testo breve e secco, contribuiscono al parossismo della solitudine stessa che è esplicitata nel titolo e rafforzata nelle pagine a seguire, sempre di più fino a raggiungere un culmine nel non esserlo più e nella sitiazione conflittuale che se ne genera.

 Il bambino tutto solo ritorna in libreria dopo cinquant’anni e piace ai bambini, perché a partire da quel bambino fuori dal mondo dei canoni, che vive da solo, nel cavo di un albero in mezzo alla foresta (dove altrimenti potrebbe trovare rifugio un bambino da solo, senza madre né padre?), nutrito da un corvo, che in un bel panierino gli porta ogni giorno di che mangiare, in questo libro piccolo sta tutto il mondo dell’infanzia.

Il bambino tutto solo, di Roland Topor - 2019 Vanvere edizioni
Il bambino tutto solo, di Roland Topor – 2019 Vanvere edizioni

I due protagonisti sono loro: il bambino solo, non fosse per il corvo. A parte questi brevissimi intermezzi di scambio il bambino però si annoia, fino a quando non trova una piuma e può travestirsi da indiano, per giocare. Indossa un costume e di colpo non è più solo. È in compagnia di un indiano e, con un indiano nel suo stesso bosco, deve necessariamente cambiare stile di vita, soprattutto inventare una nuova lingua che sia comprensibile a entrambi, grazie alla quale poter comunicare. Darsi dei nomi: ed ecco nascere Romi e Miro. L’uno l’anagramma dell’altro. Assieme, dividendo tutto, si è felici.

Fino a quando il corvo, un non ben definito giorno, porta un paniere più grande, che contiene una principessa di grande bellezza. Il limite è che una principessa non la si può condividere, specie se l’amore che si nutre nei suoi confronti è di quelli a prima vista. E qui cominciano le zuffe, le incomprensioni. Che spaventano la principessa, che sale sull’albero. I due bimbi sono dei selvaggi senza controllo. Fanno un po’ paura, fanno tenerezza, sono proprio dei bambini.

E per sposarsi devono crescere, devono maturare, devono aspettare perlomeno che la principessa scenda dall’albero. Ma il deus ex machina in forma di corvo rientra in scena con il suo cesto, la principessa vi sale e ritorna dai suoi genitori.

Sarebbe tremendo se finisse qui. Tremendo per Romi, per Miro, per la principessa e per noi che leggiamo. Non sarebbe la fiaba perfetta che, invece, è. Perché oltre alla realtà del quotidiano dell’esser bambino, così come nel quotidiano ancor più reale dell’essere adulti, c’è il potere immaginifico di Topor, che con quello dei bambini collima. E quindi, è la surrealtà a fare in modo che tutto torni a binario, alla meravigliosa normalità della fiaba.

9788894394221_0_170_0_75Titolo: Il bambino tutto solo
Autore: Roland Topor
Editore: Vanvere edizioni
Dati: 2019, 96 pp., 14,00 €

Candido e gli altri

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka

Candido è un uomo elegante, col cappello. Veste d’azzurro e i suoi contorni sono pastosi, neri, a cera. Oltre a questo si sente strano, eccentrico, stravagante. Ma soprattutto incompreso. Talmente incompreso che sotto lo sguardo degli altri si fa più basso, si china, si piega, porta la testa all’ombelico pur di non incrociarne gli occhi.

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka
Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja – 2018 Kalandraka

Il disagio che prova all’idea di subire il giudizio altrui non lo esime dal non esprimerne lui stesso, braccio piegato sul fianco, mano a grattare il mento, punto interrogativo sul cappello. Se non ci si spiega il comportamento o i gusti degli altri vuol dire che si ha un’idea ben definita dei propri, ma no, Candido, nella maggior parte dei casi, si sente fuori posto e allora rinuncia al bell’azzurro dei suoi vestiti per indossare una cappa che lo mascheri, rendendolo uguale alle persone che lo circondano. A volte funziona, altre no.

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka
Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja – 2018 Kalandraka

Qualche pagina e Candido torna a mostrare sicurezza in sé nel sentirsi invisibile, ma è sensazione effimera, si contraddice. Il fatto è che Candido è combattuto tra il voler essere visto e il passare inosservato e ciò lo rende ancora più fragile e incapace di guardarsi attorno davvero, senza il filtro dell’insicurezza. Riuscirebbe a scorgere altre persone che molto hanno in comune con lui o nulla, e non curarsene. Per esempio, come tutti, ama l’estate. Come tutti, tranne me e, sicuramente, come qualcun altro.

Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja - 2018 Kalandraka
Candido e gli altri, di Fran Pintadera, Christian Inaraja – 2018 Kalandraka

Candido è un libro circolare del quale non vi svelo la fine ma da essa si può tornare all’inizio, decine di volte, cambiando protagonista e sostituendolo con un altro che allo stesso modo si senta fuori posto in una società multiforme ma tendente a uniformarsi. Le illustrazioni, di Christian Inaraja, dall’impianto astratto, con tutte le figure senza tridimensionalità, sono piane, sembrano scomponibili e adattabili a ciascuno di noi. Così come lo sfondo in cui si muovono meccanicamente i personaggi è sempre bianco, uniforme e piatto. Quel bianco può essere ovunque, qualsiasi posto.

Il tutto ha un sapore un po’ vintage, specie la palette di colori; mentre il timbro del testo di Fran Pintadera è più che moderno, essenziale, diretto e semplice.

Lui è Candido. È evidente che non è come gli altri.
A volte si sente strano. Incompreso.
Altre volte, invece, è lui a non capirci niente.

Nel suo insieme è un libro particolarmente complesso per quel che racconta, per come lo fa e per ciò che riesce a smuovere nel lettore. Complesso ma semplice, cosa che lo rende decisamente bello.

cuberta candido.inddTitolo: Candido e gli altri
Autore: Fran Pintadera, Christian Inaraja, Elena Rolla (traduzione)
Editore: Kalandraka
Dati: 2018, pp. 48, 15.00 €

La bambina di ghiaccio e altre fiabe

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa

Senza sentirsi accolti è difficile porsi con serenità e comunione d’intenzioni all’ascolto. I primi passi all’interno di un libro, sono sempre speciali, perché determinano giocoforza il ritmo di quelli successivi. Ed ecco allora che mi accoglie una papera dallo sguardo diretto e fermo, come solo certi uccelli sanno mostrare, Sulla testa ha un uovo, con l’ala regge una gabbia nella quale sta una casetta a tre piani. Le zampe sono immote, non sembra voler muoversi ma suggerisce ugualmente l’intenzione di non voler star ferma, di fatto è libera, nulla la trattiene. Attorno al collo indossa un medaglione a forma di cuore che è un lucchetto. Brilla, prezioso. Davanti a sé un nano di Zucchero Filato (perché nell’ordine delle cose rilevanti, la surrealtà che diviene realtà si pone tra e prime), braccia incrociate dietro la schiena, ci da le spalle, per non spostare nemmeno un istante lo sguardo dalla sua papera e per mostrare a noi un copricapo che è corona e una chiave a mappa, grande quanto lui, che esplicita tutto quello che vorrebbe dirci e non ha tempo di fare, perché troppo impegnato a non perdere d’occhio quella papera che è sua.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La papera porta sul capo un trespolo, lo dicevo, sopra vi è poggiato un uovo che immagino protegga in nuce la consapevolezza di sé che manca al nano, la capacità di schiudersi agli altri nel momento in cui lo si è fatto con se stessi. E mentre le parole di Mila Pavićević raccontano di un nano che controlla la propria papera come un bene più che prezioso, l’ossessione, che è incertezza, si traduce nelle illustrazioni di Daniela Iride Murgia, che ci mostrano come l’oggetto del desiderio tenuto prigioniero sia divenuto carceriere egli stesso e detenga in sé gli strumenti utili al controllo.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

La fiaba si chiude nello stile delle più classiche, giungendo a una risoluzione che lascia aperte tutte le possibilità, anche quella di ritornare allo stato iniziale delle cose che tutto ha messo in moto.

Ecco, è solo l’inizio. La fiaba d’apertura anticipata da un gatto nero e punteggiato di stelle la cui coda si fa serpente dalla lunga lingua sinuosa; Auror, sta nel frontespizio, il gatto di un Clown senza nome che vagava alla ricerca di qualcuno da far ridere con vere risate e il cui naso, per un casuale accidente, salì tra le stelle.

La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia - 2019, Camelozampa
La bambina di ghiaccio e altre fiabe, di Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia – 2019, Camelozampa

Sono amare, intense, surreali e ricche. Sono dolcissime queste fiabe che usano la surrealtà per ricondurre i desideri alla concretezza del reale, a governi che siano femministi o mulini che ritrovino il proprio vento. Sono fiabe che si radicano in quel tempo in cui ‘si diceva che…’ e germogliano poi sul terreno della concretezza, e infine tornare a muoversi nei sogni. O infrangerli in decine di pezzi, come se non fossero mai esistiti.

[…] la gente, passando, chiedeva: «Chi vive in quella casetta di neve in cima alla collina?»
Finché un giorno giunse un’eco: «Nessuno! È stato troppo tempo fa!»

Mila Pavićević usa con maestria il linguaggio delle fiabe, che Elisa Copetti traduce dalla sponda balcanica a quella italiana senza sbavature. Daniela Iride Murgia le illustra con accorgimenti raffinatissimi. Il tutto sulla strada morbida della meraviglia.

copertina bambina di neveTitolo: La bambina di ghiaccio e altre fiabe
Autore: Mila Pavićević, Daniela Iride Murgia (Traduzione di Elisa Copetti)
Editore: Camelozampa
Dati: 2009, pp. 72, 12,90 €

La rete

Ci sarebbero numerosi punti di partenza per dar luogo a delle considerazioni su La rete. Il più fruttuoso, anche nell’ordine della considerazione che diviene riflessione, è il nesso con la radice fiabesca che si esplicita nel topos del genitore che abbandona il proprio figlio nel bosco, lasciandolo solo a gestire la propria vita quotidiana e, conseguentemente, il proprio destino. La rete comincia a intrecciarsi in maniera drammatica quando ci si ritrova in macchina assieme a un padre e a un figlio insultante, sboccato, irrequieto. Il padre lo sta portando in un posto non ben definito, lo lascia in un bosco, da solo, senza alcuno strumento, senza nessuna spiegazione. E si allontana, va via. Le premesse sono certamente opposte, i genitori di Daniel, Maddalena ed Eliah compiono questa scelta per il bene dei propri figli, ma ciò che ne consegue è molto simile all’abbandono fiabesco e al valore simbolico che gli si attribuisce. I ragazzi, ciascuno deve affrontare una proprio momento buio, si ritrovano nel folto di un bosco, da soli, senza alcuna idea sul perché siano in quelle contingenze e in quel luogo. Dal momento dell’abbandono in poi non possono far altro che ricorrere alle proprie risorse per sopravvivere. Non hanno con sé il supporto della tecnologia o il sostegno degli adulti, così come dei coetanei. Nel momento in cui si addormentano o allentano l’attenzione, qualcuno interviene nel loro “nuovo” mondo, lasciando delle istruzioni perentorie su biglietti anonimi. Si mangia solo se si lavora, per esempio, ma anche istruzioni sul lavoro da compiere e dei tempi per farlo.

All’iniziale smarrimento dei ragazzi, ai loro tentativi di opporsi allo stato delle cose, di ribellarsi, di ignorare gli ordini, segue l’accettazione della loro nuova condizione. Si assiste al loro dolore, alla loro fatica, ai loro progressi quasi dimenticandosi del motivo per cui si ritrovano in quel faticoso isolamento e si entra in una profonda e dolorosa empatia che molto ricorda quella che si prova con sé stessi, da genitori, quando si spedisce il proprio figlio a rimuginare da solo in camera, in punizione, e lo si sente blaterare di quanto si sia crudeli e impietosi; e si vorrebbe cedere, offrire quello che pretende, tutto purché nemmeno un grammo di soddisfazione e gli sia negato. Eppure,  è doloroso e difficile ma poco a poco ci si abitua, si metabolizza. E loro con noi; o noi con loro…

La struttura dell’impianto narrativo è rispondente al gusto contemporaneo del cambio di voce e prospettiva. Lo stile è per ciascuna ugualmente lacerante ed empatico. Si intuisce che qualche nodo si scioglierà ma arriva come una lama la consapevolezza che qualcun altro rimarrà irrisolto. La disperazione si esaspera e acuisce e sta qui il merito maggiore di questo libro, nel non piallare il processo di crescita, nel raccontarlo anche nel momento in cui si inceppa, in cui rimane ruvido e sconnesso.

E si torna alla fiaba anche nel finale in cui qualcuno si trova, altri si perdono. Il passato si mescola al presente e lascia sperare nel futuro.

Un romanzo che avvince e la cui lettura consiglio dai 13 anni in su.

la rete.jpgTitolo: La rete
Autore: Sara Allegrini
Editore: Mondadori
Dati: 2019, 255 pp., 17,00 €

W kieszonce – Nella tasca

Impossibile parlarne solo, questo è un albo da descrivere, per alcune sue particolarità: è stampato su carta ma fotografato da tela, le illustrazioni sono sottili ricami, lavoro fine di cucito.

Illustrare su tela di lino con ago e filo sottile. Tratteggiare bambini che in fila, una mano sulla spalla di chi li precede, in un gioco che assomiglia a un indovinello, si apprestano a mostrare un segreto a un adulto o a un bambino che li attende. E farlo per punti minuti senza trascurare i dettagli di piccoli ricci di chiome ondulate, trattini come capelli perfettamente allineati, a disegnare una frangia, più irregolari, una sfumatura. A ognuno le proprie scarpe come a voler sottolinearne i passi, propri e sempre diversi: a chi stringate, a chi a pantofola, sandaletti con gli occhi, in ultima di copertina una bimbetta procede a lunghe falcate nelle scarpe della mamma, nei di lei passi. Iwona Chmielewska non trascura neppure il particolare del bottone che chiude sulle spalle il grembiule. Un piccolo tondo vuoto di qualche punto. Ad ogni bambino un grembiule e su ogni grembiule al centro, sulla pancia, una tasca ritagliata da scampoli di tessuto a motivi differenti e colorati, appoggiata sul quel disegno di filo blu. Le tasche colorate spiccano quasi a voler saltare fuori, balzare all’attenzione, sottolineare che si parla di loro.

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W kieszonce, Iwona Chmielewska – Media Rodzina, Pznan

Nella tasca è il titolo di quest’albo illustrato ricamando. Il dorso del libro è rifinito in una tela grigia con uno scozzese appena accennato da fili di colore in trama e ordito, la stessa tela che si ritrova in ultimo utilizzata come risguardo finale. Mentre in apertura del libro i risguardi sono di tela di lino tinta unita, di un colore neutro, a destra la bianca e la volta in tessuto Liberty dal minuto disegno, come quelli delle camiciole dei bambini e delle bambine quando ancora un piccolo può indossare indumenti fiorati o a piccole foglie di un ramage che si insegue. All’interno, sulla pagina di sinistra, che pare sempre di tela di lino neutra, il testo su una riga, in blu come fosse un ricamo, dice così: Cosa ha oggi Jaś nella tasca? La domanda rivolta all’infanzia sembra arrivare da un adulto che si pone in gioco.

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W kieszonce, Iwona Chmielewska – Media Rodzina, Pznan

Un gioco che scandisce il ritmo del libro e ne determina l’impaginato che si articola di quattro pagine in quattro pagine. Sempre sulla prima pagina di destra, in un colore che tende più al bianco, nel centro, è appoggiata una tasca, a volte quadrata, a volte stondata agli angoli, a volte invece con gli angoli tagliati di netto. A uno o due tessuti rifiniti con nastri o passamanerie, a volte patchwork. Da queste tasche appoggiate spunta un ricamo, sempre in sottile filo blu, una forma indefinita a cui bisogna dare un nome, pensarla come parte di un oggetto di uso quotidiano, come di chi, prima di uscire, cela in tasca qualcosa di casa per portarlo con sé. Solo tentando e ritentando, si avrà la possibilità di voltare pagina e di trovarsi all’interno della tasca, ora in tela bianca, con l’oggetto ben visibile all’interno sempre tratteggiato per piccoli punti in filo blu.

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W kieszonce, Iwona Chmielewska – Media Rodzina, Pznan

Quindici i bambini che vengono nominati. Quindici le taschine, sempre diverse e colorate, appoggiate al centro della pagina. Quindici gli oggetti da immaginare. Quindici le caratteristiche che li descrivono prima ancora di svelarli. E il semplice dialogo che si ripete: Cosa ha oggi Jaś nella tasca? Nella traduzione potrebbe anche essere cosa nasconde quel bambino o quella bambina nella sua tasca. Ha qualcosa di morbido. Anche Hania ha qualcosa di morbido? No, lei ha qualcosa che canta. Dove quel qualcosa di morbido è un coniglio e qualcosa che canta è un uccellino.

Sino ad arrivare all’ultima tasca, quella di Adam dove c’è… un regalo! E dal momento che è incartato proprio non si sa cosa sia.

All’interno del sito della casa editrice Iwona Chmielewska mette a disposizione, scaricabili gratuitamente, quattro tipi di tasca con quattro figure differenti per solleticare l’immaginazione dei bambini e portarli a nominare e disegnare all’interno della tasca l’oggetto immaginato.

W kieszonceTitolo: W kieszonce
Autore: Iwona Chmielewska
Editore: Media Rodzina, Pznan
Dati: 2015, lingua polacco, 64pp., copertina rigida, 16,90€

ELISA ATTRAVERSO LO SPECCHIO #17

Guus Kuijer
Madelief. Lanciare le bambole
Camelozampa, 2017

#ElisaAttraversoLoSpecchio #Camelozampa #Guus Kuijer #lettureautonome #foto_recensione #recensioni #MartaBaroni


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* pieno di sorprese
* emozionante, specie  alla fine
* si tratta di un’unica storia ma suddivisa in tante avventure, quasi quotidiane, ma ugualmente molto appassionanti
* la protagonista è tanto simpatica

…È tutto quello che vuoi tu!

Una scatola è una scatola è una scatola è una scatola… così diceva Gertrude Stein, mi pare. Ah no! Il discorso semantico era riferito alle rose (o alle promesse?)! E infatti questa Non è una scatola; sebbene sia di cartone, quadrata, sia ben evidenziato il suo peso (250 gr) e un bel timbro rosso sul retro specifichi che non si debba capovolgerla.

Non è una scatola - Antoinette Portis

Pagina dopo pagina si apre la scatola, si va oltre l’imballaggio e una scritta rossa grande e grossa lo ribadisce: Non è una scatola.

Una voce simile alla nostra chiede a un coniglietto seduto in una scatola: “Perché ti sei seduto in una scatola?” Il coniglietto drizza le orecchie che appena voltata la pagina si piegano perché investite dal vento: “Non è una scatola”! È una macchina da corsa rossa fiammante e poi scusami, non ti sento, ho il vento tra i capelli, nelle orecchie, sembra dire il coniglietto che prosegue la sua corsa.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Si continua così, con la voce, sempre più simile alla nostra, che chiede “Che cosa fai su quella scatola?” E perché te la sei messa addosso, e perché ci giri intorno… Non è una scatola, è il Monte Coniglio e io sono un robot, e un addestratore d’elefanti indiani. Una variazione sul tema che non stanca mai, piuttosto incuriosisce. Se non è una scatola allora cos’è? Facciamo finta che… è questo il gioco, naturale e spontaneo, che coinvolgerà certamente anche il genitore narrante.

Grafica e layout sono essenziali e fungono da guida: il coniglietto e la scatola sono il frutto di linee nere, senza ombra, e mostrano ciò che il genitore vede. Il rosso (che già ci aveva sgridati all’inizio quando ostinati continuavamo a parlare di scatole) manifesta invece la fantasia, la libertà dirompente dell’immaginazione: è grazie alle sue linee che vediamo la mongolfiera, il razzo spaziale, la nave dei pirati.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Antoinette Portis è un’autrice che non dovrebbe assolutamente mancare nella libreria dei vostri bambini, sarebbe come se mancasse Munari, se non proponeste loro mai Sendak. E Kalandraka a un prezzo equo, considerato l’allestimento complesso e raffinato, ci offre l’occasione di far loro un bel regalo. Sono certa che offrendo ai bambini prodotti di qualità, leggendoli assieme a loro, dando loro la possibilità di entrare in contatto con albi studiati, creati con intelligenza e affetto, essi avranno l’occasione di maturare un gusto personale e proprio, assolutamente distante dalla banale omologazione dai colori pacchiani, dalle linee banali e dalle parole urlate e mielose che affollano una (ahimè!) grande parte della produzione letteraria destinata ai piccoli lettori. Perché albi come questo fanno in modo che la lettura (e l’albo permette la lettura anche ai bimbi che non sanno leggere) diventi esperienza, gioco, confronto con la realtà, viaggio con l’immaginazione.

Non è una scatola - Antoinette Portis
Non è una scatola – Antoinette Portis

Infine la scelta del coniglietto piuttosto che del bambino: perché un animaletto? Perché non il bambino? Si tocca un punto fondamentale della narrazione ai bimbi: perché è un bambino? Potrebbe chiedere la bambina lettrice? Perché ha i capelli ricci questa bambina? Potrebbe chiedere la bimba coi capelli lisci; perché questo bambino è bianco? Potrebbe chiedere il bimbo nero Non sono io… non mi ci rivedo, è un altro bambino. Il coniglietto è un coniglietto è un coniglietto, è un coniglietto. E a furia di esserlo diviene ciascun bambino, simbolo di ciascuna bambina. Permette un’immedesimazione completa e perfetta.

No, questo libro non è affatto, affatto una scatola.

Titolo: Non è una scatola
Autore: Antoinette Portis
Editore: Kalandraka
Dati: 2011, 40 pp., 14,00 €

Ristampa, 2019

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